Bianco - Bret Easton Ellis - copertina

Bianco

Bret Easton Ellis

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Traduttore: Giuseppe Culicchia
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 15 ottobre 2019
Pagine: 280 p., Rilegato
  • EAN: 9788806242374
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Segnalato dalla Rivista Studio tra le 10 migliori letture dell'anno 2019: «Suscitare ammirazione e risentimento nella stessa misura, se non è un libro dell’anno questo, difficilmente può esserlo qualcos’altro.»

Tra autobiografia e spietata critica sociale, Bianco è la più tagliente, urticante, spiazzante radiografia del presente che possiate leggere in giro.

«Un po' saggio e un po' memoir, Bianco è una riflessione sull'America contemporanea»Il Venerdì

Da oltre trent'anni l'uscita di un libro di Bret Easton Ellis è considerato un evento e Bianco non fa eccezione. Anche questa volta il protagonista è proprio lui, l'ex ragazzo prodigio di Meno di zero, il celebrato autore di American Psycho, l'ultimo grande cantore del postmodernismo con Lunar Park.

«Ma, ditemi, scrittori come Ellis – dirompenti stilisti, interpreti cosí brillanti del proprio tempo, sperimentali ma capaci di farsi leggere anche da chi non legge e che pensano contropelo – oggi se ne vedono?» «A un certo punto nel corso degli ultimissimi anni – e non saprei indicare con esattezza quando – un vago eppure quasi opprimente e irrazionale fastidio ha preso a straziarmi fino a una decina di volte al giorno. Questo fastidio riguardava cose all'apparenza cosí secondarie, cosí lontane dai miei consueti interessi, che ero sorpreso dallo sforzo che dovevo fare per liberarmi dal disgusto e dalla frustrazione provocati dalla stupidità altrui: adulti, semplici conoscenti ed estranei che sui social condividevano pareri e giudizi avventati, stupide preoccupazioni, sempre con l'incrollabile certezza di avere ragione».

Da oltre trent'anni l'uscita di un libro di Bret Easton Ellis è considerato un evento e Bianco non fa eccezione. Anche questa volta il protagonista è proprio lui, l'ex ragazzo prodigio di Meno di zero , il celebrato autore di American Psycho , l'ultimo grande cantore del postmodernismo con Lunar Park . Sintesi perfetta di autobiografia e satira sociale, Bianco è una critica tanto affilata quanto spassosa di alcune delle piaghe che affliggono il nuovo secolo: l'ipocrisia elevata a galateo, il moralismo che sostituisce il giudizio estetico, la paura di esprimere un'opinione perché si finirebbe impallinati dai «giustizieri» dei social. E se quelle di Ellis non fossero solo provocazioni (o il cahier de doléances di un «maschio bianco» inconsapevole dei suoi privilegi), ma un invito a essere piú sinceri, piú autentici, a pensare con la propria testa senza preoccuparsi costantemente dell'opinione degli altri? Ellis non si accontenta di interpretazioni superficiali solo perché politically correct: Bianco è un'indagine senza sconti nel rimosso dello spirito del tempo. E dai giorni di Meno di zero nessuno sa farlo meglio di lui. Se c'è qualcosa con cui Bret Easton Ellis se l'è sempre presa, in tutti i suoi libri, è l'ipocrisia, questo grande lubrificante che permette alla società di funzionare. Ma se per più di trent'anni l'ha fatto utilizzando gli strumenti del romanzo, oggi, per la prima volta con questo libro, Ellis l'affronta nell'unico modo possibile: mettendosi a nudo direttamente.
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    Gianni

    17/05/2020 21:05:23

    Un saggio con poco smalto, alcune parti sono divertenti e interessanti, altre invece poco centrate e ripetitive.

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    Micael

    14/05/2020 17:21:31

    Più di un anno fa leggevo Meno di zero, il mio primo Bret Easton Ellis e mi ricordo la sensazione, una volta terminato, di vuoto, di mancanza di senso di ciò che aveva appena letto. Con Bianco tutto ritorna al suo posto: gli anni 80 pervasi di "nichilismo glamour", che hanno portato al personaggio ambiguo di Patrick Bateman, emblema della Generazione X. Poi si passa all'attualità: il vittimismo dilagante consentito dai social, dal #politicallycorrect del cinema, allo sdegno comune suscitato dall'elezione di Donald Trump. La parte più difficile da leggere, culmina con una stroncatura-sfogo su Twitter contro la santificazione di David Foster #Wallace dopo la sua scomparsa, anche esso segno della celebrazione della vittima e dell'ipocrisia promossa dalla società. Sicuramente non si può essere d'accordo in queste posizioni così poco politically correct. Eppure in Bianco traspare molta più sincerità e verità di quanto crediamo. Spesso non ci rendiamo conto di come, per esempio, il modo di raccontare una storia, un personaggio è sempre dare al lettore uno strumento di lettura della società, molto più di noi stessi.

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    claudia

    12/05/2020 07:31:16

    Un modo nuovo per entrare nel mondo strampalato di Ellis e per scoprire qualcosa in più sui suoi romanzi e sulla sua vita. Non è facile essere d'accordo con lui e con le sue teorie radicali e complicate, ma questo libro è il modo migliore per confrontarsi con un interlocutore di tutto rispetto. Interessante se si è amanti di Bret Easton Ellis.

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    Renè

    11/05/2020 13:00:10

    Puoi non essere d'accordo su alcune affermazioni, ma la tagliente scrittura di BEE ti avvolge e te ne fa comprendere lo spirito, assolutamente politically uncorrected! Una visione lucida e amara dello showbiz e del mondo contemporaneo davvero rara

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    gianni

    08/03/2020 14:48:45

    Il perbenismo liberal-milionario anti Trump dà da pensare, per analogia, anche all'italiano progressista con villa a Capalbio: l'ipocrisia è uguale a tutte le latitudini. Del resto, sulla sinistra chic (la "mia parte", scrive Ellis, p. 188) "de noartri" aveva già detto tutto o quasi Pasolini cinquant'anni fa. L'Impero americano, come lo chiama Ellis, aveva già prodotto un conformismo radicale e di segno opposto: il maccartismo. Quindi, la questione, caro Ellis, è un po' più "antica": forse è negli stessi geni degli Stati Uniti. Libro interessante.

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    Dario A.

    27/01/2020 02:58:55

    Anche a distanza di dieci anni dal suo ultimo lavoro, Bret Easton Ellis ha molto da dire. Con il suo piglio caustico e senza alcuna paura nel dire ciò che pensa distribuisce, in questo suo saggio, qualche manrovescio (anzi molti). Eppure, alla fine della lettura non si può far altro che ringraziare. Ce ne fossero di più di scrittori come lui.

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    Freedom

    29/12/2019 20:14:49

    Ancora uno scrittore che c'entra il fulcro dei nostri tempi:l'ipocrisia e la faziosità individuale. Difficile da leggere per chi si ritiene, comunque, nel giusto!!!

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    claudio

    01/12/2019 16:26:07

    Mai banale, lucido, attentissimo osservatore della delirante cultura dei social, delle mode da pensiero unico . Chiaramente un poco intelligente lettore potrebbe dire che è di destra, che appoggia Trump etc. Bene , proprio lì’ sta il fulcro. La tolleranza alla diversità e alla libertà del pensiero altrui, ormai bombardati da un politicamente corretto , questo sì, davvero fascista. E nessuno, mai, che prova a capire le ragioni dell’altro. Molto attuale anche rispetto al progressismo italiano da attico romano.

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    the_eloina

    25/11/2019 12:19:37

    Delirante. Spiace vedere come un mito di una generazione sia così scaduto. Se fosse stato un altro non l'avrebbero pubblicato. Noioso e irrilevante. Detto da una che ha amato Less than zero.

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    Federica

    19/11/2019 12:20:45

    Chiaro, onesto, vero, tagliente. Un saggio sull'attuale mondo digitale, un memoir sulla vita dell'autore scandito da cinema e musica. Essenziale, come il bianco in una palette di colori.

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    Philo

    05/11/2019 16:00:21

    boh francamente deludente, mi ha dato l'idea di uno scrittore che prova a scrivere ancora una volta delle sue passate esperienze, dei suoi amici (che noi di cultura italiana non conosciamo), di film poco conosciuti, e di poco altro. Noioso ma soprattutto deludente.

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    ciri

    23/10/2019 16:04:56

    Una recensione che urge.mi fiondo appena finito il libro.eccezionale.necessario.Ellis fa una disamina del mondo attuale con una precisione e un cinismo lodevoli.il suo punto di vista prettamente americano si può benissimo aggiustare anche all'Europa che ci riguarda più da vicino.pensiero unico,vittimismo,corporation, consumismo:una polemica forte e ragionata su come sono cambiate le cose con l'avvento dei social e dei movimenti a favore e in difesa di una qualche categoria che diventa una forma di fascismo nemmeno tanto velata.Ellis si conferma un intellettuale accorto e con una visione corretta e micidiale.spero non resti inascoltato.il capitolo sul consenso è già un classico contemporaneo.

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La verità è che, per quanto mi riguarda, Bret Easton Ellis potrebbe scrivere qualsiasi cosa e a me, in termini di interesse, non farebbe la minima differenza: la leggerei a prescindere. Nel suo ultimo libro, White il primo di non fiction, il primo dopo 9 anni di assenza letteraria -, racconta alcuni fatti della sua vita e della sua opera intrecciandoli ai grandi cambiamenti sociali e politici che hanno cadenzato gli ultimi decenni americani, offrendo spessissimo opinioni non richieste e del tutto controcorrente. Non tanto nelle conclusioni quanto piuttosto nel processo che lo porta alle suddette conclusioni: come è già stato scritto altrove, leggere questo libro è come carezzare lattualità contropelo, seguire la spavalda e isterica mente di Ellis è come ascoltare le cose che nessun altro aveva avuto lardire di dire.

Marta

Meglio non usare troppi giri di parole ed essere chiari sin dal principio: Bianco (280 pagine, 19 euro) di Bret Easton Ellis, tradotto da Giuseppe Culicchia, edito da Einaudi, è un libro soporifero, una lettura al rallentatore. E lo è per almeno tre quarti del suo contenuto che attinge molto dalla cultura esperienziale cinematografica dell’autore. Il percorso narrativo è difficile da seguire se non si ha una conoscenza diretta di quelle pellicole, ciononostante appare chiaro quasi da subito il concetto forte che aleggia in ogni pagina: mai come adesso la libertà di espressione è in pericolo.

Senza ipocrisie, e con la disinvoltura spiccia che gli deriva dall’essere bianco, ricco e famoso, Easton Ellis prende di petto la cosiddetta corporation – termine che ritorna con insistenza in ogni capitolo -, ovvero quel pensiero unico, proprio di una certa elite, (politica, artistica, economica, ecc.), che oggi stabilisce senza possibilità di appello cosa sia giusto e cosa invece non lo sia. Chi non è allineato alla cultura dominante, al politicamente corretto, è fuori, è ostracizzato, diventa un reietto. È accaduto anche a lui, vittima a più riprese di minacce, accuse e tweet a base di hate speech, solo per aver espresso considerazioni impopolari o comunque intrise di ironia. Il femminismo, l’omossessualità, l’immigrazione, la politica, diventano tutti campi minati dove basta un piede in fallo, una parola considerata fuori posto, per scatenare l’odio aggressivo dei social.

L’opinione altra non è contemplata: o si accetta la visione progressista e socialmente accettata o si diventa collaboratori di un pernicioso sistema culturale fascista. Il risultato è che la maggior parte delle persone preferisce silenziarsi, autocensurarsi o amalgamarsi al branco. La riflessione sviluppata nel testo risente in gran parte degli echi delle ultime elezioni presidenziali vinte da “The Donald” Trump, la zazzera più irriverente del pianeta, contro cui si è scagliata a testa bassa la Sinistra a stelle e strisce con anatemi ora grotteschi, ora repressivi, persino contrari allo stesso spirito americano. Da questa isteria collettiva che ha portato molti americani (ma non solo!) a preconizzare la fine del mondo, Easton Ellis prende le distanze, evidenziando le contraddizioni e le illogicità di un sistema di pensiero che rinnega se stesso diventando, per paradosso, il suo esatto opposto.

Restio ad ammansirsi e ad accettare l’opinione corrente, Easton Ellis rivendica con fierezza la sua condizione di uomo libero, di intellettuale coerente, di scrittore onesto, ritenendo che «… la nostra vita sia fondamentalmente dura, una lotta per chiunque a vari livelli, e che fare dell’umorismo feroce e protestare contro le sue assurde sovrastrutture e rompere le convenzioni e comportarsi male e sfidare qualsivoglia tabù sia la strada più onesta da percorrere in questo mondo». In un’epoca che si crede libera, ma che in realtà non lo è, il compito dello scrittore è appunto quello di irridere questa torba di baciapile che vorrebbero dettare la linea, impedendo il contraddittorio. Da questo punto di vista Bret Easton Ellis ci è riuscito benissimo, fino a prova contraria.

Recensione di Alessandro Orofino

 

 

 

  • Bret Easton Ellis Cover

    (Los Angeles 1964) scrittore statunitense. Si è imposto giovanissimo all’attenzione internazionale come esponente del minimalismo con il romanzo Meno di zero (Less than zero, 1985), ritratto disincantato della devastazione spirituale di una generazione (la cosidetta «MTV generation») nel paradiso californiano. Dopo Le regole dell’attrazione (Rules of attraction, 1987) ha pubblicato il controverso e discusso American psycho (1991), di cui è protagonista un broker di Wall Street - il volto impeccabile dell’America reaganiana - che di notte si inabissa nelle proprie perversioni infernali. Un criminale psicopatico perseguita anche lo scrittore protagonista di Lunar Park (2005), inquietante storia dai risvolti horror, imperniata sul difficile rapporto padre-figlio. Imperial bedrooms (2010) ripropone... Approfondisci
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