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Viviamo un presente che sembra rimpiangere i tempi passati ma continua a lavorare per costruire quel futuro che già vive nell'immaginario comune da diversi anni. Come esseri umani siamo la somma dei nostri ricordi e continuiamo ad accumularli andando avanti verso il domani. Questa continua connessione tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà mi ha sempre affascinata molto e, forse proprio per questo, non potevo rimanere indifferente al concetto di natsukashii mirai. Un'espressione giapponese dal suono romantico che indica la capacità di far vivere la fantascienza in una dettagliata ricostruzione storica. È tra le pagine di Automatic Eva di Inui Rokurō che questo concetto si esprime. In un’epoca Edo alternativa, dove l'antica e minuziosa arte dei karakuri permette di dar 'vita' agli automi. "Il funzionamento delle macchine è precluso alla comprensione umana." Automatic Eva è stata una scoperta continua. La storia di Nizaemon e Hatori mi ha ricordato Hal, un film d'animazione che ho amato profondamente, e il mio cuore ha avuto un sussulto. Quando lo scenario è cambiato, ho pensato di trovarmi davanti ad una raccolta di racconti con un filo comune, Eva. Ma non è così. Ogni evento ti porta a conoscere e scoprire tutti i protagonisti, pian piano. Ti senti un viaggiatore appena arrivato. Parti da un vicolo stretto e mal illuminato. Ti muovi attraverso il quartiere dei piaceri e le saune pubbliche. Sei in mezzo al festival delle karakuri e osservi dei grilli lottare. E poi, improvvisamente, arrivi nel palazzo dell'imperatrice. È un crescendo di misteri, tra ingranaggi e anime, che non permette di distogliere lo sguardo. Automatic Eva è una lettura che consiglio ai fan di Ghost in the Shell per le tematiche filosofiche sull'anima. A chi ha amato Nier: Automata per l'unione tra estetica orientale e dramma robotico. A chi cerca un'alternativa ai romanzi cyberpunk ambientati a Neon-Tokyo o New York. A chi legge per interrogarsi sull'essere umano.
Inui Rokurō mi ha ipnotizzata con "Automatic Eva". La storia si snoda attraverso cinque capitoli suddivisi in ulteriori sottocapitoli. Inizialmente ho pensato che fossero autoconclusivi, ma mi sbagliavo. Ciascuno pone una lente di ingrandimento su tutti i personaggi principali che compariranno per tutto il romanzo: l'automa Eva, Tentoku, Jinnai, Kasuga, l'Imperatrice e Kugimiya Kyūzō. "Automatic Eva" sembra una storia corale in cui è difficile individuare un unico protagonista, ma effettivamente senza Kyūzō la storia non sarebbe mai iniziata. Non posso dire nulla sulla trama: l'unica cosa che devi fare è acquistare il libro e leggerlo perché è una storia magnetica con tanti colpi di scena, segreti, misteri e intrighi politici che ti stupiranno. Era da tempo che non leggevo più di cento pagine in un giorno, ma le dinamiche mi hanno coinvolta ed elettrizzata a tal punto da non voler smettere. Torniamo a Kyūzō, il costruttore di automi che lavora presso la Raffineria del governo shogunale. Non ho potuto fare a meno di paragonarlo a Winry di Fullmetal Alchemist. Entrambi sono determinati e hanno una vocazione nell'applicare i principi della meccanica su nuove tecnologie. Infatti, sono stata rapita dal modo in cui l'autore spiega gli schemi di produzione: quanta minuzia per creare gli occhi di Eva e il loro colore. Alla storia ricca di azione e suspense, Inui aggiunge un momento di quiete attraverso tre riflessioni: l'origine della vita e delle emozioni; la dualità spirito/corpo; l'ineluttabilità dello scorrere del tempo accompagnata dalla contrapposizione tra giovinezza e vecchiaia. I personaggi, così come gli scenari, sono sempre diversi; infatti, lottatori di sumō, ninja, dame di corte, donne di piacere, spie, samurai (e persino grilli!) si muovono in una Tōkyō antica e tradizionale.
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