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Ferruccio Parazzoli

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Pagine: 123 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804577904
"Certo, i politici, come no? Eccoli anche loro con le loro maschere ciniche attraversare la scena, ma anche loro, confusi e immeschiniti sotto il maleficio di Satana. Ecco l'onesto Zaccagnini, ecco l'inarrivabile Andreotti andare a trovare di nascosto, nella notte, il Papa che veglia in angoscia e cercare di spiegare i motivi per cui sono costretti a non venire a patti con le Brigate rosse, ad abbandonare il Giusto al suo tragico destino. Ma le loro parole passano dal cinismo alla confusione perché è Satana, nell'imitazione buffonesca di Dio, a creare la confusione delle lingue: così Zaccagnini finirà per esprimersi con le fanatiche espressioni di un mistico del Seicento e Andreotti con quelle del Manifesto del Partito Comunista. C'è anche Prodi, naturalmente, con il dito nel piattino della seduta spiritica, che interroga lo spirito di La Pira e di don Sturzo circa il luogo del sequestro di Moro. Una scena patetica della quale resteranno disgustati gli stessi spiriti evocati che andranno a lamentarsene seduti sul bordo del letto di Paolo VI".
Così parla Ferruccio Parazzoli, intervistato dalla sua agenzia letteraria e quindi in veste di interprete autentico dell'ultima opera sua. Adesso viene la notte è la ricostruzione dei giorni in cui Aldo Moro viene sequestrato dalle Brigate rosse vissuta con gli occhi, l'intelletto e la fede di papa Paolo VI Montini, che del presidente Dc era amico personale dai tempi di gioventù. In scena c'è quindi un papa, uno statista di rilievo e, perché nulla manchi, Satana. Che a Parazzoli non facciano difetto impudenza e sicurezza di sé lo dimostrano intanto una vita spesa al servizio dell'editoria e una bibliografia delle più ricche (otto romanzi e due saggi dal '97 a oggi). Stavolta però ha deciso di superarsi, con questo testo concepito come pièceper il teatro e poi ridotto a racconto lungo o romanzo breve. Il titolo è liberamente tratto da una misteriosa invocazione di Cristo prima della guarigione del cieco nato (miracolo raccontato solo nel Vangelo di Giovanni, 9, 1-41); e riprodurrebbe però le ultime parole pronunciate da Paolo VI, la sera del 6 agosto 1978, prima di morire. Sul miracolo la produzione di commenti è pressoché sterminata (celebre, fra tutte, l'Omelia 44 di Agostino).
I testi di riferimento scelti da Parazzoli sono più recenti e, con correttezza di saggista e divulgatore, indicati in una nota priva di titolo e posta in clausola di racconto: un paio di memoriali di ex terroristi, due volumi in tema a firma di Jean Guitton, La sconfitta di Dio di Sergio Quinzio e la traduzione italiana della sceneggiatura di Lucida follia, film di Margarethe von Trotta. Un materiale di lavoro spaventevole per chiunque, salvo che per l'ultimo Ferruccio Parazzoli. Faccia testo l'incipit: "Paolo VI è morto. È morto anche Papa Luciani dopo soli trentatré giorni dall'elezione al Soglio pontificio. Giovanni Paolo II ha dato disposizioni per la ripulitura generale degli appartamenti privati che si affacciano sul cortile di San Damaso, al terzo piano del palazzo pontificio. Papa Luciani non ha fatto in tempo a eliminare i segni ancora visibili, evidenti in maniera imbarazzante per il nuovo Papa polacco, di un'oscura lotta avvenuta in quei locali". La lotta, come detto da Parazzoli nell'intervista già citata, è quella fra Paolo VI e Satana. Il papa è al corrente che, nella lotta, sarà il suo nemico – nemico dell'umanità, il male fatto persona – a prevalere. Non su di lui, però, sì invece su un amico, che è appunto il presidente democristiano Aldo Moro.
Attorno a questi due Parazzoli fa muovere, in un grand-guignol certo bene orchestrato, non di meno goffo nelle movenze e legnoso nella prosa, personaggi ed eventi della cronaca di quei giorni. Compaiono così, in vesti abbastanza marionettistiche, Benigno Zaccagnini, Romano Prodi (due pagine da una sua audizione del 1981 presso la commissione parlamentare che indagò sui fatti, don Luigi Sturzo, Giorgio La Pira, don Pasquale Macchi, segretario particolare di Paolo VI dal 1954 fino alla morte. Il clima sulfureo è creato senza lesinare effetti, se non fosse che, con una certa frequenza, Parazzoli svela il suo modello: ovviamente Dostoevskij, ovviamente i Karamazov e, dei Karamazov, il capitolo dedicato all'incubo di Ivàn Fëdorovic. Siccome tutto, anche e forse soprattutto in un'opera di finzione, ha da tenersi, è proprio su quella pagina che era aperto il capolavoro russo, posato sul tavolino di Paolo VI al momento della sua morte. Se quest'ultima riuscita di Parazzoli dovesse avvicinare qualche lettore al capolavoro russo, anche Adesso viene la notte avrà avuto un senso. Giovanni Choukhadarian