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Benito Mussolini

Curatore: L. Montevecchi
Editore: Mondadori Electa
Collana: Libri illustrati
Anno edizione: 2011
Pagine: 404 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788837087043
Usato su Libraccio.it € 13,44

  Nell'ultimo triennio sono apparsi diversi libri costruiti su documenti mussoliniani, in un fervore editoriale che conferma l'appeal editoriale del duce e dimostra la produttività di giacimenti archivistici rimasti inesplorati per oltre sessant'anni. Nel 2009 si è aperto alla consultazione l'imponente fondo Claretta Petacci, conservato presso l'Archivio centrale dello Stato e costituito da una pluralità di annotazioni diaristiche, lettere e pubblicazioni a stampa, sequestrate dai carabinieri nel 1950 in una località gardesana, e incamerato dallo stato dopo una vertenza con gli eredi Petacci. Da questo fondo derivano due volumi di diari (stampati da Rizzoli nel 2009-2010: Mussolini segreto 1932-38 e Verso il disastro 1939-41; un terzo tomo è bloccato dal contenzioso tra l'editore e Ferdinando Petacci, nipote di Clara) e le lettere del duce ora pubblicate a cura di Luisa Montevecchi. Per una curiosa coincidenza, in parallelo all'edizione di queste fonti, innovative e di sicura autenticità, Bompiani ha avviato la pubblicazione di cinque volumi dei Diari di Mussolini (veri o presunti), sponsorizzati dal senatore Marcello Dell'Utri ma clamorosamente falsi, come risulta, tra l'altro, dal raffronto con il fondo Petacci (cfr. "L'Indice", 2011, n. 2). Le 318 missive scritte dal dittatore all'amante tra il 10 ottobre 1943 e il 18 aprile 1945 sono corredate da un fitto apparato di note su personaggi e vicende. La trascrizione è introdotta da quattro contributi di Agostino Attanasio, Elena Aga Rossi, Giuseppe Parlato e Luisa Montevecchi, di inquadramento dell'epistolario dentro gli itinerari biografici dei due corrispondenti. Il corposo materiale è di estremo rilievo per la conoscenza dell'ultimo Mussolini, qui illuminato da nuova luce, in un'autoanalisi spesso spietata e a tratti spiazzante. Gli scritti sono naturalmente da inquadrarsi in un'ottica soggettiva, dentro il tenace rapporto sentimentale con la giovane amante che dal 1936, tra alti e bassi, clamorose rotture e subitanee rappacificazioni, è a fianco del duce, e che nell'estate del 1943 viene imprigionata con la famiglia per volontà di Badoglio. Quella carcerazione dimostra a Mussolini come, mentre il fascismo si è squagliato e gli opportunisti saltano sul carro del vincitore, Claretta non lo abbia tradito. Nell'autunno 1943 il legame amoroso si riallaccia proprio a partire da tale constatazione, che commuove l'oramai anziano dittatore e inaugura l'epistolario: "Cara, comincio col dirti: per la giovinezza che mi hai dato, per la fedeltà che mi hai portato, per le torture che hai coraggiosamente sopportato durante il periodo più nero della storia italiana, io ti amo, come nel 1936-39, come nel 1940, come sempre". Il filo della relazione si intreccia alle vicende politiche e militari che scandiscono la precaria esistenza della Repubblica sociale italiana. Su questo versante, che rappresenta il punto di maggiore interesse delle lettere, si registrano notevoli novità. Il Mussolini descritto da Mussolini è un uomo in profonda e irreversibile crisi su tutta la linea, nichilista e a tratti autolesionista, senza alcuna fiducia nei collaboratori, vincolato ai tedeschi da rapporti di amore-odio, consapevole – in momenti di spietata lucidità – della rovina incombente. Un uomo sull'orlo della follia, ossessionato dalla tentazione del suicidio, che trova nell'amante l'indispensabile sostegno per mantenere un instabile equilibrio. Intrappolato nel meccanismo da lui stesso congegnato con l'alleanza subalterna ai tedeschi e l'entrata in guerra, Mussolini rigetta le colpe della disfatta sugli italiani, impari ai suoi ambiziosi progetti: "Ti assicuro che oggi vorrei essere morto. La mia è una fatica di Sisifo. Questo è un popolo che non ce la fa. Dopo il 25 luglio e l'8 settembre, è stroncato. Un passo avanti, dieci indietro" (16 febbraio 1945). Nel marzo-aprile 1945 soffia sulla Rsi la bufera finale, ma tra Salò, Gargnano e Gardone Mussolini combatte una guerra domestica, diviso tra moglie e amante, ognuna delle quali dispone di un servizio spionistico e congiura per stroncare la rivale e i suoi sostenitori. Esasperato dalla situazione priva di vie d'uscita, Benito è disperato: "Bisogna evitare di finire al manicomio, su queste oramai da me bellissime e odiatissime rive", scrive il 16 marzo. E il 18 aprile, nella missiva finale, comunica alla Petacci il voltafaccia del governo spagnolo, che tramite l'ambasciatore tedesco Rahn gli ha comunicato il rifiuto di "ogni volo sul suo territorio"; sfuma così la possibilità di mettere in salvo Claretta, ma il dittatore non rinuncia ai progetti salvifici: "Questa ingratissima notizia aggiunge un altro motivo a quelli che mi sollecitano per andare a Milano per agire sul piano politico". L'ultima frase esprime totale incertezza: "Arrivederci in qualche modo a Milano. Spero di poter tornare qui. Ti abbraccio". Il trasferimento nella metropoli lombarda, sul cui significato gli storici si sono a lungo interrogati, era dunque condizionato dal tenace vincolo sentimentale. L'epistolario oltrepassa di molto il carattere privato, diffondendosi – con la schiettezza della disperazione – in meditazioni e confessioni utili alla revisione di importanti tasselli della biografia e della personalità di Mussolini. Se ne ricava un senso di desolazione per il degradante tramonto umano e politico di uno statista, che rimedita amaramente sulla rovina del progetto ventennale di guidare l'Italia sulle strade dell'autarchia, del nazionalismo, del militarismo, dell'impero. La consapevolezza di essere a un tempo prigioniero e complice dei nazisti, qui espressa impietosamente, non si riflette sulla condotta pubblica del dittatore, improntata a esigenze di propaganda e a valutazioni di convenienza. La lettura comparata dell'epistolario e degli scritti pubblici di Mussolini del 1943-45 demistifica slogan e comportamenti del capo della Rsi, mostrandone il tragico bluff e la schizofrenia tra pubblico e privato. Queste missive si prestano anche a una lettura psicoanalitica, per comprendere cosa si celi dentro le stanze del potere, quali miserie morali e contorsioni allignino dietro il personaggio che per "onore e fedeltà" mandò allo sbaraglio migliaia di giovani che, irretiti dalla pedagogia del regime, gli accordavano persistente fiducia. Quanti serbassero una visione mitica del tardo Mussolini, potranno valutarne la figura in modo realistico nelle pagine di A Clara, scoprendo dimensioni sinora insondate. Il duce, conscio della "sconvenienza" delle sue lettere, intimò ripetutamente alla corrispondente di stracciarle in minuscoli brandelli poiché il contenuto distruggeva l'automonumentalizzazione cui Mussolini si era dedicato ossessivamente per un ventennio. Claretta volle invece salvare il carteggio che la esalta nel ruolo di amante e di consigliera del capo del fascismo. Conclusa la lettura di A Clara, si rimpiange il divieto opposto dai dirigenti dell'Archivio centrale dello Stato a Renzo De Felice, che, presago dell'importanza dell'epistolario, ne richiese invano la consultazione. Questo materiale, oltre a consentirgli di arricchire l'ultimo tomo dell'imponente biografia mussoliniana, gli avrebbe completato l'immagine di Mussolini nelle confessioni che chiudono il cerchio umano e politico dentro cui si è dipanata l'esistenza dell'uomo che dominò per un ventennio l'Italia e la condusse alla rovina. Mimmo Franzinelli