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Editore: Liguori
Anno edizione: 2005
Pagine: VIII-212 p. , Brossura
  • EAN: 9788820738495
Ogni viaggio comincia sempre già iniziato dacché rimanda ai passi che si sono compiuti e fa da preambolo a quelli ancora da venire. In età latina il racconto di viaggio rimaneggia il modello omerico insistendo sui pericoli del mare e della guerra e sulla melanconia dell'esilio; nemica gli è soprattutto l'elegia quando l'universo diventa il brusio di fondo per le sofferenze d'amore. Mentre Virgilio e Orazio si servono del tema odeporico per discutere la missione dell'impero Sidonio Apollinare invita la sua poesia a mettersi in viaggio verso i lettori. Nel mondo medievale e umanistico i resoconti si risolvono invece in catalogo di mirabilia e la composizione sotto dettatura divide l'io dell'autore tra figure diverse. Da san Brendano a Tirant lo Blanc lo snodo allegorico e narrativo passa dal topos della tempesta. Una lettura del cosmo su pi· livelli è per= già in Gervasio da Tilbury: se il cielo è anche un mare chi è pi· leggero dell'opacità del mondo pu= affogare o navigarci con un'immagine che poi tornerà in Seamus Heaney.
Prima che dello spazio il viaggio è avventura della mente. Il suo essere in divenire deriva da una mancanza e dall'anelito a superarla; a muovere il Colombo di Leopardi è la perplessità metafisica: non conta la meta ma la direzione. Se si volesse trovare una pecca in questo volume cos8 ricco di riflessioni sarebbe forse nell'ombra in cui lascia il secolo XVIII quando il viaggio è domanda sul sé e sul senso. Contro il tempo che passa Sterne scommette sull'arte del divagare; come Yorick camminando ci penserà.
L'inquietudine cosmica del pensiero nomade si inoltra a tentoni in una dimensione al di là dal senso; da Lévi-Strauss a Marc Augé l'antropologia dispera di gettare uno sguardo nuovo sulle cose e il viaggio si fa metadiscorso come in Chatwin o in Magris. La storia offre l'altro solo come inferno; la possibilità di dire il lontano resta forse a chi come Primo Levi e Winfried G. Sebald è reduce o migrante e porta con sé il peso di una verità da non rivelare. La vertigine è nella ripetizione dell'identico; forse l'altrove è davvero lo specchio in negativo di cui scrive Italo Calvino che mostra al viaggiatore il poco che è suo scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.

Luigi Marfé