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David Finkel

Traduttore: G. Pannofino
Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno edizione: 2011
Pagine: 302 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788804611349

Recensioni dei clienti

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    stefanig3

    05/11/2013 14.21.54

    uno dei migliori che ho letto nell'ambito del genere ovviamente.

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    Francesco

    04/09/2013 14.50.50

    Peter Finkel, inviato del Washington Post, ci racconta i quindici mesi trascorsi in Iraq con un battaglione di ranger a cui lui si è aggregato. La mia prima intenzione, in libreria, era quella di scovare qualcosa che mi offrisse un quadro abbastanza approfondito, aggiornato ed ampio su quella che era la situazione in Iraq prima che gli americani lasciassero il paese, ma non avendo trovato nulla (a proposito, se qualcuno ha un titolo da proporre, me lo segnali gentilmente via mail), ho ripiegato questo libro, che chiaramente appartiene a un altro genere. Cosa scoprirete? Che dei ranger, a dir la verità un po' troppo giovani, addestrati per la guerra vengono utilizzati in pattugliamenti e perquisizioni, come una sorta di polizia militare più pesantemente armata. Che ogni uscita dalla base è causa di ansia costante per via degli innumerevoli (molti più di quanti ne immaginavo) e devastanti attacchi subiti da esplosivi piazzati lungo la strada (IED e EFP). Che sono pochi gli americani a morire per colpi di arma da fuoco e tanti quelli che muoiono a causa degli attacchi esplosivi, e ancora di più quelli che ne riportano orribili amputazioni e gravi traumi. Che sono tanti i soldati americani a non capire il senso della loro presenza in Iraq, che non sembra portare nessun reale progresso, nonostante i continui proclami del presidente Bush (con cui si apre ogni capitolo, che scandisce tra l'altro il passare di un mese o poco più della loro presenza) e la fiducia del loro pur bravo e comprensivo comandante, praticamente il protagonista del libro. Che i feriti ricondotti "a casa" vengono curati presso un centro iperspecializzato dove si cerca di affrontare la gravità delle ferite riportate, accompagnati nel loro percorso da genitori (mamme) e spesso mogli che mostrano una forza d'animo a me sconosciuta. Non mi allargo nel fare altre considerazioni perché uscirei dalla prospettiva generale che l'autore di questo libro ci vuole narrare. Se la guerra (in realtà non si sa nemmeno

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    Lomax

    02/01/2012 12.47.48

    Anzitutto occorre, a mio avviso, tener presente che quello raccontato da Finkel è solo uno dei tanti aspetti della guerra in Iraq, perché le imprese documentate sono quelle di un singolo battaglione e riguardano un breve arco temporale (poco più di un anno degli otto di durata dell'intero conflitto). Ciò a significare che l'intento dell'autore non era certo quello di scrivere un'opera <i>omnia</i> sulla guerra in Iraq né tantomeno un libro con finalità didascaliche o enciclopediche. Il suo scopo (per me pienamente raggiunto) era invece quello di mettere a nudo, ancora una volta, l'assurdità di una guerra combattuta -per fini a volte incomprensibili o irrealizzabili- da giovani uomini che ne sono inconsapevoli protagonisti forse più per necessità che per spirito patriottico. Immediato il parallelo col Vietnam e con il suo straziante resoconto stupendamente tracciato dal Col. H. G. Moore e, non a caso, citato in questo libro.

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    Marcello Novelli

    30/08/2011 14.21.06

    Gran libro. Letto tutto d'un fiato come si fa con i reportage. E' una storia vera fatta anche di incredibili stalli narrativi: ogni giorno si esce e si rischia la vita solo per spostarsi da un posto all'altro. Bello il parallelismo tra i comunicati ufficiali del presidente Bush e quello che succedeva sul campo in quei giorni.

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    Massimo

    09/07/2011 04.47.51

    Insomma. Tra il 2 e il 3. I reportage sulle guerre degli ultimi anni sono (quasi) sempre interessanti, specie se scritti dall'interno da giornalisti embedded. Qui però abbiamo un'opera piatta, con cronache ripetitive di attentati, imboscate, lutti e mutilazioni, intervallate ironicamente con le "ottimistiche" frasi sull'andamento (positivo) della guerra del presidente Bush. Diciamo che se volte farvi un'idea della guerra in Irak, delle sue motivazioni, strategie, ecc., avete sbagliato libro. Qui c'è solo la descrizione di una guerra sporca, con dovizia di particolari solo sui suoi aspetti peggiori: non che una guerra (specie di questo genere) abbia degli aspetti migliori, ma alla fine al lettore rimane solo l'elenco di episodi luttuosi, anche se poi il conto totale delle perdite subite in un anno di operazioni è inferiore a quello di una scaramuccia tra reparti minori, almeno secondo gli standard delle guerre vere, dal Vietnam in giù. Manca del tutto l'approfondimento tecnico, che in un libro del genere dovrebbe avere una parte significativa. Aggiungeteci una traduzione non sempre felice e avrete un libro complessivamente mediocre

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    Stefano Salvi provincia di Bergamo

    08/07/2011 10.23.51

    Bellissimo! Un capolavoro. Vi troverete sul campo di battaglia. Sentirete l'odore della polvere e dell'esplosivo. Ma soprattutto guarderete alla guerra con un'ottica diversa (a tal riguardo le pagien sull'ospedale dei marines sono incredibilemtne strazianti!) Da comprare a busta chiusa!

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