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Cinzia Tani

Editore: Mondadori
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804468769
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Recensioni dei clienti

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    Alessandro

    15/09/2014 22.24.40

    Antologia di cronaca nera dall 600 perpetrati da donne spinte, dai sentimenti molto forti, ad uccidere....e

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    Vale

    31/10/2013 09.54.12

    Nonostante l'accuratezza con cui queste storie vengono documentate, ho trovato il libro abbastanza noioso. In particolare su alcune storie l'autrice si dilunga molto sui processi delle vittime e questo appesantisce la storia. In altri casi le storie vengono narrate con una totale nonchalance dei fatti e questo non mi è piaciuto: si tratta di storie di "mostri" travestiti da persone e raccontare un delitto via l'altro senza un minimo di partecipazione mi ha lasciato un po' lì. Non ho capito se l'autrice l'ha fatto per non dare un giudizio personale o per mettersi nell'ottica dell'assassina, però trovo abbastanza pericoloso trattare i casi più efferati in questo modo, come se fosse "naturale" ammazzare una persona via l'altra...in fin dei conti ci sono degli individui facilmente influenzabili e una lettura del genere potrebbe portarli a prendere a esempio queste assassine... Gli stessi casi di cronaca nera, almeno per quanto riguarda l'Italia, li ho trovati raccontati in modo più accattivate e meno noioso sul sito "Misteri d'Italia". Un altro libro su un fatto di cronaca italiana trattato superbamente è "I misteri di Alleghe" di Sergio Saviane e, per quanto riguarda la sfera estera, consiglio "Un estraneo al mio fianco" di Anne Rule, sul serial killer americano Ted Bundy, anche questo trattato con la giusta dose di partecipazione, accuratezza e distacco.

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    Romolo Ricapito

    27/08/2012 13.43.11

    Assassine" di Cinzia Tani è un reportage sulla criminalità al femminile dal diciassettesimo secolo fino alla metà del ventesimo; sono stato spinto alla lettura del volume per aver letto il più recente "Io sono un'assassina", che ne è l'aggiornamento. Apprendiamo che il modo di uccidere delle donne criminali è prevalentemente il veleno e in special modo l'arsenico. Sia per il facile accesso alla cucina (sono loro che somministrano i cibi, soprattutto nel periodo descritto, di scarsa emancipazione ) sia perché tale metodo rifugge la violenza diretta. Ho letto dunque che l'uso dell'arsenico era diffuso nel passato come veleno per topi, smacchiatore e altri usi domestici. Facile anche procurarselo, dunque, tramite farmacisti compiacenti , magari in piccole dosi . L'equivoco del libro nella sua prima parte è palese; nel caso di Erszebet Bathory, che uccise "seicentodieci ragazze", dov'è la cronaca e dove invece la superstizione? Come ha fatto l'autrice a documentarsi così dettagliatamente su un fatto tanto lontano nel tempo, ovvero il 1604? E quanto tutto è falso, frutto di leggende popolari? L'equivoco continua con le prime storie, tra il 1600 e il 1700. Un altro difetto , palese, del libro , è il seguente: alcuni fatti sono riassunti con troppa rapidità, con nomi, parentele, collegamenti non spiegati nei dettagli etc...E' come se l'autrice dovesse forzatamente "stringare" per passare ad altro. La narrazione si riequilibra nella seconda parte, con la descrizione dell'avventurosa vita della contessa Maria Tarnowska che non è un'assassina come le altre, ma una passionale, travolta da eventi storici e familiari. Tra le italiane, spicca -anche per involontaria comicità - la vicenda della "saponificatrice" Leonarda Cianciulli e per tragicità quella di Rina Fort, la "belva di via San Gregorio". I ritratti di queste due donne si ricollegano alla condizione femminile di quell'epoca, anni Quaranta e Cinquanta .

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    zombie49

    01/11/2011 05.59.25

    35 delitti al femminile nell'arco di tre secoli e mezzo, dal 1604 al 1955. Impossibile ricordarli tutti, ma se ne traggono conclusioni generali: spesso le donne uccidono col veleno, quasi sempre x passione o interesse, raramente x vendetta o ira. Alcuni casi sono particolarmente efferati: la contessa ungherese che uccideva x fare bagni di bellezza nel sangue delle vittime, la donna francese che soffocava bambini affidati alle sue cure, la saponificatrice di Correggio, che con i corpi delle vittime confezionava saponette e dolci da offrire alle amiche. Non tutte le assassine sono state punite dalla legge, alcune scontata la pena hanno avuto una vita anonima e normale, altre erano affette da gravi disturbi psichici e hanno concluso la vita in manicomio. Una cosa colpisce in particolare: nel corso degli anni le pene sono diminuite, ma non è diminuita la ferocia dei delitti. Come sempre, C. Tani prende le distanze dai fatti, li racconta senza dare giudizi morali lasciando le conclusioni al lettore. Una panoramica interessante di cronaca nera documentata da testimonianze e scritti d'epoca, anche se un po' asettica.

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    )0( HarPy )0(

    07/11/2009 18.02.21

    Mi è piaciuto abbastanza come libro.... la cosa che mi è piaciuta è che le storie sono romanzate.. e poi in realtà ti accorgi che sono storie vere... il racconto della Bathory è quello che mi è piaciuto di più...

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    roberto cocchis

    14/12/2007 13.03.46

    Il primo e il migliore degli almanacchi del delitto della Tani. Qui si parla di delitti al femminile: che, rispetto ai delitti in generale, non sembrano differire di molto, tranne il fatto che spesso si prova un moto di pietà per le assassine oltre che per le vittime. Alcune erano certamente discriminate dalla società, altre semplicemente pazze, altre manipolate da figure molto più losche di loro. Non mi sembra casuale che l'autrice del crimine più efferato (l'Orchessa che ammazza un bambino di tre anni a morsi in faccia)sia anche la figura umana più patetica (giudicata giustamente folle e chiusa in un manicomio, non riesce a sopravvivere al rimorso e tanto tenta di uccidersi finché non ci riesce). Magari è soprattutto l'abilità della Tani a renderle così umane: però trovo che leggere storie simili possa servire a smitizzare l'idea dell'assassino come personaggio potente (perché toglie la vita) o affascinante; e, contemporaneamente a far riflettere, se ce n'è ancora bisogno, sull'insulsaggine della legge del taglione in una società che si dice civile.

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    Monica Jay

    04/11/2007 14.56.00

    Brevi storie vere dal 1600 ad oggi. Storie in cui le donne sono le protagoniste malvage indiscusse. In un periodo, il nostro, in cui la totalità degli assassinii famigliari sono ad opera di maschi violenti ai danni della donna-compagna (moglie, sorella, fidanzata, figlia o madre che sia), questo libro suona quasi stonato nel coro dell'orrore. Seppur pochissimi, esistono casi in cui la femmina vendicatrice riscuote il debito a nome di tutte le donne maltrattate e seviziate nel mondo e nella storia; come se una coscienza collettiva fosse il motore di tale stranezza. Una sete di sangue decisamente non consona al modus operandi femminile - in genere più portata all'arma bianca o al veleno - ma testimone di quella macchinazione perversa sempre presente nell'intimo inconscio della donna. Bellissimo libro, in cui l'autrice condisce con lucide argomentazioni, che chiunque dovrebbe leggere almeno una volta e poi riflettere...

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    Veronica L.

    01/04/2002 21.17.26

    Il libro è composto da tante piccole storie di donne assassine, storie che spesso sono ambientate in secoli diversi dal nostro, il che conferisce un certo fascino alle vicende. Con questo libro si riesce a capire un meglio la psiche di queste donne assassine, mosse da sentimenti contrastanti ma sempre e comunque molto forti. Una piacevole lettura, ve lo consiglio ;-)

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