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Bandiere rosse, aquile nere - Guido Cervo - copertina

Bandiere rosse, aquile nere

Guido Cervo

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Editore: Piemme
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 31 maggio 2016
Pagine: 707 p., Rilegato
  • EAN: 9788856654516
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Bandiere rosse, aquile nere

Guido Cervo

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Il dramma di una famiglia e di una nazione lacerate dalla guerra civile. Italiano contro italiano. Fratello contro fratello. In nome di opposti ideali.

25 luglio 1943. All'annuncio della destituzione di Benito Mussolini, folle festanti invadono le città italiane. L'esito disastroso del conflitto in cui il capo del fascismo ha trascinato il paese ha capovolto il mondo di certezze che il regime aveva costruito in vent'anni. Tutti sono convinti che la fine della guerra sia ormai imminente. Quando però, l'8 settembre, finalmente arriva l'armistizio con gli alleati, è subito chiaro che il peggio comincia proprio in quel momento. È in questo clima drammatico che si incrociano le vite di alcuni giovani: Alberto, che dalle battaglie in Africa settentrionale è tornato invalido e pieno di amarezza e di rancore; suo fratello Eugenio, ancora pronto a battersi e sacrificarsi per il suo ideale fascista; Anita, loro sorella adottiva, militante comunista, e infine Stefano, che già ha combattuto contro il fascismo in Spagna. Le loro storie sono parte della nostra storia. Storie di vincitori e vinti, di vittime ed eroi, di uomini e donne posti di fronte a scelte irrevocabili e dolorose, che li contrappongono in una atroce guerra civile.
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    roberto

    09/03/2019 05:00:11

    Questo e' il primo libro che leggo di Guido Cervo e l'ho trovato stupendo. Narra la storia di una famiglia Milanese legata al fascismo dagli anni antecedenti alla seconda guerra mondiale fino al primo dopoguerra. Una unica famiglia ma tanti personaggi con idee politiche anche opposte ma che fanno rivivere quegli anni di guerra civile e fratricida, molto diversa dalla storiografia ufficiale che ci è stata raccontata in passato. Nessun giudizio politico ma solo la crudezza di una guerra tra italiani, senza alcuna pietà, in cui larga parte della popolazione rimase alla finestra, e sullo sfondo le forze alleate che risalivano la Penisola. sarebbe un testo da leggere a scuola!

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    Renzo Montagnoli

    01/05/2018 13:23:22

    Bandiere rosse, aquile nere si riallaccia, idealmente, a I ponti della Delizia, stupendo romanzo di Cervo sulla ritirata di Caporetto nella Grande Guerra. Infatti troviamo tre dei protagonisti di quell’opera, la maestra Ersilia che si è sposata con l’ex tenente degli arditi Ferruccio Martinelli, pure lui presente e diventato seniore della milizia fascista, nonché l’allora piccola Anna, dagli stessi adottata, ma cresciuta con idee politiche totalmente contrapposte a quelle dei genitori, fuggita da casa seguendo il sogno comunista. La famiglia Martinelli è composta anche dai figli avuti dopo il matrimonio, un’altra femmina, molto giovane e che nel romanzo è quasi una comparsa, due maschi, Alberto tenente dei bersaglieri che ritornerà dall’Africa gravemente ferito e menomato ed Eugenio, impulsivo, desideroso di battersi e che aderirà fra i primi alla X Mas. Il lungo e tormentato periodo dalla guerra darà luogo a tante vicende in cui oltre a vedere come attori principali i membri della famiglia Martinelli registrerà la partecipazione di tanti personaggi, alcuni dei quali di grande spessore, come il terrorista dei Gap Stefano Zanderighi, una figura apparentemente minore, ma a cui viene demandato il compito, non certo facile, di precipitare nella disumanizzazione per poi tentare con fatica di riemergere, di cercare una vita propria lontana da tensioni adrenaliniche e da ogni violenza. Il romanzo non fa sconti a nessuno, né alle violenze della Guardia Nazionale Repubblicana, né a quelle dei partigiani che soprattutto a guerra finita insanguinarono il paese. Cervo però ha un pregio, racconta, non prende le parti di nessuno, ci mostra così come è stato un lungo orrore e lo fa senza enfasi. Devo dire che francamente questo romanzo mi ha stupito per la capacità di comprendere e di far comprendere le opposte motivazioni, perché non c’è odio, ma solo tanta pietà per un dolore immenso che ha sconvolto l’Italia più di mezzo secolo fa.

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    Davide Dall'Angelo

    24/07/2016 10:04:38

    Ottimo romanzo storico, che tratta delle vicissitudini dei membri di una famiglia durante il terribile periodo 1942-45 che divise l'Italia sia fisicamente che ideologicamente. E come l'Italia anche la famiglia protagonista del romanzo si trova divisa dalle scelte di campo fatte dai suoi membri. E' un libro scritto senza ipocrisie ideologiche ne per una ne per l'altra parte, mai pesante e che si legge tutto d'un fiato nonostante le 700 pagine. Il contesto storico e il background dei personaggi è realistico. Finalmente dopo più mezzo secolo si può forse fare storia e letteratura sulle vicende di questo paese dopo l'8 settembre e questo libro dimostra ampiamente quanto questo pezzo di storia sia molto più complesso di quello che ci insegnano a scuola.

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    Gabriele Guerra

    20/07/2016 16:02:19

    Guido Cervo ha indubbiamente la mano felice nel raccontare storie, descrivere vita quotidiana e (più ancora) costumi militari dell'antica Roma o dei cavalieri teutonici; qui si cimenta con la nostra storia più recente - la quale però, con buona pace di quanto scrive l'autore nella sua nota finale, non è affatto ormai solo appannaggio di storici, come possono esserla appunto quella di Roma o dei cavalieri teutonici. Ne risulta così un libro indubbiamente godibile, come gli altri dell'autore, ma politicamente sospetto, non solo nella proclamata equidistanza (che di solito non si rivela mai tale), ma anche nel tratteggiare i personaggi, spesso indulgendo in facili effettacci psicologici, da cui - guarda caso - i comunisti escono sempre a mal partito...

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    Giuse

    12/06/2016 17:08:48

    Parlare di questo romanzo è come cercare di descrivere quei grandi quadri in cui pittori di differenti epoche hanno rappresentato in un'unica visione vite parallele e divergenti che, per un attimo, si incrociano. Se l'occasione per il pittore può essere un pranzo nuziale piuttosto che la scuola d'Atene, per l'autore di questo libro è la seconda guerra mondiale. La storia di una famiglia, di cui si accennava appena nel romanzo precedente (Via dalla trincea) diventa il mezzo per raccontare gli orrori e le nefandezze della guerra, fatta dagli uomini,ma anche subìta dagli stessi. Un quadro che spinge alla riflessione su quei tragici avvenimenti, perlopiù nel nord Italia, in cui la famiglia Martinelli si trova coinvolta e trascinata là dove non avrebbe mai voluto essere. In tutti i componenti alberga il desiderio struggente di tornare a Milano, nella loro casa, eppure il senso dell'onore e della fede in ideali opposti li obbliga ad allontanarsene. Solo la fine della guerra, farà sì che tutti, segnati da cicatrici profonde nel corpo e nello spirito, possano farne ritorno. Ho amato molto questo libro per molti motivi ma soprattutto perchè offre uno spaccato della realtà del tempo. Uomini e donne che cercano di sopravvivere nella speranza di un mondo migliore, persone ricche, povere, oneste, disoneste, in cerca di redenzione oppure che non vogliono essere salvate semplicemente perchè hanno perso la speranza,comuni cittadini e partigiani, fascisti e repubblichini. Tutti colti nella loro umanità e nel loro essere umani, prima che attori di un romanzo. Forse il più bello scritto da Guido Cervo.

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    Greta

    05/06/2016 22:19:45

    Romanzo avvincente ed emozionante, che ha inoltre il merito di raccontare pagine di storia di cui si parla ancora troppo poco, come le azioni dei GAP in città e le vicende del Battaglione Barbarigo. Mi sono sentita letteralmente trasportata indietro di settant'anni, per le strade di Milano ingombre delle macerie delle case bombardate, tra i soldati italiani impegnati in disperate battaglie nel deserto africano, nei boschi del Montenegro funestati dallo scontro tra camicie nere e partigiani jugoslavi. Belle atmosfere, ottimo disegno dei personaggi, tra i quali ho apprezzato soprattutto l'intrepida e tormentata Anita, partigiana comunista che fatica a immaginare per sé una normale vita di donna, cui fa da contraltare Eugenio, che aderisce alla RSI spinto dai suoi ideali e dall'impetuosità dell'adolescenza. Ma è notevole anche la figura materna di Ersilia, che nobilita tutto con la sua semplicità e la sua purezza interiore, costituendo un faro e un punto di riferimento per tutti gli altri personaggi, coinvolti e sconvolti dalla bufera degli eventi. Al di là delle "bandiere rosse" e delle "aquile nere" del titolo, vere protagoniste del romanzo sono l'umanità e la speranza che animano tutti i personaggi, di qualunque colore politico, figure scolpite a tutto tondo dalla penna dell'autore, che ne scandaglia sapientemente ideali, limiti e contraddizioni. Un grande affresco sul periodo più affascinante e controverso della nostra storia, forse il primo romanzo non ideologico sugli eventi successivi all'8 settembre del '43. Bellissimo.

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