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Anna Masecchia

Editore: Marsilio
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
Pagine: 190 p. , Brossura
  • EAN: 9788831796743
Ci sono voluti oltre vent'anni, dal 1962 al 1984, per trasporre sullo schermo una parte di uno dei libri chiave del Novecento, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Dal progetto di Nicole Stéphane, che acquisì i diritti di Un amore di Swann, si sono cimentati con l'impresa sceneggiatori come Ennio Flaiano, Suso Cecchi D'Amico e Harold Pinter, e registi del calibro di René Clement, Luchino Visconti e Joseph Losey. Solo nel 1984 esce l'omonimo film di Volker Schlöndorff, sceneggiato da Jean-Claude Carrière e Peter Brook.
I nomi elencati rendono la complessità e l'ambizione culturale del progetto, ma pongono anche la questione centrale per il libro di Anna Massecchia: in che misura la poetica e lo stile narrativo proustiani possono trovare un'adeguata resa in ambito cinematografico? E in che modo si sono evoluti i rapporti tra letteratura e cinema negli ultimi decenni, considerando anche le mutazioni dell'orizzonte culturale in cui un testo viene prodotto e assorbito?
In questa prospettiva, il libro non si limita a una rigorosa e accurata analisi comparata (fra il testo originario proustiano, le varie sceneggiature e i film realizzati), che interesserebbe una nicchia di specialisti, ma allarga le prospettive a questioni più ampie, che aggiornano il dibattito sulla dialettica tra le due arti narrative ed entrano nel merito delle specificità e delle trasversalità di ciascuna, sempre considerando l'evoluzione culturale in cui vanno contestualizzate, sia in riferimento all'orizzonte teorico che ai livelli di ricezione da parte dei lettori e degli spettatori.
L'autrice coglie bene il cambio di paradigma tra l'idea di "fedeltà" al testo letterario, rielaborata nel capitolo dedicato alla realizzazione di Un amore di Swann, prima citato, e il concetto di "rifrazione" del testo letterario al cinema, secondo un'accezione che prevede il confronto e l'innesto di poetiche e bagagli culturali differenti. In questo senso, i capitoli centrali sono dedicati all'analisi di due film proustiani non solo nel soggetto, ma anche nella loro dichiarata ambizione di rielaborare i nessi tra temporalità e narrazione, tra percezione soggettiva dello spettatore e io narrante del testo, ovvero Le temps retrouvé (1999) di Raul Ruiz e La captive (2001) di Chantal Akerman. Intrecciando l'analisi comparatisca e l'analisi del film, secondo una prospettiva semio-pragmatica, Massecchia sottolinea la profonda attualità della lezione proustiana nel cinema contemporaneo, rilevandone le influenze anche in autori eterogenei come Fabio Carpi, Percy Adlon e Jon Jost.
È trascorso quasi un secolo, ma il cinema ha imparato a non limitarsi a essere un'arte della mimesi naturalistica, percorrendo nuove prospettive capaci di elaborare l'eredità narrativa ed estetica della Recherche.
Michele Marangi

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    Luca Bindi

    31/01/2009 18.26.00

    Un'imperdibile ricerca fatta di rigorosità e passione sul legame profondo tra letteratura e sostanza (anche biologica) del cinema. I binomi inscindibili di realtà e memoria, linguaggio e corpo, immagine e forma, prendono vita nelle pieghe di un testo che ci svela intimi spettatori di uno schermo da sempre esistente, in una ininterrotta "recherche" di senso. Un piccolo grande gioiello di Anna Masecchia che apre alle strutture e al sentimento della vita e del cinema.

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