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Roberto Calasso

Editore: Adelphi
Anno edizione: 2010
Pagine: 560 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788845925214

Recensioni dei clienti

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    Emiliano

    16/10/2011 12.04.15

    Mi dispiace ma non posso condividere il commento di Giovanni: 1 stella come se fosse un libretto di un comico di Zelig? Non scherziamo! Il voto non può che essere massimo per la ricerca e la straordinaria documentazione che accompagnano questo libro. A tratti può risultare impegnativo leggere le descrizioni minuziose dei riti, ma proprio la distanza che ci separa da quelle tradizioni ne è la ragione. Calasso ci regala pagine molto belle quando fa parallelismi con l'Occidente (si veda il passaggio sulla condanna a morte di Socrate) o nell'ultimo capitolo quando accenna a due momenti chiave dell'interpretazione del sacrificio: l'ultima cena e la lettura che ne dà Lutero. Ci sarebbero semmai riflessioni filosofiche più profonde da seguire, laddove Calasso si limita alla distinzione (superficiale, in coda a tanta ricerca) di mente analogica e digitale o prende una deviazione verso la sociologia. Tuttavia, se l'intento dell'opera era gettarsi a una distanza massima dalla nostra cultura per coglierne peculiarità e limiti (come si legge nell'ultimo libro), il testo ci riesce perfettamente, offrendo numerosi spunti di riflessione. "L'ardore" mi ha introdotto a un mondo che non conoscevo e che mi incuriosisce, proprio per la volontà di avvicinarmi a prospettive culturali e esistenziali che l'Occidente ha sepolto nel passato, senza poterle però assorbire nel suo Spirito.

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    Giovanni

    05/10/2011 00.20.31

    Molto probabilmente un libro inutile. Calasso non e' in grado di rappresentare, se non con molta noia, una civilta' cosi' lontana se non filtrandola attraverso le esperienze di testi tradotti da altri o di vaghi e antiquati antropologi francesi. Pregevole la grafica, molte belle immagini, peccato per il contenuto

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    diablo

    17/05/2011 15.10.47

    un'opera complessa sia per il tema affrontato che per le chiavi di lettura. superato il primo scoglio però la difficoltà si tramuta in un viaggio colto e profondo..non per tutti sicuramente, ma solo per alcuni arditi..:-)

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    macheca

    04/01/2011 23.27.11

    Lo sto ancora leggendo ma non riesco a trattenere l'entusiasmo per quest'opera. L'autore, praticando egli stesso l'ardore, ha regalato una luce allo spaesato lettore occidentale rendendo i Veda accessibili e molto più vicini di quanto si potesse immaginare. Affascinante.

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    Mauro Mencucci

    04/01/2011 11.24.12

    Il Satapa-Brâhmana è uno dei libri dei Veda che tratta della ritualistica religiosa induista. L'encomiabile lavoro di Calasso va oltre la divulgazione di una cultura orientale a noi distante, peraltro la più remota eppure ancora viva nei gesti e nella mentalità indiana, perché va esaminando un testo vedico tralasciato dagli studiosi occidentali, abituati a considerare irrilevante tale oggetto di ricerca, forse perché invasi dall'insinuante e radicata liturgia cattolica ormai resasi sterile, ripetitiva quanto altisonante e vacua. L'autore ha il pregio di rendere interessante un libro tra i meno esplorati dal corpus dei Veda, rivelando arcaici rapporti tra dei e uomini, il valore del sacrificio quale indispensabile mediatore per l'equilibrio dell'esistenza e il SOMA, il succo ricavato da erbe che rende immortali gli uomini e che funge da immolante merce di scambio sull'altare sacrificale. Il tratto discorsivo, elegante e scorrevole, riesce a catturare l'attenzione del lettore grazie pure alla comparazione col mondo occidentale, suscitando inevitabili accostamenti alle Vite Parallele di Plutarco. L'ardore che titola il testo, è la forza primordiale che ha dato origine alla vita (il Tapas vedico), il Big-Beng induista che si annida nei recessi della nostra mente. Ed è la mente la vera, unica realtà da esplorare secondo i criteri orientali, il solo modo per avere consapevolezza (Citta) e scoprire, infine, la potenza del Tapas, l'ardore, o quella scintilla divina che noi occidentali abbiamo sepolto sotto un velo di apparenze.

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    maurolaspisa

    14/10/2010 14.09.34

    Volume notevole per numero di ppg,documentazione, chiarezza espositiva e densità di questioni: da leggersi preferibilmente dall'ultimo cap. a p. 417 perchè vi si prepara la mentalità corrente a superare la 'cesura' fra noi e 'loro': i Vedici.Colpisce in specie la deriva del rito in procedura nelle società digitalizzate dove la fredda sequenzialità del cervello sinistro allestisce reti sempre più sofisticate di sostituzioni del corpo e della mente così da generare violente e distruttive irruzioni del connessionismo del cervello destro ( pulsioni, sogni, sentimento di appartenenza,sacralità del corpo). Basta fra l'altro, comparare l'erotismo vedico (cap.xi) con l'attuale per rendersi conto di quanto ci siamo consegnati alle procedure.Notevole il raffronto citato dall'A. fra il mare (pensiero connettivo, analogante) e la sabbia (pensiero sostitutivo analizzante) e l'afferamre che solo l'impiego di ambedue le circuitazioni può darci salute corporea e mentale. Curiosità desta il fatto che l'A. non citi l'opera di Tommaso d'Aquino che è un continuo contrappunto fra il pensiero logico di Aristotele e quello mistico di Platone. Segnatamente è nel Commento ai 'Divini Nomi' dello Pseudo Dionigi che l'Aquinate sfiora l'intuizione vedica del tutto vivente.

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