Editore: Meridiano Zero
Collana: Meridianonero
Anno edizione: 2008
Pagine: 123 p., Brossura
  • EAN: 9788882371593
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Recensioni dei clienti

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    Christian

    21/03/2009 11:28:45

    Bellissimo libro stile hard boiled americano, mi ricorda un pò Camilleri anche se questo romanzo è molto forte, lascia il segno a volte è molto cruento. L'ho dovuto leggere due volte, la seconda volta alla rovescio...assolutamente consigliato.

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    antonio

    07/11/2008 21:46:23

    ......per gli amanti dell'hard boiled...bel libro...peccato per il finale...avrei voluto strappare l'ultima pagina...l'ultima pagina non c'entrava niente...non dovevi scriverla l'ultima pagina...era già perfetto così...senza l'ultima pagina...

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    Lorella

    16/07/2008 13:35:01

    Nuovamente una sorpresa accarezzare la copertina di un libro della Meridiano zero. Stavolta l’immagine in primo piano è quella di un tatuaggio: due faccioni che ti osservano spietati, orecchie a sventola, labbra carnose, naso importante e sopracciglia folte. Sembrano appartenere alla stessa persona quei volti. Poi, comincio a leggere di un tale che si chiama Salvatore e che tanto somiglia all’immagine appena vista. Possibile che sia lui? La curiosità mi spinge ad andare avanti, ma presto scopro che mi costa fatica leggere, che il mio stomaco mal sopporta certe descrizioni, troppo crude per essere facilmente digerite. Proseguo, attratta dalla scrittura schietta e fluida di Carrino, che si muove nei vicoli di Napoli con un’agilità da vero partenopeo. Vengo subito catapultata a Napoli, dentro un’estate qualsiasi. Una città dove non piove mai e dove non si dovrebbe andare in giro in certe ore, dato il gran caldo. Un ambiente difficile, che ti si stampa negli occhi con le sue auto dal parabrezza “sparato”, i palazzi vecchi, l’abuso edilizio, il contrabbando di sigarette, le discariche illegali, i vicoli e le piazze popolati di consumatori, spacciatori, sentinelle e pali. E dove su tutto regna un codice di comportamento non scritto, tramandato di generazione in generazione, fondato sull’omertà, la paura e il rispetto. [...] Tuttavia, l’iniziale linguaggio poetico lascia spazio al racconto crudo e violento dell’adolescenza trascorsa nel carcere di Nisida, dove le botte si mescolano agli stupri, il sudore al sangue. Il racconto dello stupro del giovane Michele mi è risultato a tratti insostenibile: tanta, troppa la violenza dei gesti, delle voci, delle parole. Ma si sa... in carcere non c’è posto per la tenerezza. È la realtà, allora, a fare male, non il racconto in se stesso, non il linguaggio utilizzato da Carrino. Lui è fedele cronista di un fatto (verosimile, seppure inventato).

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    Anna

    10/07/2008 08:01:13

    Ho letto questo libro con una strana ansia crescente. Ne ero consapevole e l'ho fatto, pur sapendo che mi avrebbe procurato male dentro. Spesso infatti dovevo fermarmi: la violenza di certe immagini, di certe descrizioni mi prendeva a pugni lo stomaco e il cuore. Quando mi fermavo, allontanavo il libro e da me, quasi come se scottasse, e dalla mia percezione che si smarriva. Molto probabilmente l'autore avrà avuto, fra gli altri, anche questo intento. Narrare la verità, 'certe' verità almeno, comporta 'certi' rischi. Chi crede in quel che scrive, chi padroneggia quel che sa o presume di sapere è disposto a correrli, e in questo caso L.R. Carrino è stato molto coraggioso. A mio avviso, però, ci sono alcuni 'punti deboli' in questo romanzo d'esordio, che sta avendo fortuna, una fortuna che l'autore merita certamente. Provo a sintetizzarli. Intanto la violenza già detta. Troppa e troppo condensata, per essere il libro così breve strutturalmente. In un lavoro ampio, storicamente configurato (penso a 'Il Padrino'), la violenza viene attenuata dalla rielaborazione narrativa a maglie larghe, viene diluita. Qua invece si sente tutta e a tratti risulta davvero forte e dolorosa. Poi la figura di Maria Sole. Una donna che conta, una donna della 'camorra', con il ruolo che sappiamo le competa, nella logica ferrea del Tribunale. Ma questa figura è solo abbozzata, resta vaga e sfuggente al punto da risultare quasi... caricaturale, nella sua cultura (che pare ridursi a citazioni), nella sua forza (che a momenti scade nell'apparizione), nei suoi gesti (che meritavano maggiore consistenza semantica e stilistica). Maria Sole ha diritto a una visibilità più ampia, anche perché in un certo senso fa, secondo me, da antidoto alla crudeltà dell'insieme e rappresenta la parte più sociologica del romanzo. Andiamo all'amore. L'amore c'è. Ho letto da qualche parte che per l'autore questo è un libro d'amore e so che da molti lettori è stato considerato così. Ma anche l'amore, come Maria Sole, alla fine si perde in un mare di crudeltà e di e

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    Giovanna

    01/03/2008 13:34:32

    Una prosa sorprendente, che colpisce come un pugno allo stomaco. Secca, tagliente,essenziale, così cruda da far male. Resa piu' potente dai numerosi dialoghi in dialetto Personaggi disperati, spietati, crudeli. Ma un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, mai con il cuore. "l'onore è piu' forte della carne,è piu' forte del sangue"

Vedi tutte le 5 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

È difficile oggi scrivere fiction ispirata al mondo claustrofobico della camorra senza integrare luoghi comuni vecchi e nuovi e con un occhio alla poesia. Ci riesce, invece, L.R. Carrino, quarantenne ingegnere informatico napoletano trapiantato a Roma, nel suo esordio narrativo Acqua storta per le edizioni Meridiano Zero, che continuano, dopo Longo, Petrella, Formisano e Mazzitelli, a essere un luogo privilegiato della letteratura da Napoli.
La storia all'inizio sembra quasi ricalcare un Ferrandino minore, ma quando si delinea con i suoi personaggi il boss Giovanni, figlio di Antonio "Acqua storta", che ha una storia omosessuale con Salvatore, un suo sottoposto che ha il compito di stipendiare la filiera criminale del vicolo, allora, soprattutto per merito di una lingua snella e profonda, il testo ti prende. Giovanni ha una moglie, Mariasole, e un figlio che ha il nome di suo padre, boss della vecchia guardia che vive in un bunker sotterraneo al di sotto del Villaggio Coppola. Il centro dei loro affari varia però da Napoli alla provincia: estorsioni, droga. La loro è una vita "sottoterra" dove non contano tanto gli occhi ma le orecchie: perché si sa già qual è la loro fine. In questo oscuro mondo di vermi con molti soldi, tanta droga e belle macchine, Giovanni trova l'amore di Salvatore, che gli fa capire il potere della luna su una scogliera e che il mare è morto, ammazzato dagli esseri umani. In questa vita di "reclusi fuori" tutto è permesso, secondo quel canone non scritto che sono i soldi il volano di tutto. Ma il padre di Giovanni, don Antonio, ha strane frequentazioni sul modello di Pietro Aglieri. Oltre alla Bibbia, ha però con sé nel suo covo anche una copia della Divina Commedia di Dante, sorta di breviario laico dove ha scorto la fine che fanno i Brunello Latini di turno.
E quando il segreto di Giovanni e Salvatore diverrà coram populo,allora l'istantanea e tragica repressione cammoristica figlia di una tragedia greca compirà il suo dovere. "Per una volta, una sola volta, abbiamo fatto finta di sapere che noi, la luce, ce la dobbiamo scordare. E invece di fuggire, abbiamo messo fuori la testa dal mucchietto di terra per vedere che colore tiene il vento, per vedere dove finisce il mare". Ma i due amanti contro natura lo sono anche contro quella congrega dove "l'onore è più forte della carne, è più forte del sangue". Vincenzo Aiello