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Scrive l’autore nella sua breve prefazione: “Se al termine del viaggio (breve o lungo che sia) il libro che avete in mano vi è piaciuto allora parlate; altrimenti faccio appello al vostro Silenzio”. E allora mi tocca parlare, raccontare la bellezza dei versi, la loro musicalità, la forza della loro espressione. Poeta profondo ed elegante, Scarnati s’immerge negli abissi dell’animo, da dove il mondo appare in tutta la sua amarezza, dove la vita sembra avere lo stesso sapore che il poeta avverte per una donna cara, “di tristezza come l’ultimo raggio/ che s’arrossa su una vela che sparisce all’orizzonte/ portando via tutto ciò che siamo”, “di sciroppo amaro che cola piano sulla mia vita/ e non va più via”. Una rappresentazione del mondo che guarda con nostalgia al passato, al periodo dell’inconsapevolezza: “Felicità in quella gioia tutta mia/ nel ritrarre divertito i piedi/ dal finto spavento dell’acqua marina”; che si rivolge con crudezza al presente: “Ancora non sapevo di quell’ombra/ che mi fissa da un angolo la sera”; e che sembra lasciare poco spazio alla speranza: “Un porto cerco disperato in cui fermarmi/ un anfratto d’amore che mi tragga in salvo/ un’isola nel tuo cuore in cui approdare”, ma “ Fino all’alba dureranno la speranza ed i miei sogni/ come le stelle poi anch’essi svaniranno via/ con l’arrivo di un nuovo giorno”. Perché “i sogni si sgretolano all’alba come castelli di sabbia”. E la sua anima rimane sospesa sull’abisso come “una lattina che rotola” e “si ferma sulla grata di un tombino”. Meraviglia d’immagini. La parola diventa armonioso strumento per descrivere delicatamente luoghi, scenari, emozioni, stati d’animo che coinvolgono il lettore. Come il “ carro fermo in mezzo ai campi, con l’arida zolla che l’osserva mentre il vespro declina i suoi bisbigli”. O come le “spighe…di grano/ Al mese di giugno/ Di sole ebbre e di vita”. Una raccolta di grande intensità espressa con magnifica semplicità.
Recensire un libro non è mai cosa semplice. Se poi ad essere oggetto di valutazione è un libro di poesie difficilmente si riescono a cogliere le linee essenziali dell'opera. "Un atomo di noi" rappresenta una raccolta di versi preceduta da una non-prefazione. L'autore affida al lettore il suo universo di emozioni, raccomandando al Silenzio di essere benevolo, qualora le parole fossero taglienti. Eppure, se ci si immedesima nell'autore e nei suoi versi, si scopre un navigatore dell'animo umano sicuro dei suoi mezzi e dei porti cui approdare. Il poeta sa bene dove ormeggiare le navi sospinte dai suoi sentimenti, all'ombra di qualsivoglia pre-giudizio. Il Silenzio, durante la lettura delle liriche, regna sovrano. Più eloquenti le parole, che brandiscono il vuoto nelle poesie più accorate. La notte, il risveglio, la natura, i sogni, il passato, presente, futuro, s’intrecciano in una commistione musicale. Suoni e parole intimamente legati. Slanci e disincanto, illusione e distacco. Non pessimismo, ma disincantata visione del mondo. Realtà e sogno confliggono ma non collidono, poiché, sebbene il poeta sia afflitto dal "mal de vivre" trova conforto nei suoi versi, un mondo parallelo in cui rifugiarsi. Richiami montaliani portano a ravvisare nei versi ermetici il tentativo di conciliare il proprio disaccordo con il mondo nell'unione degli elementi vitali della natura. Il mare, il vento, le onde sferzanti, le calde spighe di grano, l'amore ingannatore, erotico. I ricordi, come sirene incantatrici, distolgono il poeta dall'essenza del tutto per rifuggire nell'astratto. Sebbene le liriche si distinguano l'una dall'altra per tema e tono, è possibile, durante la lettura, cogliere quel senso di continuità che le pervade. E' come se il poeta, toccando diverse corde di uno strumento, raggiunga l'armonia, l'equilibrio in un percorso assolutamente biografico e concettuale. "La parola è un'ala del silenzio". Ben venga che la musicalità dei versi sia interrotta da una pausa, da una riflessione, sul Silenzio.
Una rivelazione: poche poesie una più bella dell'altra. Niente di complesso o volutamente ermetico, ma una totale aderenza alla vita, con un occhio originale che squarcia il velo della quotidianità per portare il lettore a guardare 'oltre', ma sempre con grande semplicità e naturalezza. Mi ha ricordato il primo Montale, per una lingua colloquiale e "alta" allo stesso tempo.
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