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Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2003
Pagine: 113 p.
  • EAN: 9788806163556

Dopo i tre massicci e diseguali affreschi sociali degli anni novanta (fra cui Pastorale americana, Einaudi, 1998; cfr. "L'Indice", 1998, n. 11), Philip Roth celebra la falsa nascita del millennio (31 dicembre 1999) e l'approssimarsi dei suoi settant'anni (è del 1933) risuscitando un personaggio di professore erotomane, David Kepesh, che tanto tempo fa per troppe letture di Kafka e Gogol si trasformò in gigantesca mammella (nella novella Il seno, 1973), quindi riapparve nei panni di Professore di desiderio (1977; Bompiani, 1978), romanzo di formazione sentimentale, con David diviso fra la normalità dell'affettuosa compagna Claire e la trasgressione rappresentata da alcune figure perverse tra cui la prima moglie vampiresca, che non per nulla si chiama Helen e ha un passato di droga e mafia cinese. E fra tutti questi grattacapi riusciva anche a scrivere un libro sull'amato Cechov (e dettare le pagine più belle di Professore di desiderio intorno al rapporto col padre, alberghiere ebreo, rozzo ingenuo e amatissimo).

Dico dettare perché l'impianto è sempre quello del narratore in prima persona, che fa di nuovo buon servizio nel conciso L'animale morente, accolto con freddezza in America, in realtà più efficace della conclamata trilogia precedente. Il bel titolo è tratto da Byzantium di Yeats: "Consumate via il mio cuore: malato di desiderio / e legato a un animale morente / non sa più cos'è, e accoglietemi / nell'artificio dell'eternità". A Yeats settantenne non andava giù che il cuore fosse destinato a seguire la sorte mortale dell'animale in cui batteva e dunque si augurava paradossalmente l'eternità algida dell'arte. Il professore di Roth, intanto diventato viso noto dei programmi culturali della televisione, sullo scorcio dei sessant'anni esorcizza la mortalità portandosi a letto le studentesse, rigorosamente solo dopo la fine del corso... Il suo passato sia di mammella che di studente Fulbright orgiasta a Londra è scomparso, come l'ombra vampiresca di Helen, in compenso ha acquistato un figlio ormai maturo che non gli conoscevamo, Kenny, che serve un po' meccanicamente da contraltare alla sua scelta di libertà e libertinaggio: Kenny infatti ha moglie e amante, ma questi sono rapporti definitivi, entrambi matrimoniali e opprimenti, e redarguisce il padre per il suo egoismo mostruoso, così anticipando le obiezioni del lettore: "Quando incomincerai ad imbellettarti le guance, Herr Von Aschenbach?".

Come già con Professore di desiderio, cominciamo a leggere annoiati dalle solite cavalcate erotiche del narratore rothiano, ma poi il racconto riesce ad afferrarci e lasciarci qualcosa. Novello Morte a Venezia, L'animale morente è appunto la storia di un amore di anziano intellettuale per una ventenne che è quasi solo corpo e bellezza, che comincia a ossessionarlo più del dovuto, sia durante che dopo la relazione. La narrazione diventa così analisi di un tormento, che non lascia in pace il nostro vecchiardo (il quale dà il buon esempio ai maschi coetanei dividendosi fra l'irresistibile giovane Consuela e la più matura amante in carriera, e masturbandosi nei giorni liberi...). In Roth c'è sempre l'aspetto urologico, le minute evocazioni di organi e pratiche sessuali, che stenta a essere controbilanciato dagli eventi ai piani superiori, tanto più che David ci regala divagazioni sociologiche (ad esempio sulla presunta liberazione sessuale degli anni sessanta) che convincono poco. Qui però fa buon gioco il fatto che le digressioni possono essere del narratore più che dell'autore, e per chi ha stomaco per reggere le soste in urologia L'animale morente finisce col ripagare la lettura con un colpo di scena finale (notte di Capodanno 2000) che sarebbe cattivo definire da soap opera.

Si noterà infatti con quale abilità Roth giochi su anticipazioni e ricapitolazioni nel suo discorrere, sinuoso come il respiro. Tutto il libro si presenta come una confessione a un ascoltatore di cui non sappiamo nulla, e che dice solo una battuta alla fine, con un passaggio dalla narrazione di una storia passata a un momento di scelta presente e aperta. Insomma, la costruzione è magistrale, la traduzione di Mantovani è al solito eccellente, e lo spettacolo di un altro scrittore di talento alle prese con la vecchiaia e la morte vale il biglietto. Forse il limite di Philip-David è indicato dal fatto che l'animale morente del titolo non è dopo tutto lui, ma proprio Tadzo-Consuela. David conserva intatta o quasi l'illusione dell'immortalità, e il romanzo ha pagine in cui apprezziamo (nella mimesi perfetta della vita) l'"artificio dell'eternità".


«Riesci a immaginarla, la vecchiaia? Naturalmente no. Io no. Non ci riuscivo. Non avevo idea di che cosa fosse. Non ne avevo neanche un'immagine falsata: non ne avevo alcuna immagine. E non c'è nessuno che abbia voglia di fare previsioni. Nessuno desidera affrontare queste cose prima che venga il momento. Come andrà a finire, tutto? È di rigore l'ottusità.»

Cosa può accadere a un uomo che supera la sessantina, che ha sempre vissuto intensamente e liberamente anche nel privato, e che si trova ad affrontare il declino, la vecchiaia imminente? A David Kepesh avviene un fatto straordinario: scopre la gelosia. Dopo decenni di amore libero, sessualità vissuta senza legami e senza problemi, ecco arrivare sulla sua strada la ventiquattrenne cubana Consuela Castillo. Non che per David sia una novità straordinaria avere una relazione con una donna tanto più giovane di lui: il professore, con il carisma dato dal suo ruolo e dalla partecipazione a trasmissioni televisive di successo, è riuscito a conquistare molte ragazze nei tanti anni d'insegnamento. Ma Consuela ha qualcosa di straordinario che attira morbosamente questo uomo ormai avviato verso la vecchiaia. Una sensualità nascosta dal perbenismo, una femminilità dirompente di cui è consapevole anche se appare ingenuamente indifferente. Consuela è anche il pretesto per ricostruire un'esistenza, per rivedere il proprio passato, dove hanno dominato la sessualità e il rapporto con le donne. La memoria di una vita ricca ma non sempre felice, talvolta insoddisfacente, fatta di menzogne e di qualche meschinità, in cui la sua forza di uomo, la potenza e la voglia di esprimerla verso (contro?) le donne ha preso spesso il sopravvento. E ora? Consuela conduce il gioco, per la prima volta in tutta la sua vita non è più padrone totale dei sentimenti, delle passioni e degli impulsi. Ma dalla semplice storia di un amore nasce il dramma, dalla normalità la tragedia. La vecchiaia incrocia imprevedibilmente la malattia di un corpo giovane, di una donna solare e vitale. L'animale morente, che pensavamo fosse il professore, diventa la sua giovane amante nel gioco crudele e straordinario dell'esistenza. Roth narra magistralmente lo svolgersi degli eventi, la personalità dei protagonisti (anche delle donne che hanno attraversato il passato di David) divertendosi a scoprire le qualità erotiche del suo professore, ma senza dimenticare mai che l'uomo, ormai in declino, vede l'esistenza più come passato che in rapporto a un incerto futuro. Un romanzo tragico che racchiude in un centinaio di pagine tutta l'opera letteraria di Roth, la sua essenza.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

L'ho conosciuta otto anni fa. Frequentava il mio corso. Io non insegno più a tempo pieno, e se volessi essere preciso dovrei dire che non insegno letteratura: già da molti anni tengo un solo corso, un grande seminario di critica letteraria, per i laureandi, che ho chiamato Practical Criticism. Le mie lezioni attirano un mucchio di studentesse. Per due ragioni. Perché l'argomento presenta un'allettante combinazione di glamour intellettuale e glamour giornalistico; e perché le ragazze mi hanno sentito recensire libri alla radio o visto parlare di cultura alla televisione. Negli ultimi quindici anni fare il critico culturale in un programma televisivo mi ha reso piuttosto popolare, localmente, e per questo il mio corso attira le ragazze. Nei primi tempi non mi ero reso conto che parlare alla Tv per dieci minuti una volta la settimana potesse fare l'effetto che fa a queste studentesse. Ma le ragazze sono irrimediabilmente attratte dalla celebrità, per insignificante che possa essere la mia.
Ora, come sai, io sono molto sensibile alla bellezza femminile. Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, e io ho la bellezza. La vedo e mi acceca, impedendomi di scorgere ogni altra cosa. Queste ragazze vengono al mio corso, e io capisco quasi subito qual è quella che fa per me. C'è un racconto di Mark Twain dove lui scappa, inseguito da un toro, e quando si rifugia sopra un albero il toro alza gli occhi e pensa: "Voi siete la mia preda, signore". Be', quando le vedo in aula quel "signore" si trasforma in "signorina". Sono passati otto anni, dunque: io ne avevo già sessantadue e la ragazza, che si chiama Consuela Castillo, ne aveva ventiquattro. Consuela non è come le altre. Non ha l'aria di una studentessa, non di una comune studentessa, per lo meno. Non è una mezza adolescente, non è una ragazza sbracata, sciatta, pullulante di "cioè". È raffinata nel parlare, misurata, e il suo portamento è perfetto: sembra che sappia qualcosa della vita degli adulti, oltre a stare seduta, stare in piedi e camminare. Come entri nell'aula, capisci che questa ragazza o la sa più lunga delle altre o a questo aspira. Il modo in cui si veste, per esempio. Non è proprio quella che chiameremmo eleganza, la sua, e non ha sicuramente nulla di vistoso, ma, tanto per cominciare, Consuela non è mai in jeans, stirati o gualciti che siano. Veste con cura, sobrietà e buon gusto, gonne, abiti e calzoni su misura. Non per desensualizzarsi, si direbbe, ma per professionalizzarsi, veste come l'attraente segretaria di un prestigioso studio legale. Come la segretaria del presidente di una banca. Ha una camicetta di seta color panna sotto un blazer di buon taglio blu con i bottoni d'oro, una borsetta marrone con la patina della pelle più costosa e un paio di stivaletti alla caviglia intonati alla borsetta, e porta una sottana di maglia grigia un po' elastica che rivela le linee del suo corpo con tutta la malizia che può metterci una sottana come quella. I capelli sono acconciati con naturalezza, ma con cura. Il colorito è pallido, la bocca arcuata, anche se le labbra sono piene, e la fronte è tondeggiante, una fronte levigata di un'eleganza brancusiana. È cubana. I suoi sono prosperi cubani che stanno nel New Jersey, oltre il fiume, nella Bergen County. Ha capelli nerissimi, lustri, ma un po' grossi. Ed è grande. È una ragazzona. La camicetta di seta è slacciata fino al terzo bottone, e questo ti permette di vedere che Consuela ha due seni prepotenti, bellissimi. Noti subito il solco tra i seni. E vedi che lei lo sa. Vedi che, nonostante la compostezza, la meticolosità, lo stile cautamente soigné (o forse proprio per questo), Consuela è cosciente del proprio fascino. Viene alla prima lezione con la giacca abbottonata sopra la camicetta, ma cinque minuti dopo se l'è già tolta. Quando guardo di nuovo dalla sua parte, vedo che se l'è rimessa. In questo modo capisci che è cosciente del suo potere, ma che ancora non sa come usarlo, non sa cosa farne, non sa nemmeno quanto lo desidera. Quel corpo le riesce ancora nuovo, deve ancora metterlo alla prova, ci sta ragionando su, un po' come un ragazzo che cammina per la strada con una pistola carica e deve ancora decidere se andare in giro armato per difendersi o per iniziare una vita di delitti.
Ed è cosciente anche di un'altra cosa, una cosa che non potevo dedurre da quel primo incontro in aula: la cultura è importante, per lei, anche se in un modo antiquato e deferente. Non che sia una cosa da cui voglia trarre il suo sostentamento. Non vuole e non potrebbe — è stata allevata troppo bene e in un modo troppo conforme alla tradizione, per questo —, ma la cultura è importante e meravigliosa come nessun'altra delle cose che conosce. Consuela è la ragazza che trova affascinanti gli impressionisti, ma il Picasso cubista deve guardarlo bene, aguzzando gli occhi (sempre con un senso di fastidiosa perplessità) e mettendocela tutta per cogliere l'idea. Lei sta li, in attesa della nuova e sorprendente sensazione, del nuovo concetto, della nuova emozione, e quando non viene (non viene mai), si accusa di essere inadeguata e priva di... cosa? Si accusa di non riuscire a capire nemmeno che cosa le manca. L'arte che puzza di modernità non la lascia soltanto perplessa, ma anche delusa di sé. Vorrebbe che Picasso contasse di più, che operasse in lei qualche trasformazione, magari, ma teso sulla ribalta del genio c'è un telo trasparente che le offusca la vista e tiene un po' a distanza la sua venerazione. Consuela dà all'arte, a tutte le arti, assai più di quanto ne riceva, una specie di zelo che non manca di un suo fascino struggente.

Recensioni dei clienti

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    Francesca

    04/09/2007 10.51.39

    Ho letto con una certa sorpresa le recensioni dei lettori che stroncano il libro, tacciandolo di pochezza e qualunquismo. Può piacere o meno, ma la forza espressiva della scrittura di Roth mi pare indiscutibile. Un'intensità a tratti brutale, proprio nella sua dirompente forza, nel suo scardinare quello che è il pensare comune, borghesamente accettato e posto al vertice della gerarchia. Questo libro racconta di come la vecchiaia corra di pari passo con i desideri, che scaturiscono dalla mente, e che si addolciscono nel cuore. La figura di Consuela riassume la sua dignità di creatura da amare, non solo da possedere, nel momento in cui si mostra a David come una donna ammalata, ammalata di un male che porta alla morte, alla dissoluzione. La stessa che David sente aleggiare sulla sua testa per gli anni che ha sulle spalle. Il sesso, tanto, esplicito, anche crudo nelle sue descrizioni, è solo un mezzo per sfuggire, per non pensare a quella corsa in cui la vecchiaia, e la morte, gareggiano. E vincono. Irrimediabilmente.

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    Francesco

    14/02/2007 16.26.24

    Il destinatario di questo romanzo è la seconda persona dell'autore medesimo. Si rivolge a se stesso facendo le veci del protagonista; insomma si racconta, "raccontandoci"(concettualmente è una storia prevedibile per chiunque esuberi al punto da rendere imprevedibile la storia...)quello che non avrebbe mai negato a noi, quantunque risaputo rimanga il fatto che, seppure a noi l'avesse negato, gli avrebbe tetimoniato contro il suo Io; quello che ha funto da autore. Ma non lo avrebbe comunque negato, così come non ha negato il suo amore sunto dagli ipertrofici seni con cui la pratogonista, Consuela, mediava fra l'Io poppante e il Tu ultrasessantenne, alias Roth. Un Ego che, in entrambe le mediazioni, non perde l'ancestrale veemenza alla vita. Egli possiede la vita tra lombi di quella donna, la quale, gli ha riconosciuto dall'impeto, con cui crede di trattare la vita sia bacinale sia esistenziale, una malcelata puerilità che riaffonda inconsciamente e retrospettivamente nel suo amore di fanciullo, che apprende l'erotismo da un'esigenza, per così dire, alimentare.- Sarebbe cresciuto troppo in fretta a cagione dell'ordinarietà familistica e terziaria con cui si allevava e a causa della quale sarebbe stato costretto a rimandare alle delizie di una fanciulezza deabilitata per i motivi dianzi citati, se non avesse incontrato Consuela; avvenente come il sogno cubano, dalla cui incarnazione è dipesa la trasformazione o meglio, l'involuzione che lo ha ricondotto alla primizia, stagionata dal sole che presto si spegnerà, afflosciandosi nel crepuscolo dei suoi cancerosi seni; primizie che un tempo dagli stessi era sbocciata, e dei quali non resteranno che turistiche fotografie che ripercorreranno, come nella mente del viaggiatore, momenti di appasionato pathos, ormai appassita passione.Il libro non è sessualmente impertinente.I fatti non sono descritti, ma avvengono con onorevole consapevolezza: il sesso è un anticipo della morte: lo si subodora senza ritegno; ma proprio perchè se ne ha la consapevolezza, farlo è come sfidarlo.

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    francesca

    19/07/2005 12.36.40

    E' il primo libro di Roth che leggo e il mio commento non può altro che essere sulla storia e il modo di raccontarla..ho letto nel commento di un ragazzo della ripetitività dei suoi libri.. sicuramente li leggerò per capire se effettivamente è così. personalmente questo libro mi ha affascinato più che per la storia per l'introspezione psicologica semplice e accurata senza troppe ridondanze nelle quali sarebbe comunque facile cadere. Mi è rimasto impresso il modo in cui ha descritto il rapporto con suo figlio che sembrerebbe essere in secondo piano rispetto alla storia tormentata e passionale raccontata nel libro ma a mio parere racchiude la vera originalità della storia. in poche , pochissime righe ha reso a parole questo complicato sentimento 'paterno'e spigato la natura di comportamenti difficili da decifrare....tutto il resto è storia.. l'amore che descrive è narrazione arricchita da un pò di psicologia.

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    allorenzon

    02/06/2005 10.15.39

    è il terzo libro di Roth che leggo e vi assicuro che non ne leggero' piu'!!!tanto scrive sempre sullo stesso argomento e sempre le stesse identiche cose;gli ultra sessantenni che amoreggiano con le con le ventenni. Letti 2 libri è come leggerli tutti

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    M.Elena

    08/09/2004 10.58.29

    E' stato il primo libro di Roth che ho letto, a seguire "La macchia umana". Tocca argomenti che definirei fondamentali nella vita di ogni uomo, il sentimento verso la famiglia, la voglia di libertà e passione, la paura del tempo. Inevitabilmente diventa un intreccio. Il professore lascia la famiglia, per poi trovarsi coinvolto in questa passione che si tramuterà ancora una volta in sentimento, ma gli anni passano vede il suo amico morire e soffrire delle stesse pene per le quali lui si strugge. Poi..va da lei..è arrivato al riepilogo della vita dalla quale è fuggito.

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    brigidino

    31/03/2004 16.16.41

    io non la capisco la roth-mania, anche se di libro in libro credo sia solo ad uso e consumo di qualche intellettuale che usa roth per giusticarsi agli occhi delle sue lettrici/ studentesse... a inquietare qui, senza entrare nel merito di ciò che sia giusto o sbagliato nell'approccio alla vita del protagonista, è la frizione fra pubblico e privato... si sputtana roth, si sbugiarda, istillando il dubbio che il suo ultimo libro siano solo pensieri in libertà... se infatti nel privato decanta la gerarchizzazione del sesso, il suo essere rapporto di forza in perenne squilibrio, la sua dittatorialità, non si capisce poi perché analizzando la rivolta degli anni 60, gioisca della sua democratizzazione... pensieri in libertà: forse sarebbe meglio dire chiacchiere da bar. Non mi sembra che abbia nessuna forza, nessuna originalità, scrivere: "sono curioso di sapere chi è perché la voglio scopare".

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    Egidio Marchese

    10/02/2004 01.59.34

    C. MILLET, "La vita sessuale di Catherine M" (*), P. ROTH, "L'animale morente" (***), J.M.COETZEE, "Elizabeth Costello" (*****). --- Catherine Millet è diversa dalla Turandot che cantava: "sono fiera di rimanere intatta". Ella ha conosciuto orge, sesso indiscriminato di gruppo, ecc. Ma le memorie erotiche della Millet (una borghese-anti-borghese, si sarebbe detto negli anni sessanta) sono cose sue, non sono didattiche, sono monotone. D'altra parte ho trovato un notevole parallelismo tra Philip Roth e John M. Coetzee, sempre sul tema del sesso. In "L'animale morente" di Roth c'è quel personaggio, George, semi-paralizzato, moribondo, che attira la moglie e la bacia avidamente con la metà della bocca non paralizzata e cerca di spogliarla con la mano ancora sana. In "Elizabeth Costello" (5, IX) di Coetzee c'è qualcosa del genere: un vecchio, operato di cancro e moribondo, che, non potendo parlare (rantola attraverso un foro alla gola), comunica con la sua assistente scrivendo: "Mi piacerebbe vederti nuda..." e lei si denuda e lo compiace. In questo stesso romanzo (lezioni o saggi romanzati, dove protagonista è una scrittrice che fa delle conferenze su vari soggetti) c'è anche un capitolo intitolato "Eros", dove spregiudicatamente si mette la Madonna e lo Spirito Santo insieme ai miti greci dell'amore tra umani e dei, Psyche, Anchise, Afrodite, ecc. In questi tre scrittori vedo il tema dell'eros in relazione all'ethos nell'arte. Roth separa l'eros dall'ethos (basta con il sentimentalismo delle donne mamme...) e risulta impoverito, arido e monotono quasi quanto la Millet tutto-solo-fisico. Entrambi sono addirittura "convenzionali", ora che il sesso ci viene bombardato in ogni media. In Coetzee, invece, ci sono molte dimensioni di ordine intellettuale. Il suo episodio del moribondo erotico si inserisce nel contesto di una discussione tra un cristianesimo intransigente trascendente e la cultura ellenica di armonia e bellezza umanista. Riguardo al tema dell'eros in sé, conosciamo le scoperte rivoluzionarie che risalgono a

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    Egidio Marchese

    21/01/2004 05.14.07

    "The dying animal / L'animale morente" (2001) di Philip Roth è un romanzo a seguito della grande rivoluzione sessuale degli anni sessanta. Ha la stessa tematica delle "amicizie erotiche" de "L'insostenibile leggerezza dell'essere" (1984) di Milan Kundera. La citazione nel frontespizio è una che si potrebbe applicare anche a "La vie sexuelle de Catherine M" (2001) della Millet: "The body contains the life story just as much as the brain", Il corpo contiene la storia della vita, tanto quanto il cervello (Edna O'Brien). Il tema del sesso ha una centralità che non c'è nel romanzo "Disgrace / Vergogna" (1999) di J. M. Coetzee; tuttavia ci sono notevoli somiglianze: entrambi i protagonisti sono professori di età avanzata (52 e 62 anni), divorziati, dello stesso nome David, che gestiscono la propria libidine liberamente con prostitute o donne occasionali, amicizie erotiche e soprattutto seducendo a suon di musica classica le loro stesse giovani studentesse. Tanto in Roth che in Coetzee e pure in Kundera, c'e' alla fine un comune senso pietoso della morte degli animali, come nel titolo "The dying animal." (titolo tratto dai versi di Yeats "Consume my heart away; sick with desire / that fastened to a dying animal / It knows not what it is." - Si consumi il mio cuore malato di desiderio, di un animale moribondo e ignaro.) ------------- Questo romanzo di Roth, a differenza del romanzo di Kundera e del superiore romanzo di Coetzee (rinvio ai miei commenti su questo sito), è per vari aspetti inferiore alle aspettative. Viene esaltata la rivoluzione sessuale degli anni sessanta, quando "la gente si toglie le mutande e va in giro ridendo". Dopo una digressione storica dell'oppressivo puritanesimo, troviamo il protagonista che lascia la moglie e il figlio di otto anni, per vivere meglio la sua libertà erotica. Ma alla fine resta sempre insoddisfatto. Da una parte litiga col figlio che lo accusa di essere immorale, difendendo la sua libertà sessuale. D'altra parte ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui, di f

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    Gabri

    05/01/2004 23.08.32

    Ho finito stanotte di leggere l'ultimo libro di Roth, "L'animale morente", 120 pagine che in una nottata sono volate, vuoi per la storia, sicuramente avvincente, vuoi per lo stile dello scrittore che ti prende e ti coinvolge già dalle prime pagine con la descrizione del personaggio femminile del romanzo, Consuela Castillo. E' una storia non proprio d'amore ma piuttosto di passione, David professore di sessanta due anni inizia una relazione con una sua allieva di ventiquattro, pensa che si tratti del solito rapporto di una notte e via come da tempo accade con molte altre giovani studentessa ma questa volta è diverso perchè il docente ci lascia il cuore e non tutto va come vorrebbe lui. Il tema centrale è quello della passione vissuta come vera e propria sofferenza cha va ad intrecciarsi a quello della morte costantemente presente nelle riflessioni del vecchio protagonista che, per il pensiero ossessivo di un impossibile quanto improbabile futuro con la giovane, finisce per logorarsi l 'esistenza non saziandosi mai neppure durante gli incontri amorosi con la sua giovane amante. Non tutto però è come la ragione ci può portare a pensare e con un inaspettato finale, che spiega il titolo del libro, l'autore ci spiazza ponendo forti interrogativi sul destino umano. Un libro molto forte sia per la tematica che per il linguaggio, un racconto che vuole essere anche una finestra sull America degli anni sessanta e sulla rivoluzione dei costumi in quegli anni vista con gli occhi del protagonista. Interessante è sicuramente anche la forma interlocutoria con cui è scritto, il protagonista parla a noi in prima persona, quindi spesso mentre leggiamo, ci sentiamo dare dei piacevoli "tu" che non fanno altro che renderci ancora piu partecipi della storia. E' il primo Roth che leggo e sono rimasta colpita soprattutto dal modo di scrivere semplice e lineare quasi riassunto ma nello stesso tempo coinvolgente e pungente,da sottolineare l eleganza dell' autore che, nonostante i temi anche scabrosi, non cade mai nella volgarità nem

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    potox

    18/12/2003 18.34.30

    mio primo Roth, bellissimo impatto, grande forza espressiva e favolosa la capacità di scavare nei recessi di quella parte di cervello (maschile)alimentata dal testostorone senza mai cadere nella facile trappola della volgarità. Si inizia il libro con + di due pagine dedicate ad una minuziosa descrizione dell'"animale Consuela" e già a questo punto sai che ti trovi di fronte ad uno scrittore che non ha veramente niente di banale.

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    Usai Stefano

    14/09/2003 15.57.52

    "L'animale morente" diPhilip Roth. La "voce unica, un ritmo sicuro...." che "sembra venuto a Roth in modo tale e immediato", come ebbe a scrivere Hirving Hove recensendo i primi racconti del (l'allora) giovane narratore, si conferma - continuamente - a distanza di oltre 40 anni da quel momento. "L'animale morente" è il più bel libro di Roth e il prossimo sarà ancora più grande! In questo, il professore di desiderio Kepesh si scontra con qualcosa di diverso e di umanissimo; sempre ligio solo e solamente alla pratica sessuale, al solo atto senza bisogno, senza legami "da soggetto libero", questa volta l'uomo incontra Consuela, solo in apparenza come le altre se non fosse per un particolare: la straordinaria bellezza. Questa bellezza lega/induce il bisogno in Kepesh/Roth e lo porta a sentimentalizzare l'esperienza estetica, da lui frequentatissima. E' la fine. Keepsh è in balia di Consuela, la giovane donna lo rende - problematicamente - consapevole di aver perso "la propria libertà". Da questa, inconsciamente, il professore si difende non presentandosi alla festa di laurea della ragazza; lei lo abbandona e si acclara l'inferno dell'assenza/malinconia/desiderio delirante. Kepesh riesce, con l'aiuto dell'amico George O'Hearn, di pratiche infantili e di un'esistenza riempita a forza, ad addormentare il desiderio che poi riesplode in un epilogo terribile che , per così dire, lo riabilita: "devo andare. Vuole che vada da lei. Vuole che io dorma con lei, nel suo letto. Non ha mangiato nulla in tutto il giorno. Deve mangiare..." ( nell'ultima pagina del romanzo). Ma, nell'umanissimo finale di questo romanzo stupendo, non si riabilita Roth che cerca di distruggere (con la malattia) la bellezza che ha scatenato il bisogno. In questo tentativo, il più grande narratore vivente, viene "impedito" dal suo stesso personaggio: Consuela, che chiede al professore "Ti dispiacerebbe farmi delle fotografie? Perchè voglio avere delle foto del mio corpo come l'hai conosciuto tu. Come l'hai visto tu.... E' la fine. Usai Stefa

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    maurizio crispi

    16/07/2003 15.42.30

    questo romanzo di Philip Roth contiene almeno tre interessanti livelli di lettura. Quello delle scelta esistenziale di un uomo solo che dopo il fallimento della sua esperienza matrimoniale, ha deciso di vivere da "uomo emancipato" (in altri tempi si sarebbe deto da "libertino"). Quello dell'irruzione all'interno della vita erotica del protagonista, che volutamente vuole escludere qualsiasi coinvolgimento affettivo, di un elemento nuovo ed imprevisto,dato dal tormento della gelosia (che reintroduce per via traverse il piano insidioso del sentimento amoroso, volutamente escluso da tutte le precedenti esperienze erotiche). L’ultimo livello, infine, è quello della dolente riflessione sulla vecchiaia la presa di consapevolezza della quale, in qualche misura, esige degli aggiustamenti rispetto alle scelte compiute in passato, non più funzionali rispetto al presente. Protagonista del breve romanzo è David Kepesh, professore universitario noto conferenziere e autore di saggi apprezzati, che racconta la sua storia in prima persona ad un silenzioso ascoltatore (un amico, probabilmente, forse anche un collega, oppure un compagno di scelte "libertine), con un impianto narrativo analogo a quello di altri romanzi di Roth (si ricordi ad esempio Il lamento di Portnoy). La narrazione di David Kepesh prende le mosse dal presente e dal fatidico incontro con Consuela Castillo, ma poi dopo l’esordio ci offre numerose incursioni verso il passato. Per il nostro, ciò che conta è il passato (fatto di un nutrito curriculum di conquiste femminile, di alcuni errori – almeno quelli che egli è in grado di vedere, del fallimento nell’educazione del figlio all’apprezzamento dei suoi stessi valori), mentre il futuro è nebuloso e comunque poco conta. L'incontro con Consuela, una ragazza di origini cubane, alta e bellissima, ex-studentessa del professore, dovrebbe procedere secondo un copione ben collaudato: una sequenza di incontri erotici, senza nessun seguito e soprattutto senza nessun impegno per il futuro

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    Benny

    10/07/2003 19.59.03

    Squalliduccio, da notare solo la grande forza espressiva tipica di Roth. B

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    vale

    01/07/2003 21.11.23

    libro splendido e dolente sulla vita e sulla morte, con eros che fa da trait d'union, libro su cui riflettere..

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    catiakaty

    08/05/2003 14.03.18

    Dopo aver letto "La macchia umana" non vedevo l'ora di leggere un'altro libro di Roth e "L'animale morente" non mi ha deluso. Mi è piaciuto moltissimo perchè descrive soprattutto i pensieri degli uomini (che per una donna a volte risulta difficile comprendere)e perchè tratta argomenti quali la vecchiaia e il sesso che non sono per nulla banali, e sinceramente non capisco come si possa dare un voto basso a questo libro.

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    Giuseppe

    22/04/2003 19.04.58

    Quello di Roth è un libro che offre numerosi spunti di riflessione: pertanto non risulta di scorrevole lettura, tuttavia non lascia indifferenti. Personalmente sono contento di averlo letto.

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    Rosalba

    03/04/2003 23.14.29

    ho comprato il libro incoraggiata dalla recensione letta , è il primo libro di Roth che leggo e non mi è piaciuto, non lo consiglio.

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    stella magni

    19/03/2003 22.22.27

    ho conosciuto Roth con questo libro, e poi sono passata nel giro di una settimana al Lamento di Portnoy e a Ho sposato un comunista. David, il settantenne professore, mi ha ammaliato. Inutile nasconderlo, rappresenta il "classico" uomo con il quale molte di noi amerebbero coltivare una amicizia speciale.Ha tutti i difetti che noi donne non sopportiamo negli uomini, ma è anche il tipo di uomo che ti fa sentire "speciale" e diversa da tutte le altre. Emozioni, sesso, parole...amore......cosa è la vita se non questo?

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    luciano

    17/03/2003 22.33.21

    Un lungo monologo di un settantenne professore universitario libertino che 50 anni prima lasciò moglie e figlio per gustare in santa pace tutto il nettare delle giovani studentesse che regolarmente si portava a letto, inframmezzato da varie condiderazioni psicologiche e sociologiche. Una pizza.

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    Gianni Buganza

    20/02/2003 13.20.57

    Il dramma oncologico,la fragilità umana,tutti i colori della gioia sensuale e la morte,la morte incipiente che già erano stati parte de Il teatro di Sabbath(Einaudi 1999),ritornano prepotenti nell ultimo romanzo del premio Pulitzer Philip Roth,L animale morente, uscito da pochi giorni per Einaudi nelle librerie. Il grande narratore americano,l'autore della Pastorale americana e de La macchia umana,ci introduce all'eros dell'età anziana. Il corpo come "grande opera d'arte" sul punto di dissolversi nella malattia e nella morte.Ma "nessuno desidera affrontare queste cose prima che venga il momento". Libero da ogni credere,Zelig dell'eros,il protagonista,il"professore del desiderio",attacca le convenzioni con Tocqueville,attacca i legami con Conrad,propone una vita "oltre il ricatto degli slogan". George,l'amico migliore,se ne va cercando di resistere con rabbia,e fino all'ultimo,alla morte che avanza.E dopo averlo ignorato per anni,nell'istante estremo cerca il corpo della moglie,cerca i seni. L'angoscia innanzi alla morte,dice Consuelo"è un otto volante,e non finisce mai".E "non può finire se non finisce il cancro",il suo. Ma la chemioterapia distrugge il corpo,devasta la bellezza,scompagina le carte della sua vita.Ciò che sconvolge è il morire "non ordinatamente", dopo i nonni,i genitori,"come nella più bella favola infantile":incalza Roth nel suo furore narrativo,attaccando senza pietà per tutto il libro convenzioni e luoghi comuni.Affrontando il tema del morire con l'assillo di un eros che lo sospinge, ad ondate narrative,sempre in un altrove dalla morte, da nichilista brillante,come il protagonista del suo Il teatro di Sabbath. C'è splendore laico in questo libro.C'è dubbio.E c'è"religione"del desiderio, El Malecòn, frangiflutti su cui passeggiare e chiaccherare,innanzi al niente che avanza. Scrive Emanuele Severino,maestro di molti di noi,in Oltre l'uomo e oltre Dio(Il Melangolo,2002):"Il pensiero dell'Occidente ha insegnato ai mortali a morire in modo nuovo,all'estremo dell'ango

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