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Ugo Riccarelli

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2012
Pagine: 219 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804616276
Ugo Riccarelli, vincitore del premio Strega 2004, nel suo ultimo romanzo L'amore graffia il mondo offre uno spaccato di vita: non solo rende il lettore spettatore della crescita e della costruzione della persona che è Signorina, protagonista del romanzo; ma dipinge anche un quadro dell'Italia durante il fascismo e poi nella devastazione dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. È un ritratto di un piccolo paese del Sud completamente rivoltato e strappato dalla sua quiete monotona: "Corse Signorina, corse in mezzo agli scoppi col sangue che le rigava le gambe e le bombe che cadevano (…) bombe che scendevano a spianare la stazione e a sfondare le case, a distruggere le cucine, i salotti, i bagni, le camere da letto e gli ingressi, ad aprire con maleducazione gli armadi e a gettare all'aria senza alcun ritegno vestiti e cappotti (…) e tutto quanto adesso si mischiava con i mattoni sbrecciati e i calcinacci, in un mucchio di rovine che fino a poco prima erano state le loro vite". In queste poche righe Riccarelli testimonia cos'è stata la guerra in un piccolo paese e, nello stesso tempo, intreccia le sorti della giovane Signorina, che proprio in quella notte era diventata una donna. Il paese dove Signorina e la sua famiglia abitano deve la propria ripresa economica alla stazione, che aveva portato nuovi turisti in visita delle terme per cui era rinomata. Delmo, il padre della protagonista, è il capotreno e decide di dare questo nome alla sua ultima figlia in onore di una locomotiva che per lui possiede l'eleganza e la regalità che vorrebbe per la figlia. Con una voce narrante che riproduce il dialetto e sembra essere un osservatore silenzioso appartenente alla comunità, viene descritta una ragazzina introversa che cerca di ritagliarsi un posto in quell'ambiente culturale e in una situazione familiare oppressiva. Il padre e la madre le fanno pesare sulle spalle la responsabilità di renderli orgogliosi, in quanto la sorella maggiore Ada aveva macchiato la reputazione della famiglia dormendo insieme a Mario, un fascistoide testa calda disprezzato dal padre, prima del matrimonio. Signorina vive insomma in una realtà soffocante e retrograda in cui non ha amici ad eccezione di Armida, un'oca che è diventata la compagna di giochi sua e dei suoi fratelli e che ha un legame speciale con la ragazzina. Due eventi nella vita di Signorina la sconvolgono e fanno emergere una passione che le divorerà l'esistenza, nonostante a un certo punto lei debba rinunciarvi per l'amore del marito e del figlio: in primo luogo si ha l'incontro di Signorina con un uomo strambo e con gli occhi a mandorla che le regala un modellino per un abito per la sua bambola, e in secondo luogo la possibilità che le viene data di frequentare un corso di cucito con la signorina Mei. Questi due eventi le fanno capire di avere una particolare inclinazione per la sartoria e per l'ideazione di modelli di vestiti originali. Purtroppo, però, la sua vita comincia a prendere una piega sempre più difficile e angosciosa; ha luogo una concatenazione di eventi che le faranno crollare addossa la realtà: i problemi economici, all'inizio, la malattia del figlio, alla fine, saranno un carico troppo pesante da poter essere gestito da una persona sola. Riccarelli utilizza spesso un linguaggio lirico che si distacca dalla semplicità e linearità usuale della sua prosa, e abbandona anche i dialettismi, per descrivere alcuni attimi struggenti. Questi sprazzi non sono sempre riusciti e risultano un po' forzati rispetto alla verità corposa della ricostruzione storica e della descrizione psicologica dei personaggi. Talvolta, invece, impreziosiscono la narrazione, nel finale ad esempio si può leggere: "Allora si alzò, finalmente senza pesantezza e fardelli attraversò le mura della stanza e andò a cercarlo. Lo trovò a casa, sul divano che dormiva, e allora gli si mise accanto e cercò inutilmente di ricacciare in gola il boccone d'amore che ancora una volta voleva uscire da lei, per spiegargli col linguaggio assurdo dei sogni quello che aveva appena capito, togliendosi con un gesto lento l'orribile camicia da notte che le avevano messo in ospedale. Per mostrargli il suo corpo nudi, graffiato, sanguinante. Guastato dall'amore".   Maria Cozzupoli  

Finalista premio Campiello 2013.
Il primo strillo di Signorina alla sua nascita "non fu, come ebbero a credere i presenti, il grido rituale di un essere offeso dall’obbligo di nascere, ma l’espressione di disappunto per l’urlo della locomotiva, che da quel momento l’avrebbe inquietata per tutta la vita". Figlia di ferroviere, Signorina doveva il suo strano nome proprio a un treno, quel treno che le fece capire immediatamente che venire al mondo non era tutto rose e fiori. Del resto la famiglia, umile ma dignitosa, in cui era nata non poteva darle molto.
Due fratellastri (figli della prima moglie del padre morta di parto) Leone e Ada, e due fratelli Severo e Olmo, l'avevano anticipata affacciandosi alla vita prima di lei. Vivevano tutti nella casa in mezzo ai binari della piccola stazione costruita per servire soprattutto le vicine terme "quando queste erano diventate la meta preferita di un onorevole lombardo gottoso e biliare. Le acque puzzolenti del Belvedere fin dai tempi dei Romani avevano fama di toccasana per quei tipi di disturbi, anche se forse i miglioramenti dei villeggianti erano soprattutto dovuti alla buona cucina, alle camminate e a un regime di vita più tranquillo rispetto alle loro abitudini". Ma nel tempo quella stazioncina era diventata snodo importante verso il mare, mentre il padre di Signorina faceva un po' di carriera, troncata in seguito da una scelta d'orgoglio.
Un padre ingombrante come abitualmente lo erano quei padri (siamo negli anni immediatamente antecedenti alla seconda guerra mondiale) un padre-padrone non violento, ma misogino e incapace di comprendere come una bambina così sensibile e intelligente meritasse qualcosa di più nella vita di un semplice diploma elementare. "Signorina ha quanto le serve per essere una buona moglie. Si sposerà, avrà dei figli, penserà a loro e al marito": ecco la condanna inflitta dal padre alla figlia, inutilmente difesa dalla maestra - "Signorina ha qualità per fare buone cose. Ha l’oro nelle mani e una fantasia che è un delitto soffocare". E neppure in punto di morte riuscirà a chiedere scusa alla figlia per quella scelta imposta.
La madre? "La Maria non sapeva né leggere né scrivere e di quelle attività aveva un concetto sospettoso e persino peccaminoso. Le ore, il tempo, tutte le giornate che, incollate insieme, componevano la vita, per lei non erano altro che un susseguirsi di atti necessari". Signorina cresce in questo mondo. Aiuterà la sorella Ada, dopo il suo matrimonio sbagliato; andrà "a bottega" per diventare una grande sarta (un lavoro, a detta del padre, "perfetto per una femmina"); resterà a casa coi genitori durante la guerra mentre tutti i fratelli combatteranno sui vari fronti aperti; vedrà distrutto il suo piccolo mondo antico ("le bombe che cadevano dal cielo se ne infischiavano dei giochi dei bambini e dei balli, del muretto vicino alla chiesa, della discesa prima del canale e dei tavolini di metallo del caffè, non gli importava nulla della chiesa e del municipio, del macellaio, del panettiere, della rotonda dove si fermava la corriera che andava e veniva dal Belvedere, perché stavano facendo a pezzi la stazione e i binari e la sartoria che adesso aveva i muri aperti come una vecchia ciabatta"); riaprirà la sartoria dopo la guerra; si sposerà e andrà a vivere altrove con un figlio da crescere bene.
Riccarelli descrive tutto ciò con un linguaggio contemporaneo, ma verista. Sradica gli elementi più tradizionali facendoli rivivere nel contesto nuovo di una società in crisi, ma anche in grande cambiamento. Non perde di vista tutti i suoi protagonisti, anche se li abbandona per qualche pagina. La famiglia e il suo piccolo mondo restano al centro del racconto, corale e individuale al tempo stesso. Le tragedie si alternano con equilibrio alle buone notizie, come in ogni normale esistenza. E adesso che noi sappiamo cosa la vita ha riservato allo scrittore, sappiamo anche perché ha scelto di creare un personaggio, Ivo, il figlio di Signorina, segnato da un particolare destino che lo avvicina al suo creatore.
L'esistenza è fatta di bene e male, di sollievi e difficoltà, di speranza e di delusioni. L'amore graffia il mondo, ma il mondo ha sempre la meglio.
«"L’amore graffia il mondo" è un romanzo - scrive Riccarelli alla fine -. Personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne.»

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    adriana

    30/09/2014 18.44.46

    mi è piaciuto, anche se cupo e amaro. la forza di amare della protagonista non è sufficiente ad aprire uno spiraglio di luce nella storia: lascia un bel po' di amaro in bocca

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    eloise

    13/09/2014 18.24.01

    Bello, profondo, struggente; l'amore in tutte le sue sfaccettature, il sentimento che ci fa andare avanti anche quando la vita si inasprisce in modo inspiegabile e cattivo. Un libro da leggere e su cui riflettere.

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    franci68

    07/04/2014 18.16.53

    Libro veramente bello che merita di essere letto e regalato per arricchirsi interiormente.

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    rosanna

    31/03/2014 18.51.25

    Dopo aver conosciuto Riccarelli attraverso il bellissimo "Il dolore perfetto" mi sono accostata con trepidazione all'ultima creatura di questo scrittore,prematuramente scomparso. Ambientato in un piccolo paese prima della seconda guerra mondiale,segue le vicende di una bambina che nel corso del romanzo diventerà donna,Signorina.Il ritratto di questa donna rivela la grande sensibilità,quasi femminile,dello scrittore nel presentare le vicende,spesso dolorose,che segneranno la vita di Signorina:un esempio per tutti,l'aborto,descritto con rara partecipazione,pur nella crudezza dell'evento. La maternità di Signorina,segnata dalla malattia del figlio,impedirà a questa donna di realizzare il suo grande sogno,aprire una sartoria tutta sua in cui dare vita al suo talento di creatrice di moda.Il matrimonio con Beppe è sicuramente riuscito nonostante le mancanze del marito che si rivela un lavoratore instancabile ma privo di senso degli affari.Signorina dedicherà molto tempo a cercare di sistemare i conti del marito e questo a discapito sempre del suo grande sogno. Tante difficoltà porteranno Signorina a vivere un periodo di grande depressione,la condurranno in una clinica dove sarà coccolata soprattutto da uno dei suoi quattro fratelli. La dimensione familiare è molto presente e attraverso le vicende di Signorina e dei suoi congiunti Riccarelli ripercorre le fasi della guerra,del dopoguerra,della ricostruzione in cui l'Italia ha dato il meglio di sé. Queste pagine sono bellissime perché viene presentato,attraverso le vicende di un paesino e dei suoi abitanti,il grande coraggio di una nazione,reduce da una terribile sconfitta,che trova la forza di ricominciare con fatica ma anche con tanto entusiasmo. Ho amato molto questo romanzo,in particolare la seconda parte che mi ha coinvolta di più. Adoro lo stile di Riccarelli e la sua morte è una grande perdita per la letteratura italiana.

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    sara

    06/03/2014 15.23.47

    Riccarelli disegna un personaggio di donna e madre di straordinaria vitalità e coraggio, un essere umano dalle grandi aspettative ma dalle limitate possibilità, che combatterà tutta la vita contro le avversità sostenuta solo dalla forza dell'amore. Signorina è come un soldato, pronta a sacrificare i propri desideri per aiutare i propri familiari, e come ogni reduce porta su di sé le cicatrici delle sue rinunce e dei tanti sogni infranti. Ho adorato questo romanzo fino al penultimo capitolo perché l'ultimo è carico di una tale amarezza e rimpianto da rovinare quasi il libro, come se l'autore volesse spingerci a credere che i sacrifici dettati dal cuore non lasciano spazio alla speranza, ma ci conducono inesorabilmente verso un percorso fatto solo di dolore e sofferenza.

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    ferruccio

    28/01/2014 11.46.49

    La sofferenza di una vita intervallata da brevi episodi di serenità; una storia che lacera l'animo e devasta interiormente, ma, nel contempo, esprime il risultato della forza di volontà, del sacrificio estremo, indirizzati all'amore per gli affetti più cari che prevalgono su qualsivoglia attività terrena, che trascurano le proprie necessità e passioni, il cui unico fine è anelare al benessere della persona che si è messa la mondo. Pena, strazio e sofferenza si accomunano, quindi, all'amore puro che non ha confini ma solo speranza.

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    Renzo Montagnoli

    06/11/2013 10.33.25

    Ugo Riccarelli era uno scrittore che amava la dolcezza, senza che questa dovesse trasformarsi in mielosità, un compito tuttavia non facile. In questo suo ultimo romanzo, che purtroppo sarà l'ultimo in tutti i sensi, in quanto l'autore è precocemente mancato, delinea una figura di donna che sacrifica la sua naturale aspirazione per necessità, e solo in forza dell'amore. Il tema è svolto benissimo, ma proprio nelle ultime pagine, anziché concludere con una nota di speranza, perde quel perfetto equilibrio che da sempre contraddistingue Riccarelli e che è una rara abilità nell'evitare che fra tanti sentimenti e disgrazie si possa cadere nella facile commozione. E' un peccato, ma incide non più di tanto sulla valenza dell'opera, che non è un capolavoro, ma è di ottimo livello. Insomma Il dolore graffia il mondo è senz'altro da leggere, e riguardo al titolo si può dire che sì' l'amore può aiutare ad affrontare le avversità, ma in fin dei conti è anche vero che nel percorso di una vita è più facile che sia il mondo a graffiare l'amore.

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    annalisa

    17/09/2013 22.18.09

    bellissimo e struggente....c'è una forza nella caratterizzazione della protagonista che ti sembra di sentirla al tatto. è un inno alle donne, alle madri che con determinazione e coraggio portano avanti i progetti più arditi a dispetto di tutti i pronostici. un grande rammarico per aver perso un autore simile.

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    Tiziana

    07/07/2013 14.46.48

    Con Il dolore perfetto Riccarelli ha toccato la vetta più alta, che non è ancora riuscito a superare. Questo romanzo ha la stessa cadenza, lo stesso fluire, ma ha troppi nodi di sofferenza, troppi groppi di rassegnato fatalismo, per essere altrettanto godibile. Con una penna così capace, Riccarelli dovrebbe più spesso inneggiare non solo alla vita, ma anche alla sua gioia, lasciandosi ogni tanto alle spalle tutte le sofferenze e le tribolazioni vissute in prima persona, sebbene forse proprio queste lo abbiano reso uno scrittore così potente, sensibile, abile, profondo quale è oggi. Comunque per me resta sempre un grande.

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    Olga

    25/05/2013 15.42.05

    Bel romanzo, sicuramente la scrittura di Riccarelli aiuta, ma la seconda parte non mi ha fatto impazzire!!

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    mara

    05/01/2013 17.09.09

    "Semplicemente, lei si sentiva appagata perché il suo amore era riuscito a risolvere tutte le difficoltà e a tenere insieme il mondo che adesso lei poteva, con soddisfazione, ammirare" (pag.215). Ma se l'amore è onnipotente, esso diventa facilmente responsabilità (eccessiva) e senso di colpa: questa è la trappola in cui la protagonista cade prigioniera, fino a perdere la ragione. Un personaggio femminile che non sembra certo una vittima, in quanto ha tenuto fortemente in mano i fili della vita delle persone amate. Signorina perde insieme l'ancoraggio della propria autonomia e del proprio equilibrio nel momento in cui sacrifica per la famiglia la propria vena creativa. Carriera obbligata di una caregiver?

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