Amore a Cape Town - Bianca Garavelli - copertina

Amore a Cape Town

Bianca Garavelli

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Editore: Avagliano
Collana: I corimbi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 23 giugno 2006
Pagine: 148 p., Brossura
  • EAN: 9788883092138
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Un'estate, un agosto come tanti in Europa. Sui chiaroscuri che l'amore produce aleggia il miraggio della "soluzione straniera": una donna italiana, delusa dagli uomini del Bel Paese, spera di incontrare agli antipodi della sua terra il sogno eterno dell'anima gemella. Ci riuscirà? La Viaggiatrice vola a Cape Town, dove l'estate è inverno. Subito, le due anime della città dalle due lingue, dai due nomi, e dai due popoli, la "città madre", come la chiamano gli abitanti bianchi in declino e neri in ascesa, piena di contraddizioni e di insidie, entrano in viaggio con lei. Sullo sfondo del Waterfront, il grande molo popolato da leoni marini e lussuosi negozi, delle spiagge infinite animate dai surfisti, e del centro coloniale di Cape Town, pieno di locali notturni e larve di neri che dividono gli androni coi cani randagi, due uomini si contendono la Viaggiatrice. Più dolce del miele, Eddy il giovane, cameriere-musicista afrikaans, intreccerà la sua vita con la Viaggiatrice. Mentre Guido il maturo, ingegnere elettronico-velista di antica etnia francese, cercherà di rapirle il cuore, passando drasticamente e con poca dolcezza per la via del letto. Chi dei due lascerà un segno in lei? E, naturalmente, nella Grande Anima del Viaggio? Solo quest'ultima, a cui la Viaggiatrice si affida, potrà forse rispondere.
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    Michele

    18/10/2012 09:27:42

    Il romanzo mi ha trasportato in un mondo colorato e lontano, grazie a una scrittura fresca e sensibile. L'autrice crea un personaggio divertente e malinconico al tempo stesso, che si muove sullo sfondo di un "altro mondo", che poi scopre non così diverso dal suo. Amore, passione e delusione. Ma anche bella amicizia femminile, rara in letteratura. Un po' "Festa mobile" e un po' "Bridget Jones", esotico e sentimentale.

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    Giuseppina75

    10/07/2012 13:09:30

    convinto da una tambureggiante promozione di questo libro sul sito di Yahoo Answers, ho deciso di leggerlo... Le aspettative non erano elevate, ma ne sono stato molto delusa. Il libro non è scritto male, ma la trama è scontata e i personaggi piatti e prevedibili.

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    Giovanna

    18/07/2008 15:38:54

    Il desiderio di libertà,la ricerca di un amore coinvolgente,di un'autoaffermazione femminile,che va oltre le regole bacchettone del perbenismo,i legami d'amicizia,su cui predomina il forte senso di solitudine della protagonista,sono i temi che maggiormente avvingono il lettore. Le descrizioni paesaggistiche e i cenni sul contesto sociale,che fanno da sfondo e da cornice alle avventure e agli stati d'animo del personaggio,sono "pennellate" di un abile artista che permettono a chi legge di goderne la scrittura. Gio'

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    grazia

    16/07/2008 12:24:57

    Ho letto “Amore a Cape Town” qualche mese fa con grande piacere. Un romanzo scritto con passione dove la storia si dipana con un linguaggio fluente in un ambiente affascinante e intrigante (Sud Africa). L’io narrante, una donna piacevole, libera e colta, lascia una piccola città di provincia per una vacanza a Cape Town ospite di un’amica. L’atmosfera e l’ambiente risvegliano in lei i sentimenti più istintivi. Due incontri la coinvolgono in modo passionale : il primo, platonico, con un uomo giovane che non ha seguito per la grande la differenza di età; il secondo con uomo maturo con il quale ha una breve ma intensa storia di sesso e che la delude profondamente. Questa storia la lascia inappagata ma non le toglie il desiderio di continuare la ricerca di un legame amoroso gratificante, un desiderio intenso e mai banale che percorre tutto il romanzo. Ma perché, mi sono chiesta, l’io narrante si ostina in questa ricerca? Forse – ed è questo che mi ha colpito – è la sua visione dell’amore. Amore come miraggio, irraggiungibile ma talmente indispensabile per i nostri sensi e per il nostro spirito che bisogna inseguirlo senza tregua.

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    mariacinzia bauci

    14/07/2008 13:31:55

    L'eroe o meglio l'eroina di "Amore a Capetown" beve, direi beve allegramente, aggiungerei perchè no? Dovessi condannare da un punto di vista etico e o morale molta letteratura mi sarei persa un sacco di "ottime letture".Motti di spirito a parte un libro si giudca innanzitutto dalla sua qualità di scrittura e questa qualità va indubbiamnete riconosciuta al libro della Garavelli. Non è scontato: innanzituto "Amore a Capetown" è comunque classificabile come "letteratura". Inoltre tenta al femminile il genere "letteratura di viaggio e di ricerca dentro di sè" caro ai romantici, con un pizzico del Miller dei due tropici. Forse ancora disturba che una donna non sia Emma o Anna e dunque dopo aver peccato d'amore non si cacci oppurtunamente sotto un treno? O disturba che una donna "in tour"non faccia della sociologia cattolicheggiante ma dipinga il perfetto ritratto dell'occidentale, maschio femmina che sia, in vacanza nei "luoghi esotici", dove esotico sta per altro e lontano e diverso quale esso sia? Dunque non solo troviamo qui la qualità letteraria ma quel qualcosa di disturbante che è, in sintesi, il magico potere della scrittura, quel qualcosa che piano piano lavora dentro di noi e ci porta a cambiare il punto di vista. Dunque, e non è casuale che la Garavelli sia una studiosa di Dante, abbiamo in questo romanzo, un canto impeccabile, un filosfeggiare sull'amore al tempo del PC e una capacità di suscitarci sentimenti controversi che a poco a poco ci "cambiano". Lettura come godimento estetico e lettura come materia di riflessione e di crescita. Possiamo volere di più?

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    rainbow

    13/05/2008 09:19:17

    Il romanzo non è scritto male, anzi. L'idea di ambientarlo in Sudafrica sarebbe affascinante, ma poi l'autrice già delude un po' le aspettative. La banalità delle diverse storie d'amore / sesso è infine disarmante. Ma ciò che più mi ha colpito negativamente è il fatto che la protagonista, non un'abitatrice dei bassifondi di Los Angeles o un'orfana che lavora in miniera a 12 anni e nemmeno una portoricana perseguitata dai bianchi nell'America degli anni '50 e costretta a prostituirsi, la protagonista, dicevo, una tranquilla e avvenente borghesuccia di mezza età che va a farsi le vacanze all'altro capo del mondo, a ogni piè sospinto beve aperitivi, alcolici e superalcolici vari, come se fosse la cosa più normale del mondo. E non una o due volte, ma sempre, ogni cinque, dieci pagine c'è la bevuta con tanto di sballo! E non per dimenticare, fuggire la realtà, vincere i propri incubi, ma così, per passatempo, perchè (questo il messaggio che passa) è così che si fa, perchè è bello, perchè è il modo migliore di usare il proprio tempo libero. Siccome la protagonista è comunque un eroe positivo (non un eroe alla rovescia come nei libri di Kerouac, di Ellroy o di Christiane F. che raccontano di sballi ma allontanano il lettore dagli sballi!) ecco che il messaggio che ne esce è pericolosissimo per i lettori soprattutto più giovani. Se bere, ubriacarsi, buttare giù alcol a ogni uscita è normale per la spensierata quarantenne in vacanza, perchè non lo può essere anche per l'adolescente che vive le prime pene d'amore? No, non va proprio. Poi leggo che l'autrice è inegnante, e allora il mio sconcerto aumenta ulteriormente. Ma...

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Abbandonando i territori per lei consueti della cultura medievale e degli intrecci dalle chiare implicazioni esoteriche-metafisiche, Bianca Garavelli propone un resoconto scritto in prima persona di una vacanza a Cape Town, ovviamente non autobiografico. Sugli sfondi affascinanti del Sud Africa, si snoda una serie di incontri e di scoperte che trovano un comun denominatore nella volontà della protagonista di liberarsi delle inibizioni consuete in patria e di cercare una "soluzione straniera" ai suoi problemi sentimentali. Gli incontri casuali mettono in luce molti dei problemi che possono affliggere una donna che non ha ancora raggiunto una soddisfazione se non molto parziale dei suoi ideali: qui, il raggiungimento di una momentanea pienezza, grazie al rapporto con l'interessante Guido, lascia il posto a nuove delusioni, incertezze, desideri di cercare di nuovo. Il tema, chiaramente bovaristico, viene affrontato da Bianca Garavelli con un misto di perfetta partecipazione e di sottile distacco. Con delicata ironia vengono per esempio affrontati i continui ripensamenti della protagonista, indecisa sul da farsi in molte delle occasioni che le vengono offerte. Ben delineato è il rapporto con l'amica Margherita, lei pure nel mezzo di molti cambiamenti in ambito sentimentale. Alla fine, rimane ben impressa al lettore la condizione non pacificata della protagonista, viaggiatrice che vuole sempre tornare indietro, e che ha creato una casa che è come "un piccolo tempio del viaggio, che ricarica ogni volta la mia energia e mi permette di continuare a viaggiare all'infinito, per tutti i luoghi del mondo". Così come rimane impressa la sua scelta conclusiva di rimanere sola, ma con la speranza di ritrovare un compagno capace di condividere la sua fiduciosa ricerca di un'impossibile stabilità.
  Alberto Casadei
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