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Hannah Moskowitz

Traduttore: S. Reggiani
Editore: Giunti Editore
Collana: Y
Anno edizione: 2011
Pagine: 288 p. , Rilegato

Età di lettura: Young Adult.

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  • EAN: 9788809759053

Recensioni dei clienti

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    V.E.

    18/07/2011 19.30.03

    Break è un libro che mi è piaciuto a tratti. Diciamo che nei primi tre quarti del libro facevo davvero fatica a staccarmi dalla sgangheratissima storia di Jonah e della sua sfortunata famiglia. Ma verso la conclusione della storia ho avvertito una sensazione di ansia crescente che mi ha fatto pensare non tanto a una tensione voluta dall'autrice ma di un modo veloce per concluderlo. Il finale mi ha abbastanza deluso e non ha aiutato lo stile frettoloso e melenso che prende nelle ultime pagine. Nonostante questo do un voto alto perchè è uno dei pochi romanzi che ho letto negli ultimi tempi che facevo fatica a chiudere e che riusciva a farmi completamente assorbire nella storia e nei sentimenti del protagonista.

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    P-chan

    23/06/2011 19.07.46

    Nonostante l'utilizzo della prima in prima persona singolare, nonostante il taglio introspettivo e nonostante il linguaggio sciolto e scorrevole ?non si può proprio definire semplice lasciarsi catturare da questo romanzo. Insomma, non posso proprio entrare nella mente di un ragazzino di 17 anni che, tanto per aggiungere disgrazia alle disgrazie, si dà ad un autolesionismo così estremo! Proprio non ci riesco. E meno ancora ci sarei riuscita all'età in cui mi potevo definire una "young adult"! Insomma, con tutti i meriti che può avere questo libro, credo che pubblicarlo qui, ora, e per un pubblico così giovane?forse è stato osare troppo.

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    Pepys

    14/06/2011 19.35.56

    Ho letto praticamente tutti i libri della collana Y, che sono davvero ben fatti sia perchè prendono in esame argomenti seri quali il disagio giovanile, ma anche fantastici e romantici. Ecco, devo dire che Break è forse il romanzo che meno mi ha entusiasmato di questa serie. L'ho praticamente divorato, 288 pagine lette nel giro di due o tre giorni, perchè la trama comunque è intrigante e rimani incollato con gli occhi sulle pagine finchè non vedi il punto finale, però... Però non sono riuscita a immedesimarmi nel protagonista, questo ragazzo bello, sveglio, intelligente che si rompe le ossa di proposito. Si chiude le mani nella portiera dell'auto, si butta in una piscina profonda senz'acqua, si getta dallo skateboard a terra...tutto questo perchè vuole diventare più forte. Crede che rompendosi le ossa riuscirà ad affrontare qualsiasi cosa, una famiglia in cui il fratello minore di un anno soffre di un'allergia a praticamente tutto il possibile immaginabile, in cui i religiosissimi genitori sono indaffarati dietro il neonato William, che piange dalla mattina alla sera. C'è un'atmosfera d'ansia che pervade il libro, immedesimarsi in Jonah, il protagonista, ci fa sentire con un grande peso addosso, il peso di una famiglia che si regge tutta sulle tue spalle e tu devi essere più forte. Ma non capisco perchè si voglia rompere le ossa. Anzi, crea ancora più problemi alla sua già problematica famiglia, cosa che lui cerca di evitare in ogni modo possibile. Tutto sommato, ha una fine piuttosto ottimista che mi ha fatto apprezzare la storia. E voi, che ne pensate?

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    Keira87

    01/06/2011 11.26.16

    Solo a pensare a questo libro mi vengono i brividi. Break-Ossa rotte non è, in assoluto, il mio genere di romanzo preferito e mai lo sarà. Partendo da questa mia semplice considerazione è ovvio che il mio giudizio è stato in gran parte influenzato prima dalla mia reticenza a leggere questo tipo di argomenti e infine, purtroppo, confermato a fine lettura. Break-Ossa rotte non mi è piaciuto. Per nulla. Non ho capito il senso del romanzo, il perchè sia stato scritto e quale messaggio l'autrice era intenzionata a trasmettere perchè qualunque esso fosse a me è proprio sfuggito. Il protagonista di questa storia, Jonah, è uno stramaledettissimo idiota. Vive in un famiglia di casi umani al limite del paradossale: genitori in perenne litigio, il fratello Jesse è allergico praticamente a tutto quello che mangia (e tocca) e ha una crisi un giorno sì e l'altro pure, il fratellino più piccolo, di pochi mesi, non smette mai di piangere e per mai intendo proprio mai. In questo stato di cose è logico che una persona sana di mente possa dare di matto, ma da qui a fare quello che fa Jonah ce ne corre. Sì perchè lui, come hobby, non gioca a calcio, non colleziona nemmeno francobolli e non cattura farfalle, no lui prende un martello o salta sullo skateboard e si rompe le ossa. Sì, avete capito bene. Senza un logica se non quella, che il nostro eroe si continua a ripetere per autoconvincersi, che rompendosi le ossa queste guariscano più forti. Certo, come no. Io che sono così attaccata alla vita, ritrovarmi a leggere di un tizio, per di più giovanissimo, che pratica l'autolesionismo è, letteralmente, un pugno in un occhio. Sarà che io, nei libri, cerco un momento di evasione dalla vita reale e dai problemi di tutti i giorni ma non sono proprio riuscita a farmi piacere un romanzo la cui unica definizione è: angosciante. Non vi dico la rabbia che provato nel leggerlo. Avrei voluto prendere Jonah, dargli dei begli scossoni e fargli capire che la vita è preziosa!

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    chesy

    21/05/2011 16.00.02

    La prima sensazione è l'euforia. Coraggioso. La seconda sensazione è il dolore. Vero, forse, in parte. L'impatto col suolo è sempre tremendo, specie se trattato da una ragazzina di quindici anni che ancora ha frasi troppo scivolose da poter trattenere fra le dita. È un dolore frammisto che muta in orgoglio, che muta in una consapevolezza - disturbante di sé. Non nascondo che ho letto di meglio e che beh, questo libro poteva essere migliorato di molto, ma m'ha fatto capire che talvolta le soglie tra ragione e sentimento si assottigliano drasticamente sino ad essere lo stridere del dorso di un libro, che provoca un brivido, sì, un piccolo brivido. Tirando le somme: Break Ossa Rotte è un romanzo abbastanza piacevole, benché appunto manchi di quelle sfumature più mature in grado di sostenere la storia. Ad ogni modo è un libro che si legge in fretta e che da spunti riflessivi, e prospettive di teorie affascinanti in grado, a volte, di rovesciare i nostri punti di vista.

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    Marta

    20/05/2011 15.56.08

    L'ho letto tutto d'un fiato... molto scorrevole e scritto bene... ma davvero intenso nel suo significato... fa riflettere moltissimo e credo che un genitore, a fronte di tale lettura, possa mettersi in discussione in modo critico... Certo, in questa storia si arriva all'estremo... ma la riflessione è d'obbligo... "Adesso prendo e vado a casa a sorbirmi il bimbo che strilla, Jesse che rantolando tossisce fuori tutta la merda che ha dentro, mia madre e mio padre che si puntano contro il dito a vicenda. Oppure mi tuffo in una piscina vuota". Il protagonista arriverà a raccontare la sua storia... e alla domanda "Ma c'è una ragione per cui lo fai, vero?", lui risponde "Sì, certo. C'è una ragione. Solo che non sempre so quale sia quella vera". Una storia, questa, che arriva diritto al cuore... Lo consiglio agli adolescenti ma anche a tanti genitori... quelli che, normalmente, non si pongono domande...

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    Mockingjay

    18/05/2011 19.52.44

    Break è un libro bello e difficile. Parla di Jonah, un ragazzo che vive in un contesto veramente triste. La madre, perennemente distratta e un pò irresponsabile, il padre, assente. Due fratelli: Jesse, sedici anni, è allergico praticamente a tutto. Will ha otto mesi, e piange in continuazione. Ed è Jonah, che sentendosi responsabile dei suoi due fratelli, decide che deve diventare più forte. E, si sa, le ossa, una volta rotte, ricrescono più forti di prima. Break è stato scritto da una quindicenne, ma nonostante questo ha uno stile di scrittura veramente piacevole. Il libro scorre velocemente, l'ho finito in un paio di giorni. L'unica pecca é l'assenza di una trama vera e propria. Ok, Jonah vuole rompersi le ossa. E poi? In questo libro mancano colpi di scena, qualcosa che mantenga alta la suspance. Tutto sommato è un libro carino. Una bella storia, che però poteva essere sviluppata in modo migliore.

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    martina spinaci

    17/05/2011 10.57.34

    Un libro forte e tragico che fa riflettere sia i grandi che i ragazzi. Mia figlia di sedici anni lo ha divorato e mi ha detto che è stato un dei libri più belli che ha letto fino ad ora. lo consiglio caldamente.

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    debby82

    16/05/2011 20.34.10

    Un libro che mi ha angosciato.. Qui c'è il racconto di un legame fraterno così stretto (eccessivamente stretto forse)che porta alla malattia..ma soprattutto c'è una tematica, importante da trattare con i giovani,quella dell'autolesionismo. E' un problema molto forte ma raccontato con semplicità, con un linguaggio giovanile con frasi brevi e capitoli altrettanto brevi; non ti stacchi dal libro finchè non hai finito. Nella storia vediamo dei genitori che ho trovato praticamente assenti, incapaci di affrontare le difficoltà.. Il finale ti lascia un pò spiazzato...non ti dà soluzioni, devi trovarle da sola.. e questo ti porta però a ragionare e riflettere sul destino del protagonista della storia. La giunti anche questa volta è riuscita nell'intento. Ho apprezzato molto anche la copertina del libro ma soprattutto il formato, nè troppo grande nè troppo piccolo: entra bene nella borsa!!

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    Bianca Rita Cataldi

    16/05/2011 15.52.30

    Hannah Moskowitz, pur essendo giovanissima, intesse con maestria la storia terribile di un'ossessione. La rottura volontaria delle ossa è chiaramente una forma estrema di autolesionismo ma, paradossalmente, è anche la manifestazione più tragica di una prepotente voglia di vivere. Jonah si rompe le ossa perchè sa che, riformandosi, diventeranno più forti. Sa che lui diventerà più forte. E Jonah ha bisogno di diventarlo, perchè altrimenti non potrebbe più reggere il dolore provocato, in ogni momento della sua vita, dalle sofferenze del fratello, che ama quasi più di se stesso. Jonah vuole diventare forte. Forte abbastanza da affrontare il pianto ininterrotto del suo fratellino Will e le liti furiose tra i suoi genitori. Hannah Moskowitz riesce a trattare i temi dell'inadeguatezza, del disagio sociale, della crisi familiare con ironia pungente, fresca e frizzante, per la quale dobbiamo sicuramente ringraziare la sua giovane età. Ho adorato questo libro e l'ho letteralmente divorato. Ciò che più di tutto colpisce, in questo romanzo, è la veridicità dei dialoghi: nelle parole dei personaggi ho riconosciuto me stessa, i miei anni giovani, le piccole grandi avventure dei miei diciassette anni. In realtà, però, il miracolo più commovente di questo libro è l'evocazione dell'amore ambiguo, ossessivo tra i due fratelli, Jesse e Jonah. La Moskowitz non cade mai nel patetico nè tantomeno nello squallore. Se penso al suo modo di scrivere, mi viene in mente il gioco pericoloso del funambolo: come quest'ultimo, l'autrice si mantiene sempre borderline, tra il caos dell'indefinibile e la chiarezza della semplicità, sempre in bilico tra ciò che dev'esser detto e ciò che dev'essere nascosto. Ed è questo che fa di lei un'artista.

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    letizia

    14/05/2011 23.36.03

    Ho appena finito di leggerlo....devo dire che mi ha lasciato con un senso di straniamento. Questo libro tratta davvero una storia che sconcerta, che purtroppo può avverarsi. I troppi problemi che circondano, l'amore verso una persona più debole o che vediamo più debole di noi e cercare un modo per farla stare meglio a volte sacrificando noi stessi....tutto questo può portare alla nostra distruzione. Ma dobbiamo ricordarci che veniamo noi per primi, il nostro stare bene fa stare bene chi ci è vicino. Consiglio questa lettura, scritto in maniera molto semplice e di facile comprensione, che ti fa riflettere dalla prima pagina all'ultima. E alla fine ti fa apprezare la vita, tutto quello che hai intorno e le persone che hai vicino che tendi sempre a proteggere. Bellissimo

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    LadyAileen

    08/05/2011 17.59.02

    Non è una lettura facile e questo perché la tematica affrontata non è delle più semplici: l'autolesionismo negli adolescenti. Il romanzo è scritto in prima persona e vede protagonista Jonah, un'adolescente deciso a fare qualcosa di veramente drastico per diventare sempre più forte: rompersi tutte le 206 ossa che compongono lo scheletro umano (i modi che utilizza fanno venire i brividi ed è la parte che non ho apprezzato). Naturalmente questa sua ossessione dipende dalla sua situazione familiare: genitori che litigano continuamente, un fratello con una grave forma di allergia e un fratellino di pochi mesi che piange sempre. In questo caso, Jonah non lo fa perché si sente trascurato ma perché crede che in questo modo può aiutare meglio suo fratello Jesse per il quale nutre un attaccamento quasi malato e per mantenere unita la sua stessa famiglia. Una storia in cui a volte sono gli amici a trascinarci verso il basso, sto parlando di Noemi, amica del nostro protagonista, che da una parte cerca di fermarlo ma dall'altra lo spinge verso l'autodistruzione. Come le persone affette da disturbi alimentari contano le calorie così Jonah tiene il conto delle ossa rotte. L'autrice è riuscita a creare personaggi molto realistici con i loro problemi, sentimenti e situazioni tipiche della loro età. E' scritto in maniera scorrevole, stile immediato e semplice, riesce a coinvolgerti, non manca il risvolto romantico ma il finale mi ha lasciata un pò perplessa (l'autrice lascia tutto nelle mani del lettore). Una storia cruda che sconsiglio alle persone facilmente impressionabili.

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    Yuko86

    06/05/2011 23.15.01

    Nuovamente la Giunti Y ha portato nelle nostre librerie un libro che affronta tematiche spinose che solitamente si preferisce ignorare. Dopo titoli come Speak, Wintergirls e Luna, questa volta ci troviamo di fronte ad un volume il cui tema centrale è l'autolesionismo. La psiche di Jonah viene approfondita mano a mano che la narrazione procede: se all'inizio si rimane basiti di fronte al suo comportamento, proseguendo nella lettura si comincia ad entrare in empatia col protagonista e a comprendere meglio le sue ragioni. La vita di Jonah è davvero difficile e decisamente molto pesante: ciò non toglie che, perlomeno per me, il suo modo di reagire è sbagliato e anche in un certo senso, inutile, nonostante lui si sia convinto del contrario. Per lui, rompersi le ossa è un modo per diventare più forte e rendere più forte anche la sua famiglia. Non bisogna fare lo sbaglio di pensare che lui si fratturi per attirare l'attenzione della famiglia perchè non è assolutamente così. Jonah è convinto di fare la cosa giusta per sè e per la sua famiglia.Chi mi ha lasciato invece veramente basita è l'amica di Jonah, Naomi, che più volte pare incoraggiarlo: ecco, per lei non sono riuscita a provare alcuna simpatia, avrei voluto sentirla pregare Jonah di smetterla, cercare di aiutarlo, ed invece più volte sembra spronarlo a farsi del male, come una sorta di diavolo tentare. Gli amici ti capiscono, ti appoggiano, ma non sono veri amici se non hanno il coraggio di dirti in faccia che stai sbagliando.Nonostante il difficile argomento trattato, lo stile è estremamente semplice e scorrevole e il libro si legge in pochissimo tempo, lasciandoti con un finale decisamente troppo affrettato che ti lascia alcune curiosità. Ecco, forse l'unica nota negativa del romanzo è rappresentata dall'ultima parte, troppo veloce e poco approfondita rispetto alle parti precedenti.Lo consiglio agli appassionati di young adults dalle tematiche forti.

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    Reina

    05/05/2011 12.32.07

    Questo libro parla di una missione. Una missione autodistruttiva per raggiungere una forza fisica e interiore. Jonah è un normale ragazzo di 17 anni, ma la sua vita è sovraccaricata di responsabilità e problemi che gli creano una profonda ansia e un senso di inadeguatezza e frustrazione. 
Suo fratello, che adora ha crisi a causa di una grave forma allergica al cibo e dopo ogni attacco Jonah si sente sempre più avvilito e colpevole. Così si rompe le ossa, tenendone il conto, perché un osso che si rompe ricresce più forte e così lui, diventando più forte, potrà proteggere meglio suo fratello. 
Ogni osso rotto è un passo verso la riuscita della missione (rompersi tutte le ossa per rinascere più forte) e un sollievo dalle pressioni, una distrazione dai problemi. 
Sua complice è l'amica Naomi, divisa tra il desiderio di spronarlo a continuare e l'istinto di fermarlo. 
Un libro intenso eppure leggero che ci accompagna nel mondo dell'autolesionismo. Non del tentativo disperato di ricevere attenzioni, ma nell'altruismo dell'amore di un fratello. 
Non manca nemmeno l'amore, semplice e vero, senza sdolcinature insensate. Hannah Moskowitz ha una scrittura che cattura subito, molto vera, schietta e d'impatto. Sicuramente un libro originale e forte, sorprende molto il fatto che sia stato scritto da una quindicenne. 
Riesce a farci entrare nel mondo di Jonah, con il suo punto di vista e a farci vivere la sua angoscia e il suo attaccamento quasi morboso per il fratello, il bisogno l'uno dell'altro e il loro legame unico e forte. 
Un libro che prima mostra immagini e dolore, poi emozioni e paure e infine raggiungi la comprensione di una situazione difficile e di un bisogno di farcela. 
L'unica cosa che non mi ha convinto è stata la fine leggermente confusionaria e tirata via.

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    Rowan

    04/05/2011 20.34.42

    Break. Una storia che è più di una storia. È un piccolo inno alla vita. A come la vita può ridurci, a cosa si può arrivare a fare per disperazione.. E a cosa invece può farci guarire. È un libro che tratta di un tema forte come l'autolesionismo, ma lo fa con garbo. Con parole forti, ma lentamente, per darci il tempo di leggere. Di capire. Di capire perché l'unico modo che Jonah ha di sentirsi meglio sia rompersi le ossa. Una ad una. Citazione: "Dopotutto la vita non è altro che una lotta contro la morte. Una lotta continua. Il desiderio d'immortalità non è solo roba da libri di storia. È qualcosa che ti accompagna tutti i giorni. Ti allacci la cintura di sicurezza, prendi le vitamine, guardi a destra e a sinistra prima di attraversare la strada. Pensi davvero di fare tutto il possibie. Cazzate. Puoi anche fare tutta la ginnastica che vuoi, tanto morirai lo stesso."

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    Tintaglia

    04/05/2011 16.31.31

    Sono 206 le ossa che formano lo scheletro umano, lunghe e minuscole, sottili e robuste: e Jonah ha deciso di spezzarsele tutte, una per una. Perché ogni osso che si rinsalda, ogni frattura che si ricompone è un passo verso la forza, la forza di tollerare due genitori indifferenti a lui e al dramma del fratello di cui è angelo custode: un angelo che vigila giorno e notte, consapevole che la vita del ragazzo dipende da lui, dalla sua prontezza, dalla sua capacità di prevenire o contrastare le feroci crisi allergiche cui è soggetto. 206 passi verso la forza, 206 passi attraverso il dolore, un unico disperato grido d'aiuto verso un mondo sordo e indifferente. O no? Perché Jesse è sì malato, ma forte a suo modo: un atleta che lotta ogni giorno per respirare; Naomi osserva e incoraggia Jonah, chiusa in un mondo tutto suo, ammirando quello che per lei è eroico coraggio, desiderio di implacabile miglioramento; e Charlotte, la bellissima Charlotte con fiori fra i capelli, semplicemente lo ama, e propone per Jesse e per lui una vita? normale. Niente di più. Un romanzo sicuramente interessante e di impatto nel presentare un dolore talmente profondo da non poter essere elaborato, e un rapporto tra fratelli profondo e distorto dal bisogno reciproco di starsi vicino e insieme di affrancarsi l'uno dall'altro; e un'analisi attenta della spinta a farsi del male, e delle menzogne che diciamo a noi stessi e agli altri.

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    LadyEarnshaw

    04/05/2011 10.02.30

    Ossa rotte, ragazzi rotti e storie rotte. Anche io, come chi mi ha preceduto nel recensire ero scettica a leggere l'età dell'autrice. Pensavo, stupidamente, ad un romanzetto provocatorio sulla sofferenza che attanaglia tutti gli adolescenti, qualcosa di ostentato ed esagerato. Ed invece il testo è lieve, delicato, dolce e divertente a tratti così come tragico e vero in altri. Tutti i personaggi, anche quelli appena disegnati, sono ben caratterizzati e percepibili come personaggi propri ed a se, mostrando una notevole padronanza del saper scrivere e del sapere tenere il lettore giovane o "oltre-giovane" che sia incollato alla pagina tanto che il libro non può essere abbandonato, ma esige di essere letto in poco tempo e come tutti i bei libri fa restare il suo protagonista, suo fratello e il suo dolce amore ancora con noi, senza farceli dimenticare. Ho travato anche un che di vero fra le pagine, al di là del discorso "allergia" e della reale possibilità di pianificare la rottura delle proprie ossa. Si, Break ci racconta di come si possa essere rotti, ma soprattutto di come, le cose rotte, soprattutto se appartenenti al corpo umano, si possano rigenerare. Trovo che il protagonista sia il degno compagno ed ombra maschile di Lia di Wintergirls. Che dire, leggetelo!

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    Tricheco

    02/05/2011 22.15.37

    Una storia veramente molto toccante dalla quale traspaiono le notevoli capacità della scrittrice Hannah Moskowitz, che inubbiamente farà molta strada. All'inizio ero molto scettica nei suoi confronti a causa della giovane età (solo 15 anni) che aveva quando ha scritto questo libro ma poi ho totalmente cambiato idea. Ogni pagina del suo libro ha il potere di catturare il lettore e di coinvolgerlo a tal punto che a volte mi sembrava di vivere la storia insieme a Jonah. Nonostante sia una storia "dura e cruda" in alcuni punti del libro non sono riuscita a trattenere un sorriso come non sono riuscita a trattenere la mia natura romantica quando attraverso Jonah l'autrice racconta la storia d'amore che lui ha con Charlotte, una sua compagna di scuola che porta sempre un fiore fra i capelli. Insomma...è un libro decisamente da leggere e da assaporare!!!

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