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Carlo Fruttero, Franco Lucentini

Editore: Mondadori
Anno edizione: 1981
Formato: Tascabile
Pagine: 608 p.
  • EAN: 9788804303008
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Recensioni dei clienti

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    zombie49

    17/10/2015 08.51.24

    Don Alfonso Pezza è lo stravagante parroco di S. Liberata, nel centro storico di Torino. All'interno della sua chiesa ha costruito, con l'aiuto di devoti parrocchiani, una torre di tubi metallici, dall'alto della quale arringa i fedeli con terrorizzanti prediche apocalittiche. S'interessano a lui, x motivi diversi, varie persone: il commissario Santamaria perché il sacerdote ha subito un'aggressione; l'editore Rossignolo, per i nastri registrati dei suoi discorsi; la signora Guidi e la figlia Thea, della Torino bene, incuriosite dalle sue teorie. L'inizio è lentissimo, poi la storia prende slancio dopo il primo omicidio, inevitabilmente seguito da altri. Il finale è aggrovigliato, il colpo di scena forzato, non è credibile che il commissario si faccia accompagnare da civili durante le indagini e si dedichi all'elucubrazione di sofismi teologici inutili, né che tutti i protagonisti abbiano problemi psicologici e di depressione. Come sempre, Fruttero e Lucentini descrivono con vividi bozzetti i molteplici personaggi, ma la narrazione è troppo dispersiva, gli episodi sono fine a se stessi e non funzionali al racconto, per decine di pagine si aspetta che accada qualcosa che non avviene, finché l'attesa diviene esasperante e noiosa. Accanto al giallo, c'è il romanzo di costume, il ritratto della Torino borghese degli anni '70 e dei fermenti anticonformisti di quel periodo, dalla ribellione giovanile al tentativo di rinnovamento del clero, sempre descritti con piacevole ironia. Il racconto si perde un po' nei troppi discorsi lasciati in sospeso, comuni nel linguaggio parlato ma fastidiosi nello scritto, nelle supposizioni che si rivelano vicoli ciechi, nelle elucubrazioni personali, nelle paranoie dei diversi protagonisti. I personaggi sono troppi e molti di loro marginali, tanto da far pensare che il romanzo sia solo un divertimento letterario degli autori, la cui voluta lentezza può apparire godibile o esasperante.

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    Andrea

    07/04/2012 20.58.48

    oramai la notte è passata, il libro è finito, apprezzato ed è stato goduto fino all'ultima parola... Ottimo poliziesco scritto con la perizia degli esperti del genere, con una trama mai banale o scontata. La storia prende il via con l'attentato verso un prete di periferia (don Pezza), ma i misteri aumentano col passare delle ore e con l'avanzare delle indagini del commissario Santamaria... tutta la faccenda si dipana alle ultime pagine e fino ad allora tutte le soluzioni saranno possibili per il lettore.

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    maresa paoli

    31/08/2011 22.50.45

    il voto massimo per due maestri veri non solo del giallo, ma anche del racconto di società e della lingua italiana. un romanzo alla balzac. dopo più di trent'anni è fresco come appena uscito. nonostante la mole, si legge tutto di un fiato, appassiona, affascina, fa crescere, diverte.

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    Max

    25/08/2011 00.13.24

    Rileggendolo a 30 anni di distanza mi sono reso conto di una qualità di scrittura che a suo tempo non colsi. Emerge soprattutto il divertimento provato nello scrivere, inevitabilmente contagioso per il lettore. Un libro di rara intelligenza, per trama, forma e personaggi.

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    maurizio

    10/01/2011 20.08.38

    Letto, e recensito su queste pagine, 3 anni fà,lo avevo giudicato sufficiente,letto adesso lo ho apprezzato molto di più;3 omicidi e rispettivi colpevoli,una prosa raffinata,la solita - per i due autori - analisi della società del tempo,che non è poi tanto diversa da quella odierna,c'è davvero di tutto,quanto a intrecci e personaggi in questo giallo molto complesso forse il vero capolavoro dei due FL, al di la della donna della domenica, che ho incominciato a rileggere. Veramente bello e consigliato questo giallo che si disvela solo nelle ultime 100 pagine perchè questo duo di scrittori era davvero bravo.

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    Francesco P.

    11/10/2010 10.48.59

    Oggi che vanno di moda i thriller a sfondo religioso, consiglio senz'altro questo romanzo in cui la parte religiosa (evocata anche dal titolo) si fonde con situazioni molto reali. Dagli scontri sociali alla mafia, dalla onnipresente FIAT a una borghesia annoiata, c'è di tutto. Protagonista è la città di Torino, che si respira in ogni pagina, con le automobili che sfrecciano nei viali di periferia, quando si viene accompagnati in un cortiletto del centro, o in una chiesa barocca, tra i palazzoni popolari o negli uffici della Fabbrica. La trama è coinvolgente e fa dimenticare l'abbondante quantità delle pagine. Le rivelazioni vengono servite gradualmente al lettore, perchè la coppia F&L ci sapeva davvero fare. Il tutto senza far presumere mai il colpo di scena finale, con la spiegazione di tutto l'intrico. Se qualcuno diceva che in Italia il giallo non è possibile, F&L dimostrano il contrario. La cura dei particolari (non erano scrittori che producevano pagine "a peso") e lo stile impeccabile lasciano un unico rimpianto: quanti capolavori avrebbero potuto regalarci scrivendo in maniera più spiccia? Ma forse, a quel punto, non sarebbero stati capolavori. Come lo è invece "A che punto è la notte" che è ambientato sì nel 1979, in quella società, in quei paesaggi, ma che dopo trent'anni può ancora appassonare i lettori.

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    Giovanna

    17/09/2010 14.27.54

    Garbo, intrigo, ironia, acume e l'uso della lingua come non se ne vede più!! Difficilmente leggo due volte un libro, anche se mi è piaciuto; questo ho "dovuto" rileggerlo per rigustare ogni parola.

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    Flavio

    05/06/2010 18.14.52

    Un giallo molto ben congegnato, in cui le piccoli e grandi cose vengono magistralmente disposte in un divertito e divertente gioco cosmogonico. Un libro che ve lo raccomando. Davvero squisito.

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    delia

    16/02/2009 11.21.38

    il punteggio massimo, naturalmente

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    Fernand Bourgeois

    24/09/2008 21.58.20

    Mi hanno esasperato gli autori . Forse la colpa è mia : non mi ero reso conto comprandolo che questo romanzo risaliva al 1979, anche la lingua usata .

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    Simone

    03/07/2008 18.00.01

    Ottimo libro, come tutti quelli di F&L che ho letto fin'ora...Decisamente riuscito il clima a tratti cupo e notturno della Torino di inizio Febbraio, così diversa da quella estiva descritta ne"La donna della domenica"...L'uso della lingua italiana è sempre arguto, efficace, mai scontato o facilone....concordo con molte delle opinioni precedenti. Sicuramente scavalca di molto il genere"giallo"per innalzarsi a livelli elevatissimi...oggi di scrittori come F&L ne vedo POCHI davvero!

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    maurizio

    04/04/2008 12.55.05

    La idea di base è eccellente,immagino che quando usci il libro,nel 78',dovette fare scalpore,anche perchè ci svelava tratti probabili della società italiana inaspettati;siamo nel solco della narrativa gialla del " police procedural "italico che fa da contraltare - dalla elegante Torino - alla Milano di Scerbanenco, di qualche anno precedente.Chi ama i gialli metropolitani non può privarsi da questo testo;alcuni personaggi sono molto simpatici come Thea e Graziano,ma anche lo autista del commissario Santamaria fà tenerezza. Un neo lo si può trovare nel ritmo e nella lunga indagine - oggi siamo abituati ad entrare prima nel nucleo delle storie - ma questo è funzionale alla descrizione di un ambiente investigativo indolente e distratto,in cui solo il commissario ha l'acume e la risolutezza necessaria per venire a capo dell'enigma.Una lettura ironica,a tratti anche leggera e divertente,forse si poteva risolvere il mistero con 200 pagine in meno,ma concordo con chi afferma che ogni parola è necessaria e sufficente e mai fuori posto. Certo Santamaria è privo della simpatia di Montalbano - essendo privo dei collaboratori di questo ultimo -, la sua preoccupazione principale è quella di essere elegante e leggero per essere ben integrato - da meridionale - in un nordico ambiente discreto;cioè forse ha il complesso di essere forse fuori posto. IL finale poi è esilarante,un bel modo per chiuder il romanzo,con un lieto fine... collettivo....;

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    maurizio

    31/03/2008 13.32.32

    Idea di fondo molto buona,ambientazione e ritratto psicologico-sociale dei personaggi anche,ironia, descrizioni idem,ma molto lento come ritmo; potrebbe essere più stringato ed efficace,invece gli autori - si ha l'impressione - spesso si divertono a girare a vuoto intorno," in folle". IL libro ha 602 pagine,il primo delitto avviene a pagina 170,il secondo a pagina 340,si poteva fare prima ?. Ma come sempre in tali autori il giallo è solo un pretesto per un affresco della borghesia del tempo dei 70'. Letto a piccoli sprazzi in due mesi,un consiglio, leggetelo d'un fiato quando avete tempo,lettura gradevole.

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    eri

    11/03/2008 14.26.38

    Non all'altezza delle aspettative. Mi era piaciuto moltissimo la donna della domenica. Questo mi ha deluso.

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    Pino Lombardi

    31/08/2007 10.00.37

    Terminare la lettura di questo libro è un'enorme delusione: si vorrebbe che non finisse mai. Un giallo praticamente perfetto, giocato su una trama piena di fascino e mistero, personaggi pennellati magnificamente e sempre fedeli a sé stessi, dialoghi azzeccati, ironia sembre ben calibrata, finale travolgente. Il meglio che si possa chiedere ad un romanzo. Può sembrare lungo e a volte prolisso, ma ci si accorge presto che non una parola è fuori posto. Imperdibile.

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    Anna

    28/08/2007 17.48.46

    Mi dispiace ma l'ho trovato pesante. Metà del libro (ed è bello corposo) ad introdurre personaggi che nella seconda metà avrebbero iniziato a muoversi. Non è lo stile che amo. Qua e la anche un po' di umorismo, ma ho preferito di gran lunga la Donna della Domenica, molto più scorrevole.

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    riccardo m. boscolo

    13/04/2007 10.42.25

    F&L riprendono scenari (Torino) e personaggi del noto "La donna della domenica" e confezionano un grande libro, a tratti inquietante e tenebroso ("a che punto è la notte", appunto), ma comunque sempre brillante e carico di ironia sino a risultare in certi punti veramente divertente al limite del ridanciano. L'uso fatto delle parole è mirabile e talvolta viene voglia di rileggere una frase o un paragrafo proprio per reimmergersi nel puro piacere, quasi fisico, del godimento sintattico. Nel romanzo, vedrete, si parla di un non meglio precisato "topos", ma leggendolo ci si esalta nel godimento del "logos". Una eccellente prova letteraria che ha meravigliosamente retto lo scorrere del tempo. Riccardo

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    greta

    12/12/2006 11.37.04

    Ho appena terminato di leggere A che punto è la notte, e ora fatico a iniziare altri libri. L'uso che F&L fanno delle parole è un vero miracolo, se avvicinato alla quantità di libri che si pubblicano dove spesso il linguaggio è pallido, approssimativo, scontato. Il colore, gli accostamenti arditi e perfetti, la scrittura così viva e ricca, bla bla bla... Non so scrivere recensioni. Questo libro è pienamente eccezionale, ecco tutto.

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    Alessandro

    29/11/2006 22.37.22

    Un giallo davvero bellissimo, divertente e appassionante in una Torino anni 70 ottimamente descritta. Alcuni personaggi come Don pezza, l'ingeger Vicini e la poliziotta Pietrobono non si dimenticano facilmente, come anche i colloqui tra il commissario Santamaria e sua Eminenza, il Vescovo. Originale, inoltre, l'approccio "mistico" alla risoluzione del delitto.

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    Maurizio Ricci

    09/04/2006 15.38.18

    Lessi questo libro oltre 20 anni fa e mi piacque molto; regge benissimo anche sulla distanza. L'affiatata coppia F&L ci ha dato altre buone prove (L'amante senza fissa dimora, Enigma in luogo di mare, La donna della domenica), ma questo è senza dubbio il loro capolavoro. Un vero thriller, ma trasposto sulla carta con una leggerezza di tocco che è raro incontrare. Bellissimo

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