Traduttore: R. Signorini
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2016
Pagine: 86 p., Brossura
  • EAN: 9788845931314
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Descrizione

Sullo sfondo di un paesino francese pettegolo, soffocante e feroce, il grande cantore dell'Abiezione tesse con mano magistrale i fili di un dramma metafisico in cui, più ancora che «le Presenze», si avverte «l'essenziale e unica Assenza».

«Alto e sottile, padre Diverneresse aveva il volto color bronzo di chi vive al sole; la testa e le mani parevano scolpite in vecchio legno di ciliegio; abituate all'immobilità assoluta, erano diventate oggetti, vere e proprie "cose", cose pressoché eterne, preziose, cariche di luce interiore. Impossibile attribuirgli un'età o l'attinenza con un luogo, quasi che si fosse sottratto al tempo, che non facesse più parte di alcun consorzio umano; e la pazienza irreale della sua maschera così come la solidità delle sue forti membra, allorché si muovevano, erano tali che avrebbero potuto appartenere tanto a un contadino abituato a spostare foreste e montagne quanto all'ombra leggera di un principe che si risvegli da un sonno secolare in fondo a un sotterraneo.»

«Un originale, un selvaggio, un sapiente, un demonio, il nostro parroco; nessuno sa quale sia la sua pena segreta, né quale insetto l'abbia punto al momento della nascita». Questo dicono di padre Diverneresse gli abitanti di Port-Salut, che lo hanno soprannominato Simon Mago e sono convinti che «nel fondo di quella vita inverosimile» si nasconda un mistero. Tutto di quello strano prete suscita in loro stupore e scandalo: il suo desiderio di solitudine, il suo bisogno di luce e di silenzio; e più di ogni altra cosa li indigna il modo in cui tratta la sua perpetua, alla quale non permette neanche di rifargli il letto. Verrà un giorno in cui giungeranno a sospettarlo di macchiarsi di crimini nefandi – sacrilegio, stregoneria, forse persino incesto – in compagnia della enigmatica signorina Angèle, il suo «Angelo tremendo», l'unica a cui egli rivolga la parola.

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    alida airaghi

    14/02/2017 08:30:57

    Un colpevole silenzio circonda l’opera straordinaria e scandalosa di Jouhandeau. In questo volumetto, arricchito dall’esauriente postfazione di Ena Marchi, chi assomma in sé le due anime dell’autore (devote e perverse, celestiali e diaboliche) è il settantenne padre Diverneresse, alto, magro e legnoso, coltissimo e sprezzante, silenzioso e irascibile: parroco nella chiesa di Port-Salut con fama di santo e stregone. Chiuso nella sua fornitissima biblioteca, si dedicava a studi di teologia e biologia, alternandoli con piccoli lavori di giardinaggio o falegnameria. L’impegno a cui meno sembrava interessarsi era invece la cura delle anime a lui affidate, che giudicava meschine e ignoranti, lontane da Dio e indifferenti alla lezione evangelica. Nella canonica, occupandosi della sua sopravvivenza materiale, si erano alternate due perpetue: l’onesta e ottusa Miette, e l’algida intellettuale Angèle. Il disprezzo nutrito per la prima era stato sostituito da un intenso affiatamento spirituale con la seconda, al punto che i parrocchiani, osservando la stretta complicità che univa parroco e catechista, iniziarono presto a sparlare, ipotizzando l’esistenza tra i due di rapporti carnali o di culti satanici. «L’immaginazione della ‘brava gente’ è insaziabile quando si tratta delle turpitudini altrui, le sole che possano distrarla dalla noia della sua ‘mediocre’ virtù, e bisogna ammettere che, per l’immaginazione della ‘brava gente’, l’amicizia è forse un mistero più insondabile del sacrilegio e dell’incesto». Il comportamento del religioso, provocatorio proprio perché incurante del giudizio popolare, finisce per portarlo alla rovina. Denunciato ai superiori, isolato da tutti, allontanato da Angèle, padre Divernesse viene sospeso a divinis e scomunicato, ma ciò gli crea intorno un’aura di santità e ingiusta persecuzione, sfociante in fanatico e idolatra devozionismo, che tuttavia non servirà a risparmiargli una fine solitaria e l’ostracismo ecclesiale post mortem.

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