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Luca Ricci

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 141 p. , Brossura
  • EAN: 9788806182380
La tattica di Ricci entra in azione alla quarta pagina del racconto iniziale Fantasma, quaderno. In un opaco interno borghese, una tensione sottile ma insostenibile si viene a creare – senza alcun congruo motivo – fra un io narrante, marito, e un altro, moglie. Nessuna fisionomia, nessuna psicologia. Niente cause, solo effetti. Il racconto, semplicemente, non si dà tempo per le cause: come un origami, semplice e delicato, si ripiega in tre lievi scatti. Perfettamente immotivato, così come ha avuto inizio, dopo sei pagine finisce. L'io-marito s'ingozza d'una pizza acquistata a domicilio, dando le spalle all'altro-moglie. "Pensavo in generale, in astratto, ma non ebbi il tempo di concludere la riflessione: mia moglie arrivò da dietro, come una saetta". Pausa. Stacco di capitoletto. "Mi svegliò il rumore della motosega". Con quest'aleggiante sospetto di violenza (la moglie si muove "come una saetta"), l'apparizione della motosega fa immaginare sviluppi granguignoleschi, da vulgata splatter. Invece no; la motosega, ci viene spiegato subito, è quella di qualcuno che dà "una sistemata al giardino". Solo che poi dell'altro-moglie non si fa più menzione. Una violenza si esercita, in effetti, ma (almeno in apparenza) non su chi ci aspettiamo debba subirla (o meglio, l'abbia già subita). L'io-marito schiaccia una lucertola, che "muoveva la testa a piccoli scatti", con due colpi di mattone. Poi trascrive questi suoi piccoli gesti ed esce dalla casa-pagina. Non prima di notare che "il cartone della pizza era sempre a terra. Le scaglie di grana e la rucola imbrattavano il muro".
Cosa è avvenuto? Non lo sappiamo. È dato solo sospettarlo, appunto. Fatte le debite proporzioni, il silenzio narrativo fra la mossa della moglie e il rumore di motosega ha lo stesso valore, se non la stessa funzione, dello spazio bianco memorabilmente celebrato da Proust (e di recente ripreso da Carlo Ginzburg), fra due capitoli dell'Educazione sentimentale. Alcuni dettagli (dalla lucertola schiacciata al "fantasma gonfiabile" clic d'innesco del libro; si può anzi credere che il dissidio fra i coniugi inizi quando la moglie si entusiasma del balocco e lo "abbraccia come se fosse una cosa viva") fanno pensare a Landolfi: alla miscela di fantastico e quotidiano – perfetta incarnazione dell'Unheimliche – di cui ha parlato una volta Zanzotto a proposito della Pietra lunare. Certo, un Landolfi ben strano: con questa lingua cauterizzata, ridotta quasi al grado zero. Che rifugge da qualsiasi ispessimento restando, tuttavia, sorvegliatissima (Guido Davico Bonino nel risvolto parla di "uno stile minuzioso e traslucido": per una volta, non una formula pubblicitaria). Qualcosa di inimmaginabile, si dirà: se non ci fosse Luca Ricci, appunto, a mostrarcelo.
Proseguendo in questa lettura lenta, diciamo circospetta, ci si rende conto che quello di Ricci è un vero e proprio metodo. Anzi, per l'appunto, una tattica. I suoi interni domestici sono sempre (com'è detto all'inizio di Diciassette sedie) "un campo di battaglia". Ma della battaglia assistiamo solo ai preparativi, o ai suoi postumi. Per lo più non viene mostrata alcuna violenza, non entra in scena nessun elemento meraviglioso, enigmatico o appunto "fantastico" (le rare volte in cui accade, come in Degenza – nel quale un ricoverato per futili motivi viene turbato da un urlo straziante che par essere solo lui a sentire – il "mistero" non sfugge allo stereotipo, in questo caso buzzatiano; altro piccolo scivolone è Ultimi fuochi). Il perturbamento, proprio al contrario, si produce con l'omissione – da una situazione del tutto convenzionale, di regola ricondotta infatti al sempiterno teatrino della coppia borghese – di un particolare, in sé e per sé insignificante, attorno al quale ruota tutta la micro-vicenda. Cosicché il suo manifestarsi conclusivo, anche se non ha proprio nulla di "meraviglioso", sorprenda e appunto perturbi (esemplare il finale della Casa di fronte). Oppure l'"oggetto" viene omesso del tutto: il racconto tende a una risoluzione traumatica che però non si produce, e la suspense resta per così dire inevasa (si veda il non meno che perfetto Ancora due minuti).
A turbare, a ben vedere, non è dunque l'estraneità di un elemento all'interno di una serie, bensì il semplice fatto che nella serie venga isolato un elemento. Basta poco, pochissimo. Anzi, letteralmente niente. In forma ironica, ha riflettuto su questo meccanismo Dario Voltolini in una memorabile canzoncina di quelle scritte con il compositore Nicola Campogrande (nel disco Capelas Imperfeitas, pubblicato dalla Ddt nel 1997), Armadi: "Nel primo armadio tengo / le cose controvento / i capi a cui non tengo / che quando vado al nord // Nel terzo armadio tengo / le scarpe contro il fango (…) // Nel quarto armadio tengo / le crete i das e i pongo (…) // Nel quinto armadio tengo / le tele che dipingo (…) // (Ma nel secondo armadio / fingo di avere / degli scheletri nascosti / così quando lo salto / nell'elenco / voi tutti aguzzate le orecchie / convinti come siete / che anch'io vi nasconda / segreti mostri immondi / segreti)".
L'ho definito "meccanismo", e in casi come questi – di estrema economia di mezzi, di assoluto rigore esecutivo – il rischio, si capisce, è proprio quello del meccanicismo. Il miracolo – piccolo miracolo, in tutti i sensi "di misura", non di meno un miracolo – è che Ricci questo rischio lo evita sempre. A dispetto delle evidenti memorie letterarie, è dunque giusta la conclusione di Davico Bonino: "Uno dei più originali giovani scrittori degli ultimi anni". Dopo l'esordio, l'anno scorso da Alacrán, con un libro a questo molto simile (Il piede nel letto) – del quale non a caso trasmigrano qui tre episodi – non gli si possono che fare i migliori auguri. Senza mancare di prospettargli però, sadici, il dilemma che si pose a un certo punto proprio a Landolfi, dopo tre o quattro libri di racconti "perfetti". Che fare, dopo? Lecito rispondere che è davvero presto, per farsi tale domanda. Averne, in ogni caso, di problemi come questo…
  Andrea Cortellessa

Recensioni dei clienti

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    Marianna

    08/01/2009 14.37.30

    L'estrema medietà della lingua di questi racconti è fuorviante rispetto alla loro mission: questa è purissima sperimentazione. Miniature in serie, scritte con coraggio, senza paracadute. Che Ricci si concentri sulla forma, le sue immagini grondano sostanza di per sé. Le storie sono grandiose. L'unico rischio è che venga capito da tutti.

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    Linda

    07/01/2008 01.57.26

    Trovo anch'io che 11 euro siano decisamente sprecati per un libro come questo. Il libro è senz'altro agevole da leggere, ma dopo i primi 3 racconti lo si può anche buttare via, tanto la struttura è sempre la stessa e non cambia. Già a metà si è annoiati a morte. Tra l'altro le situazioni ricreate sono molto poco plausibili, sia dal punto di vista femminile, sia da quello maschile. Non si può nemmeno parlare di estremizzazioni del pensiero, tanto tutto è distorto, atrofico, fondato sulla storpiatura di luoghi comuni. In più, anche senza una lettura attenta, emergono tanti piccoli errori e dettagli contraddittori, che svelano il lavoro poco accorto dei correttori di bozze. Decisamente un'opera sopravvalutata. Ma davvero si riesce a vendere solo parlando della vita di coppia come di qualcosa di abominevole e violento?

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    veroniq

    17/07/2007 16.21.39

    Mi ha fatto venire in mente quei vecchi telefilm "Ai confini della realtà". Solo che qui le cose strane succedono in casa, nelle camere, negli androni... C'è soprattutto un'atmosfera nera, veramente dannata. Merita.

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    Monica

    10/07/2007 16.33.52

    Ammesso che ci sia della sostanza in questo autore(io non ne sono sicura), urge un bravo editor che lo metta in riga, ai "lavori forzati" sulle parole.

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    Luca Martini

    22/02/2007 09.06.26

    Bravo scrittore Luca Ricci. Riesce a creare immagini forti usando il minimo delle parole, una scarnificazione che porta a rappresentare interni domestici medio borghesi dall'apparente quiete, sotto la quale si celano le quotidiane minacce del vivere. Sono i momenti in cui qualcosa fa click ed il meccanismo famigliare si inceppa. E tutto va a rotoli. Luca riesce a farlo senza dire quasi niente, con finali corrosivi ed incisivi. Per l'efficacia ricorda i racconti di Landolfi e per la sintesi e la scarnificazione letteraria anche Carver. Davvero una bella prova, per racconti che solo apparentemente sono semplici, in realtà pregni di significato, di senso e di riflessione.

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    Ilgeko

    11/12/2006 00.41.51

    Bello leggere i commenti a questo libro. Fanno eco al libro stesso. Ai suoi contenuti, ai suoi contenitori. C'è chi si indigna, c'è chi si ritrae, c'è chi si sente ritratto, c'è chi si rende conto dopo di quello che è successo, c'è chi rifiuta di riconoscersi. Comunque fate bene a voler leggere anche "Il piede nel letto". Il dialogo continua. Anche se cominciava prima.

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    berto

    03/12/2006 16.50.39

    giorgino ha ragione. questo non è un libro usa e getta. chi lo compra deve sapere che la sua azione inizierà esattamente dopo la lettura dell'ultima pagina. parla di amore, spesso un sentimento senza lieto fine. chi può dire il contrario?

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    giorgino

    25/11/2006 07.32.09

    questo libro ti fa incavolare! mentre lo leggi sembra mancarti qualcosa, poi però a lettura conclusa ti rimane dentro. e' il contrario di quei libri che sembrano darti qualcosa ma poi te li scordi dopo due giorni. autore non per tutti.

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    Elena

    23/11/2006 17.11.46

    11 € buttati..... io non so chi abbia letto questo libro per giudicarlo bello! l'ho trovato estremamente insignificante e assolutamente negativo. l'amore è molte altre cose, non certo quelle scritte nel libro. proverò comunque a leggere l'altro "capolavoro" di luca ricci, così poi saprò giudicare meglio le mie impressioni.

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    monia

    20/11/2006 12.41.15

    semplicemente ho conituato a leggerti. e sei bravo, acuto, sottile. applausi.

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    alice

    22/10/2006 12.12.33

    Luca Ricci immortala esattamente il punto di rottura. Il suo occhio arriva preciso, lineare, senza sbavature, prima ancora che i suoi personaggi se ne siano accorti. E così arriva quella goccia in più sul muro, gonfia la crepa, la spacca, fa crollare tutto. Sciocchezze. Una pizza, un mucchietto di piselli, una veranda, una sigaretta, un atlante, un po' di vernice che viene via, della ghiaia, un dentifricio finito. Luca Ricci unisce pollice ed indice e con un veloce schiocco spinge giù ai suoi protagonisti. Tac, tac, Tac.

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    chicco

    11/10/2006 09.05.39

    Credo che per arrivare a una scrittura del genere si debba aver "capito" la letteratura. Ogni singola parola è funzionale alla storia e ai personaggi, niente va sprecato, niente va a ingrassare inutilmente l'ego dell'autore. Impressionante.

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    Saskia

    10/10/2006 12.02.56

    Racconti minimalisti e minimi, carini ma ripetitivi. Informatevi sui libri che ha scritto prima.

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    marco

    09/10/2006 09.36.12

    Una frase, un rigo appena. Questo basta a Ricci per descrivere un ambiente, una situazione, con racconti brevissimi ma intensi. Un ottimo esordio, che fa sperare in qualcosa di più corposo (un bel romanzo?) Da leggere, rileggere e consigliare.

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    marcello

    05/10/2006 13.55.12

    il "piede" non l'ho letto, questo mi pare una gran cosa. In particolare i dialoghi e i finali, che ti mettono voglia di rileggere tutto dall'inizio.

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    Elena

    03/10/2006 14.36.21

    Carino e acuto ma era meglio quello prima, "il piede".

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