Bones Owens
di Bones Owens
Il debutto omonimo di Bones Owens è una selezione di canzoni grintose ed innegabilmente euforiche. In un audace allontanamento dalla lunatica Americana dei suoi acclamati EP - Hurt No One e Make Me No King - la prima uscita del musicista nato nel Missouri con Thirty Tigers offre un suono profondamente ispirato al garage-rock degli anni '60, al blues di Hill Country e al paludoso roots-rock di band come Creedence Clearwater Revival ("il primo disco che ricordo di aver rubato a mio padre quando avevo dieci anni e stavo appena iniziando a suonare la chitarra", secondo Owens). Una potente vetrina per il suo formidabile lavoro con la chitarra - un talento che ha mostrato nell'esibirsi con artisti eclettici come Yelawolf e Mikky Ekko - Bones Owens arriva come un'espressione a tutto tondo degli impulsi più selvaggi del nostro, tra ritmi oscillanti e riff spavaldi. Con la produzione di Paul Moak - cinque volte candidato ai Grammy Award con Joy Williams, Marc Broussard e The Blind Boys of Alabama - l'album vede Owens unire le forze con il batterista Julian Dorio (Eagles of Death Metal, The Whigs) e il bassista Jonathan Draper (All Them Witches), registrando dal vivo su nastro e infondendo ad ogni traccia una frenetica vitalità.)
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