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Antonio Pennacchi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
Pagine: 460 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804546757
Se l'Agro Pontino è per Antonio Pennacchi una musa (Magrelli), un fantasma (Pavolini) o la sua Yoknapatawpha (la contea di provincia americana dove Faulkner ha scritto e ambientato tutte le sue opere e vicende umane universali), allora Canale Mussolini, l'ultimo romanzo dello scrittore sessantenne di Latina, è il suo destino letterario, il suo compimento, "il libro per cui sono venuto al mondo", come scrive lui stesso nelle poche righe introduttive. Il libro che tutti i tardivi estimatori di Pennacchi attendevano, dello scrittore di finzione con oltre sette titoli fra romanzi e raccolte di racconti, nonché dello scrittore di inchieste e ricerche storiche sulla rivista "Limes", raccolte almeno in due volumi, perché è un romanzo che "ferma" la storia della bonifica dell'Agro Pontino, che mette ordine.
La storia parte nel 1926, anno di inizio della bonifica più famosa e riuscita sotto il ventennio, ma affonda ancora più indietro attraverso il racconto dei Peruzzi, mezzadri veneti alla fine dell'Ottocento, una vera e propria stirpe, un genus come esempio, insieme ai ferraresi, agli emiliani e ai friulani, e simile alla maggior parte di quei coloni da cui discendono gli abitanti dell'Agro Pontino. L'antefatto è la miseria della campagna, i disastri, soprattutto economici, della prima grande guerra, la rovina completa, tanto che anche a generazioni di distanza si conserva l'esclamazione "maledéti i Zorzi Vila", il nome dei conti proprietari delle terre con i quali si è sempre in debito per le carestie e le spese del raccolto. Raccontando la vicenda e le traversie dei Peruzzi, precoci simpatizzanti per l'ordine nuovo fascista, Pennacchi fa un ritratto del giovane Mussolini, degli anni fertili di formazione novecentesca e di grande instabilità dell'Italia, incubazione del fascismo europeo in fin dei conti, del periodo del primo dopoguerra: il biennio rosso e le lotte per il potere tra socialisti e fascisti, tra fratelli che si odiano, Romolo e Remo, Caino e Abele, anticipazione della guerra civile e della nascita della Resistenza. Il corpo epico del racconto si concretizza con la presa del potere di Mussolini, la bonifica, spiegata nei minimi particolari tecnici, l'esodo di più di trentamila persone in tre anni, pionieri in una sorta di nostrano Far West e il faticoso inizio nelle terre strappate alla palude per tentare di sopravvivere. Uno dei tanti poderi dell'Opera nazionale combattenti viene affidato ai Peruzzi, di cui lo zio Pericle diventa il più autorevole pater familias, novello Enea contadino, proletario, fascista e violento, e nell'Agro comincia la lotta contro la malaria (sconfitta solo in seguito dagli americani con massicce dosi di Ddt), ma soprattutto l'opera di fondazione di città e di borghi a opera del duce, l'ex rivoluzionario al potere che incomincia a credere alla propria propaganda e alla sua parodia della realtà. In mezzo c'è la guerra d'Abissinia con le sue tremende stragi che fanno da preludio al disastro della seconda guerra mondiale.
Un grande poema epico che vuole raccontare la storia d'Italia, Canale Mussolini, attraverso le vicende degli umili, episodi drammatici e altri comici, i grandi eventi della Storia, parti meno conosciute e le origini e le contraddizioni di un popolo. Alcuni episodi, alcuni racconti tra i più marginali rispetto alla Storia resteranno a lungo nella memoria e nella mente dei lettori per intensità, forza e per il carico di pietas, come il crudo assassinio di un prete ribelle di Comacchio, o la morte accidentale di un bambino caduto dal treno verso la terra promessa. Inoltre alcuni intenti, proprio di ritorno e di retro-analisi sul fascismo, sembrano comuni alle ultime opere dei migliori registi italiani, come il Vincere di Bellocchio e Le rose del deserto di Monicelli. I modelli dichiarati di Pennacchi sono noti: Il mulino del Po di Bacchelli per la tematica contadina, I promessi sposi di Manzoni per la commistione tra storie e Storia, La geografia di Strabone per la curiosità topografica, La vita di Cellini per la scelta di uno stile spumeggiante e, perché no, l'Eneide di Virgilio per l'avventura, le guerre e l'esodo. Il limite, ma anche il punto di forza di questo romanzo, è la commistione di generi tanto in una narrazione confidenziale, da filò (il racconto nella tradizione veneta in una comunità contadina dopo il lavoro), quanto molto interessante, linguisticamente, nel recupero del dialetto dei primi coloni che ormai si parla solo nei borghi dell'Agro. Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. In questo senso assume un valore fondamentale la cartina, nel retro copertina, che illustra il prima e il dopo della palude, che è inevitabile consultare durante le spiegazioni tecniche sulla bonifica.
Pennacchi, dopo un fondamentale libro di formazione, Il fasciocomunista (Mondadori, 2003), sugli anni politici sessanta e settanta su un tema tabù come il neofascismo, dopo i racconti sulla sua esperienza in fabbrica, Shaw 150 (Mondadori, 2007), e molti altri libri di cui si ricorda solo un thriller horror proprio su Latina, Palude (Donzelli, 1995), si conferma un grande scrittore alla sua opera più importante, anche per il contributo alla costruzione di una memoria collettiva.
Nicola Villa

Recensioni dei clienti

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    aledifra

    29/06/2016 10.00.06

    Mi spiace dissociarmi dai precedenti commenti positivi ma, purtroppo, questo libro non mi ha conquistata. Le troppe descrizioni e le numerose divagazioni non mi hanno fatto apprezzare fino in fondo il racconto che ho trovato, a tratti, noioso.

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    ezio

    25/04/2016 09.01.58

    stile scorrevole, ma per niente banale. talmente ben strutturato che le lunghe digressioni non fanno mai perdere il filo del discroso. per quanto riguarda i contenuti, le vicende della famiglia peruzzi si intrecciano magistralmente con quelle storiche e cio' consente all'autore di esprimere li proprio punto di vista senza trasformare il romanzo in un saggio.

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    Claudio De Liberato

    12/04/2016 14.12.27

    Non esito a definire questo libro geniale, un libro che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero leggere, geniale sia per i contenuti che per lo stile. Pennacchi si è veramente inventato un capolavoro, originale, senza precedenti, è riuscito, con una narrazione divertente, intelligente ed avvincente, a narrare 40 anni della storia italiana, rendendola mille volte più interessante che in un libro di storia. Mille fatti ed aneddoti che hanno fatto la storia e che rimangono impressi. Altro grande pregio del libro, visto il periodo storico narrato, è il mantenersi distante dal giudizio ideologico, che avrebbe banalizzato tutto. La condanna delle atrocità cui ci ha portato il fascismo c'è tutta, ma c'è anche in sottofondo la spiegazione di come si è potuto arrivare a tutto ciò, di come la gente comune si sia trovata invischiata ed irretita da un meccanismo che ha portato poi alla catastrofe, ma che al momento è venuto quasi naturale. Un libro che andrebbe adottato nelle scuole.

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    Gianfranco

    11/01/2016 16.33.52

    Ho letto con grande coinvolgimento questo bel romanzo storico. Esso è ambientato in parte nel Polesine e sopratutto in Agro Pontino. La scrittura è piuttosto scorrevole e Pennacchi riesce a miscelare con molta abilità le vicende familiari dei Peruzzi, con un pezzo di storia dell'Italia. Mette in luce alcuni aspetti del periodo fascista che personalmente non conoscevo, e mi ha anche stimolato ad approfondire il periodo relativo alla guerra di Abissinia e alla nefasta alleanza con il fuhrer.

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    Michele

    03/01/2016 11.22.25

    Grande romanzo, ricco e straripante, in grado di raccontare con grande facilità un capitolo importante/angosciante della nostra storia. Opera ponderosa che scorre come un fiume(o canale) e travolge tutto e tutti. Bei personaggi, bello stile, bella storia...da leggere!

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    francesco

    11/05/2015 13.26.11

    Sono del bassopolesine, di madre ferrarese; i miei avi paterni furono mezzadri, mentre mio nonno e mio padre(che hanno combattutto la prima e la seconda guerra mondiale)finalmente divennero proprietari del loro podere: CHE EMOZIONI nel leggere il libro e rivivere i vecchi racconti di mio nonno e di mia madre. Il valore del contenuto storico è innegabile. La vicenda dei personaggi è molto verosimile, mentre il finale volutamente di fantasia è vera poesia. Gran bel libro. PS: ho anche un cugino prete!

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    Marco76

    27/04/2014 10.19.14

    Che bello! un vero capolavoro, ben scritto e di facile lettura erano anni he non leggvo un romanzo storico di questa caratura. BEN FATTO!!!

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    Simone

    21/02/2014 12.54.53

    Bellissimo, da leggere. Una storia davvero ben scritta, che si svolge lungo tutti gli eventi della prima metà del '900 italiano. I personaggi sono carismatici e ben delineati: Pericle, L'Armida, Temistocle, La Nonna, Paride. Quello che più mi ha colpito è il linguaggio volutamente basso e semplice con il quale la voce narrante racconta gli eventi storici che via via avvengono. Finale a sorpresa. Gran libro!

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    Carla

    24/01/2014 10.25.02

    Davvero un buon libro. Un pezzo di storia italiana raccontata con intelligenza, ironia, arguzia. Godibilissimo, non annoia mai. I personaggi bucano le pagine, sono reali, te li senti accanto e ti fanno venire voglia di non arrenderti mai, davanti a nulla ...

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    Patrizia

    13/12/2013 22.50.58

    Ma perchè mette in bocca ai protagonisti un dialetto veneto, facendoli originare da terre ferraresi? Il voto è relativo quasi esclusivamente al grandissimo contributo storico. Però tutto l'insieme è TROPPO, è ESAGERATO, secondo me; per cui mi sono ritrovata in parecchi passaggi a sbuffare, in sostanza mi ha stufata varie volte, ho faticato a procedere. Infatti l'avevo comprato diverso tempo fa, l'avevo iniziato e l'avevo abbandonato. Ora l'ho voluto riprendere, ma è stato faticoso arrivare alla fine. L'autore avrebbe potuto distribuire lo stesso materiale in tre libri! Ma forse fondamentalmente il problema sta nel fatto che non c'è mai un picco, un'ascesa, una discesa. Mi permetto di precisare che i cappelletti ferraresi non si fanno come li fa la nonna della storia. Non c'è davvero alcun personaggio di rilievo, anche i maggiori si uniformano fra loro. Ciò che mi è piaciuto sono i sentimenti di unità familiare.

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    Paola

    01/09/2013 14.57.05

    Superate le prime 100 pagine diventa decisamente più scorrevole. Bella saga familiare ricca di retroscena e con importanti aneddoti storici.

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    Mico Imperiali

    19/08/2013 18.20.37

    Capolavoro ! Aiuta a capire la nascita e la diffusione del fascismo meglio di cento libri di storia. Epopea familiare, romanzo estremamente avvincente.

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    Medicus48

    02/06/2013 16.54.33

    Finalmente uno strega che vale! Molto bello, una storia di una famiglia in un racconto d'una parte di storia d' Italia . Non do 5 perché' riservato ai capolavori. Da leggere sicuramente.

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    michele

    11/02/2013 20.53.58

    Mi aspettavo di più. A tratti la lettura è appesantita da troppi ghirigori e dal compiacimento dell'autore per la sua bravura. Alcuni personaggi lasciano il segno, altri sono più tiepidi. Nel complesso una lettura gradevole. in dubbio tra il 3 e il 4, scelgo il 3 per quel pizzico di delusione delle aspettative, avendo vinto lo Strega

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    Diego

    25/10/2012 20.24.13

    Storia di una famiglia contadina del Polesine che a mio avviso non lascia di certo un ricordo indelebile. Ho trovato però un importante lato positivo nel racconto, in quanto tratta una parte della Storia Patria dimenticata dai più: la bonifica e successiva colonizzazione dell'Agro Pontino. Preso in prestito in biblioteca: ottima idea.

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    virginio

    15/09/2012 14.13.14

    Se si è appassionati di storia allora Canale Mussolini è un ottimo romanzo proprio perché al termine della lettura si avranno tutta una serie di nuove conoscenze, ma al di là dello storico mi è apparso un romanzo pieno di umanità e vita vissuta. Alle volte pesante nella lettura, ma indubbiamente da leggere.

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    beniaminoz.

    30/08/2012 15.46.02

    Per fame. Lo abbiamo fatto solo per fare. In queste parole di Pennacchi vi è il senso, il contenuto, la morale e lo scopo di questa storica avventura italiana che viene narrata nel libro. Sotto il dogma allora imperante del 'Credere, Obbedire, Combattere'. Per me che vivo in quelle zone non è difficile, attraverso la lettura, riconoscere luoghi, vicende, città e soprattutto, con i 'ringraziamenti finali' attraverso i 'cognomi' l'amico, il padre, gli zii o altri parenti di lontani compagni di scuola. Un libro che coinvolge anche per questo. Leggerlo oltre che un viaggio nella storia è anche la narrazione di una vita di un padre o di un parente prossimo. I valori di cui, pur nella immensa ingenuità dei protagonisti, testimonia di una integratà morale dei protagonisti oggi sconosciuta. Peccato minimo che gli può essere perdonata.Mai, però, un cattivo insegnamento, ma un 'tirare a campare' in mezzo a mille sofferenze e difficoltà (la guerra,la malaria, la fame, la povertà, il bisogno, i sacrifici, il lavoro, l'ignoranza, ecc.). La saga della famiglia Peruzzi, con tutti i suoi protagonisti, giunge fino ai nostri giorni. Per trovare un Paese radicalmente cambiato. Il 'Paese dei marocchi' come usa dire anche l'autore dove il dogma imperante è un altro, al quale tutti controvoglia cercano di adeguarsi: Soldi, Sesso e Potere. Ma dove oltre non esiste alcun valore condivisibile. Ottima lettura. Da completare, però, con la conoscenza personale dell'autore.

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    Mario

    28/08/2012 17.49.30

    avevo letto "il fasciocomunista" di pennacchi, restandone un po' deluso. Ho preso "canale mussolini" in aeroporto, credevo per mancanza di alternative. beh, mi sono ritrovato tra le mani un romanzo denso, reale, ben scritto, coinvolgente, con tanti personaggi tutti ben delineati. chapeau, Pennacchi, hai scritto alla grande la tua opera magna.

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    Pietro

    28/07/2012 19.19.37

    Non avevo mai letto un libro di Pennacchi ma avendolo visto e sentito in radio e televisione pensavo fosse uno dei soliti scrittori sopravvalutati. Ho letto Canale Mussolini e mi sono ricreduto. Un gran bel libro. Una scrittura piacevolissima, scorrevole, arguta, piena di riferimenti, a tratti anche cruda ma commovente e con una trama narrativa costruita ad arte. Era da tempo che non leggevo un libro così ben scritto da un autore dei nostri giorni. Grande Pennacchi.

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    simonetta ortelli

    18/07/2012 21.56.55

    Mi è piaciuto molto sia dal punto di vista della vicenda umana che da quello storico. I personaggi non sono molto approfonditi dal punto di vista psicologico, ma questa non è una pecca perché il punto di vista è corale ed è sugli eventi. Sono questi ultimi che inquadrano i protagonisti, spesso avari di parole e grandi discorsi, caratteristica che del resto ben si sposa con la loro natura di contadini. Indovinato l'uso del dialetto veneto, del resto se penso a L'albero degli Zoccoli in italiano standard mi verrebbe da ridere. I contadini di quegli anni certamente non parlavano italiano. Punto di vista molto umano e chiarificatore sulle diverse ragioni che spingono gli uomini ad agire anche se tali scelte li portano verso l'autodistruzione. Mi ha fatto capire molto meglio di qualsiasi libro di storia il perché del consenso che aveva ottenuto il fascismo e non lo trovo per niente assolutorio nei confronti del regime di quegli anni. Anche mia nonna, sposata a un comunista convinto, aveva sempre detto che all'inizio il Duce di cose positive ne aveva fatte, lei gli aveva perfino scritto una lettera per gli assegni familiari ed era stata soddisfatta dalla risposta. Scritto bene, a parte quel ripetitivo intercalare del narratore (come dice scusi?), che anch'io trovo pesante. Voto 4/5 perché il 5 è per i capolavori assoluti. Simonetta.

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