Traduttore: M. Di Leo
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 28 ottobre 2009
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788845924323
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Descrizione
Non è un caso che il Comitato rivoluzionario affidi la missione di "liquidare" Valerian Aleksandrovic Kurilov, l'odiato ministro della Pubblica Istruzione del regime zarista, proprio a Léon M.: orfano di due rivoluzionari russi, allevato in Svizzera a spese del "partito", questi non ha avuto altra famiglia che i "compagni", ed è cresciuto con l'idea "che una rivoluzione sociale fosse inevitabile, necessaria". Nel gennaio del 1903 Léon, non ancora ventenne, assume dunque la falsa identità del dottor Marcel Legrand e riesce a entrare nella casa di colui che gli studenti universitari hanno soprannominato il Pescecane. Perché oltre che un avido uomo di potere, Kurilov è anche feroce: non esita infatti a far sparare sugli studenti, né a farli arrestare, processare e giustiziare. Eppure, vivendo costantemente al suo fianco, il falso dottor Legrand scopre un uomo diverso: già al primo sguardo gli sembra "più flaccido, più sgretolato, più vulnerabile", e presto apprenderà che è gravemente malato. Inoltre, Kurilov è molto innamorato della seconda moglie, un'ex cocotte francese che i sovrani si rifiutano di ricevere, e a causa di questa donna, che tutti giudicano "sconveniente", affronterà perfino la disgrazia politica.

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Recensioni dei clienti

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    Clelia

    19/09/2018 21:04:52

    “L’affare Kurilov” pubblicato per la prima volta nel 1933, fu fra i primi romanzi scritti dall’autrice ed ambientato nella Russia precedente alla rivoluzione d’ottobre, quando cioè quando l’impero non era crollato. In quegli anni il comitato rivoluzionario affida l’omicidio di Kurilov, ministro dell’istruzione soprannominato “Il pescane” a Léon M., orfano di due rivoluzionari. Assumendo l’identità del dottor Legrand egli riuscirà a entrare nella casa del ministro e capirà che non esiste solo il bianco e il nero, sia i rivoluzionari che l’aristocrazia russa hanno qualcosa di sbagliato e che dietro la figura di Kurilov c’è più di quel che si vede a primo impatto. La narrazione di questo libricino comincia con una piccola parentesi che vede Lèon, ormai invecchiato, fare conversazione con uno sconosciuto che lo ha riconosciuto a causa del famoso affare Kurilov. In seguito il lettore si trova catapultato ai giorni degli eventi grazie agli appunti, scritti in prima persona, che Lèon ha lasciato. Volendo cominciare dallo stile in cui il romanzo è scritto potrei dirvi che la Némirovsky ne possiede uno fluido e scorrevole anche quando scrive storie che potrebbero non piacere a tutti riesce a catturare il lettore. Quindi oltre la sua indubbia abilità come scrittrice possiamo sottolineare la sua straordinaria versatilità che le permette di destreggiarsi tra generi diversi tra loro, riuscendo sempre e comunque a conquistare il suo lettore. La storia è avvincente dall’inizio alla fine: dalle prime pagine si avverte una leggera suspense perché ci si rende conto che le cose non andranno esattamente come si vorrebbe, qualcosa andrà storto, qualcuno sarà titubante o sbaglierà. Lo sfondo storico è sicuramente molto interessante, ci permette di guardare alla Russia rivoluzionaria – con seguaci diffusi un po’ ovunque – prima ancora della famosa svolta e capirne un po’ i meccanismi.

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    Renzo Montagnoli

    31/12/2016 08:56:22

    La vicenda del rivoluzionario Lev M. e del ministro zarista dell’istruzione Valerian Aleksandrovič Kurilov, quest’ultimo un uomo crudele soprannominato il pescecane, non è di per sé nuova, cioè che ci sia un intellettuale che intenda sopprimere un tiranno non è infrequente, ma qui ciò che fa la differenza è che il primo vive abbastanza a lungo a stretto contatto del secondo, addirittura in casa sua, a cui ha approdato nella sua qualità di medico. Che sia per effetto del giuramento di Ippocrate, che sia per il conoscere a lungo e negli aspetti più intimi la vittima designata, sta di fatto che i propositi di Lev vacillano. Entrambi malati, di malattie che non perdonano, poco a poco si avvicinano e trovano di avere non pochi elementi caratteriali in comune. Ogni tanto si strappa qualche cosa nella corazza dietro cui si nascondono, ma poi si rattoppa tutto, perché in fin dei conti i due personaggi, se non uguali, sono perlomeno simili. La loro analisi psicologica é un gran pezzo di bravura della Némirovsky, che non parteggia per nessuno dei due, ma cerca di mostrarceli così come sono. Lev riuscirà a compiere la missione? Non anticipo nulla, per non far cadere la palpabile tensione che cresce a ogni pagina. Il romanzo comincia in sordina, ma con un colpo ad effetto, in una Nizza anni ‘30, poi progressivamente il ritmo cresce e si viene avvinti dalla trama e dalla straordinaria semplicità del linguaggio che, pur tuttavia, non è acerbo, ma assai maturo, capace di avventurarsi in approfondimenti di non poco spessore con una facilità disarmante. Da leggere, lo merita.

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    betty

    12/05/2014 12:32:00

    Non concordo con i tanti 5 che ho visto...il mio voto è un 3 solo perché il libro è scritto bene...ma diciamo che l'ho trovato un po' lento e a tratti noioso...i personaggi non sono particolarmente convincenti a mio avviso! per me il migliore della Nemirovsky al momento resta "Jezabel" !

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    Alessandro

    10/10/2013 14:19:47

    Questo breve romanzo scritto a 30 anni vive all'ombra dei titoli maggiori dell'autrice, ma da solo varrebbe a collocare Irene Nemirovsky nel novero delle migliori penne della sua epoca; a mio personale parere, non c'è libro migliore di questo nel porsi a manifesto della generazione di russi esuli nel post-rivoluzione. Come si evince da una lettura meditata del testo, e come forse non è stato compreso da tutti, il vero protagonista della storia non è Kurilov bensì il narratore stesso. Leon, prima rivoluzionario senza nulla da perdere, poi burattino di sé stesso e sempre più riluttante rispetto alla vera 'causa', è un personaggio tragico da antologia. E poco importa se le sue considerazioni sulla storia e sul destino umano paiono troppo pessimiste. Sono comunque le idee di Irene, e bisogna stare al suo gioco.

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    Romolo Ricapito

    26/05/2013 01:10:48

    L'affare Kurilov è il primo romanzo di Irène Némirovsky a non avermi convinto. Ambientato nella Russia zarista, segna uno spartiacque. Con esso la scrittrice naturalizzata francese ritorna alle sue origini descrivendo un'ambientazione nella Madre Patria che ha dunque due intenti: recuperare le sue radici e offrire uno spaccato politico di Storia. In questo la Nemirovsky però fallisce: sia perché l'io narrante maschile, tale Legrand ,che morirà in Svizzera lasciando una cartella con dieci pagine dattiloscritte puntate insieme (scritte a Nizza nel 1931) non è molto centrato. Inoltre nel rigore della verosimiglianza la scrittrice umanizza il Ministro della Pubblica Istruzione Kurilov laddove egli è un vecchio acciaccato che si fida del suo futuro carnefice e non un insopportabile tiranno. Kurilov è un burocrate visto in tutta la sua umanità: il cosiddetto "Pescecane" è un abile politico che è capace di galleggiare a vista e risorgere dalle sue ceneri.Tra Sturm und drag, Rivoluzione d'Ottobre e quant'altro le pagine maggiormente riuscite sono quelle finali, nelle quali l'azione si chiarifica , focalizzandosi sul rapporto subalterno-superiore laddove il coprotagonista, che si finge un medico, è un rivoluzionario dal volto umano, interessato più a capire la sua vittima che ad ammazzarla. In questo testo la Némirovsky non convince forse, anche perché allontanatasi dalla natia Russia da anni e anni, fisicamente ma soprattutto culturalmente ,non riesce a trovare in essa nuova linfa per le sue argute descrizioni di psicologie ambigue, limitandosi a descrivere con completezza, ma con una certa estraneità un affresco storico per il quale difficilmente si prova coinvolgimento.

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    nihil

    30/01/2012 10:32:30

    Che dire di Irene se non che non perde un colpo? I suoi libri sono tutti di altissimo livello e stupisce sempre che così giovane abbia saputo leggere mirabilmente le situazioni e le persone. Se devo fare un appunto, lo faccio a Sartre che nel libro "Le mani sporche" praticamente ha scritto lo stesso libro, con finale quasi diverso. Qualcuno se n'è accorto? In compenso H.Miller con il libro "Sono tutti figli miei" ha rescritto un episodio di "La suite francese"! Che siano solo coindidenze?

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    adriana

    08/11/2010 12:20:45

    A mio avviso uno dei suoi più belli (e credo di averli letti quasi tutti).Il personaggio del "Pescecane", l'atmosfera coinvolgente tutto è reso in modo perfetto.

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    manuela

    06/04/2010 15:57:08

    Non mi ha convinta. Non male, ma decisamente al di sotto di altri racconti dell'A.

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    Falco

    11/03/2010 15:15:39

    Straordinario romanzo che conferma la grandezza dell’autrice. Che bravura a descrivere il carattere e i sentimenti dei suoi personaggi…. Una scrittura che ci lascia senza fiato, incalzati da un ritmo perfetto. Una storia russa d’inizio 900 che mi ha fatto riflettere per la sua attualità.

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    Biagio Mastrangelo

    06/03/2010 11:13:53

    Straordinaria forza evocativa e analisi psicologica dei protagonisti. Da non perdere, insieme agli altri romanzi scritti dalla Nemirovsky!

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    emanuela

    24/01/2010 17:55:24

    Sì, libro diverso da altri di questa meravigliosa scrittrice. Piccolo libro prezioso, in cui Irène affronta episodi oscuri della storia russa: ma la storia, nelle sue mani, diventa umanità. Kurilov è, nel bene e nel male, un personaggio straordinario, direi indimenticabile nel suo mix di forza, arroganza, debolezza, fragilità. E Leon, l'io narrante, dolorosamente cresce e matura, partendo da una situazione di totale anaffettività fino alla comprensione di un altro mondo, di un'altra realtà. E le notti chiare di San Pietroburgo, più belle, più affascinanti di quelle di Dostojevskj...che doni ci fa Adelphi con la pubblicazione di questi capolavori...

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    carmen aconito

    05/01/2010 16:28:45

    Mi chiedo se qualcuno riesca a resistere a questa grandiosa e splendida scrittrice. Fortunati quelli che ancora non l'hanno scoperta. Anche questo libro è un piccolo gioiello. Scritto benissimo, asciutto, determinato, psicologicamente perfetto. Il grande rammarico è arrivare all'ultima pagina. Invito alla lettura anche quelli più ostinati

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    M.T.

    16/11/2009 18:10:41

    La Nemirovsky ha la capacità di "scavare" nell'animo umano cogliendone le più sottili e profonde emozioni; e ogni sua opera ti lascia qualcosa di speciale e unico, un messaggio di profonda pietas...

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    claudio

    10/11/2009 07:29:29

    Ennesimo libro della Nemirowski ed ennesimo successo. Libro diverso dai precedenti: questo ha come protagonista un giovane russo emigrato con la madre in Svizzera durante gli ultimi anni dell'800 ed allevato da rivoluzionari e per la rivoluzione. Viene pertanto scelto per uccidere un personaggio di primo piano del regime zarista, il ministro Kurilov. Ma lì nascono i dubbi del nostro: entrato in casa del ministro come medico, lo segue passo passo nella sua lotta per la vita, con un grande attaccamento allo zar e al dovere. E pian piano viene meno la voglia di giustiziare "Il Pescecane".

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