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Gli anni al contrario - Nadia Terranova - copertina

Gli anni al contrario

Nadia Terranova

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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 settembre 2016
Pagine: 144 p., Brossura
  • EAN: 9788806231972
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Gli anni al contrario

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Vincitore Premio Bagutta opera prima 2016

«Un racconto senza fondo, che stringe la schizofrenica storia italiana al pulsare dei sentimenti. Un racconto che mi ha legato a sé.»Roberto Saviano

Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l'abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l'ha con il padre e il suo "comunismo che odora di sconfitta", e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all'università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l'avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l'amore più forte può essere tradito dalla Storia.
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    GiadinaQ

    16/03/2019 21:33:08

    Una scrittura amara ed intensa: quest'autrice mi piace moltissimo. La storia d'amore tra i protagonisti fa quasi da sfondo alla loro crescita personale e al corso degli eventi che determinerà il loro destino.

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    Marianna

    10/03/2019 21:52:38

    La lettura è piacevole, grazie allo stile pulito ed elegante. La struttura narrativa è organica e coerente, ma la storia narrata non mi ha coinvolta in modo particolare.

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    Alessia Carmicino

    18/09/2018 15:42:32

    Gli Anni al Contrario di Nadia Terranova è la prova che per trovare il cuore di una storia non occorre macerare la lunghezza di un tomo con fiumi d'inchiostro: figli di due padri agli antipodi per idee ed estrazione ma entrambi vittime in un modo o nell'altro di quella forza irresistibile che porta i genitori a condizionare le scelte di vita del loro stesso sangue, Aurora e Giovanni si conoscono e si innamorano all'Università sognando che lo studio regali loro l'emancipazione dalle famiglie e l'opportunità di fare davvero la differenza; la loro danza è un Valzer instabile che si consuma in fretta, passando dall'azzurrino dell'innamoramento e degli ideali pieni di speranza(mai copertina fu poeticamente più azzeccata) al bianco del matrimonio e al rosa della nascita, con una bambina frutto di un' incoscienza giovanile pronta a farsi guidare dagli imprevisti perché ogni cambiamento ha il sapore dell'ignoto da esplorare e per fare gli adulti ci sarà sempre tempo. Se non ci fossero stati gli anni 70', l'eredità di una promessa di rivoluzione spezzata dal miraggio della lotta armata e da un sistema capace solo di fagocitare sè stesso e mimetizzare le sue mancanze fra gli sbuffi di fumo delle riunioni di partito, forse il destino di Aurora e Giovanni sarebbe stato diverso, o forse no: alla fine, siamo tutti figli di genitori speranzosi e risoluti e ci culliamo nell'imbattibilità di una gioventù pieni di aspirazioni e sogni, solo per essere subito dopo abbandonati a noi stessi dalla solita gretta e ben oliata macchina di fango. Così, mentre il soffitto ci schiaccia col peso di una solitudine troppo grande e l'incognita del domani cerchiamo di dare quello che possiamo e di sopravvivere alla somma di tutti gli errori commessi, confidando che le cose buone che facciamo siano abbastanza da bilanciare il contraccolpo; per continuare a ballare, traballanti e incerti ma resistenti, il valzer di una vita che ci fa girare al contrario ma il cui ritmo resta sempre irresistibile.

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    Valentina

    24/07/2018 12:53:30

    Non ci si riprende da libri così, non ci si riprende da storie come quella di Aurora e Giovanni, dal dolore, dalla separazione, dai lutti, dalla malattia, da un'Italia sbagliata e da una Storia capace di tradire anche gli amori più forti. Appena ho finito di leggere Gli anni al contrario mi sono chiesta come ho fatto a stare senza, finora? È un romanzo imperdibile.

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    cristina

    21/05/2016 09:52:38

    Il libro scorre veloce ed è fluente, ma in effetti per raccontare in profondità quegli anni e certi sentimenti ci sarebbe voluto un approfondimento maggiore che probabilmente però avrebbe reso il romanzo pesante e noioso, per me sicuramente. Di fatto i personaggi non ne escono tratteggiati bene, Giovanni poi ha anche l'ulteriore aggravante di apparire ai miei occhi irritante, viziato, quasi meritevole della sorte che gli tocca. La scrittura resta l'unica cosa buona di questo libro, insieme sicuramente al coraggio e alla lucidità di aver raccontato una storia personale (se lo è).

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    Rosanna

    28/06/2015 12:19:19

    Una storia importante non supportata da una scrittura adeguata.La prima parte del romanzo dovrebbe spiegare i motivi della ribellione del protagonista ma il ritratto che ne viene fuori non riesce a spiegare tanta rabbia.Giovanni appare come un figlio di papà annoiato alla ricerca del brivido della contestazione.La sua storia d'amore con Aurora sembra nascere per caso e per caso continuare.Troppo superficiale l'approccio della scrittrice con un periodo tanto drammatico della nostra storia.Manca del tutto il pathos,i personaggi si muovono come automi,i due giovani si amano,si sposano,hanno un figlio e tutto scorre con lo stesso distacco. Il cambio di registro si ha nella seconda parte,con l'avvento della piccola Mara e il suo spasmodico desiderio del padre.Da qui il romanzo prende quota,finalmente i sentimenti affiorano,.si soffre tanto e si partecipa al dramma di una famiglia purtroppo senza fututo. Peccato.

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    Ladymariane

    24/06/2015 14:57:59

    Sinceramente pensavo meglio dato il successo di questo libro. Non mi pare che ne emergano molto bene gli anni Settanta, con la loro mentalità , che ricordo perfettamente. Forse quello non è un periodo che si possa studiare sui libri, bisogna averli vissuti

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    stefano

    23/06/2015 22:22:56

    Superficiale, insipido, scontato. Un libro di imbarazzante pochezza.

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    Carol

    23/06/2015 09:39:11

    Una storia che manca di intensità e di emozioni. Tutto è raccontato come una cronaca spoglia, sia la pseudo storia d'amore dei due protagonisti (che secondo me non si sono mai amati e soprattutto poco sanno dell'amore) sia il contorno storico. Per non parlare dei conflitti familiari, i lutti, le separazioni, i contrasti sociali, le difficoltà sul lavoro. Tutto è solo accennato e mai approfondito, per cui non riesci ad appassionarti alla storia, a immedesimarti nei personaggi, a provare empatia. Salvo qualche pagina "illuminata", il resto è noia.

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    CoughSyrup

    22/06/2015 23:58:26

    Davvero non capisco cosa ci sia di interessante o dove siano le grandi scoperte nascoste in questo libro. Ogni tematica è trattata con superficialità e nel modo più banale possibile, chi si aspetta una storia alla Romeo & Giulietta dove lui è figlio di un comunista e lei è figlia del "fascistissimo" rimarrà deluso, i due dopo neanche venti pagine sono sposati e hanno già un figlio. Certo possiamo parlare di come negli anni raccontati la vita corresse veloce, i giovani affrettassero i tempi parlando di princìpi ed ideali, tuttavia la spiegazione che il protagonista riesce a dare del motivo per il quale egli voglia lasciare moglie e figlio e partire per fare la rivoluzione è: perchè il mondo fa schifo. Il romanzo si propone quindi di raccontare il lato nascosto di quegli anni, fatto di promesse, sogni e speranze che spesso sono rimaste sotto una coperta o hanno avuto esiti non sperati, ma la scrittura della Terranova non convince per niente, ad un certo punto, per 40 pagine circa, i due si mollano e si riprendono senza un motivo, senza una vera spiegazione fino a quando lui non cade in tossicodipendenza. Un libro che senza problemi ho abbandonato e che si prefigura l'obiettivo di raccontare qualcosa senza averne le capacità per farlo.

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    Dona

    21/05/2015 15:23:28

    Un libro che ripercorre la storia dagli anni 70 prendendo in esame molti temi (politica, terrorismo, lotte di classe, droga, HIV. ecc) ma senza approfondirli. La storia di Aurora e Giovanni rimane come sospesa e in alcuni tratti descritta troppo brevemente.

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    annaro

    27/04/2015 12:17:28

    Mi aspettavo un maggior approfondimento del vissuto emotivo e della vicende che riguardano i protagonisti. Più che una storia d'amore, la definirei una doppia dipendenza: lei da lui e lui dalle sostanze in una reciproca impossibilità di ricongiungimento tra i due.

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    Antonella

    12/04/2015 10:31:17

    Quanta amarezza! Una storia vissuta in ogni pagina, un senso di sconfitta che non ti lascia neanche quando chiudi il libro. Un racconto ben scritto senza inutili sentimentalismi.

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    Maria sole

    12/04/2015 05:14:09

    Un amore giovane e la storia. Un libro che ti riporta indietro e ti svela meccanismi che non sempre sono stati superati, e di come l'amore che sembra più forte di tutto si trasformi un essere fragile e insicuro. Buon libro!

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    LucaMilano

    26/03/2015 14:57:02

    Romanzo breve sulla "meglio gioventù" degli anni '70 in quel di Messina (ma potrebbe svolgersi ovunque), scritto in uno stile fluido e immediato, eppure ricco, nel bene e nel male, di tutti i clichè sulla generazione oggetto del racconto: il gap generazionale con i genitori, la politica, il terrorismo la droga ecc.. Nadia Terranova prova ad analizzare, o più semplicemente a raccontarci la vita di coppia, dolente e dolorosa, di Aurora e Giovanni, ma i personaggi e il contesto sono debolmente approfonditi, e sebbene vengano toccate tutte le corde della tragedia umana, il racconto rimane in superficie, addirittura scontato nel suo evolversi, ancorchè nobilitato da alcune pagine pregevoli e poetiche. L'autrice, cimentandosi con il romanzo breve, per scelta o perchè limitata ad un format ridotto nelle pagine - ipotizzo - da esigenze editoriali, sferra il maggior numero di cazzotti possibili - in relazione ai round disponibili - ma è priva del colpo del KO purtroppo.

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    feis_buk

    21/03/2015 12:25:33

    Romanzo molto dolente che ben restituisce il senso di illusione e sconfitta di una generazione. Il linguaggio e alcuni passaggi della trama sono però troppo scarni per sostenere l'intensità del conflitto e dell'amarezza dei protagonisti

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    angelo

    14/03/2015 22:14:53

    Ingredienti: una ragazza introversa nata in una famiglia fascista, un figlio ribelle di un avvocato comunista, due solitudini che si incontrano-accarezzano-feriscono, la vita negli anni '70 carichi di inquietudini e sensi di colpa. Consigliato: a chi vuole una fusione intensa ed essenziale tra storia e sentimenti, a chi conosce quanto sia difficile tradurre in realtà i propri sogni e quanto sia facile tradirli.

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    Marta

    25/02/2015 18:52:13

    Libro bellissimo e struggente, scritto con un linguaggio che ti cattura. Letto in due giorni, lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di confrontarsi con gli anni Settanta e Ottanta da una prospettiva sia politica che umana e in definitiva, di vita.

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    Ciro D'Onofrio

    25/02/2015 14:33:00

    Una storia breve, amara ed intensa che racconta il fallimento di una generazione nella parabola del trionfo ideologico ed una personale discesa all'inferno. Un libro che evoca con precisione e grande suggestione il fascino maledetto e coraggioso degli anni settanta del secolo scorso, declinando nella storia dei due protagonisti, drammatica senza mai diventare melodrammatica.Una lettura bella e malinconica,assolutamente da consigliare

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    Mel

    19/02/2015 11:48:33

    Libro emozionante. Il racconto di un amore vissuto negli anni settanta in un intrecciarsi di ambizioni e frustrazioni, dolori e aspirazioni. La prosa scarna e asciutta rivela una scrittura di qualità. Assolutamente da leggere.

Vedi tutte le 22 recensioni cliente

Gli anni al contrario è un romanzo di formazione che racconta un’epoca, quella dei “feroci” ultimi anni settanta, e una generazione, quella post-sessantottina, a cui era stato detto ripetutamente che era finito il tempo dell’attesa: quella rivoluzione tanto invocata doveva essere fatta. (…) Aurora Sillini, figlia del direttore del carcere cittadino, a tutti noto come? il “fascistissimo”, è una studentessa modello. Ama chiudersi in bagno per concentrarsi al meglio e avere “una stanza tutta per sé”, come quella rivendicata da Virginia Woolf. Grazie all’università la ragazza scopre “un intero mondo di manifestazioni e collettivi” e si trova catapultata nel “mercato delle idee”, dal femminismo al trotskismo, all’anarchia. Giovanni Santatorre è il terzogenito indesiderato di un avvocato comunista. Politicamente inquieto, tenta in ogni modo di mettersi al servizio della protesta. Tuttavia non riesce a entrare nelle formazioni clandestine: il suo unico atto “terroristico” è rappresentato da un attentato contro un mobilificio, che non produce alcuna eco significativa. Aurora e Giovanni, uniti soprattutto dal bisogno di dimenticare ciascuno “il proprio marchio di origine, il proprio cognome”, si conoscono, si amano, si sposano, hanno una figlia, Mara. Sono affamati di vita e di libertà, hanno un disperato bisogno di crescere, di emancipare se stessi e soprattutto, sia pure in modo alquanto velleitario, il mondo in cui vivono. Nel corso del romanzo (…) Terranova descrive il contrasto tra la generazione dei padri, devoti al partito e alla dimensione pubblica delle proprie azioni, e quella dei giovani che tentano di innestare su un indistinto internazionalismo proletario i loro brividi, senza avvedersi che il mondo non è più quello dei partigiani combattenti. Tuttavia, (…) Terranova si concentra più sui sentimenti e sui rapporti familiari, che sulle ideologie. Infatti le pagine più efficaci del romanzo sono quelle dedicate alle complicate dinamiche matrimoniali di una coppia formata da “due mari”, che non sempre riescono a fondersi. Scrive in una lettera Giovanni: “Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario”. (…) È appunto la picciridda a dare luce agli “anni al contrario” dei suoi genitori, con la sua innocenza, con il luccichio dei “due occhi dalle enormi pupille nere”. Uno sguardo, il suo, che compendia una nuova generazione “con nuovi problemi, nuove droghe, nuove idee o forse nessuna”. Del resto, “i grandi non sono che bambini sopravvissuti”.

Recensione di Vito Santoro


«Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario».

Gli "anni al contrario" sono gli anni Settanta, anni in cui due ragazzi innamorati giocavano a fare i grandi senza mai diventare adulti.
Come scrive Roberto Saviano "È una storia che pone le sue radici in una Italia di battaglie inconcludenti, vittorie e sconfitte che dalla politica e dalla società si ripercuotono sui corpi delle persone." Un libro dall'impatto fortissimo che colpisce il lettore esattamente come è successo per il libro per ragazzi Bruno. Il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo, 2012), vincitore di molti premi, che Nadia Terranova ha scritto insieme all'illustratrice Ofra Amit e che descrive, con parole delicate eppure struggenti, la vita dello scrittore polacco di origine ebrea Bruno Shulz.
Con Gli anni al contrario Nadia Terranova esordisce nella narrativa per adulti, con una storia d'amore ambientata a Messina, che ha per protagonisti due giovani universitari, Aurora e Giovanni, che forse non riescono a reggere l'urto dei rivolgimenti sociali e culturali di quegli anni. Una scrittura evocativa e asciutta per un romanzo familiare che colpisce al cuore.


Un brano dell'intervista di Wuz.it

WUZ: Quale significato ha, per te, la vittoria di un premio prestigioso come il Bagutta opera prima? In generale, qual è il tuo giudizio in merito ai premi letterari in Italia oggi, servono ancora a diffondere la lettura e la cultura?

N.T.: Sono spiazzata e felice, è il premio letterario più antico d’Italia. Come ho detto anche la sera in cui l’ho ricevuto, negli anni in cui scrivevo mi chiedevo continuamente se la mia piccola storia privata avrebbe davvero potuto interessare qualcun altro oltre me. Arriva dopo altri riconoscimenti (Grotte della Gurfa, Brancati, Fiesole, nell’ordine cronologico), ed è bello e importante che resista chi ogni anno trova il tempo e la voglia di dedicarsi con competenza a studiare le nuove uscite di un mondo che troppi considerano morto. Per due volte il mio romanzo è stato votato da giurie popolari costituite da lettori o circoli di lettura, anche quella è una grande gioia.

WUZ: Nel tuo romanzo hai parlato della generazione degli anni Settanta, spesso definita come “dimenticata”. Eppure, i giovani adulti di oggi si portano ancora dietro il peso di un vuoto molto simile, di flebili ideali abortiti sul nascere. Forse il tuo libro ha tanto da dire soprattutto a noi giovani?

N.T.: Spero che abbia qualcosa di diverso da dire a tutte le generazioni, che non sono mai un blocco unico ma sono costituite da individui dalle storie contrastanti.
  • Nadia Terranova Cover

    Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha pubblicato cinque libri per ragazzi tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio acerbo, 2012, illustrazioni di Ofra Amit, premio Napoli, premio Laura Orvieto), dedicato alla vita dello scrittore ebreo polacco Bruno Schulz, e Le nuvole per terra (Einaudi Ragazzi, 2015), un racconto di formazione sentimentale per preadolescenti e genitori. Ha esordito nel romanzo nel 2015 con Gli anni al contrario, storia d'amore di due ragazzi tra il 1977 e il 1989, definito da Roberto Saviano uno dei libri del 2015 e vincitore dei premi Bagutta Opera Prima, Brancati, Fiesole, Grotte della Gurfa. Collabora con diverse riviste. È tradotta in Francia, Spagna, Messico, Polonia e Lituania. Approfondisci
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