Al paese dei libri

Paul Collins

Traduttore: R. Serrai
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 12 maggio 2010
Pagine: 216 p., Brossura
  • EAN: 9788845924880
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Descrizione
Ma che idea, lasciare la California per un brumoso paesino della campagna gallese! Se non fosse che il paesino è Hay-on-Wye, "la Mecca dei bibliofili", dove c'è una libreria antiquaria ogni quaranta abitanti, e dove si celebra ogni anno uno dei più noti Festival della Letteratura - e se non fosse che il pellegrino è Paul Collins, instancabile e ardimentoso cacciatore di libri perduti e stravaganti. Ingaggiato nel 2000 da Richard Booth, il libraio che nel 1977 si proclamò Re del Principato Autonomo di Hay, Collins si è potuto dedicare per sei mesi alla sua attività preferita: frugare tra cataste di "libri effimeri che fin dall'inizio non erano destinati a durare", e tramandarci le loro storie. Ed ecco le ponderose raccolte di riviste obsolete, le memorie apocrife o anonime, gli autori che scrivono dall'aldilà, e le prime edizioni "grigie e pesanti come tombini". Mentre cerca casa, fantasticando di stabilirsi definitivamente in un grande "pub sconsacrato" del Seicento, il Sixpence House, Collins riesce anche a far domanda per un seggio alla Camera dei Lord (quella "specie di governo mediante copula. Una spermocrazia, se preferite"). Oltre che una incantevole tranche de vie, "Al paese dei libri" è una sorprendente meditazione sul valore dei libri nel tempo - e sulla volubile sbadataggine del passato, "l'unico paese dove è ancora lecito prendersi gioco degli indigeni".

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    Giulio

    31/01/2014 12:39:08

    Scelto a caso (la copertina mi ha incuriosito). Mi ha accompagnato in pomeriggi e sere di freddo invernale. Una sorta di romanzo autobiografico. Paul, scrittore americano, parte per Hay on Wye, un piccolo paese del Galles, meta di bibliofili da tutto il mondo. Un omaggio alla lettura e ai libri dimenticati, che anche se nessuno leggerà mai più, conservano inalterata la loro ricchezza e attendono che qualcuno risvegli il messaggio che contengono.

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    Barbara

    11/11/2010 21:12:04

    E' carino! Molto carino nel suo genere ovviamente, non in assoluto. Bella la descrizione di Hay, le atmosfere dei vecchi locali britannici, l'odore polveroso dei libri che pervade ogni angolo della pagina. Io lo consiglio come lettura per i mesi freddi, sempre che, come me, abbiate l'abitudine di classificare le letture in base alla stagione migliore per goderne!

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    Anna

    09/09/2010 19:09:59

    Che invidia Mr. Collins!!!!!!!!!!

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    cecilia

    29/07/2010 20:36:24

    Carino, molto carino...non un libro che leggi tutto d'un fiato, non è certo una storia avvincente, ma è un testo curioso con alcuni passi veramente gustosi. Vincente la scelta della copertina, molto indovinata ed invitante (mi fa pensare alle difficoltà incontrate dall'autore per la scelta del titolo del suo libro). Non ho letto altro di Collins, e appena terminata l'ultima sconsiderata decina di libri acquistati, penso che Barnard possa essere una lettura altrettanto gradevole.

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    orwell

    27/06/2010 22:32:20

    un libro carino, senza pretese e con alcune battute sfolgoranti che valgono il prezzo del libro

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    Diego

    16/06/2010 13:26:22

    Mi sono piaciuti moltissimo gli altri due libri di Collins, soprattutto Né giusto né sbagliato, che mi ha ricordato Nati due volte di Pontiggia. Questo forse è un libro minore, ma molto piacevole per chi ama il suo modo di scrivere. Nell'era dell'e-book, un bellissimo tuffo nel cartaceo.

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    Massimo Gatta

    27/05/2010 11:04:17

    Aspettavo questo Collins dall'ultima pagina de La follia di Banvard, un capolavoro asimmetrico, dicendomi che avrei trascorso qualche giorno di puro godimento letterario con il surplus del piacere di avere tra le mani un libro sui librai e le librerie, genere che curo come un orticello inviolato e metafisico. Inoltre mi ero appena separato dal godibilissimo Un inedito di Hemigway, che consiglio come l'aspirina, quando mi giunge il pacchetto col Collins. Doppia lettura per essere sicuro del mio 3; confermato in pieno. E' un libretto scritto in maniera affrettata ma soprattutto su un tema difficile da rendere romanzesco: un paese di librerie e di libri ma sostanzialmente noioso, solitario, poco esaltante. Collins, comunque, fa il massimo per rendere appetitoso il tema ma purtroppo il suo resta un libro abbastanza scontato e sostanzialmente inutile. Pochi gli scatti geniali, ridotta al minimo la sorpresa, nulla di notevole. Peccato. Resta la bella copertina, ma direte giustamente: chi se ne importa, e avete perfettamente ragione. Mi butto su La libraia di Orvieto di Valentina Pattavina (Fanucci) e sull'altrettanto atteso (e altrettanto deludente) Tutti gli uomini sono bugiardi di Alberto Manguel (Feltrinelli). Tenetevi invece strettoalcuore (tutto attaccato) Mutandine di chiffon del grandissimo Fruttero, la classe non è acqua, credetemi.

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