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Bernhard Schlink

Traduttore: R. Zorzi
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: 180 p. , Brossura
  • EAN: 9788811694236

Recensioni dei clienti

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    silvia

    08/02/2014 21.56.18

    "A voce alta" richiama alla mente "La macchia umana", di Philip Roth, anche qui è presente il tema della la vergogna da occultare, persino a costo di deviare il corso della propria vita. Triste storia di grande impatto, che offre vari spunti di riflessione, in quanto affronta da un' angolazione nuova una vecchia assurda piaga, riuscendo così a ricavare un punto di vista costruttivo. Emergono concetti come colpa collettiva e non retroattività delle leggi, nonostante le generazione successive abbiano poi condannato comportamenti considerati del tutto plausibili in epoche precedenti. Agghiacciante pensare sia che i responsabili di tali azioni siano ancora fra di noi, sia che noi stessi potremmo gettare una pesante ombra sulla società a venire. Non si tratta quindi solo di recriminare il passato, il punto di forza del romanzo risiede proprio in questo monito a guardare avanti, per evitare di lasciare ancora eredità sconcertanti. Stile scarno, ridotto all'essenziale, brevi capitoli si avvicendano vorticosamente, procedendo verso il sacrificio del capro espiatorio. La trasposizione cinematografica, non è animata dallo stesso ritmo travolgente. Nonostante una serie di splendide immagini e un'ottima interpretazione della luce, la scansione temporale non altrettanto efficace, fa sì che episodi pilotati al limite della forzatura, già nel romanzo, risultino nel film eccessivamente didascalici.

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    FRANCESCA

    15/03/2013 18.04.20

    Ho letto il libro perchè ero rimasta letteralmente rapita dal film. Come mi accade sempre se leggo un libro dopo aver visto il film, il primo è sempre più deludente. Non dico che non sia un buon libro, perchè comunque la trama è molto intensa, però il libro non è riuscito a suscitarmi le emozioni che mi ha dato il film. E' scritto in modo molto sbrigativo ed anche con un metodo di scrittura non molto scorrevole, per i miei gusti, non mi ha trasmesso niente dei sentimenti che il protagonista deve aver provato in conseguenza di questo amore grande, anzi in alcuni tratti sembra quasi che non gli interessi più niente di lei. Mentre il film rende perfettamente l'idea di quanto grande sia stato questo sentimento. Consiglio di vedere il film.

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    Mistral27

    30/01/2013 22.32.38

    Impossibile parlare del libro senza aver visto il film. Il libro è molto interessante... il film un vero capolavoro. Leggetelo e vedetelo entrambi. Ne vale assolutamente la pena. Entrambi vi lasceranno "un qualcosa" dentro. Il dramma umano di una persona di serie B: una analfabeta. Il dramma di una persona che - più o meno inconsapevolmente - si è ritrovata ad essere una delle carnefici di Hitler. Sopratutto, il dramma di una Nazione e di una generazione che ha dovuto fare i conti con la Storia.

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    silvia75

    23/01/2012 20.36.45

    buon libro,un po lento nella parte centrale,ma si legge bene per arrivare alla fine e vedere come si conclude la storia.avrei voluto un altro finale....

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    sarah

    10/01/2012 21.16.20

    si legge facilmente, c'è molto da capire nel non detto, difficile staccarsi prima di averlo finito. meglio leggerlo prima di vedere il film.

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    Mami53

    24/07/2011 21.55.41

    Ci sono vite che non si dipanano secondo i canoni tradizionali. La vita di Michael Berg, protagonista del libro, è una di queste, segnata dall'incontro con Hanna, incatenata da un legame tanto vitale quanto distruttivo. Tutto quanto succede dopo è condizionato da questo rapporto, fino alla fine. Lo sconcerto, l'amarezza, la tristezza, sono le emozioni più immediate quando si gira l'ultima pagina, ma lasciano spazio anche a colori diversi, ad una pacata serenità che viene dalla convinzione che la vita è andata così, e nessuno ne ha colpa. Per dirla con Michael Berg "quel che ho fatto o non ho fatto e quel che lei mi ha fatto: ormai è la mia vita". Questo libro è semplicemente perfetto, un capolavoro.

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    cub

    18/07/2011 16.05.12

    Bruttino, ho fatto fatica a finirlo ! Azzardo un due solo per la trama, che potenzialmente non e' x nulla male, anzi... Ahime' la penna e' alquanto fredda, non mi ha suscitato alcuna emozione. Nonostante la trama fosse passionale, calda, talvolta spinta al limite . Che peccato. Mi immagino cosa avrebbe potuto creare un Sandro Veronesi con una trama simile! No, nn lo ricomprerei .

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    Paolo

    27/03/2011 18.45.57

    una storia che non ti permette di chiudere il libro finchè non l'hai conclusa. Scritto in modo magistrale attraversa la vita di questo ragazzo ed i suoi sentimenti in un periodo storico che vede la persecuzione degli ebrei. Denso di significati filosofici. L'ho trovato bellissimo.

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    Maria

    23/02/2011 15.55.30

    Il protagonista racconta in prima persona una sua storia d'amore, nata troppo presto per lui e troppo tardi per lei, quando la seconda guerra mondiale aveva già lasciato la sua pesante eredità a chi era sopravvissuto. Il sentimento che li unisce è fatto di brutalità, silenzi, dolcezze, sensualità e di tanti libri che lui le legge a voce alta. La loro storia clandestina dura il tempo di un'estate, poi lei sparisce e a lui rimane la nostalgia di un amore troncato. Quando lui frequenta la facoltà di legge, l'onta dell'olocausto assume il volto di lei, nella lista degli imputati per essere stata una guardia in un lager. Lui non perde un'udienza, sforzandosi di prendere le distanze da quella donna, da quell'amore lontano nel tempo, parla di torpore, unico sentimento possibile quando gli orrori commessi sono ancora troppo recenti. Si trincera dietro la formula "non sento niente", come se la sorte di lei non debba interessarlo. E intanto si interroga sulla colpa collettiva, se è giusto condannare lei o assolverla. Nel dubbio, si scherma dietro l'inazione. Leggerà ancora per lei, incidendo dei nastri che le spedirà in carcere, stabilendo un contatto vicino e lontano allo stesso tempo, ma che comunque gli permette di mantenere la giusta distanza. Poi gli eventi seguiranno il loro corso e l'uno influenzerà reciprocamente la vita dell'altro. "A voce alta" non è un libro come tanti sull'olocausto, forse perché questa volta a parlare non sono le vittime. Quando chi è stato carnefice ha un volto, è ancora capace di amare, è uno di noi, diventa difficile condannarlo e vorremmo giustificarlo. Ci viene spontaneo chiederci: che cosa avremmo fatto noi se fossimo stati al loro posto?

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