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Il percorso di ricerca sulla nascita e l’evoluzione delle Biennali Borboniche condotto da Carmine Napoli, si conclude nella redazione del saggio qui presentato. Una minuziosa ricerca bibliografica, che abbraccia l’intero ottocento, ed una copiosa raccolta di schede documentarie degli artisti e delle opere del tempo ci permettono di rivivere i fasti culturali dell’antica capitale del Regno delle due Sicilie, Napoli. Le Biennali borboniche nascono grazie alla riforma degli ordinamenti didattici della Real Accademia di Belle Arti (che muta il suo nome in Real Istituto di Belle Arti), avvenuta nel 1822 per opera di Antonio Niccolini, architetto toscano della Real Casa; e all’attività mecenatistica di Francesco I di Borbone. Quest’ultimo, infatti, sulla scia della specializzazione delle scuole d’arte di Napoli e del pensionato di studio a Roma, istituisce nel 1826, alla stregua dei più importanti salons parigini, una pubblica esposizione di Belle Arti da aver luogo nel giorno del suo onomastico (il 4 ottobre). Giovani artisti di diversi ceti sociali provenienti da tutto il Regno, Professori del Real istituto di Belle Arti, allievi pensionati a Roma, artisti stranieri e nobili dilettanti avevano modo di presentare pubblicamente, con ritmo biennale, per l’alternarsi con la mostra delle manifatture del Regno, le loro opere e di acquisire la reale munificenza se acquistate dal sovrano. Carmine Napoli risale con grande maestria alle tappe salienti che hanno visto la nascita e l’evolversi delle Biennali Borboniche come strumento politico di propaganda della monarchia al potere e come volontà di assegnare alla capitale del Regno delle Due Sicilie un posto di primo piano nella kermesse culturale europea. Dr.Laura Vingiani
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