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Euripide

Curatore: G. Paduano
Anno edizione: 1994
Formato: Tascabile
Pagine: 160 p.
  • EAN: 9788817169318

Alcesti è la più antica fra le tragedie di Euripide a noi pervenute. Ispirata a un mito di cui si narra anche nel Simposio di Platone, essa mette in scena una storia d'amore, che ha per protagonisti il re di Tessaglia Admeto e la sua sposa Alcesti. Admeto ottiene da Apollo la possibilità di sfuggire alla morte, a patto che un altro si sacrifichi al posto suo. A dare la vita per lui non sono i vecchi genitori, né gli amici fidati, ma la giovane moglie, che con l'estremo dono di sé attesta la forza di una passione capace di andare oltre la morte. Ciò che affiora dalle scene più toccanti dell'opera è l'intuizione del valore assoluto dell'eros, compatibile anche con la sfera della morte, nella quale i due sposi proiettano la durata perenne del loro legame.
L'analisi di Paduano fa emergere la sottile strategia del testo, offrendo prospettive critiche di grande interesse.

Recensioni dei clienti

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    Lady Libro

    25/02/2013 21.28.16

    L' "Alcesti" è una delle opere più belle che io abbia mai letto; l'ho amato a tal punto da averlo divorato in poche ore, e di certo non solo per la sua brevità. Ho perfino pianto, mi ha veramente commosso, lasciandomi un dolce peso sul cuore. Innanzitutto si nota subito che il vero protagonista della tragedia è il sentimento. I sentimenti, per essere precisi. Perché Alcesti, sebbene dia il titolo all'opera, scompare dopo le prime pagine. Muore dopo aver dato un lungo e struggente addio ai figli e all'amato marito Admeto per cui ha accettato di morire, sostituendolo nel suo triste fato. Sarà solo la sua memoria a rivivere durante la narrazione. Il titolo, quindi, esprime una rievocazione spirituale ormai passata, più che indicare un personaggio vero e proprio. Ma è sicuramente Admeto la figura più enigmatica, multiforme e tormentata di tutti. Admeto è il dolore che piange senza fine la donna morta che tanto amava e che a sua volta ha dato prova di grande amore. E'la disperazione per un destino così crudele e irreversibile, è la rabbia e l'odio nei confronti del padre e della madre che, in tutto il loro egoismo, hanno mostrato un forte attaccamento alla vita, seppur ormai anziani, permettendo che morisse una giovane fanciulla nel fiore dell'età. Non una semplice donna, ma la sposa della carne della loro carne. Ma quello che più ho amato in assoluto è senza ombra di dubbio Eracle. Il grande, possente e invincibile Eracle che qui mostra tutta la sua umanità e grandezza d'animo. Potrà sembrare assurdo, ma è stato proprio il gesto di Eracle a commuovermi: per un torto pressoché piccolo, almeno secondo la nostra ottica occidentale e moderna, egli per rimediare fa un favore così grande, se non addirittura impossibile. Non so, questa azione mi ha toccato profondamente. Inutile dire che lo consiglio assai vivamente!

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