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Nunzia non ha ancora vent’anni. È andata via dalla Sicilia, studia lettere classiche a Milano, conosce il greco, come sognava suo padre, che non c’è più e ha lasciato lei e sua madre con una pescheria da gestire. Maddalena di anni ne ha di più, quasi quaranta, viene da un passato difficile, ma ha saputo laurearsi in ingegneria, ha sposato Luca, violinista di buona famiglia, e ora dall’esterno è indistinguibile da quelle giovani donne eleganti cui sognava di assomigliare, quando frequentava un liceo popolato da ragazze più ricche di lei. Nunzia si sente strana da un po’, ha la nausea, mangia di meno, il seno più duro. Sintomi confusi, ma il risultato del test è chiaro. Aspetta un bambino. Un bambino che non vuole. Maddalena vuole un bambino. È la cosa che vuole più al mondo. Ma i medici sono stati chiari, ha lo zero virgola poco di possibilità di rimanere incinta. Uno zero virgola poco cui Maddalena si aggrappa come a un salvagente lanciato quando stai annegando. O come la possibilità di ricevere un figlio in adozione. Ma non è così facile. Perché quando finalmente arriva la chiamata, sui giornali e in televisione Maddalena legge di appelli a una giovane madre che ha lasciato una neonata in una Culla per la Vita. Sua figlia forse? O figlia di chi? Alternando il punto di vista di Nunzia e Maddalena, in un concerto a due voci travolgente, potentissimo, emozionante, Ilaria Bernardini si conferma una delle più importanti autrici della sua generazione.
Proposto da Simonetta Sciandivasci al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Noi crediamo che un mondo in cui i figli sono di tutti sia un disegno platonico affascinante ma irrealizzabile, in fondo surreale. Sbagliamo: lo abitiamo già. Ilaria Bernardini lo mostra in Amata, intrecciando due donne che non si incontrano mai e che, senza saperlo, sono madri della stessa bambina. Una perché la mette al mondo, capisce di non volerla crescere e la affida a una culla per la vita: è più forte, in lei, il non volerlo fare che il non poterlo fare, un fatto umano, comunemente ritenuto disumano. L’altra perché la adotta. Nunzia e Maddalena creano così una famiglia: ciascuna dona all’altra la strada su cui incamminarsi per vivere la propria vita. La relazione tra una madre adottiva e una biologica è il solo modo di fare una famiglia fondato sulla solidarietà tra sconosciute, l’unico che protegge chi rinuncia a un figlio, e che vede l’amore di quella rinuncia. Propongo Amata perché la scrittura di Bernardini è pulita e vicina, calda e lucida. E perché è un libro su tutte le cose alle quali non sappiamo consentire contraddizione: le madri, i figli, le metamorfosi, la giustizia.»
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