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Giovanni Buzi

Curatore: G. Cutore
Editore: Tabula Fati
Collana: Carta da visita
Anno edizione: 2005
Pagine: 192 p., Brossura
  • EAN: 9788874750764
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    Bruna Nizzola

    29/10/2007 10.22.00

    "Agnese" è un libro di memoria nel quale, però, l'autore riesce a superare quello che fu definito "il limite italiano" di una certa narrativa, la vocazione all'idillio, alla memoria, appunto, all'autobiografia, per arrivare alla cronaca reale, alla storia, quella di una generazione: gli anni di "Carosello". Superati, ormai, gli affanni di un lungo dopoguerra, gli italiani, compresi gli abitanti del paese natio dell'autore, s'affacciano cautamente al mondo del benessere, del "consumismo". Ne fanno fede motorini e seicento, certe pretese d'eleganza dell'abbigliamento femminile e il già marcato predominio della televisione nella vita quotidiana. Il ricordo della madre, cuore del racconto, s'allarga alla rievocazione della vita del borgo e dei suoi abitanti. Ne esce un vivace affresco di figure, sveltamente ritratte, che ritmano il colloquio dello scrittore con la sua memoria. Il tutto viene espresso con un divertente "lessico familiare" rivelatore della bonaria arguzia, del gusto per lo scherzo che accompagnavano i tempi ancora semplici della vita paesana. Poi ci sono i temi intrecciati dei colorati paesaggi naturali, (l'autore non può che essere anche pittore) con i paesaggi interiori di un animo infantile. L'intera narrazione, in realtà, trascolora dal fatto raccontato all'intimità del sentire, delle emozioni, per arrivare e concludersi, con pudore delicato, nell'impatto, inevitabile per tutti, con il dolore. E' proprio la possibilità, per ciascuno di noi, di ritrovarsi in questa storia che la rende interessante e gradevolmente fruibile alla lettura.

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    Renzo Montagnoli

    04/02/2006 15.13.36

    L’approccio con questo romanzo, costituito dalla copertina, offre già un’idea di quello che sarà il suo contenuto. Sullo sfondo di una vecchia casa si stagliano le immagini di una giovane signora sorridente che stringe a sé un bimbo vestito già da ometto e con lo sguardo che esprime sorpresa, come se il lampo del fotografo lo avesse colto all’improvviso, fermando in tal modo il trascorrere del tempo all’epoca felice della gioventù. Il fanciullo in questione è lo stesso autore e la dama accanto è proprio Agnese, quella mamma che, nonostante il passare degli anni, resta sempre nei nostri ricordi più belli, mai invecchiata, ma come la si vedeva quando si pendeva dalle sue labbra, quando ci si rifugiava fra le sue braccia protettrici. Agnese non è però solo il romanzo dei ricordi di un’infanzia, ma anche una pregevole ricostruzione di un’epoca, focalizzata nelle immagini di gite fuori porta con le prime utilitarie, di donne prosperose, pregne di una femminilità familiare e non ancora in lizza con gli uomini nella corsa ai primati di una società che sta crescendo e che diverrà dimentica del suo più genuino e tradizionale passato. Giovanni ha saputo conservare dentro di sé quelle osservazioni tipiche dei bambini e, da adulto, riesumarle per costruire, grazie a un pregevole collage, un quadro d’insieme non stereotipato, ma naturale, per non definire quasi spontaneo. E con sapienza sa alternare pagine gioiose ad altre ben più tristi, in un filo conduttore che mai si spezza, perché sempre latente c’è il timore di perdere la madre, il che poi avverrà effettivamente, troncando bruscamente la parentesi della fanciullezza per proiettarlo, con la morte della persona cara, nella realtà degli adulti. Leggo, per passione, tanti romanzi; di questi, non pochi esauriscono il loro interesse non appena chiusa l’ultima pagina, mentre altri mi accorgo di averli dentro di me, compagni fedeli della mia vita e “Agnese” è fra questi.

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