Editore: Skira
Collana: StorieSkira
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 1 febbraio 2018
Pagine: 168 p., Brossura
  • EAN: 9788857237862
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Descrizione

Il passato di un autore amato e apprezzato che riemerge alla memoria. Ricordi, riflessioni e bilanci di una vita in un dialogo intimo e intenso.

“Giuseppe Sgarbi è uno scrittore e un uomo autorevole, che non dà confidenza ma non gioca con alcun segreto. Nomina le cose, fa vivere le persone e i fatti, con tacito amore e tranquillo riserbo in una prosa classica e affascinante. Sarebbe bello potergli assomigliare, almeno un pochino…” - Claudio Magris

Dopo tre titoli coronati da un importante successo di pubblico e di critica, Giuseppe “Nino” Sgarbi – classe 1921 – ritorna: nella primavera del 2017 lo ritroviamo sulle sponde di quel Livenza dove, per tanti anni, è andato a pescare e dove a poco a poco il passato riemerge riportando storie, persone ed emozioni. Accanto al vecchio signore prende vita il ricordo del fratello della moglie Rina, Bruno Cavallini, con cui Nino riallaccia il dialogo che si era dovuto interrompere, improvvisamente, più di trent’anni prima, come se il loro ragionare non si fosse mai fermato. Un dialogo intimo, intenso, fatto di ricordi e bilanci di una vita lunga quasi un secolo, in pagine che scorrono limpide, fresche e vivificanti come le acque del fiume tanto caro all’autore, regalando squarci inediti e sorprendenti di una vita che non c’è più, così come pochissimi l’hanno vissuta. E quasi nessuno l’ha mai raccontata.

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La Rina aveva un carattere forte, è vero, ma questo non vuol mica dire che io fossi debole. Ero forte anch’io, solo in un modo diverso dal suo. Lei aveva la forza della velocità, io quella della lentezza; lei quella dell’irruenza, io quella della pacatezza; lei l’intransigenza, io la mitezza. Siamo stati in equilibrio per sessantacinque anni: non ti sembra armonia questa? Ma c’era anche un’altra differenza: lei era parola e io silenzio. Per questo mi sono seduto in un angolo e sono rimasto ad ascoltare. Non volevo perdermi nemmeno uno dei suoi pensieri. Né quelli di Vittorio e dell’Elisabetta, naturalmente. E nemmeno le mille voci che sono passate, e continuano a passare, per la casa di Ro (Giorgio Bassani, Valerio Zurlini, Alberto Moravia… Umberto Eco, Susanna Tamaro, Paulo Coelho… Andrea De Carlo, Federico Zeri, Pier Vittorio Tondelli…). Ricordi, Bruno, le interminabili discussioni in salone? Si sapeva quando cominciavano ma mai quando finivano. Arte, letteratura, storia, cinema, poesia; ma anche calcio o ciclismo, e persino caccia e pesca… E politica, naturalmente. Tanta politica. Con la Rina che, dalla tolda della cucina, dispensava pietanze immortali, speziate dalle sue verità lapidarie.