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Carlo Mazzantini

Editore: Marsilio
Edizione: 4
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
Pagine: 320 p.
  • EAN: 9788831761871

Recensioni dei clienti

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    Stefano Vaglio Laurin

    15/06/2014 01.22.35

    La chiave di interpretazione del libro me l'ha regalata Giannetto Lettari,nome di fantasia del repubblichino che si sfoga a pag.204:"Come fai a raccontarla una vicenda che non aveva linguaggio , fatta solo di emozioni,di stati d'animo? " Allora ho realizzato di aver di fronte un tentativo di narrare la Storia deprivato di velleita' didattiche, che trova invece le sue origini ed il suo sviluppo nella passione e nello slancio di una "generazione che non si e' arresa".Giovani che idealizzano il passato, respingono il presente sognando un futuro.E quando i militi della Legione Tagliamento si trovano tra le mani l'unica bandiera tricolore disponibile,pensano bene di stralciarne lo scudo sabaudo. Cio' lascia un' apertura,uno squarcio violento tra presente e futuro.Trovo che quella lacerazione di tessuto rappresenti un simbolismo formidabile:il naufragio della nazione e l'assenza di una prospettiva. La scelta di Mazzantini fu indubbiamente coraggiosa, ma talvolta pare che egli assuma un tono autogiustificativo. Si nota nell' Autore la volonta' di equiparare gli antagonisti oltre le ideologie:puoi avere la mostrina con la "M" rossa della Legione o puoi farti il nodo al collo con il fazzoletto rosso della Bgt. Garibaldi :sempre un essere umano sei, con pari debolezze o virtu'. C'e anche un orientamento alla smitizzazione dei personaggi, presentati senza concessione di sconti: il Comandante Ussari appare come una caricatura sia prima,quale fanatico militare oltre misura, che poi come civile annullato nel fisico e nel carattere. Una trasformazione antropologica inevitabile che colpisce alcuni, prima gladiatori calati nell'arena e poi borghesi affossati nella quotidianita'. Mazzantini pone cosi' in risalto come nel periodo post bellico anche coloro che scelsero "la parte sbagliata" volessero cessare di sentirsi corpo estraneo ed anelassero alla normalizzazione sociale in un'Italia proiettata verso la ripresa socioeconomica.

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    fabio

    26/06/2011 18.27.22

    Grande libro, importante per capire il fascismo di Salò "da dentro". Capire, non giustificare, intendiamoci. Mazzantini è il primo a valutare fallimentare la propria esperienza, fallimentare e sbagliata. Ma forse la sola per chi, come lui, era cresciuto a "pane e moschetto". Forse, però, perché altri, in condizioni analoghe, scelsero la parte giusta, giusta non solo perché vinse, ma perché era giusta intrinsecamente. Comunque, da usare a scuola (io lo farò di certo).

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    Lelio Dall'Osso

    12/09/2008 18.08.34

    Ritenuto da taluni il titolo più rappresentativo della memorialistica saloina, mi sembra però gravato da eccessive ambizioni letterarie; "La fine di una stagione" di Roberto Vivarelli (non a caso, uno storico di professione) tratta dello stesso tema in modo più sintetico e asciutto. Il libro di Mazzantini è comunque una lettura avvincente e alcune pagine colpiscono a fondo.

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    Matteo

    27/03/2008 21.38.21

    Un libro da leggere per respirare l’atmosfera, senza retorica, di un periodo misconosciuto della nostra storia patria. Racconti di chi si trovava consapevolmente dall’altra parte della barricata…storie talvolta a sprazzi, di lampi della memoria che rendono al massimo il clima dell’epoca. Da leggere e meditare…

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    Antonio Cavallucci

    07/01/2006 00.31.49

    Tra i libri che ho letto è secondo solo al Dottor Zivago. Come disse Montanelli la guerra civile portò a galla il meglio ed il peggio del fascismo. Lui era il meglio. Indimenticabili tra le altre le pagine sulla sua vita a Roma. Da comprare, leggere e regalare.

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    ANDREA VENTURA

    23/05/2005 14.21.14

    Libro culto per autentici gourmet dell'intelligenza morale deposta nelle cose degli uomini: soprattutto degli uomini in guerra in una guerra civile. La descrizione del nuovo mitra britannico - lo Sten - posto esattamente a metà del libro (terza pagina del capitolo ottavo) è un capolavoro di bravura inimitabile, collocabile fra i "Minima Moralia" di Adorno e Saul Bellow.

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    Maurizio Froldi

    07/11/2001 23.31.05

    Libro di importanza capitale per il processo di rivalutazione dei "ragazzi di Salò". Il racconto autobiografico spiega perché in molti a combattere per Salò ci andarono, cosa trovarono, cosa accadde. "A cercar la bella morte" squarciò un velo: molti capirono, per la prima volta, che fra gli sconfitti non c'erano solo gli aguzzini, i profittatori, i manutengoli dei nazisti. Prosa efficace e ficcante. Indimenticabile la descrizione della fucilazione nel quarto capitolo.

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