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L' aleph

Jorge L. Borges

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Traduttore: F. Tentori Montalto
Editore: Feltrinelli
Edizione: 31
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788807803345

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    Luigi

    25/04/2014 21:59:02

    Tutto parte dalla prima lettera dell'alfabeto fenicio l'Aleph appunto, che rappresentava un toro attraverso una V solcata da una linea orizzontale che delimitava le corna. Ora nell'alfabeto greco, complice il diverso modo di scrivere, tale grafema subì una rotazione diventando Alfa che è giunta fino a noi come A. In pratica la nostra lettera A rappresenta uno sdoppiamento della A fenicia; su questo presupposto sono basati i 13 racconti che formano questo romanzo. "L'immortale", il racconto introduttivo, contiene tutti i temi che saranno poi sviluppati in seguito: il labirinto simbolo dell'inesplicabilità della vita; l'eterno ritorno : tutto quello che succede è già successo e succederà ancora; il tema dell'uno che si fa molteplicità(visione panteistica); il tema della metempsicosi per cui l'uomo vive attraverso varie reincarnazioni (alla fine del primo racconto il narratore scoprirà di essere stato ben sei persone diverse); il tema dello specchio. Considerato che l'Aleph rappresentava presso i Fenici un toro, ecco che tra i racconti troviamo "Asterione" (altro nome del Minotauro) rinchiuso nel suo labirinto in attesa del suo destino, tema quest'ultimo che Borges sviluppa in maniera fatalisticamente determinata tendente al nichilismo. Il tema della rotazione e dello sdoppiamento lo si ritrova sia ne "Lo Zahir", una moneta di cui è possibile vedere il diritto ed il rovescio come se fosse in rotazione, che rappresenta gli opposti che di uniscono e l'Aleph, il racconto che dà il titolo al romanzo, rappresentato come una piccola sfera in cui è contenuto tutto il cosmo senza distinzione di tempo e di spazio: un hic et nunc permanente. Infiniti sono i riferimenti e le influenze di altri autori, Platone e il mondo delle idee, Vico per i suoi corsi e ricorsi storici, Nietzsche per l'eterno ritorno, ma soprattutto Dante Alighieri, presente con il cognome anagrammato Daneri nell'ultimo racconto insieme alla sua Beatriz. Infine Jorge da Burgos ne "il nome della rosa" è Borges

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    Gondrano

    10/04/2013 10:36:19

    Non riesco a commentarlo se non con una parola: meraviglioso. E "La casa di Asterione" è il più bel monologo sul diverso che abbia mai letto.

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    Moreno C.

    16/12/2012 12:20:17

    Borges, con la tipica sua scrittura personalissima e inimitata che è Arte, continua a scandagliare i territori dell'Immateriale, del Metafisico, dell'Eterno, dell'Illusorio; questa volta con piglio leggermente meno bibliofilo e saggistico del solito e con spirito più conforme alla narrativa propriamente detta. Questo "L'Aleph" è pieno zeppo di tinte epico-mitologiche: cosa che, se non stupisce nei racconti dove l'oggetto è apertamente di matrice ellenica, sconvolge estaticamente, per il contrasto sublime che si crea, in quelli che sono di argomento contemporaneo. Come a volerci suggerire che tutto quello che accade (dalle vicende collettive più elaborate agli episodi singoli più banali, fino ai semplici fortuiti dettagli che caratterizzano qualsiasi attimo) adempiono a schemi imperituri che mettono i pratica se stessi sin dall'inizio dei Tempi.

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    angelo

    12/09/2012 23:00:29

    Folgorante e vertiginoso, un libro che mi ha cambiato la vita. Mi ha confortato e tenuto compagnia in molti momenti della mia vita. L'ho letto una ventina di volte.

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    angelo

    06/09/2012 15:48:20

    Ingredienti: racconti inseriti in mondi ed ere diverse, intrecci manovrati da forze misteriose ed irrazionali, protagonisti che vivono ai bordi della normalità, misteri racchiusi tra labirinti, sogni e appuntamenti del destino. Consigliato: a chi ama le trame create con la parte meno razionale del cervello, a chi sa spiegare con la fantasia i segreti più oscuri alla logica.

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    ivano leone

    25/08/2011 14:37:20

    Racconti Fantastico/Metafisici - le cui atmosfere hanno spesso richiamato, alla mia memoria, quelle di H. P. Lovecraft- ricchi di riferimenti filosofici, mitologici e teologici -gli sfumati confini tra Ortodossia ed Eresia-, che conducono, in fine, alla Visione Mistica dell'ALEPH: ..vidi il tuo volto, e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l'oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l'Inconcepibile Universo.

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    Angelo M.

    17/05/2011 15:44:36

    Due racconti su tutti valgono l'intero libro... L' Immortale e La casa di Asterione..Geniale e visionario. Da leggere.

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    antonio

    30/01/2009 18:51:41

    racconti che ti fanno entrare nei temi dell'infinito e superare la linea del visibile. da leggere anche a piccoli pezzi per apprezzarl di più

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    Maurizio680

    28/11/2008 18:11:10

    Insieme a "Finzioni" é il massimo capolavoro del genio assoluto di Borges. Semplicemente inarrivabile.

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    Tony Cats

    28/10/2008 17:54:54

    E' il capolavoro di Borges, per lo meno per quanto riguarda i racconti; i mondi di Borges sono esperienze veramente affascinanti dentro le quali perdersi nella poesia delle sue trame

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    Lucia 78

    23/03/2008 21:17:19

    Ho l'abitudine di sottolineare,quando leggo, le frasi o le parole che mi colpiscono...leggendo questo libro ho rinunciato a farlo: avrei finito per sottolineare tutto. I racconti non coinvolgono tutti alla stessa maniera, questo è vero, ma sono tutti in un modo o nell'altro unici ed allo stesso tempo sembra che gli uni partecipino agli altri. Un gioco di specchi, un richiamo di echi che da la sensazione di leggere un'opera unitaria, non un insieme di racconti. Penso che questo basti...per avere un'idea più precisa bisogna leggere questo libro e il più possibile di Borges! Buona lettura

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    roberto cocchis

    06/12/2007 15:08:00

    Si può leggere tutto di fila o saltando da un capitolo all'altro, ma il risultato è sempre di rara suggestione. Non capisco chi definisce Borges pesante.

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    Stefano O

    18/11/2007 19:28:39

    Noi siamo un frammento di materia,legato ad un frammento di tempo,ma,complice anche la letteratura, i miti,la filosofia...il sogno,sen- tiamo il peso della totalità infinita che in ogni istante attravera quel frammento,spalanca l'abis- so della vertigine,insinua il dubbio che spazio, tempo,realtà,universo,non siano ciò che crediamo. Da questo prende origine la poetica di Borges.

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    paolo, catania

    28/04/2007 14:20:45

    Pur riconoscendo in Borges il vero capostipite della letteratura postmoderna (con buona pace di John Barth e degli americani), solo circa un terzo di questi racconti mi ha folgorato. Gli altri li ho trovati alquanto noiosi e datati, un po' per lo stile "metanarrativo" e aneddotico, un po' perchè i temi, qui semplicemente enunciati, sono stati trattati più approfonditamente da altri autori nei decenni successivi

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    antonio

    26/10/2006 17:30:30

    E'il libro di racconti più bello che abbia mai letto!Borges è geniale quanto raffinato nel dispensare a noi lettori comuni mortali la sapienza fantastica di temi come l'immortalità e l'immaginazione.Patrimonio artistico dell'umanità.

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    Jules

    09/09/2006 18:02:19

    Anche i commenti precedenti non lasciano spazio a dubbi, raccolta di racconti geniali, da possedere assolutamente come del resto Finzioni e Il libro di sabbia.

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    Buonaria84

    20/04/2006 00:44:29

    Esiste forse un libro che racchiude nel suo spasmo l'intera letteratura della storia umana? Ho avvertito la possibilità di racchiudere infinite letterature in una semplice parola, in una semplice frase o pagina. Borges agogna forse a tanto. L'Aleph, come tanti suoi libri, non vuole insegnare, affermare, stupire o dimostrare; è il lettore che crea la pagina, la parola, che sorvola le sue citazioni penetrando nel labirinto della conoscenza. Borges mi stupisce perchè neutro. La sua erudizione raggiunge la neutralità, fondendo nella singola parola culture millenarie e diversissime (si passa da Averroè a Pope da S.Agostino a Nietzche). Borges mi affascina perchè ha osato sfidare i limiti dell'illimitato uomo, perchè ha tentato il dialogo con l'universo. E per questo la sua pagina è infinita.

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    Romano De Marco

    06/03/2006 09:33:02

    Nel corso della lettura mi tornavano continuamente alla memoria i versi di Aldo Nove riportati sulla copertina di COVERS. Sono versi che parlano di un uomo nascosto dentro l'uomo. Un vero e proprio grido di dolore soffocato dall'indifferenza di un'epoca strana e dispersiva che rende difficile guardare dentro (e fuori..) se stessi. L'ALEPH parla anche dell'intimo rifiuto ad accettare passivamente l'aspetto decadente, debole, moralmente e ideologicamente ambiguo, dell'uomo occidentale medio, vittima di se stesso e di un imperfetto sistema sociale al quale ha sacrificato buona parte della sua più genuina umanità e della sua forza interiore. Un dualismo e una contraddizione nella visione del mondo di Borges che anzichè minare la sua credibilità e la sua grandezza, la accrescono in maniera esponenziale. Dall'alto della sua inarrivabile, infinita eleganza, l'autore riesce a indirizzare con assoluta precisione la sua ricerca verso un uomo che vive una dimensione tutt'altro che distaccata dalla realtà. Un uomo che ha a che fare con la ferocia, con la violenza, con la più gretta ignoranza, con il ferro, con la sporcizia, con il dolore fisico, con la furia degli elementi. Un uomo che riconosce ed accetta i concetti di onore, di predeterminazione, di coerenza. La cultura di Borges sembra non avere limiti di sorta e lascia letteralmente esterefatti conducendo il lettore in una vera e propria dimensione parallela dove non si può non rimanere rapiti dall'estremo equilibrio che l'autore imprime a racconti che di volta in volta affrontano temi universali e al tempo stesso intimisti parlandoci di tanti universi esterni ed interni all'uomo. Soprattutto ad un concetto di uomo "alto", non legato a sentimenti espressi in forma banale o vittimistica. Una ricerca del proprio infinito, che abbraccia l'universo intero, le scienze, la religione, il fantastico... Dopo aver letto Borges bisognerebbe fermarsi a RIPENSARE Borges...

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    Gaia Zamburlini

    27/02/2006 09:08:31

    (continua) I 17 racconti si articolano tra tematiche eternamente attuali (la giustizia e la sua oggettività), descrizioni fantastiche di architetture impossibili (La città degli immortali, La casa di Asterione, il carcere), misteri mitologici (i labirinti, che rimandano ad arcane simbologie dell’irrazionalità della mente umana) e i paradossi geometrici che evocano la cara tematica del “senza fine” (Ogni linea retta è l’arco di un circolo infinito). Come in un puzzle, poi, al 17° racconto (l’aleph), i tasselli di pensieri trovano un loro ordine mentale (presunto o reale?!) nel lettore che, nello sforzo sovrumano di unificare e comprendere un presupposto “tutt’uno”(di qualunque valenza religiosa), conclude con amarezza l’impossibilità fisica e mentale di visualizzare un’unicità di esperienze. Ciò che gli resta è l’ordine (questa volta unico) che egli stesso, nell’affermazione del proprio Io, può scovare nei suoi ricordi: le foto di Beatriz defunta non rappresentano forse il dolore universale della morte, unico limite provvisorio al pensiero del comune mortale? Ed è proprio la possibilità di comunicare questo sentimento di unicità universale che spinge Borges a servirsi di una realtà allegorica di rimandi, affinché diventi la parola l’unico mezzo possibile in grado di donare realtà materiale al tutto, nella sua contraddittoria unicità.

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    Gaia Zamburlini

    27/02/2006 09:02:46

    Apocalittico e profetico, misterioso e filosofico, quest’insieme di racconti di Borges si presenta come un turbinio di citazioni e rimandi che spaziano in luogo e tempo, trascinando con sé il lettore in molteplici viaggi virtuali. Questi, come in un caleidoscopio, si frazionano al loro interno in una miriade d’immagini e pensieri che sembrano quasi voler burlarsi del lettore attraverso un gioco sottilmente barocco e decisamente sofisticato. Tutto-e niente-risulta così chiaro alla mente dell’uomo, che appare a prima vista troppo “limitata” per comprendere la pluralità delle realtà che lo circondano: come può infatti l’essere umano affermare il concetto di immortalità quando tutto ciò che lo circonda è perituro? Come può sopportare la filosofia dei corsi e ricorsi della storia quando ogni evento appare circostanziale? Come giustificare la singolarità dell’esperienza umana nel momento in cui si realizza che, nella varietà che ci circonda, gli opposti coincidono sempre? E quest’idea di pienezza, di un tutt’uno quale il mondo, intero in ogni sua singola rappresentazione, non può che avvicinarci al concetto di volontà schopenhaueriana che, come il mondo, è intera in ogni singolo individuo. Il problema sta dunque nel capire quanto, e come, quest’individuo singolo e irrepetibile sia disposto a cogliere la parola di un dio trascendente, che racchiude in un’unica rappresentazione un universo pieno di mondi. (segue)

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  • Jorge L. Borges Cover

    Di famiglia benestante e colta, originaria in parte dell’Inghilterra (imparò prima l’inglese che lo spagnolo), dal 1914 al 1919 visse in Svizzera. In seguito, fino al 1921, fu in Spagna, dove scrisse tre manifesti di adesione all’ultraismo, apportandovi la conoscenza dell’espressionismo tedesco, nonché una nota di rigore e d’asciuttezza quasi anglosassone. Tornato in patria, pubblicò tra il 1924 e il 1925 tre numeri della rivista «Proa», con la collaborazione di Ricardo Güiraldes e di altri. Dal 1924 al 1927 collaborò a «Martín Fierro», rivista d’avanguardia che determinò una sorta di svolta generazionale: il movimento di Florida, o «martinfierrista», poi confluito nella rivista... Approfondisci
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