La Venere di Salò

Ben Pastor

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Traduttore: Judy Faellini
Collana: Giallo & nero
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 19 ottobre 2006
Pagine: 362 p., Rilegato
  • EAN: 9788878514201

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La Venere di Salò

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Salò, inverno del 1944. Reduce dall'avventuroso recupero del carteggio Mussolini-Churchill narrato ne "Il morto in piazza", il colonnello Martin Bora si ritrova sulle sponde del lago di Garda come ufficiale di collegamento tra la Wehrmacht e la Repubblica Sociale Italiana. Qui viene subito incaricato da un generale dell'Aviazione di investigare sull'incredibile furto della "Venere di Salò", un preziosissimo dipinto di Tiziano sottratto con troppa facilità dalle sale di una villa requisita dai tedeschi. Mentre Bora inizia ad indagare tra una miriade di personaggi civili e militari, tutti ampiamente sospetti per un motivo o per l'altro, il ritrovamento di tre cadaveri aggiunge una nuova dimensione al mistero: sono tre bellissime donne, apparentemente suicide, ma in realtà (come Bora intuisce da microscopici dettagli) assassinate da un'unica mano omicida. Si tratta di un serial killer oppure questi delitti sono intimamente connessi al furto de "La Venere"? Perché l'assassino lancia messaggi cifrati all'investigatore tedesco, quasi invitandolo ad una partita mortale? E per quale motivo le autorità italiane e germaniche si sforzano di far ricadere i sospetti sullo stesso Bora?
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    Rigus68

    14/07/2019 09:26:03

    Un Pastor d’annata, ambientato nella Repubblica di Salò, con una topografia accurata dei luoghi esistenti in ottobre-dicembre 1944, al crepuscolo nazi-fascista. A Salò viene rubato un prezioso quadro di Tiziano, una delle tre Veneri del maestro. Martin Bora è prelevato dall’Appennino emiliano, dove cerca di contrastare l’avanzata degli Alleati, e incaricato di scovare la tela e i ladri della preziosa opera. Le indagini si complicano per una sequela di tre delitti di giovani donne, apparentemente suicide, che in realtà sono state assassinate. A ingarbugliare ulteriormente la matassa c’è il clima di profonda ruggine, quasi disprezzo, tra i membri dell’esercito fascista di Salò e le truppe tedesche, non più alleate ma occupanti. Non bastasse, c’è un pericolo mortale che aleggia sulla testa di Bora, tallonato da vicino dalla Gestapo, che lo ritiene implicato nel complotto alla vita di Hitler dell’estate 1944, capeggiato da Stauffenberg. Il romanzo è popolato da numerosi personaggi reali, e.g. il gen. R. Graziani e J.V. Borghese, da parte italiana, e Kappler, Kesselring, Dollmann da parte tedesca. Ci sono però problemi di fondo con la trama, troppo complicata e spesso girovaga. Non v’è in realtà una connessione diretta tra i tre delitti e il furto della Venere; questi delitti sembrano introdotti solo per confondere il lettore. Inoltre l’amore platonico tra Bora e la Annie Tedesco, figlia del proprietario della Venere, è descritto in modo esageratamente prolungato. Forse sarebbe stato meglio capovolgere la trama: creare una cortina di delitti compiuti, per odio e rabbia, tra truppe italiane e tedesche, per vedere come Bora se la sarebbe cavata. E’ divertente la teoria che il paesaggio della Venere sia una mappa del tesoro di S. Onofrio rubato dai Lanzichenecchi nel sacco di Roma! Come se il paesaggio della Gioconda di Leonardo fosse in sottotraccia la mappa dei tesori di Ludovico il Moro e non la vista da lui goduta dalla villa Melzi, alta sul ciglio dell’Adda a Vaprio!

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    Renzo Montagnoli

    01/05/2019 08:29:54

    Strappato nel sonno in un rifugio della linea Gotica dal brutale Mengs, agente della Gestapo, e trasportato fino a Salò al comando del generale Sohl, Martin von Bora è nominato ufficiale di collegamento fra la Wermacht e la Repubblica Sociale Italiana. In aggiunta è incaricato di recuperare un quadro rubato, vale a dire la preziosa tela della Venere di Salò, opera del pittore Tiziano Vecellio. Inizia così le indagini che si presentano particolarmente complicate, tanto più che comincia a imbattersi in strani omicidi, che sono solo in apparenza suicidi di belle donne, i cui cadaveri sono sempre privi di vestiti. Non bastassero questi problemi von Bora deve anche anche occuparsi della repressione partigiana, scontrandosi quotidianamente con un un irascibile e vanitoso Maresciallo Graziani, nonché procedere guardandosi le spalle perché la Gestapo lo ha nel mirino, soprattutto per le sue segnalazioni di eccidi sul fronte orientale. Di carne al fuoco ce n’è tanta, ma è forse troppa, così che la cottura non è perfetta, nel senso che il romanzo, pur scritto con il piacevole stile che è proprio dell’autore, mostra nella trama non poche incongruenze e anche alcune ingenuità. E’ quindi inutile attendersi chissà cosa, ma è indubbio che come mezzo per trascorre piacevolmente alcune ore è senz’altro riuscito e in tal senso la lettura è senz’altro consigliabile.

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    n.d.

    04/05/2018 16:10:57

    Molto intrigante come tutti quelli di Ben Pator. Ottima l’ambietazione storica. La

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    Attilio Alessandro Bollini

    31/01/2017 16:09:37

    Non voglio fare il Bastian contrario ma questo romanzo non mi ha preso per niente. Pagine e pagine di noia, molto ben scritto ma noioso ogni umana sopportazione. Sarà il periodo storico che mi affascina poco, sarà l'intricata situazione (per altro non ben resa dall'Autrice), sarà che tendevo ad addormentarmi leggendo....ho faticato moltissimo a leggerlo.

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    Mauro Palazzini

    19/03/2008 15:26:50

    Il solito romanzo della Pastor, poco giallo ma molto storico, non adatto per i giallisti puri. Molto realistica la descrizione della Repubblica di Salò e del suo micromondo. La Pastor anche con questo romanzo ci permette di aprire un squarcio su un periodo buio della nostra storia nazionale. I delitti del serial killer sono chiaramente una scusa per poter mettere in evidenza le fisioniomie, i tic dei vari personaggi, relazionandoli con "l'occupante" Bora. Molto interessante la rappresentazione delle figure degli italiani coinvolti. Da Graziani con i suoi "furbismi", al commissario della PS, piccolo funzionario di uno Stato che non c'è più, che cerca di uscire indenne da quest'inferno. Fino alla figura della famiglia Pozzi, degni rappresentanti di una borghesia arricchita di quegli anni, con i suoi piccoli segreti e le sue manie. Il romanzo parte con la "ridotta" nella parte iniziale, ma è un crescendo continuo nel suo proseguire. Le storie si intrecciano, a volte si confondono. I fatti incalzano soprattutto nella parte finale in cui ci si arriva quasi "correndo". Alla fine del romanzo c'e da chiedersi: che fine farà Bora? Speriamo di saperlo presto con il prossimo romanzo della Pastor

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    PlayDead

    13/01/2008 00:00:27

    Un compitino scolastico diligente ma nulla più, dal punto di vista della trama: del resto è abbastanza comprensibile che un tale background prenda spesso il sopravvento sul mystery. Eccetto il protagonista, i personaggi, sia quelli realmente esistiti che quelli frutto della fantasia dell'autrice, pur ben delineati hanno sempre un'aria ingessata, più da nota a piè di pagina di un saggio storico che da carne viva di romanzo. Le scene migliori l'incipit e il capitolo finale.

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    oreste60

    16/04/2007 14:01:14

    Radiografia dei 600 giorni di Salò, bella forte e senza sconti. Nella prima parte sembra che partigiani e nazisti siano pericolosamente simili, ma andando avanti ci si accorge che il discorso è un po’ diverso: non è che il sadico partigiano Cristomorto sia uguale al sadico colonnello Kappler; è solo la disperata ferocia della resa dei conti della guerra (siamo nell’inverno 1944) che li rende simili. Per di più, nell’ultima parte (la soluzione del giallo) troviamo anche una specie di visione profetica del futuro: l’Italia liberata e democratica sarà gestita da uomini per tutte le stagioni come il cavalier Pozzi, un personaggio che forse anticipa cavalieri più recenti… alla faccia di chi è morto in montagna, da una parte e dall’altra.

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    Ludovica Salvetti

    06/12/2006 18:46:48

    C’è una cosa più di altre che mi piace di Martin Bora (a parte gli occhi da gatto): è un eroe possibile per tempi impossibili. Come il 1944. Come oggi.

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    Fausto

    04/12/2006 19:27:03

    Se Ben Pastor si è prefissa lo scopo di farci appassionare alle avventure di un tedesco in divisa (per di più dentro QUELLA divisa), be’, ci è riuscita abbastanza bene. E a parte l’interesse che suscita il personaggio principale (che, un po’ come Sherlock Holmes, umanamente è molto più “caldo” di quanto non sembri), anche il movente degli assassini seriali al centro della storia è molto curioso, tale da ispirare persino un pizzico di simpatia per il colpevole.

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    Carla

    17/11/2006 10:16:11

    Tentativo riuscito di dipingere di giallo il nero di Salò. Il romanzo ha un punto di vista molto equilibrato, lontanissimo dai rovesciamenti di giudizio che oggi piacciono tanto. Se i partigiani non sono tutti buoni (anzi, uno di loro è addirittura un pazzo sanguinario), i fascisti non ne escono meglio, l’esercito del generale Graziani è fatto da dilettanti doppiogiochisti e le SS restano le belve che effettivamente sono state. Molto indovinata la figura dell’investigatore tedesco, come pure il finale inaspettato.

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    Orietta

    09/11/2006 08:21:33

    Il maggior merito del libro è quello di descrivere così bene la pericolosa vita nella Repubblica di Salò al punto che ti sembra di esserci dentro, di vedere, toccare, odorare, sentire tutto quello che capita ai protagonisti. Ho l’impressione che questo sia il penultimo atto del ciclo di Martin Bora (ormai siamo quasi al 1945) e me ne dispiace, perché il colonnello Bora è un personaggio così vivo, così ben descritto anche nelle sue contraddizioni, da sembrare vero.

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    Alberto

    06/11/2006 19:38:14

    Salò come Saigon! La RSI come variazione "vietnamita" dell'ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale nell'Italia del Nord. Una guerra persa (moralmente anche per i vincitori?) e che tutti fingono di poter vincere: guerriglia partigiana e controguerriglia fascista, ma tutti sono come topi in trappola. E la vita che salvi potrebbe essere quella del tuo futuro assassino. Cosa rimane allora? Il sogno della bellezza redentrice, l'eroismo dei pochi onesti (e chi se ne importa se hanno la divisa sbagliata), il valore spirituale della giustizia: se non puoi fermare la strage della guerra, almeno puoi fermare un assassino. Ben Pastor è sempre più brava e originale.

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    Loredana

    23/10/2006 15:02:43

    Comprato venerdì (copertina molto azzeccata) e, grazie anche a un week end di pioggia, finito domenica pomeriggio. Avvio a tinte forti (Bora si ritrova già nei guai a pagina 1), intreccio di ampio respiro col thriller che monta piano piano e diventa sempre più dark, finale d’azione che ti costringe a divorare le pagine dell’ultimo capitolo per capire come diavolo andrà a finire la storia, e ultimo colpo di scena a dieci righe dalla fine. Un bel thriller che ha il sapore delle verità scomode e un buon modo per saperne di più sulla famigerata Repubblica di Salò.

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  • Ben Pastor Cover

    Scrittrice italoamericana, all'anagrafe Maria Verbena Volpi, nata a Roma ma trasferitasi ben presto negli Stati Uniti, ha insegnato Scienze sociali presso le università dell'Ohio, dell'Illinois e del Vermont. Oltre a Lumen, Luna bugiarda, Kaputt Mundi, La canzone del cavaliere, Il morto in piazza, La Venere di Salò,  Il cielo di stagno, - ovvero il ciclo del soldato-detective Martin Bora (pubblicati da Hobby&Work a partire dal 2001 e poi da Sellerio) - è autrice di I misteri di Praga (2002), La camera dello scirocco, omaggi in giallo alla cultura mitteleuropea di Kafka e Roth (Hobby &Work), nonché de Il ladro d'acqua (Frassinelli 2007), La voce del fuoco (Frassinelli 2008), Le vergini di pietra e La traccia del vento (Hobby & Work 2012), una serie... Approfondisci
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