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Leif G. W. Persson

Traduttore: G. Puleo
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2007
Pagine: 551 p. , Brossura
  • EAN: 9788831793315
Il giallo scandinavo piace. Sarà forse per l'ironia che attraversa pagine di schietto realismo, per il richiamo dell'ambientazione o per lo scompiglio che suscita nel lettore affezionato a una stereotipata visione dell'Europa iperborea. E nel crescente spazio che gli editori italiani accordano ai polizieschi nordici, ha già trovato il suo posto, accanto a scrittori quali Henning Mankell, Åke Smedberg e Håkan Nesser, lo svedese Leif GW Persson. La sua fortuna italiana, iniziata nel 2004 (il romanzo Tra la nostalgia dell'estate e il gelo dell'inverno fu seguito, a distanza di un anno, da Un altro tempo, un'altra vita, entrambi per Marsilio), si consolida con Anatomia di un'indagine. Il vincolo che salda questo giallo ai precedenti, ossia l'investigatore Lars Martin Johansson, si fa sempre meno stretto, a vantaggio di nuovi personaggi, tra cui Evert Bäckström, cinico commissario dell'anticrimine di Stoccolma. L'uomo è una caricatura: "piccolo, grasso e rozzo", con un'abnorme considerazione di sé, preoccupato solo di non lavorare a stomaco vuoto e di mostrare ogni tanto il proprio "supersalame". Nel corso di un'estate calda, Bäckström e la sua squadra vengono chiamati a Växjö, cittadina nella Svezia meridionale, per indagare sull'omicidio di un'aspirante poliziotta. Bäckström è convinto di inchiodare l'assassino con il solo ausilio del laboratorio scientifico, mentre la soluzione verrà dal più tradizionale dei metodi, di cui è timoniere il pacato collega Jan Lewin che, insieme ad altri personaggi, si aggiudica varie sequenze del romanzo, confondendo la gerarchia dei ruoli narrativi. Ma a essere offuscata è soprattutto l'inappuntabile società svedese del nostro immaginario. Nel quale non troverebbe mai posto un poliziotto che addebita allo stato le sue sordide spese personali, né l'acredine dei cittadini verso le forze dell'ordine. Rossella Durando

Recensioni dei clienti

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    Gianni F.

    26/02/2012 22.54.22

    Finalmente un libro di Persson che mi convince appieno. Di quelli letti, compresa la trilogia, è quello che mi è maggiormente piaciuto. Sicuramnete il meno "tecnico" però quello maggiormente "giallo". Ottime descrizioni dei personaggi, con un Backstroem, in alcuni tratti, sorprendentemente esilarante.

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    Adriana

    17/02/2012 12.50.51

    Aderisco totalmente al giudizio di Oscura. Credo che non mi avventurerò oltre nel giallo scandinavo al di fuori dei soliti noti. Veramente indecente!

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    Patroclo

    23/06/2011 08.57.56

    credo sia normale una certa disparitá di giudizi su Persson - nessuno puó infatti rimanere piú deluso di chi prendendo in mano i suoi libri si aspetti il giallo tradizionale, tutto ritmo serrato e suspance. in realtá a Persson interessano altre cose: intendiamoci, come giallista é bravo, quasi senza accorgerti ti trovi davanti a una trama "a orologeria", diciamo che peró gli elementi thriller sono secondari rispetto al romanzo di costume, e in particolare alla descrizione "dal basso" dello svolgimento delle indagini, condita da salutari dosi di ironia. in ultimo, ero diffidente su un romanzo incentrato sul personaggio di Bäckström (non esattamente il detective-eroe di tanti thriller) ma la cosa a sorpresa funziona.

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    Nora

    16/11/2009 14.02.05

    Avevo dato retta ai commenti negativi e questo libro era ristagnato per mesi sul mio comodino. Poi un sabato pomeriggio di pioggia ho voluto provare e l'ho finito in 2 giorni. Attenzione: qui non ci sono effetti speciali (tipo Larsson per intendersi, che dopo il secondo con me ha chiuso), qui c'è l'umanità vera, le invidie, le falsità, la prevalenza dell'interesse personale su quello collettivo, contrapposti alla professionalità, all'onestà, al sacrificio ed al travaglio interiore. Aggiungo quindi Persson ai miei svedesi preferiti, cioè Nesser e Mankell.

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    Maurizio Ricci

    12/10/2009 15.30.03

    Decoroso, ma niente di trascendente; forse un centinaio di pagine in meno gli avrebbero giovato. Persson deve moltissimo ai Maestri Sjowall e Wahloo, ai quali il volume è giustamente dedicato; sono però passati più di trent'anni dalla pubblicazione delle avventure del Commissario Beck e questo Commissario Backstroem pare aver assorbito, oltre al metodo scientifico caro suo illustre predecessore, anche diverse caratteristiche negative mutuate dai colleghi propostici in questo lasso di tempo.

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    alessandra

    16/07/2009 14.00.36

    Non avevo letto ancora niente di Persson e un eventuale altro acquisto, non sarà nelle mie priorità future. Romanzo lento, farraginoso e noioso. L'unico aspetto carino è la riscoperta del metodo classico di indagine, rispetto allo scientifico ma per il resto piatto... Confermo, non amo la letteratura giallista svedese

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    Patty

    03/07/2009 17.36.04

    Un giallo un po' atipico visto che il centro di tutto è l'indagine 'normale' di una squadra di poliziotti piuttosto normali (più o meno cialtroni, più o meno intelligenti ecc) dove forse il personaggio meno indagato è proprio la vittima. A me è piaciuto tantissimo proprio perchè un po' diverso dal solito, classico 'giallo', soprattutto diversissimo da quelli Larsson, che detesto nonostante al momento sembra che il mondo non veda che lui. Personaggi credibili e un resoconto preciso (volutamente privo di momenti topici) di come un'indagine viene in effetti portata avanti, con i vari intoppi, le tante delusioni e qualche colpo di fortuna. Sconsigliato a chi ama le storie un po' sopra le righe.

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    Hit_Man

    04/03/2009 14.49.37

    La trama dice praticamente tutto, essendo realmente descrittiva in toto del romanzo. Questo, infatti, già dal titolo stesso, analizza con minuzia il lavoro d'equipe di una squadra su un caso di omicidio. Ovviamente sarebbe ben poco l'analisi dei semplici progressi tecnici per interessare qualche lettore, per cui Persson, soprattutto tramite il commissario cialtrone quanto esilarante Backstrom, riesce a sposare felicemente momenti francamente un po' noiosi con spezzoni di godibile divertissement. Rimane molto sullo sfondo la tragedia della vittima, e se vogliamo ciò da realismo alla trama, visto che ben difficilmente agenti abituati a centinaia di casi di efferatezze, possono rimanere più o meno colpiti e impressionati dalla vittima "di turno". Alcune pagine, del tutto slegate dal continuum, sono francamente incomprensibili, se non per descrivere piccole manie personali di qualche protagonista. Il voto giusto per me sarebbe 2,5

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    fabio zanotti

    09/07/2008 10.33.44

    Tipico giallo svedese che come sempre sono sempre ben ambientati e scorrevoli. Personaggi un pò diversi rispetto ai miti di Wallande, Martin Beck Gunnerstranda ecc.. Soprattutto Backstrom che sembra l'anticommissario solito: mezzo alcolizzato, donnaiolo (nei sogni) sbaglia spesso metro di indagine però è un buon giallo

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    Oscura

    24/06/2008 10.21.59

    In una parola sola, squallido. Si stenta a credere che l'autore appartenga alla stessa nazione che ha prodotto scrittori meravigliosi come Henning Mankell o Stieg Larsson e soprattutto che i suoi protagonisti siano svedesi, persone che come ho potuto constatare, avendo lavorato a Stoccolma, non sono assolutamente così. Le prime quattrocento pagine sono un'insulsa descrizione assolutamente ripetitiva delle disgustose abitudini di questo commissario dell'anticrimine Bäckström, il cui unico scopo nella vita è bere birre (pagine e pagine sprecate nell'elenco di quante birre o cicchetti si fa il tipo), fare il test del DNA a tutto il mondo e per cui tutte le femmine sono "donnine" a cui provvedere con il suo "salame", e così via...il giallo (se così si può chiamare visto che le indagini non esistono se non un po' da parte di Lewin ed il colpevole viene preso quasi per caso) si risolve nelle ultime 50 pagine, ma anche in questo caso ci sono lungaggini assolutamente gratuite, come tutti gli interrogatori al sospetto o la relazione fra i due poliziotti, Lewin e la collega. Alla fine si rimane solo con un vuoto pneumatico di cinismo e futilità.

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