Categorie
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
Pagine: 274 p. , Brossura

61 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806227753


In una Sicilia diventata un’immensa rovina, un racconto crudele e distopico con protagonista Anna. Un’adolescente cocciuta e coraggiosa. Un personaggio unico.

Negli ultimi quattro anni di vita Anna aveva sofferto e superato dolori immensi, folgoranti come l’esplosione di un deposito a metano e che le stagnavano ancora nel cuore. Dopo la morte dei suoi genitori era precipitata in una solitudine così sconfinata e ottusa da lasciarla idiota per mesi, ma nemmeno una volta, nemmeno per un secondo l’idea di farla finita l’aveva sfiorata, perché avvertiva che la vita è più forte di tutto. La vita non ci appartiene, ci attraversa. La sua vita era la medesima che spinge uno scarafaggio a zoppicare su due zampe quando è stato calpestato.

È un racconto crudele e distopico, di una potenza inaudita, questo nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti con protagonisti i bambini. Il capitolo più intenso e immaginifico della sua produzione, visto che si porta dietro un mare di suggestioni. Dall’atmosfera apocalittica de La strada di Cormac McCarthy, al graphic novel Orfani di Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari, passando dalla Trilogia della città di K. di Agota Kristof e il suo Grande quaderno. I protagonisti di tutte queste storie sono bambini che sopravvivono, in qualche modo, a volte lottando in maniera selvaggia. E forse è proprio questa l’unica storia che, oggi, valga davvero la pena di raccontare.
Siamo nella Sicilia del 2020 e il mondo è stato devastato da un Virus letale, “la Rossa”, che dal Belgio si è propagato in tutta Europa uccidendo in breve tempo tutti gli adulti. Gli unici immuni alla malattia sono i bambini, almeno fino alla pubertà, dopo di che sono destinati a perire anche loro, ridotti a scheletri, afflitti da pustole e scossi da una tosse malsana. A quattro anni dalla scomparsa degli adulti, che ne è del mondo? Anna ha 13 o 14 anni e ricorda il mondo com’era prima: un posto tranquillo in cui si poteva guardare la tv e uscire a comprare una pizza. Oggi invece è semi desertico. Pochi mesi dopo la comparsa del Virus, la Sicilia nord occidentale è stata devastata da incendi ed esplosioni, restituendo agli orfani supermercati sventrati in cui cercare della merce scaduta, tappeti di autostrade malferme percorse per centinaia di chilometri da altri bambini semi nudi e affamati, case abitate da scheletri mummificati di uomini e animali rapaci che si cibano dei resti.
Nella lotta all’ultimo sangue tra Anna e un grosso cane maremmano inferocito, addestrato per uccidere, vince Anna. Lui, il cane, ha passato la sua vita legato a una catena vessato da un padrone che voleva farlo diventare sanguinario; lei, Anna, ha visto morire suo padre e sua madre, ha visto andare tutto in rovina e sta cercando con tutte le sue forze di sopravvivere per non lasciare da solo Astor, suo fratello di quattro anni. Anna è libera, coraggiosa, sopporta sulle sue spalle tutti i dolori del mondo. Ma la vita è più forte di lei. Non le appartiene, la attraversa da parte a parte trascinandola avanti. Quando Astor viene rapito dai bambini blu, un gruppo di disperati che sperano di salvarsi adorando un feticcio, Anna diventa improvvisamente grande.
Niccolò Ammaniti scrive con intensità un romanzo distopico di formazione che mortifica le nostre utopie e ci sbatte in faccia tutti i paradossi del progresso. Era proprio necessario? Sì, poiché la storia di Anna è forse il “Non ora e non qui” che stavamo cercando nella letteratura. Ma è anche una lettura che alimenta incubi piuttosto che sogni, un’evasione che rovesciando ed estremizzando le nostre paure le dissolve in una nube sulfurea, strizzandoci il cuore.

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Andrea

    08/11/2016 09.12.14

    Un libro durissimo nei contenuti ma scritto meravigliosamente bene, con un retrogusto che lo distingue da un Fantasy qualsiasi. Inutile nasconderlo, leggendolo si pensa subito a "La strada" di McCarthy, oppure al "Signore delle mosche"; tuttavia il libro di Ammanniti, rispetto a queste due opere (che non mi hanno convinto né entusiasmato), in fondo, ha qualcosa in più: riesce nel compito più difficile, sorprenderti ed emozionarti. E' vero: alcuni passaggi sembrano poco convincenti alcuni un po' sbrigativi e meritavano forse maggiore attenzione. E' vero: il finale lasciato aperto lascia noi con l'amaro in bocca, ma ti arriva addosso come un'onda che non ti aspettavi, annaspi, ti divincoli, alla fine riemergi e sputi fuori l'acqua. Sei contento di esserne uscito vivo, ma già ti giri in attesa della prossima onda.

  • User Icon

    CRISTINA

    12/09/2016 08.19.00

    Sicuramente il peggior libro di Ammaniti (...sempre che l'abbia scritto lui...). La trama interessante, ma lo sviluppo del libro banale e noioso.

  • User Icon

    rejectedfrogs

    10/08/2016 13.38.12

    Diciamo la verità, non si può dire che Anna sia un romanzo originale. Intanto, è ovvio, c'è lo stesso Niccolò Ammaniti, soprattutto quello di Io e te e di Io non ho paura. E poi la narrazione si apre in ospedale, come in 28 giorni dopo e in The Walking Dead. Anna non è originale nel descrivere il prossimo futuro di un mondo nel quale gli adulti sono morti decimati da un'epidemia; non lo è nel narrare le peripezie di una ragazzina alla ricerca del fratellino rapito (leggete Il buio fuori, scritto da Cormac McCarthy nel 1968, e la storia di Anna vi sembrerà già sentita); e di certo non è originale quando parla di rituali tribali di bambini tornati alle radici bestiali di una vita primitiva (Il signore delle mosche è del 1952). Ma l'originalità è tanto fondamentale quando la storia è avvincente, spaventosa e commovente? Anna è un romanzo ben scritto, con tanto cuore e infinita speranza pur nel contesto di un orrore smisurato, nella migliore tradizione non solo di Ammaniti, ma dell'intera scena letteraria (anche se chiamarla così mi fa un po' ridere), italiana e internazionale. È forse meglio leggere una storia piena di idee ma scritta (nel migliore dei casi) coi piedi? Per me, assolutamente no. Se devo scegliere un team, io sto con Ammaniti.

  • User Icon

    Michela

    25/07/2016 18.25.03

    Non è sicuramente il miglior libro di Ammaniti ma è senza dubbio il più angosciate. Non lasciatevi ingannare dal titolo rassicurante, "Anna" è da leggere con la consapevolezza che sarà un pugno nello stomaco.

  • User Icon

    Federico

    17/07/2016 22.24.01

    Condizionato dai giudizi scadenti avevo rinunciato a leggerlo. Errore! Il libro è buono e l'autore ha come sempre un grande talento nel narrare l'animo dei bambini, qui impegnati a sopravvivere in un mondo devastato.

  • User Icon

    carmela

    01/06/2016 11.12.41

    Un libro durissimo nei contenuti ma scritto meravigliosamente bene, con un retrogusto magico e poetico che lo distingue da un Horror qualsiasi.Il futuro descritto sembra così pericolosamente simile al presente del nostro Sud del mondo che mette i brividi.

  • User Icon

    Antonella

    30/03/2016 16.31.02

    Brutto,brutto,brutto,brutto :(

  • User Icon

    Vaduz

    01/03/2016 16.23.21

    Per essere un post apocalittico (assolutamente non il mio genere) l'ho letto volentieri. Tuttavia, per me "Io non ho paura" rimane il capolavoro di questo autore.

  • User Icon

    stefania

    28/02/2016 15.46.30

    Non avevo letto nulla di Ammanniti, ho comprato il libro, letto in due giorni, mi è piaciuto molto. E' vero che ricorda un pò il signore delle mosche, ma solo perchè la storia è basata sui bambini. Dopo aver letto Anna, mi sono incuriosita a leggerne altri, tra l'altro Che la festa cominci...non è che il film la grande bellezza abbia preso un pò di spunti su questo libro?

  • User Icon

    Laura

    16/02/2016 16.19.35

    Il talento di Ammaniti é quello di trascinarti indietro a sensazioni "bambine" sepolte nel profondo e abbandonate da consapevolezze ormai adulte. Anna in un mondo di soli bambini e - dunque - di bambini soli, senza più cura, accudimento e protezione, in viaggio con coraggio e caparbietà verso una speranza che si percepisce vana. É una storia tenera e struggente, amara quanto basta. Un bel libro, davvero!

  • User Icon

    vittorio pisa

    09/02/2016 18.47.34

    Il tam tam pubblicitario e l'esposizione mediatica dell'autore, eccessivi; le critiche poco lusinghiere dei soliti soloni e i commenti dei lettori, così discordanti tra loro; le ultime opere dello scrittore, poco convincenti; tutto sembrava dovermi condurre verso un'unica direzione verso la quale, peraltro, io stesso ero certo di dirigermi: sarà l'ennesima delusione, quella definitiva, che mi convincerà a dire addio all'autore pulp dei primi racconti e dell'indimenticato "Ti prendo e ti porto via". Invece ecco che succede l'inatteso, proprio quando meno te lo aspetti. Il romanzo mi è piaciuto e pure parecchio. Inutile nasconderlo, leggendolo si pensa subito a "La strada" di McCarthy, oppure al "Signore delle mosche"; tuttavia il libro di Ammanniti, rispetto a queste due opere (nessuna delle due mi aveva convinto né entusiasmato) in fondo ha qualcosa in più: riesce nel compito più difficile, sorprendere il lettore ed emozionarlo. È un romanzo che ti resta appiccicato addosso. In fondo, non è forse questo ciò che si attende da un romanzo? Che vengano pizzicate le corde delle emozioni? E quando succede è una beatitudine! Siamo comunque lontani dalla freschezza e dalla spavalderia che aveva fatto di "Ti prendo e ti porto via" un genere di romanzo. In ogni caso, tra gli ultimi, questo lavoro è certamente, e per distacco, il romanzo più maturo e riuscito dell'autore. Lettura emozionale.

  • User Icon

    Carol

    06/02/2016 13.08.12

    Non è sicuramente il miglior libro dell'autore, ma a me è piaciuto. C'è molto del romanzo "La strada" di Cormac McCarthy in questa descrizione di un mondo "day after" popolato solo da bambini e preadolescenti, gli unici immuni al virus che ha decimato gli adulti, e che continua a decimare anche loro man mano che raggiungono la pubertà. Però non è così cupo come quello dell'autore americano, anzi c'è sempre una speranza, nell'immediato futuro o in uno più lontano, che motiva questi ragazzi ad andare avanti. Una speranza per il futuro che solo i giovani possono continuare ad avere, anche in un contesto apocalittico come quello in cui si ritrovano a vivere, fatto di cibi in scatola scaduti, edifici fatiscenti, acqua piovana da bere. Come sempre l'autore sa ben raccontare il mondo infantile e l'adolescenza, anche in un contesto anomalo come questo, e ritornano alcune sue tematiche: il diventare grandi prima del tempo, il doversi sostituire a genitori assenti (in questo caso morti, negli altri libri fuggiti o incapaci), l'arte di arrangiarsi, il riunirsi in bande per essere più forti, l'amicizia, come pure le sfide e le lotte fra coetanei. Per me è un libro che vale la pena leggere, adatto anche agli adolescenti.

  • User Icon

    bruno

    03/02/2016 13.50.57

    Non è, sicuramente, il miglior lavoro di Ammaniti. Anzi. Letta la sinossi mi sono detto che l'autore di "io non ho paura" avesse avuto la tentazione di calarsi nei panni dello Stephen king dell' "Ombra dello scorpione" (umanità decimata anche qui da un virus) o del McCarty de "la strada"(apocalisse nucleare). Posto tale assunto, la mia conclusione è che il risultato è ben lungi dall'ipotesi in premessa è la conclusione potrebbe essere ben sintetizzata dal detto meneghino "ofelè fa el to mestè", che che invita a fare solo le cose che si sanno fare. Ammanniti, cioè, si è avventurato in un campo che non è il suo con esiti meno che deludenti. Ho fatto fatica a portare al termine il romanzo che, a parere mio, è privo di ritmo e di phatos. Se l'avesse scritto un Mario Rossi qualunque, ben difficilmente sarebbe stato pubblicato.

  • User Icon

    Nanni Spano

    21/01/2016 01.46.08

    Il peggior libro di Ammaniti. Lontano anni luce da Ti prendo e ti porto via e Io non ho paura. Paragonarlo al Signore delle mosche e L' ombra dello scorpione è un insulto. Non sviluppa la trama (la picciridduna o come la chiama che fine fa?) che succede dopo? Si salvano con le Adidas???? Si è mica fatto pagare per sponsorizzarle? Spero di no. Non aggiungo altro ma potrei andare avanti...Mi fermo per decenza. Mi sembra un insulto ai suoi affezionati lettori. Delusione a 360 gradi

  • User Icon

    Oz

    20/01/2016 20.05.11

    E' vero: alcuni passaggi sembrano un po' sbrigativi e meritavano forse maggiore attenzione. E' vero: il finale lasciato aperto lascia noi con l'amaro in bocca. Ma quando Ammaniti racconta di bambini ha una forza travolgente. Ti arriva addosso come un'onda che non ti aspettavi, annaspi, ti divincoli, alla fine riemergi e sputi fuori l'acqua. Sei contento di esserne uscito vivo, ma già ti giri in attesa della prossima onda.

  • User Icon

    enza

    14/01/2016 16.14.29

    E' stato difficile finire questo libro: terribile e angosciante; un libro dell'orror con protagonisti i bambini.

  • User Icon

    cristina

    09/01/2016 12.21.14

    Lontanissimo purtroppo da "Ti prendo e ti porto via" e "Io non ho paura", ma per fortuna anche dagli ultimi illeggibili "Che la festa cominci" e "Il momento è delicato". Risulta comunque piatto, non coinvolgente, con troppi buchi narrativi. Vorrebbe copiare un po' King ma non raggiunge nemmeno un briciolo di quella magia che solo il Re sa mettere nei suoi romanzi. Non capisco l'omaggio alla nota azienda di scarpe! Credo che anche il titolo sia un po' fuorviante. Attendiamo di meglio, magari restando su questa linea narrativa non psichedelica e imbarazzante come in altri suoi romanzi.

  • User Icon

    Maria Grazia

    03/01/2016 15.59.34

    Non mi è piaciuto questo romanzo, che ho addirittura prenotato prima della pubblicazione perché ammiro Ammaniti scrittore. Devo ammettere che la seconda parte si legge più speditamente alla ricerca di una svolta, di un'evoluzione positiva che però non arriva neanche con il finale aperto. Non mi è piaciuto semplicemente perché non mi piace il genere apocalittico, le ambientazioni catastrofiche. Penso però che il romanzo non meriti le stroncature avute da molti lettori. Anzi, se Ammaniti deciderà di salvare Anna e Astor e tutti i bambini blu da quel mondo senza speranza, leggerò il seguito. Non fosse altro che per dimenticare il senso di amarezza che mi ha lasciato la lettura.

  • User Icon

    Ariel

    03/01/2016 15.21.23

    Anche questa volta ho acquistato l'ultima fatica di Ammaniti nella speranza che il romanzo riprendesse i grandi capolavori come Ti prendo e ti porto via o Io non ho paura. Invece, le stessa delusione come negli ultimi romanzi dell'autore che in vece di maturare, è nel più totale declino. Una storia ormai abusata e raccontata in tutte le salse, oltre al fatto l'autore l'ha resa noiosa e assurda. Mi domando come Einaudi possa ancora credere in una scalata?

  • User Icon

    giovanni

    30/12/2015 13.00.30

    Con fatica, molta fatica, e con l'aiuto di qualche giorno di ferie sono riuscito a finirlo. Lo eleggo il libro piu' brutto che io abbia letto nel 2015. Lento, noioso, ripetitivo e, sembrerebbe quasi impossibile vista l'ambientazione, persino prevedibile. Lo sconsiglio, cosi come invece consiglio tutti gli altri libri di Ammaniti.

Vedi tutte le 77 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione