Categorie

Carlo Lucarelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: 194 p. , Brossura

20 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Thriller e suspence - Thriller

  • EAN: 9788806184384


Tra musica, delitti e una Bologna quanto mai vitale un giovane uomo cieco ascolta attraverso il suo scanner le voci della città. E, chiuso nella sua stanza, si trova al centro di una vicenda sanguinosa e incredibile.

Quando ho aperto il libro per iniziare a leggere questo breve romanzo devo confessare che ero un po' prevenuta dall'idea che mi ero fatta della storia: il solito serial-killer, la solita narrazione "alla maniera" pulp (quasi che fosse già un genere da bottega dell'arte) i soliti personaggi tratteggiati superficialmente, utili solo per "mandare avanti" una trama sanguinolenta da Grand Guignol. Mi sono ricreduta quasi immediatamente. Il romanzo, scritto in maniera scorrevole e, per assurdo, piacevole e spesso ironica (malgrado la drammaticità dei fatti narrati) è tutt'altro che superficiale, nient'affatto scontato e non credo si possa veramente classificarlo tra i testi "pulp".

L'autore presenta innanzitutto velocemente la scena di un delitto, un omicidio che, come vedremo in seguito, non sarà destinato a rimanere isolato. Poi ci fa conoscere uno dei protagonisti, Simone, un giovane cieco con la passione per la musica e in particolare per Coleman Hawkins, Miles Davis, Chet Baker e il suo pezzo intitolato "Almost Blue", un brano destinato ad accompagnare tutto il racconto. L'ispettore di polizia Grazia Negro è un'altra protagonista con la quale il lettore si incontra quasi subito, impegnata nelle indagini su un omicidio e decisa a provare che in realtà i delitti legati fra loro sono molti e che a Bologna gira un serial killer pericoloso pronto a colpire ancora. Sarà difficile convincere le alte sfere che le indagini debbono proseguire su questa pista, ma Grazia è una persona decisa, che sa farsi valere. Simone invece si isola, ascoltando il suo scanner, una radio che si può sintonizzare anche sulla frequenza dei telefonini, attraverso la quale, per caso, sente la voce di Grazia, una voce blu, una voce rara, bella...

Ma c'è anche la voce dell'assassino che filtra attraverso lo scanner... E il pensiero dell'assassino lo conosciamo perché l'autore inserisce alcuni momenti, alcuni rapidi flash in cui compare lui, l'iguana, il serial killer che si tramuta nelle sue vittime. Possiamo immaginare quali saranno i suoi passi successivi e trepidare sperando che Grazia e Simone, collaborando, possano scovarlo, finalmente.

E, terminata la lettura, non potremo fare a meno di cercare un'incisione di Almost Blue con la struggente tromba e la suadente voce di Chet Baker.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
- Madonna Santa! - urlò, serrando le guance tra le mani, poi si voltò e corse nel pianerottolo e giù per le scale e oltre la porta e fuori, nel cortile del palazzo, dove si aggrappò al cofano della Punto bianca e nera e si piegò in avanti, spezzato in due da un conato violento.
In ginocchio sul pavimento, al centro della stanza, la pelle dei guanti incollata al pavimento appiccicoso, il brigadiere Carrone si guardò attorno e gli sfuggì un singhiozzo roco, quasi un rutto. Provò ad alzarsi, ma scivolò sui tacchi, cadendo indietro sul sedere e poi su un fianco con uno schiocco umido e vischioso. Cercò di appoggiare la mano ma il braccio gli scappò di lato, lasciando una strisciata più chiara sulle mattonelle rosse. Finì con la schiena a terra, senza riuscire a sollevarsi, come in un incubo.
Allora serrò gli occhi e mentre annaspava impazzito, sbattendo gambe e braccia come uno scarafaggio nero rovesciato sul dorso, tra schizzi densi e tonfi appiccicosi, spalancò la bocca e cominciò a urlare.


Parte Prima
Almost Blue


Almost blue almost doing things
we used to do.

Quasi triste quasi facendo le cose
che eravamo soliti fare.

Elvis Costello, Almost Blue.

Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po' di polvere. Quella del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro chiuso di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost Blue.
A starci attenti, molto attenti, si può sentire anche quando prende fiato e stacca le labbra sulla prima a di almost, così chiusa e modulata da sembrare una lunga o. Al-most-blue... con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi.
Per questo mi piace Almost Blue. Perché è una canzone che si canta a occhi chiusi.
Io, con gli occhi chiusi, ci sto sempre, anche se non canto. Sono cieco, dalla nascita. Non ho mai visto una luce, un colore o un movimento.
Ascolto.
Scandaglio il silenzio che mi circonda, come uno scanner, uno di quegli apparecchi elettronici che spazzano l'etere a caccia di suoni e di voci e si sintonizzano automaticamente sulle frequenze occupate. So usarli benissimo, gli scanner, quello che ho dentro la testa da venticinque anni, fin da quando sono nato e quello che tengo in camera mia, accanto al giradischi. Se avessi degli amici, se ne avessi, di sicuro mi chiamerebbero Scanner. Mi piacerebbe.
Io di amici non ne ho. Per colpa mia. Perché non li capisco. Parlano di cose che non mi riguardano. Dicono lucido, opaco, luminoso, invisibile. Come in quella favola che mi raccontavano da bambino per farmi dormire, in cui c'era una principessa così bella e con una pelle così fine che sembrava trasparente. Ci ho messo tanto, tante notti sveglio a pensare, prima di capire che trasparente voleva dire che ci si poteva guardare dentro.
Per me significava che le dita ci passavano attraverso.
Anche i colori per me hanno un altro significato. Hanno una voce, i colori, un suono, come tutte le cose. Un rumore che li distingue e che posso riconoscere. E capire. L'azzurro, per esempio, con quella zeta in mezzo è il colore dello zucchero, delle zebre e delle zanzare. I vasi, i viali e le volpi sono viola e giallo è il colore acuto di uno strillo. E il nero, io non riesco a immaginarlo ma so che è il colore del nulla, del niente, del vuoto. Però non è solo una questione di assonanza. Ci sono colori che per me significano qualcosa per l'idea che contengono. Per il rumore dell'idea che contengono. Il verde, per esempio, con quella erre raschiante, che gratta in mezzo e prude e scortica la pelle, è il colore di una cosa che brucia, come il sole. Tutti i colori che iniziano con la b, invece, sono belli. Come il bianco o il biondo. O il blu, che è bellissimo. Ecco, ad esempio, per me una bella ragazza, per essere davvero bella, dovrebbe avere la pelle bianca e i capelli biondi.
Ma se fosse veramente bella, allora avrebbe i capelli blu.
Ci sono anche colori che hanno una forma. Una cosa rotonda e grossa è sicuramente rossa. Ma le forme non mi interessano. Non le conosco. Per conoscerle bisogna toccarle e a me toccare non piace, non mi piace toccare la gente. E poi con le dita sento solo le cose che ho attorno, mentre con le orecchie, con quelle che ho dentro la testa, posso arrivare lontano. Preferisco i rumori.
Per questo uso lo scanner. Tutte le sere, salgo in camera mia e metto sul piatto un disco di Chet Baker. Sempre lo stesso, perché mi piace il suono della sua tromba, tutte quelle p, piccole e profonde, che mi girano attorno e mi piace la sua voce che canta piano, come se venisse da dietro la gola e facesse fatica a uscire e per farlo si dovesse soffiare con tanto impegno da dover chiudere gli occhi. Soprattutto quel pezzo, Almost Blue, che io punto per primo, anche se è l'ultimo. Così tutte le sere e tutte le notti aspetto che Almost Blue mi scivoli lentamente in fondo alle orecchie, che la tromba, il contrabbasso, il pianoforte e la voce diventino la stessa cosa e riempiano il vuoto che ho dentro la testa. Allora, accendo lo scanner e ascolto le voci della città.
Io, Bologna, non l'ho mai vista. Ma la conosco bene, anche se probabilmente è una città tutta mia. È una città grande: almeno tre ore.
L'ho sentito una volta che mi sono sintonizzato sul CB di un camion e l'ho seguito per tutto il tempo che è rimasto nel raggio del mio scanner. Da quando è entrato finché non l'ho sentito sparire all'improvviso, il camionista ha sempre parlato con qualcuno, guidato e parlato, guidato e parlato, per tutta la mia città.

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    angelo

    24/11/2016 13.08.17

    Ingredienti: un ragazzo cieco ma ricettivo come un radar, un assassino camaleontico che si trasforma nelle sue vittime, una poliziotta giovane e decisa sulle sue tracce, una scia di corpi nudi nella Bologna universitaria degli anni ’90. Consigliato: a chi vuol tornare agli albori di cellulari e internet, a chi vive di suoni e odori.

  • User Icon

    Hyeronimus52

    01/01/2016 22.40.19

    Un'altra apparentemente improbabile coppia di investigatori, l'ispettrice di polizia Grazia e il giovane non-vedente Simone, dotato della capacità di distinguere i buoni dai cattivi in base al suono della voce, in una Bologna labirintica e sorniona, cercano di catturare un serial killer che scorrazza impunito nella città padana. In un crescendo di suspence, le ricerche non si arrestano nemmeno dopo altri omicidi fino al prevedibile finale.

  • User Icon

    Manolita

    14/04/2015 13.26.28

    Non do il minimo soltanto perché generalmente ammiro Lucarelli per cui ritengo che non si meriti la totale disapprovazione ma questo libro è del tutto privo di struttura ed è molto piatto.Più che una trama è un lineare resoconto di azioni nemmeno troppo avvincenti.Si salva la capacità di mostrare l'atmosfera bolognese.

  • User Icon

    Euge

    09/04/2015 18.02.17

    A parte un paio di pagine carine su bologna, in generale è abbastanza dispersivo e poco trascinante. Divertente cmq vedere come all'epoca gli star tac con l'antenna fossero tecnologia avanzata.

  • User Icon

    Sara_B

    30/04/2014 15.57.21

    Classico libro che lascia l'amaro in bocca. Per la scrittura e la struttura contorta, per i personaggi e per la trama, avvincente ma dispersiva. Non sarei in grado di classificare questo libro. Carino e leggibile, nulla di più.

  • User Icon

    betty

    22/01/2014 10.32.28

    Un libro "carino"....non è il genere di thriller che mi appassiona... scritto bene ma non abbastanza avvincente dal mio punto di vista, pochi colpi di scena! Secondo libro di Lucarelli letto e ancora non so dare un giudizio sull'autore!

  • User Icon

    francesco c.

    31/08/2013 14.15.35

    Noir atipico e originale sia nello stile che nella costruzione della narrazione. Del resto conoscendo Lucarelli come personaggio televisivo la cosa non mi ha affatto sorpreso. Un libro descritto più attraverso i suoni che attraverso le immagini, dove si alternano tre protagonisti completamente differenti nel loro modo di percepire ed affrontare la realtà. La lettura scorre velocissima e si può terminare tranquillamente nell'arco di poche ore. Di sicuro non un capolavoro, ma gradevole e scommetto che lascerà qualcosa di se in un angolino di memoria.

  • User Icon

    vale

    21/08/2013 22.28.17

    La trama è avvincente, i personaggi non sono delineati male, ma io alla fine non ho capito come faceva l'Iguana...

  • User Icon

    Marco

    17/03/2013 14.23.46

    Che dire...Lucarelli è un bravo divulgatore e in questo libro si sforza di creare uno stile narrativo particolare, che nasce dagli stessi personaggi, dal loro modo di percepire il mondo e dalle loro sensazioni, anche le più intime e fisiche. Ma è forzato in ogni pagina e non scorre mai come dovrebbe. Mi viene in mente il consiglio di C. Bukowski, 'Don't try'. Cioè, se non viene naturale nessuna tecnica riesce a dare un risultato credibile....

  • User Icon

    Luke

    28/09/2012 21.54.11

    Non capisco il perchè di questi voti così alti. Io l'ho trovato terribile: una storiella da quattro soldi che avrei potuto scrive anche io: trama già letta, personaggi insulsi, protagonista da sberle. Ecco un esempio di quando il personaggio televisivo è più forte dell'autore... delusione...

  • User Icon

    STELLASOLITARIA

    19/09/2012 12.20.56

    Ho deciso di fare la recensione di questo libro letto anni fa, dato che l'ho consigliato recetemente a un amico. E' stato il primo libro di Lucarelli che ho letto. Conoscevo Lucarelli come giornalisto e amo la sua semplice e imprevedibile spontaneità. Avvincente, coinvolgente, bizzarro. Da leggere tutto ad un fiato.

  • User Icon

    Paola

    07/05/2012 15.48.30

    E' il primo libro che ho letto di Lucarelli.... sicuramente da non perdere!! Colori, suoni e parole mescolati con sapienza.Penso sia un bravo giallista, tanto che ho letto anche tutti gli altri.

  • User Icon

    rosarita

    24/09/2011 18.42.20

    Ho appena riletto Almost Blue, trovandolo ancora molto bello e insolito, ambientato in una magnifica Bologna. Ho ripercorso le strade della mia università, ho respirato sotto i portici di via Zamboni, ma ho trovato bellissima soprattutto la città diversa che emerge pagina dopo pagina con le parole di osservatori anomali, Grazia Negro la meridionale, Simone Martini il cieco e l'Iguana il folle. Mi è piaciuto moltissimo.

  • User Icon

    sara

    14/09/2011 13.33.56

    E' stato amore a prima vista già dalle prime righe. Affascinante il racconto da tre diversi punti di vista, specie le parti narrate dall'Iguana. Un unico rimpianto: troppo, troppo breve.

  • User Icon

    Laura

    29/10/2010 15.05.15

    Non mi è piaciuto. Il libro è troppo breve, il finale scontato. Salvo il primo capitolo, in cui Simone descrive i colori dalla sua ottica..

  • User Icon

    Obbly

    29/06/2010 17.16.10

    Bello! Il libro ha un ritmo cinematografico...è descritto in prima persona dai 3 protagonisti, con cambi di stile azzeccati...il personaggio di Simone ti resta nel cuore. Peccato sia breve.

  • User Icon

    Rachid

    22/01/2010 22.10.25

    ..bah..io l'ho trovato piuttosto banaluccio e stereotipato.. E poi mi piacerebbe sapere quale trauma infantile abbia subito l'autore riguardo le mestruazioni delle donne..

  • User Icon

    Giancarlo Nonnis

    25/11/2009 10.06.01

    Ero reduce dalla lettura dei gialli di Agatha Cristie, lei sì una vera raffinata maestra del giallo, e francamente questo libro di Lucarelli mi ha quanto meno deluso e sconcertato. Volgare, crudo, confusionario, dallo stile troppo giornalistico e così poco letterario, a tratti persino ridicolo, come nei ricorrenti riferimenti alle mestruazioni dell'investigatrice, quanto di piu' sgradevole ed irritante l'autore potesse ideare. Non ho proprio colto alcuno di quei pregi narrativi che gli sono stati riconosciuti da molti critici, anche di primo piano. De gustibus non disputandum est!

  • User Icon

    bruna

    04/09/2009 17.26.28

    Molto bello e avvincente. Invertendo l'ordine cronologico ho letto prima "Un giorno dopo l'altro" e successivamente "Almost blue", e quindi sono andata a ritroso nella vita di Grazia e Simone. Ma non è stato un problema. Il romanzo è talmente ben scritto, la tensione è così ben resa che rimani incollato alla pagina. Le pagine in cui è Simone a raccontare sono intensissime, forse le meglio riuscite: il mondo e i suoi colori narrati da chi non ha mai potuto vederli. Veramente emozionanti.

  • User Icon

    Leonardo Banfi

    22/07/2009 15.30.36

    E' il primo libro che leggo di Carlo L. e sicuramente sara' anche l'ultimo. La trama e' originale, niente da dire, ma non mi e' piaciuto affatto come l'ha sviluppata dando vita a un libro che man mano che si procede affascina sempre meno. I personaggi sono brutti e male sviluppati sotto il profilo psicologico.... e poi l'introduzione delle mestruazioni di Grazia- tormentone per 200 pagine - e' alquanto fuori luogo e ridicolo per non parlare della evoluzione del rapporto tra Grazia Negro e Simone, il ragazzo cieco che aiutera' la polizia ad individuare l'Iguana. Scritto con un linguaggio ed uno stile giornalistico che non e' adeguato per la stesura di un romanzo. Il risultato e' stato quello di avere solo un romanzo di poche pagine, schematico a tratti noioso, piatto. Avrebbe dovuto sviluppare meglio l'idea e dare vita ad un romanzo di almeno 500 pagine....prendendo magari come esempio romanzi di scrittori famosi. Mi dispiace che Carlo L. non sia stato in grado di farmi piombare in una realta' parallela, quella realta' che uno scrittore dovrebbe fare vivere intensamente pagina dopo pagina, frase dopo frase, parola dopo parola al lettore, attraverso il semplice impiego del linguaggio scritto. Un romanzetto insipido e deludente.

Vedi tutte le 38 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione