Traduttore: L. Perria
Illustratore: R. Rackliff
Editore: Corbaccio
Collana: Exploits
Edizione: 12
Anno edizione: 2005
Pagine: 346 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788879722681

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Attività sportive all'aperto - Arrampicate e scalate

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Recensioni dei clienti

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    Simon Fisher

    04/12/2017 19:34:36

    Libro molto accattivante e estremamente reale, mi ha preso dalla prima all'ultima pagina e nonostante fossi già a conoscenza degli eventi raccontati nel libro ne sono comunque rimasto stregato. Davvero bello lo consiglio! Simon Fisher

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    lorena

    05/09/2016 08:44:41

    Non pratico l'alpinismo ma, dopo aver visto il film che mi ha letteralmente impressionata, ho voluto leggere questo libro. E' meraviglioso, scritto benissimo e di semplice lettura anche per chi non conosce il mondo della montagna d'alta quota e non ha questa forte passione. Ammetto però che per approfondire alcune cose (non sapevo neppure cos'era una seraccata) mi sono documentata in internet. Leggetelo ma preparatevi perchè alcune parti danno i brividi.

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    William Dollace

    16/12/2015 19:06:13

    "Diffido delle sintesi, di ogni genere di carrellata nel tempo, di ogni pretesa eccessiva di tenere sotto controllo ciò che si racconta; a mio parere, chi pretende di comprendere pur essendo palesemente tranquillo, chi sostiene di scrivere tenendo a freno l'emotività, è uno sciocco e un bugiardo. Capire significa tremare. Rievocare significa rientrare nei fatti e farsene lacerare. Ammiro l'autorità dell'inginocchiarsi di fronte all'evento". Harold Brodkey Nel 1996 la rivista Outside chiede al suo collaboratore Jon Krakauer, giornalista e alpinista, di scrivere un pezzo sulle spedizioni alpinistiche commerciali sull'Everest. Jon che ha nel curriculum di alpinista molte cime importanti ma non il famigerato Everest, riesce ad ottenere l'autorizzazione ad arrivare fino in cima, con una delle migliori guide in circolazione. Aria Sottile è il racconto in prima persona della spedizione che ebbe luogo e della tragedia che la colse all'improvviso, dove morirono 9 alpinisti. È anche l'occasione per Jon, giornalista divulgativo che ritengo da sempre onesto intellettualmente, per fare luce sulle ascensioni commerciali all'Everest e sulle circostanze che hanno influito sulla tragedia. È anche il racconto spaventoso di una montagna, il tetto del mondo, sulla quale raggiunti i 7600 metri di altitudine - la quota di crociera di un Boeing, dove nessun elicottero arriva e chiamata la "zona della morte" - il corpo dello scalatore inizia letteralmente a morire per mancanza massiva di ossigeno, costringendo a compiere l'ultimo tratto impervio di ascesa dal campo Quattro alla cima e discesa in breve tempo e in condizioni terribili. È la storia di una montagna che non perdona mai, soggetta a frequenti e improvvisi cambiamenti climatici anche nel giro di poche ore, una montagna che ancora oggi è un mito di assoluto di devozione e follia.

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    Simona

    13/10/2015 21:42:25

    E' stato piacevole e intenso fino a circa metà libro.. poi ho iniziato a sentirlo un po pesante e con difficoltà sono giunta alla fine! Non proprio soddifatta! mi aspettavo meglio!

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    Dea

    16/09/2015 11:32:06

    Ho cercato questo libro dopo aver visto il trailer del film e le buonissime recensioni qui su Ibs mi hanno spinto a prenderlo. L'ho consumato in soli 2 giorni e mi sono talmente appassionata alla vicenda da riflettere profondamente sulle motivazioni che spingono l'uomo a dover sfidare continuamente la natura che rimane sempre incontrollabile ed affascinante allo stesso tempo. L'autore, con un linguaggio semplice e privo di tecnicismi del mondo dell'alpinismo, riesce a narrare la tragedia che lo vede coinvolto in prima persona con una chiarezza e sincerità spiazzante ed il lettore, pagina dopo pagina, crea empatia coi personaggi e i luoghi stessi della montagna come se fosse fisicamente presente. Oltre all'amore per questa disciplina e la voglia di mettere alla prova se stessi, emerge anche il lato meno "nobile" come il dover raggiungere la vetta ad ogni costo pur commettendo errori, la rivalità e l'egoismo dell'essere umano di fronte a determinate situazioni estreme.

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    daniele64

    06/09/2012 01:24:29

    E' la cronaca,scritta in soggettiva da un partecipante,della disastrosa scalata all'Everest,tentata in contemporanea da diverse spedizioni nel 1996.Ne sono seguite numerose polemiche sulla gestione dei loro gruppi da parte delle guide,anche se probabilmente i maggiori responsabili del disastro,i 2 capo-guide,sono morti in quel terribile giorno.Krakauer scrive bene ed in maniera avvincente e ci invita a riflettere sull'esagerato sfruttamento turistico di queste montagne una volta inviolabili ed ora accessibili in maniera relativamente facile a (quasi)chiunque possa permettersi di pagare cifre considerevoli per togliersi lo sfizio.Consigliabile a chiunque ami l'avventura,magari anche solo per meditare sulla fragilità umana di fronte alla forza improvvisa della natura.

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    Claudio S.

    29/11/2011 16:31:56

    Reportage che combina uno stile asciutto e poco aggettivato, ma che riesce lo stesso ad avviluppare il lettore nelle spire della storia da raccontare. In questo Krakauer è grande. Terrorizzante il passo all'inizio in cui l'autore ci fa comprendere che l'altezza dell'aereo che lo porterà alla partenza è la stessa che lo scalatore raggiungerà in quota! Natura ostile e terribile che, a volte con superficialità e in nome del commercio, viene temerariamente sfidata, a prezzo della vita. Adesso leggerò Everest 1996 di Toli Bukreev.

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    MARCO

    09/07/2010 12:22:26

    SPETTACOLARE!!! come nessun altro, Krakauer porta il lettore in cima, con lui. Assolutamente da leggere per chi ama l'alpinismo e la montagna, pur non praticandoli.

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    Roberto

    23/10/2009 16:18:18

    Semplicemente un bellissimo libro (per chi ama la montagna), con una storia incredibile e drammatica. Krakauer mi piace come scrittore-giornalista-alpinista, riuscendo a coinvolgere nell'agghiacciante rievocazione della spedizione. Non posso sapere se tutto corrisponde esattamente al vero, tuttavia Krakauer mi sembra si ponga e racconti tutto con un certo equilibrio, senza sferrare attacchi gratuiti: il mondo dell'alpinismo, inteso come rapporti interpersonali, in questo senso può essere anche più severo e drammatico della montagna stessa...! Purtroppo poche, ma stupende, le foto che accompagnano la lettura.

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    Lucia78

    09/04/2009 21:39:22

    Il libro è scritto bene e la storia nella sua drammaticità scorre sotto gli occhi del lettore con facilità. Non entro in merito al dibattito sulle responsabilità delle guide e capi spedizioni che in maniera rilevante hanno contribuito ad aggravare il bilancio dei morti. Non sono né a favore dell'una né dell'altra versione, ma penso che le colpe vadano divise tra tutti i partecipanti alla spedizione ovviamente tenedo conto dei ruoli. Un libro da vedere e leggere come testimonianza diretta di avvenimenti tragici, raccontati da chi li ha vissuti in prima persona e proprio per questo un racconto soggettivo. Da leggere!

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    Morris75

    28/01/2009 14:35:11

    Indipendentemente dalle polemiche, che lasciano il tempo che trovano, questo libro é: 1- un ottimo esempio di giornalismo, 2- uno dei libri di montagna meglio scritti; 3- Una storia che ti tiene incollato al libro come una calamita. Krakauer avrà i suoi difetti, ma ha scritto un reportage tecnicamente impeccabile.

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    Gabriele

    21/01/2009 17:28:53

    Il libro è ben scritto,la storia fila bene e tiene incollati,ma... Non è la verità,Bukreev viene bersagliato di accuse ingiuste,quando invece è stato l'eroe di quanto è successo nella tragica notte,per cui se vi accontentate dell'apparenza leggete pure questo libro (che sicuramente da un punto di vista stilistico è scritto meglio,ma se invece preferite sapere come si sono effettivamente svolti i fatti vi consiglio Everest 1996

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    Enrico

    22/11/2008 09:39:06

    Un libro incredibile, agghiacciante nella sua macabra rievocazione degli eventi ed entusiasmante nel coinvolgimento che riesce a creare. Personalmente l'ho letto in un giorno, rinunciando a qualunque altra attività perché non riuscivo letteralmente a metterlo giù. E' difficile sapere se i fatti narrati da Krakauer rispecchino l'assoluta verità, ma quel che è indubbio è che la perizia nelle interviste da lui condotte (oltre alla propria esperienza in prima persona) servono a fornire un quadro completo della vicenda, confrontando punti di vista diversi. Lo scenario che ne esce è sicuramente il più oggettivo e verosimile possibile. Inoltre il libro non è solo la mera ricostruzione dei fatti, invita anzi il lettore a riflettere accuratamente sul dilagare della ascensioni a pagamento, organizzate da società che spesso non garantiscono la riuscita dell'impresa, in quanto essa dipende in larga parte dalla preparazione del cliente, che spesso è ben al di sotto della sufficienza. Un libro stupendo e molto profondo, consigliato a tutti.

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    matteo

    12/07/2008 11:33:34

    Libro stupendo, ti avvolge sempre di più nel racconto che sebra di viverlo in prima persona sull tua pelle.. Il miglior libro di montagna che abbia mai letto! consigliato anche a chi non ne capisce un tubo..

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    lucia

    05/05/2008 19:13:38

    Bellissimo

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    Roland di Gilead

    29/04/2008 14:16:56

    Capolavoro assoluto della letteratura di montagna e di avventura in generale. Non si riesce a smettere di leggere per un solo momento.

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    sergioresta

    04/02/2008 12:36:00

    Dettagliata rievocazione di un evento sportivo finito in tragedia. Come appassionato di montagna non posso che apprezzare la competenza di Krakauer nelle descrizioni dei gesti tecnici, come medico invito quanti si vogliono accingere a imprese estreme a conoscere i danni organici derivanti dall'esposizione non protetta a temperature polari e alla rarefazione dell'aria spesso incompatibile con la vita. Narrazione veloce e snella, il cui unico impaccio risiede nella lettura dei nomi degli sfortunati protagonisti orientali e occidentali. Il Tetto del Mondo svilito a banco di prova per pochi clienti realmente motivati dall'ardore sportivo e dalla ricerca di sè stessi. L'Everest ridotto a una discarica di materiali esausti e a cimitero all'aperto... Krakauer fotografa il dramma della spedizione e della montagna. Asciutto, senza enfasi nè retorica, descrive con una scansione minutata l'evoluzione degli eventi meteo che determinarono la strage. Appassionante lettura che rende il libro un piacevolissimo passatempo

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    zombie49

    24/12/2007 06:22:03

    Storia della disastrosa scalata all’Everest del maggio ’96 in cui morirono 9 alpinisti di cui 2 guide. Racconto accurato e avvincente di un giornalista scalatore. Ma Krakauer sottolinea spesso infantilmente la propria maggiore abilità fisica e tecnica rispetto ai compagni e critica altre spedizioni, guide e colleghi. Inutile postilla finale polemica verso Bukreev, guida di altro gruppo, poi morto in un'altra scalata. Riconosce con freddezza l'abilità e il coraggio dell'alpinista russo nel salvataggio dei dispersi, ma critica la decisione della sua ascesa senza O2 e la discesa x 1° dalla vetta. Forse, nelle condizioni estreme, non esiste scalata senza polemiche. Ne è tratto un ottimo film con immagini anche più avvincenti.

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    ORLANDIN DENIS

    18/10/2006 14:22:05

    IL LIBRO E' STUPENDO UN EMOZIONE LUNGA 346 PAGINE

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    Alessandro Guidi

    31/01/2006 01:17:34

    mi è stato regalato questo libro in quanto vagamente apppassionato di montagna,l'ho letto tutto d'un fiato e non sono più riuscito a staccarmene completamente; ho dovuto rileggerlo cercando di capire la psicologia dei vari personaggi ed ,in particolare, le motivazioni che spingono persone probabilmente già affermate professionalmente e con possibilità economiche (alcune senza troppa esperienza alpinistica e pagando cifre incredibili) a sfidare la morte, a "raggiungere la vetta" costi quel che costi e con qualsiasi mezzo (anche facendosi trainare da uno sherpa). ho successivamente letto i libri degli altri sopravvissuti ma non ho trovato la stessa forza narrativa di "aria sottile" l'unico appunto che mi sento di fare a krakauer è che in certi momenti sembra quasi che voglia "chiamarsi fuori", prendere le distanze dagli altri protagonisti di questa tragedia pur essendone stato parte attiva; in definitiva penso che sia un libro da consigliare anche ai non appassionati di alpinismo.

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recensione di Camanni, E., L'Indice 1998, n. 5

Si colgono due ragioni dietro il successo americano di "Into Thin Air" di Jon Krakauer: la diffusa notorietà dell'argomento trattato (una tragedia entrata in tutte le case attraverso le televisione) e la risonanza della montagna, l'Everest, che per il grande pubblico è sinonimo di primato, mito, avventura. L'Everest (e non l'Himalaya) è il terzo polo della Terra. Eppure la stessa storia e la stessa montagna non avrebbero mai raggiunto la cima delle classifiche con oltre mezzo milione di copie vendute se Jon Krakauer, inviato di "Outside", non si fosse trovato sul luogo della tragedia e se a caldo, ma con sufficiente distacco emotivo, non avesse rielaborato e raccontato l'epopea di Hal, Fischer e dei loro ricchi clienti sorpresi dalla tormenta sulla cuspide dell'Everest. Ci voleva l'uomo giusto al posto giusto, e nel momento cruciale.
Krakauer ha un passato alpinistico di tutto rispetto, con imprese dall'Alaska alla Patagonia e con un tentativo alla parete nord dell'Eiger. Verso i trent'anni ha cominciato a scrivere, e dieci anni dopo, nel 1994, ha raggiunto il successo con "Nelle terre estreme", il libro che racconta la misteriosa storia di un giovane sognatore scomparso nelle foreste del Nordamerica. Da allora è un autore riverito e corteggiato, collabora con i grandi "magazines" americani come "National Geographic" e sceglie le sue avventure anche in funzione delle suggestioni narrative. Nella primavera del 1996 è stato invitato da "Outside" a unirsi a una spedizione commerciale diretta all'Everest, per realizzare un servizio sulla proliferazione delle scalate himalayane a pagamento. Era la logica coniugazione di due passioni, la scrittura e l'alpinismo, e Krakauer ha accettato.
Dopo una complessa fase preliminare dedicata all'avvicinamento, all'acclimatazione e soprattutto al coordinamento delle decine e decine di alpinisti impegnati sulla montagna, il 10 maggio ha raggiunto la vetta con i suoi compagni professionisti e dilettanti divisi in due macchinose organizzazioni commerciali, ma nel primo pomeriggio un'improvvisa perturbazione ha inchiodato gli alpinisti sulla montagna e li ha costretti a un disperato bivacco. Krakauer ha fatto in tempo a salvarsi nelle tende del Colle Sud, ma nove alpinisti, compresi i due capispedizione, sono rimasti per sempre tra i ghiacci del Sagarmatha, la Dea del Cielo.
"Aria sottile" è un libro sulla montagna, ma non è un libro di montagna. Nel genere della letteratura alpinistica si distingue nettamente perché unisce la competenza dell'alpinista alla "laicità" dell'inviato, e il giornalista si impone, quasi con violenza, di non cadere nella rete delle reticenze alpinistiche, degli ammiccamenti di maniera, della retorica da sacrestia. Questa è un'eccezione per la sottocultura alpinistica, quasi sempre segnata da un vizio di forma che soffoca il racconto in una tacita omertà. Il coinvolgimento etico e psicologico degli alpinisti è talmente forte che ogni deviazione dalla via canonica appare di solito come un azzardo iconoclasta, e chi scrive di montagna, più missionario che testimone, più moralista che narratore, è così preso dall'esaltazione e dalla volontà di salvaguardare la propria esperienza da scordarsi, semplicemente, di raccontarla.
Krakauer invece racconta ogni cosa, senza tralasciare nulla, e lo fa in modo diretto e disincantato, rivolgendosi a tutti, indifferentemente, senza scivolare mai dal ruolo del testimone a quello del protagonista. Nell'introduzione confessa: "Speravo di ottenere un risultato positivo mettendo a nudo la mia anima subito dopo la sciagura, ancora in preda al tumulto delle passioni. Volevo che il mio resoconto avesse un tono crudo e spietato di onestà, che forse correva il rischio di sbiadire col passare del tempo e con l'attutirsi della sofferenza". Ma nonostante l'urgenza di scrivere, in un esercizio liberatorio teso a sgravare la coscienza dai sensi di colpa, Krakauer ha imbastito un libro ricco e complesso, che rivela il dramma nelle prime pagine e poi ricostruisce la storia con il ritmo dell'inchiesta: il severo ambiente dell'Everest, i multiformi caratteri dei personaggi, il faticoso avvicinamento, la scalata, le paure, i retroscena, il prima e il dopo della tragedia, in un progressivo gioco di rivelazioni che avvolgono il lettore nel turbinoso incalzare degli eventi.
Le prime righe cancellano subito ogni tentazione trionfalistica: "A cavalcioni del tetto del mondo, con un piede in Cina e l'altro in Nepal, ripulii la maschera dell'ossigeno dal ghiaccio che vi si era condensato sopra e, sollevando una spalla per riparami dal vento, abbassai lo sguardo inebetito sull'immensa distesa del Tibet... Avevo fantasticato tanto, per mesi e mesi, su quel momento e sull'onda di emozioni che lo avrebbe accompagnato; e ora che finalmente ero lì, in piedi sulla cima del monte Everest, semplicemente non riuscivo a radunare energie sufficienti per concentrami". Poi lo sguardo si allarga sull'immenso scenario himalayano, sulla storia infinita di sacrifici e passioni che portarono sull'Everest il primo uomo, nel 1953, e ancora sulle dinamiche della spedizione commerciale che prende forma nelle agenzie americane e neozelandesi ma che si rivela, in tutte le sue contraddizioni, soltanto sotto i paurosi seracchi della Cascata di ghiaccio, l'Ice Fall.
Fino a dieci anni fa l'Everest era una montagna per pochi, venerata dai tibetani come la Madre del mondo, scalata da pesanti spedizioni nazionali (gli italiani salirono con la spedizione Monzino, nel 1973) e poi affrontato in stile leggero dai fuoriclasse dell'alpinismo, tra cui Messner e Habeler, che raggiunsero per primi la vetta senza ossigeno. Con gli anni novanta si è fatta strada l'idea che anche la via normale dell'Everest, relativamente facile in condizioni di tempo ideale, potesse essere "offerta" a clienti di discreta esperienza alpinistica, dotati di buone tasche, di molta ambizione e di un'innegabile propensione alla sofferenza: "Allora, avete sete di avventure? Forse sognate di salire in cima a una montagna altissima? La Adventure Consultants è l'agenzia che fa per voi. Specializzati negli aspetti pratici della realizzazione dei sogni, collaboriamo per farvi raggiungere la vostra meta. Non vi trascineremo di peso, dovrete lavorare sodo, ma vi garantiamo la sicurezza e il successo".
Promesse da mercante, perché sull'Everest nessuno può garantire la sicurezza e il successo. Sull'Everest si può pianificare tutto, dalle pulsazioni del cuore allo spessore dei teli spaziali delle tende, ma di fronte a una tempesta ognuno è nudo e solo come nel giorno del giudizio. Se non sei in grado di tornare con le tue forze non c'è alpinista che possa portarti giù, o elicottero che ti venga a prendere, o aggeggio elettronico che ti avvicini fisicamente al mondo degli uomini. Il capospedizione neozelandese Rob Hall ha telefonato a casa dalla spalla dell'Everest, in mezzo alla tempesta: "Ciao tesoro. Spero che tu sia comoda in un bel letto caldo. Come va?". Non c'era più speranza per Rob. La signora Hall parlava con un condannato.