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A cercar la bella morte - Carlo Mazzantini - copertina
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Descrizione


In questa opera autobiografica, Mazzantini racconta la sua esperienza di giovane "ragazzo di Salò". A diciotto anni, dopo l'armistizio dell'8 settembre, Mazzantini scappa da casa per andare al fronte a combattere. Unitosi ai superstiti di un battaglione di Camicie Nere conoscerà sui monti della Valsesia e della Val d'Ossola gli orrori, le lacerazioni e le contraddizioni della guerra civile. Giulio Nascimbeni di questo libro ha scritto: "E' la storia di uno dei tanti che dopo l'8 settembre scelsero di stare dalla parte dei tedeschi e dei repubblichini. Sognavano di combattere in prima linea contro gli angloamericani che risalivano lentamente l'Italia; quasi tutti andarono invece a rastrellare partigiani e renitenti alla leva nelle valli del settentrione".
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Dettagli

4
1996
Tascabile
320 p.
9788831761871

Valutazioni e recensioni

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giuseppe
Recensioni: 4/5

Letteratura di guerra non noiosa, e già questo è molto; spesso insopportabile, non perché i protagonisti sono repubblichini, ma perché, con tutto che hanno il fucile in mano e vedono sangue tutti i giorni, rimangono irritabilmente adolescenti. Ci aggiungo il tipico " casermismo " che grazie a Dio le nuove generazioni non conosceranno. Per il resto ricordi nitidi di una lunga marinata da scuola per inseguire un ideale senz'altro più grande di loro. Direi che ci vorrebbero adolescenti così al giorno d'oggi.

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Stefano Vaglio Laurin
Recensioni: 4/5

La chiave di interpretazione del libro me l'ha regalata Giannetto Lettari,nome di fantasia del repubblichino che si sfoga a pag.204:"Come fai a raccontarla una vicenda che non aveva linguaggio , fatta solo di emozioni,di stati d'animo? " Allora ho realizzato di aver di fronte un tentativo di narrare la Storia deprivato di velleita' didattiche, che trova invece le sue origini ed il suo sviluppo nella passione e nello slancio di una "generazione che non si e' arresa".Giovani che idealizzano il passato, respingono il presente sognando un futuro.E quando i militi della Legione Tagliamento si trovano tra le mani l'unica bandiera tricolore disponibile,pensano bene di stralciarne lo scudo sabaudo. Cio' lascia un' apertura,uno squarcio violento tra presente e futuro.Trovo che quella lacerazione di tessuto rappresenti un simbolismo formidabile:il naufragio della nazione e l'assenza di una prospettiva. La scelta di Mazzantini fu indubbiamente coraggiosa, ma talvolta pare che egli assuma un tono autogiustificativo. Si nota nell' Autore la volonta' di equiparare gli antagonisti oltre le ideologie:puoi avere la mostrina con la "M" rossa della Legione o puoi farti il nodo al collo con il fazzoletto rosso della Bgt. Garibaldi :sempre un essere umano sei, con pari debolezze o virtu'. C'e anche un orientamento alla smitizzazione dei personaggi, presentati senza concessione di sconti: il Comandante Ussari appare come una caricatura sia prima,quale fanatico militare oltre misura, che poi come civile annullato nel fisico e nel carattere. Una trasformazione antropologica inevitabile che colpisce alcuni, prima gladiatori calati nell'arena e poi borghesi affossati nella quotidianita'. Mazzantini pone cosi' in risalto come nel periodo post bellico anche coloro che scelsero "la parte sbagliata" volessero cessare di sentirsi corpo estraneo ed anelassero alla normalizzazione sociale in un'Italia proiettata verso la ripresa socioeconomica.

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fabio
Recensioni: 5/5

Grande libro, importante per capire il fascismo di Salò "da dentro". Capire, non giustificare, intendiamoci. Mazzantini è il primo a valutare fallimentare la propria esperienza, fallimentare e sbagliata. Ma forse la sola per chi, come lui, era cresciuto a "pane e moschetto". Forse, però, perché altri, in condizioni analoghe, scelsero la parte giusta, giusta non solo perché vinse, ma perché era giusta intrinsecamente. Comunque, da usare a scuola (io lo farò di certo).

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