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Giorgio Bassani

Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 134 p. , Brossura
  • EAN: 9788807881794

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    Renzo Montagnoli

    21/06/2016 10.04.06

    Bassani anche in quest'opera tratta il problema dell'emarginazione, particolarmente avvertita in un autore che, in quanto ebreo, ha subito le persecuzioni razziali. In lui il concetto di emarginazione è più marcato, perché in effetti si tratta di esclusione dalla società, non di una messa in disparte, ma di un ostracismo pernicioso che in un essere umano, portato per sua natura alla convivenza con i suoi simili, finisce con il provocare l'avversione per una vita che non ha più senso. Anche in questa storia, che si svolge in un giorno freddo e nebbioso dell'inverno del 1947, in una zona d'acque della Bassa, sul Po di Volano, il protagonista, Edgardo Limentani, proprietario terriero ed ebreo, nel corso di una battuta di caccia prende coscienza del fatto che il mondo in cui vive non è più il suo. Il pericolo dei rossi, che intendono trattare con i padroni da pari a pari, quell'atmosfera di sudditanza dei contadini che esisteva prima della guerra e che ora non solo non c'è più, ma che è sostituita da toni baldanzosi, l'amore scemato per la moglie, l'affievolimento di quello verso la figlioletta, la sua origine razziale per cui ritiene di essere discriminato perfino da chi, ex ebreo, si è convertito al cristianesimo, lo fanno sentire un escluso, gli fanno invano rimpiangere la vita che in passato conduceva. Avverte sempre più crescente un sordo dolore per un'esistenza che per lui non ha più senso e cerca disperatamente una soluzione che troverà osservando in una vetrina un airone imbalsamato. Non aggiungo altro, perché è giusto che lo scopra il lettore. Il romanzo presenta, oltre alla trama, pregi indiscutibili, come la capacità di ricreare l'atmosfera ovattata della Bassa nella nebbia e la corrosiva presa di coscienza dell'autore, in un ritmo lento che amplia i tempi di un giorno e che invita a soffermarsi sui singoli periodi, sempre funzionali alla vicenda. Da leggere senz'altro.

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    paolo

    09/04/2014 22.35.23

    L'ultimo giorno della vita di un uomo che ha perduto ogni possibile punto di appoggio. L'inestinguibile malinconia del Signor Limentani, signorotto ebreo disorientato dall'essere sopravvissuto in un luogo e in anni in cui quelli come lui dovevano morire, raccontata senza l'enfasi di gesti rabbiosi o disperati, senza fughe lontano o scelte di rottura. Solo un giorno e una notte di progressivo allontanamento dal consorzio umano, spingendosi nelle nebbie familiari e rassicuranti un tempo, ma divenute ora ostili, del delta del Po, fino alla rivelazione finale, entusiasmante, di un'unica possibile liberazione dal fardello della vita. La grande letteratura italiana del 900, dimenticata ma ineguagliabile.

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    alida airaghi

    20/07/2013 11.01.25

    Nel primo dopoguerra, in un nebbioso dicembre che invade le campagne ferraresi anestetizzandole con la sua penetrante umidità, il proprietario terriero Edgardo Limentani decide di riprendere un'abitudine abbandonata da molti anni, dedicandosi una solitaria battuta di caccia sulle sponde limacciose del Po. Ma già dalla meticolosa preparazione mattutina viene sopraffatto da un'invincibile stanchezza e ripugnanza per tutto ciò che lo circonda, a cominciare dal suo stesso corpo ("Come era meschino e antipatico anche il suo viso, come era assurdo!"), descritto con implacabile e disgustata severità nelle sue esigenze fisiologiche. Anche la vicinanza della moglie volgare e avida, la bambina indifferente, la madre senescente e smemorata, i domestici pigri, le trattorie fumose e dozzinali non fanno che aumentare il suo fastidio insopprimibile per la vita: " non c'era più niente che non lo urtasse, non lo ferisse...". Immerso in un "cupo pozzo di tristezza accidiosa", qualsiasi cosa gli provoca "il consueto, amaro senso di estraneità, quasi di repulsione", e la giornata di caccia in cui non riesce a sparare un colpo (e osserva la natura, gli uccelli, l'agonia di un airone ucciso con crudele e gratuita noncuranza), diventano metafora della sua banale esistenza: "Come diventava stupida, ridicola, grottesca, la vita, la famosa vita...E come ci si sentiva bene, immediatamente, al solo pensiero di piantarla con tutto quel monotono su e giù di mangiare e defecare, di bere e orinare, di dormire e vegliare, di andare in giro e stare, in cui la vita consisteva!" La realtà ambigua, l'opportunismo politico di ogni ambiente, i tradimenti coniugali, la cupidigia economica da cui si vede assediato vengono osservati dal protagonista come attraverso una spessa lastra di vetro, che lo difende e insieme lo separa da tutto: e Bassani, in questo bellissimo romanzo che gli valse il Campiello nel 1969, accompagna il lettore con essenziale misura verso un finale inevitabile e tragico.

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