Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2017
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788817095617
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Recensioni dei clienti

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    Chiara

    01/10/2017 15:30:35

    il romanzo breve racconta un adulterio consumato con passione e dalla passione nell'arco di un fine settimana incantato e tuttavia già percorso dal tarlo del dubbio. A parte la trama, che sembra scontata, ma potrebbe non esserlo, è pesante l'andatura didascalica delle parti introspettive, a cui si aggiungono le riflessioni arzigogolate del narratore onnisciente.

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    n.d.

    20/07/2017 18:07:48

    Un po' monotono

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    n.d.

    20/07/2017 18:07:48

    Un po' monotono

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    alessandraromano@virgilio

    03/07/2017 10:50:42

    Con Un adulterio Albinati ha recuperato tutta la lentezza narrativa che si era concesso per arrivare al premio Strega 2016, un raccontuccio veloce e sbrigativo come la passione take away che anima Clem ed Erri. Una non storia consumata in poche pagine - neanche tanto ben scritte - riempite di un pesantissimo nulla, non di effimero o di onirico, di nulla e basta. Una scrittura inane da fotoromanzo di perduta memoria. Ho fatto fatica a riconoscerne l'elevatezza della identità stilistica, raggiunta con la Scuola Cattolica. Una occasione sciupata, da una penna non sua!

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    Mario

    26/06/2017 18:39:57

    Un Racconto, bello , ma si tratta di un racconto venduto a prezzo di un romanzo per battere il ferro finché è caldo!

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    Mario

    12/06/2017 07:15:59

    La cronaca di una scappatella fuori porta in perfetto stile Albinati: più che l'intreccio conta l'introspezione, attraverso cui si sviluppa il breve racconto di una coppia clandestina, una relazione destinata ad esaurirsi nello spazio di un fine settimana. Più debole de La scuola cattolica e di Vita e morte di un ingegnere, ma comunque un bel libro.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Il vento dell'accelerazione soffiò i capelli intorno alla sua faccia e le ciocche più lunghe palpitarono sugli occhi e le coprirono la bocca. Le punte scorciate pochi giorni prima avevano un sapore amaro. Nell'istante in cui il marinaio dalla risicata maglietta bianca aveva recuperato a bordo la gomena di attracco senza intingerla di una sola goccia, con un gesto da virtuoso, e dalla banchina il suo collega portuale, manovrandone le cime, aveva fatto impennare e girare su se stessa la passerella, come se fosse impegnato a domare un alto cavallo bianco, Clementina avvertì tutta insieme la sensazione di distacco dalla terraferma, qualcosa di piacevole quanto pericoloso. Bastò che la poppa dell'aliscafo, rombante, si allontanasse con un brusco scarto dal molo, bastarono quelle poche braccia d'acqua scura tra il cemento e l'imbarcazione a formare un'immagine irreparabile, come se si fosse scavata una voragine, e via, già in mare aperto, la terra inghiottita dalla caligine del mattino e nessuna possibilità per chi si era imbarcato di rimettervi piede per mesi o anni, alla stregua di quelle navi che non torneranno a casa prima di avere la stiva piena.