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recensione di Terracini, L., L'Indice 1993, n. 9

Più che i viaggi reali nelle terre americane, il libro ne studia altri, tutti mentali e testuali, generati da quelli veri. Ciò avviene nel segno di Antilia, l'isola mitica, che in epoche precedenti a Colombo viene segnata da una mappa all'altra, in una "follia geografica" alla quale la realtà non corrisponde mai, e alla cui esistenza, mai verificata, credono tutti; intellettuali e religiosi, mercanti e geografi. Il libro mobilita una grande quantità di materiale, cioè la vastissima produzione italiana di cronache, resoconti, storie di viaggi, relazioni pubbliche, lettere private, opere storiche, filosofiche, scientifico-naturalistiche, trattati di catechesi, traduzioni di testi spagnoli, tra fine Quattrocento e pieno Cinquecento. Le pagine di viaggio, la parte più sostanziosa del corpus, riguardano viaggi sia reali sia effettuati a tavolino. Si tratta di "viaggi di memorie, viaggi di parole, di sintagmi e modi descrittivi fissi, di rimandi a ritroso nei secoli". Con ciò la memoria europea, con le sue radici nell'antichità biblica, classica e medievale, proietta queste antiche stratificazioni e sedimenti in un'immagine dell'America in cui la concretezza delle notazioni realistiche cede spesso di fronte ai filtri letterari e alle reminiscenze mitiche, dall'età dell'oro al Paradiso terrestre, dalla fontana della giovinezza ai patriarchi biblici, dalle Amazzoni alla regina di Saba. In parole della stessa autrice, è dunque non tanto la scoperta dell'America quanto, dell'America, l'invenzione. Col rischio, reale, che così l'America va perduta, e ne resta soltanto un devastante disordine, che è desolazione e amarissimo inganno.
Due almeno le caratteristiche di questo bel libro. Da un lato, l'ampiezza dei riferimenti eruditi, come quelli che accompagnano la descrizione dei grandi seni delle americane ("tete lunghe mezo brazo" in Pigafetta) con passi tratti da un'inedita e manoscritta "Storia dei tre frati che andarono al Paradiso terestro" e da pagine su fate nel folklore internazionale raccolte da Cirese. D'altro lato, un'esposizione affascinante, una seduzione di scrittura. Questa ora si racchiude in espressioni sintetiche ("terre nuove, fabbricate in biblioteca"), ora metaforizza rendendo antropomorfi termini linguistici, come le parole che "si accorciano, si tirano, si spezzano, si allungano, si adeguano, diventano altro, dimenticano ciò che sono". Insomma, un libro che, mentre interessa da vicino gli specialisti, offre il suo fascino narrativo e stilistico anche ai profani.