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In-8° (192x115mm), pp. (18), 588, 108 di "Index in Florum", 46 [tale parte con autonoma numerazione contiene il "Liber Memorialis" di Lucio Ampelio], (4) bianche, legatura coeva p. pergamena con unghie. Tagli a spruzzo. Frontespizio calcografico con figurazioni mitologico-allegoriche inciso da Dalen. Fregi tipografici in xilografia; il commento del Saumaise è posto in calce al testo di Floro. Qualche fioritura minima. Alcune macchie alla pergamena. Ottimo esemplare. Prima edizione elzeviriana, curata con grande acribia dal Saumaise, dell'epitome liviana di Floro, lo storico e poeta romano vissuto a cavallo tra il I e il II secolo. Il Saumaise (Salmasio), nato a Sémur-en-Auxois nel 1588, morto a Spa nel 1653, celeberrimo filologo e critico, erudito tra i più stimati e prolifici del suo tempo, fu di prodigiosa precocità, tanto che a soli sei anni pare fosse in grado di leggere e commentare nell'originale l'osticissimo testo delle "Odi" di Pindaro. Dopo un periodo passato all'Università di Heidelberg, abiurò il cattolicesimo in nome del calvinismo, soggiornando per alcuni anni in Germania. In seguito ad alcune dispute religiose, preferì riparare in Olanda, dove ebbe una cattedra a Leida, e poi a Stoccolma, dove godette della protezione mecenatistica di Cristina di Svezia, rifiutando i reiterati inviti a rimpatriare da parte prima di Richelieu e poi di Mazzarino. Ricevette anche da Carlo II d'Inghilterra la committenza di scrivere un'apologia di Carlo I, suo padre, fatto decapitare da Cromwell, la "Defensio regia pro Carolo I", apologia che fu poi oggetto di una replica scritta nientemeno che da John Milton. La smisurata erudizione del Saumaise (era padrone di moltissime lingue antiche e moderne ed era dotato di mostruosa memoria) rimase quasi proverbiale, tanto che ancora Balzac poté scrivere che ciò che era sfuggito a un tale uomo mancava alla scienza, e non al suo genio. Willems, 1258. Graesse, II, 605.
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