Canale Mussolini. Parte prima - Antonio Pennacchi - copertina

Canale Mussolini. Parte prima

Antonio Pennacchi

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Illustratore: S. Cardinali
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 2 marzo 2010
Pagine: 460 p., Rilegato
  • EAN: 9788804546757
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Premio Strega 2010. Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.
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    Contarini

    03/10/2020 18:01:01

    Un libro che, con linguaggio dialettale e stile colloquiale, narra l'epopea di una famiglia di mezzadri che dal Polesine, rincorrendo il sogno di diventare padroni di un podere e sfuggire ad una vita precaria e incerta, giungono, insieme ad altre migliaia di famiglie, in Agro Pontino. Mentre l'impressionante bonifica mussoliniana avanza, il lettore segue le vicende dei Peruzzi, ma non solo: per mezzo di salti temporali e digressioni - mai pesanti e inappropriate -, l'autore aggiunge tessere che vanno a comporre il grande puzzle di un cinquantennio di storia italiana. C'è chi ha commentato dicendo che la narrazione è politicamente sbilanciata, quindi che sia chiaro: Canale Mussolini non è un saggio storico, è una storia e l'autore che, con un noto artificio letterario, si rivolge direttamente al lettore, fa volutamente la parte dell'avvocato del diavolo. Nota finale: se non si fosse capito, i Peruzzi sono fascisti convinti... se, a livello ideologico, la cosa vi disturba, non prendetevi la briga di leggere il libro. Se invece volete fare una buona lettura e capire quale poteva essere l'atmosfera di quegli anni, immergetevi nell'universo peruzziano. P.s. E i vada in malora i Zorzi Vila!

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    Rigus68

    17/08/2020 16:21:38

    Trama ben congegnata e mosaico d’italici rovesci lungo quasi 40 anni. Non conoscevo per nulla la storia del canale Mussolini e le avventure dei veneti ivi trapiantati e questo lungo (forse troppo!) racconto è servito a illuminare un capitolo ben poco conosciuto (almeno oggi) del periodo fascista. Per quanto Pennacchi sia uno scrittore brillante, vi sono aspetti negativi in questo tomo. Intanto il continuo interrogare (a vanvera) il lettore, strizzandogli l’occhio e fingendo un dialogo che non esiste, in quanto sono domande retoriche per cui l’autore ha già le risposte pronte. E poi il dialogo non può essere fatto a priori, ma a posteriori, nel senso che sarà il singolo lettore, affrontando il romanzo, a cercare un dialogo con lo scrittore. E poi mi sembra ci sia uno squilibrio nel racconto a favore del fascismo e dei suoi aderenti, anche se Pennacchi cerca, furbescamente, di dare una botta a droite et a gauche, pur essendo gli aspetti negativi della sinistra e dei socialisti ben più sottolineati rispetto a quelli del fascismo. Peccato che non elenchi i “regali” che Mussolini ha elargito all’Italia e all’umanità, che qui descrivo in un sunto succinto: entrata nella guerra ‘15-’18, prima negata e poi spinta a oltranza; esportazione del fascismo e della dittatura in mezzo mondo; il massacro dei beduini in Cirenaica (Graziani 1931-32); massacro degli etiopi e bombardamenti all’iprite (Badoglio 1935-36); 30 anni di dittatura fascista di Franco ai poveri spagnoli (fu Mussolini a farlo vincere!); entrata in guerra nel giugno 1940 a fianco di Hitler, con 220 mila militi di CSIR e ARMIR spediti al massacro sulle sponde del Don … Molto meglio il Filippi di Quando C’Era Lui: Tutte le Bufale sul Fascismo (2019) da leggere per riflettere anche sul … Canal (non) Grande qui narrato. Il giudizio lapidario di Filippi: “Mussolini fu un pessimo amministratore, un modestissimo stratega, tutt’altro che un uomo di specchiata onestà, un economista inetto e uno spietato dittatore”.

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    Melina

    15/05/2020 15:46:27

    Superato l'imbazzo di far vedere ai miei ospiti questo ambiguo titolo in libreria, ho scoperto una vivida e ilare testimonianza del paese e della lingua di una parte d'Italia nella prima metà del 900. Purtroppo il seguito non ha eguagliato il giudizio del primo volume, ma si spera nel terzo capitolo annunciato tempo fa dall'autore.

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    Vinst

    11/05/2020 14:17:44

    Un libro da leggere tutto d'un fiato! Ti permette di viaggiare nel tempo e nello spazio: Agro Pontino durante il ventennio fascista. Al di là delle proprie idee, Pennacchi ti consente di vedere la Storia d'Italia da una prospettiva inaspettata: mezzadri del Nord trapiantati nel Lazio, per colonizzare una nuova "Terra Promessa", senza nascondere le contraddizioni del regime, né le avversità che la famiglia protagonista (i Peruzzi) deve affrontare. Alla fine della lettura, ci si ritrova arricchiti di una storia, che per quanto frutto della fantasia, comunque verosimilmente ci lascia più consapevoli di che cosa sia essere Italiani. Fortemente consigliato!

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    Ivan

    11/05/2020 13:56:16

    La storia di cinquant'anni di Italia, dai primi anni del 1900 al secondo dopoguerra, raccontati in modo originale nel susseguirsi di tre generazioni di una famiglia di contadini ferrarese che viene mandata a bonificare le paludi pontine. Riesce ad essere ironico e mai noioso.

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    Gio

    30/10/2019 21:01:49

    Molto bello, divertente, originale. Lo consiglio assolutamente

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    Pasquale Angelini

    10/10/2019 09:25:13

    Splendido spaccato dell'Italia del ventennio. Il racconto, collegato alla nostra Storia, è coinvolgente e regala numerosi spunti per riflettere. Buona lettura.

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    dany

    19/09/2019 15:07:57

    Un salto nel passato con descrizioni minuziose ma non noiose e mai banali. Una bella lettura scorrevole che parla di una famiglia veneta trasferitasi nel pontino durante il peroodo fascista. Un bel romanzo con tratti storici.

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    viola

    14/04/2019 16:33:01

    Sono ferrarese e lavoro nel Polesine. I miei nonni erano mezzadri poverissimi come i Peruzzi. Per me questo libro è come leggere del mio passato,come se ripercorresse le mie radici,raccontato però con il dialetto dei miei colleghi. Insomma per me è stato uno spasso. Mi ha fatto ridere e commuovere. Non so se anche a chi non è di queste zone possa fare lo stesso effetto. In ogni caso lo consiglio,anche per avere un quadro leggero ma utile della storia di quegli anni..perché in fondo ognuno ga le so razon.

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    cristallo

    11/03/2019 09:33:20

    Bellissimo. Un cult. Da leggere. Bella l'idea della narrazione: un dialogo in cui la voce narrante risponde a domande che non sono riportate, ma che possiamo intuire dalle risposte. Interessante anche l'idea di utilizzare dialoghi in dialetto veneto, comprensibilissimi e molto efficaci per immedesimarsi nei personaggi. Le vicende dalla famiglia Peruzzi sono reali, vicine, appassionanti, talvolta divertenti; condite coi dettagli storici del primo e secondo dopoguerra italiano che appasionano e non appesantiscono affatto la lettura, anzi. Solo nella parte finale i dettagli storici si moltiplicano e prendono il sopravvento per trasmettere a noi posteri le emozioni delle ultime gionate della fine della seconda guerra mondiale in Italia, soprattutto nella zona Agro Pontina.

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    And the Oscar goes to ….

    01/03/2019 20:58:41

    Sono sempre stato alla larga da questo libro per antipatia istintiva nei confronti dell'autore. Tanto mi irrita vedere Pennacchi con quel cappello in testa, soprattutto alle trasmissioni a cui partecipa, tanto mi è piaciuto il libro. Veramente bello! Aggiungo che "Ognuno gà le so razòn" e "Maledéti i Zorzi Vila".

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    aledifra

    29/06/2016 10:00:06

    Mi spiace dissociarmi dai precedenti commenti positivi ma, purtroppo, questo libro non mi ha conquistata. Le troppe descrizioni e le numerose divagazioni non mi hanno fatto apprezzare fino in fondo il racconto che ho trovato, a tratti, noioso.

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    ezio

    25/04/2016 09:01:58

    stile scorrevole, ma per niente banale. talmente ben strutturato che le lunghe digressioni non fanno mai perdere il filo del discroso. per quanto riguarda i contenuti, le vicende della famiglia peruzzi si intrecciano magistralmente con quelle storiche e cio' consente all'autore di esprimere li proprio punto di vista senza trasformare il romanzo in un saggio.

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    Claudio De Liberato

    12/04/2016 14:12:27

    Non esito a definire questo libro geniale, un libro che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero leggere, geniale sia per i contenuti che per lo stile. Pennacchi si è veramente inventato un capolavoro, originale, senza precedenti, è riuscito, con una narrazione divertente, intelligente ed avvincente, a narrare 40 anni della storia italiana, rendendola mille volte più interessante che in un libro di storia. Mille fatti ed aneddoti che hanno fatto la storia e che rimangono impressi. Altro grande pregio del libro, visto il periodo storico narrato, è il mantenersi distante dal giudizio ideologico, che avrebbe banalizzato tutto. La condanna delle atrocità cui ci ha portato il fascismo c'è tutta, ma c'è anche in sottofondo la spiegazione di come si è potuto arrivare a tutto ciò, di come la gente comune si sia trovata invischiata ed irretita da un meccanismo che ha portato poi alla catastrofe, ma che al momento è venuto quasi naturale. Un libro che andrebbe adottato nelle scuole.

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    Gianfranco

    11/01/2016 16:33:52

    Ho letto con grande coinvolgimento questo bel romanzo storico. Esso è ambientato in parte nel Polesine e sopratutto in Agro Pontino. La scrittura è piuttosto scorrevole e Pennacchi riesce a miscelare con molta abilità le vicende familiari dei Peruzzi, con un pezzo di storia dell'Italia. Mette in luce alcuni aspetti del periodo fascista che personalmente non conoscevo, e mi ha anche stimolato ad approfondire il periodo relativo alla guerra di Abissinia e alla nefasta alleanza con il fuhrer.

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    Michele

    03/01/2016 11:22:25

    Grande romanzo, ricco e straripante, in grado di raccontare con grande facilità un capitolo importante/angosciante della nostra storia. Opera ponderosa che scorre come un fiume(o canale) e travolge tutto e tutti. Bei personaggi, bello stile, bella storia...da leggere!

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    francesco

    11/05/2015 13:26:11

    Sono del bassopolesine, di madre ferrarese; i miei avi paterni furono mezzadri, mentre mio nonno e mio padre(che hanno combattutto la prima e la seconda guerra mondiale)finalmente divennero proprietari del loro podere: CHE EMOZIONI nel leggere il libro e rivivere i vecchi racconti di mio nonno e di mia madre. Il valore del contenuto storico è innegabile. La vicenda dei personaggi è molto verosimile, mentre il finale volutamente di fantasia è vera poesia. Gran bel libro. PS: ho anche un cugino prete!

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    Marco76

    27/04/2014 10:19:14

    Che bello! un vero capolavoro, ben scritto e di facile lettura erano anni he non leggvo un romanzo storico di questa caratura. BEN FATTO!!!

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    Simone

    21/02/2014 12:54:53

    Bellissimo, da leggere. Una storia davvero ben scritta, che si svolge lungo tutti gli eventi della prima metà del '900 italiano. I personaggi sono carismatici e ben delineati: Pericle, L'Armida, Temistocle, La Nonna, Paride. Quello che più mi ha colpito è il linguaggio volutamente basso e semplice con il quale la voce narrante racconta gli eventi storici che via via avvengono. Finale a sorpresa. Gran libro!

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    Carla

    24/01/2014 10:25:02

    Davvero un buon libro. Un pezzo di storia italiana raccontata con intelligenza, ironia, arguzia. Godibilissimo, non annoia mai. I personaggi bucano le pagine, sono reali, te li senti accanto e ti fanno venire voglia di non arrenderti mai, davanti a nulla ...

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Se l'Agro Pontino è per Antonio Pennacchi una musa (Magrelli), un fantasma (Pavolini) o la sua Yoknapatawpha (la contea di provincia americana dove Faulkner ha scritto e ambientato tutte le sue opere e vicende umane universali), allora Canale Mussolini, l'ultimo romanzo dello scrittore sessantenne di Latina, è il suo destino letterario, il suo compimento, "il libro per cui sono venuto al mondo", come scrive lui stesso nelle poche righe introduttive. Il libro che tutti i tardivi estimatori di Pennacchi attendevano, dello scrittore di finzione con oltre sette titoli fra romanzi e raccolte di racconti, nonché dello scrittore di inchieste e ricerche storiche sulla rivista "Limes", raccolte almeno in due volumi, perché è un romanzo che "ferma" la storia della bonifica dell'Agro Pontino, che mette ordine.
La storia parte nel 1926, anno di inizio della bonifica più famosa e riuscita sotto il ventennio, ma affonda ancora più indietro attraverso il racconto dei Peruzzi, mezzadri veneti alla fine dell'Ottocento, una vera e propria stirpe, un genus come esempio, insieme ai ferraresi, agli emiliani e ai friulani, e simile alla maggior parte di quei coloni da cui discendono gli abitanti dell'Agro Pontino. L'antefatto è la miseria della campagna, i disastri, soprattutto economici, della prima grande guerra, la rovina completa, tanto che anche a generazioni di distanza si conserva l'esclamazione "maledéti i Zorzi Vila", il nome dei conti proprietari delle terre con i quali si è sempre in debito per le carestie e le spese del raccolto. Raccontando la vicenda e le traversie dei Peruzzi, precoci simpatizzanti per l'ordine nuovo fascista, Pennacchi fa un ritratto del giovane Mussolini, degli anni fertili di formazione novecentesca e di grande instabilità dell'Italia, incubazione del fascismo europeo in fin dei conti, del periodo del primo dopoguerra: il biennio rosso e le lotte per il potere tra socialisti e fascisti, tra fratelli che si odiano, Romolo e Remo, Caino e Abele, anticipazione della guerra civile e della nascita della Resistenza. Il corpo epico del racconto si concretizza con la presa del potere di Mussolini, la bonifica, spiegata nei minimi particolari tecnici, l'esodo di più di trentamila persone in tre anni, pionieri in una sorta di nostrano Far West e il faticoso inizio nelle terre strappate alla palude per tentare di sopravvivere. Uno dei tanti poderi dell'Opera nazionale combattenti viene affidato ai Peruzzi, di cui lo zio Pericle diventa il più autorevole pater familias, novello Enea contadino, proletario, fascista e violento, e nell'Agro comincia la lotta contro la malaria (sconfitta solo in seguito dagli americani con massicce dosi di Ddt), ma soprattutto l'opera di fondazione di città e di borghi a opera del duce, l'ex rivoluzionario al potere che incomincia a credere alla propria propaganda e alla sua parodia della realtà. In mezzo c'è la guerra d'Abissinia con le sue tremende stragi che fanno da preludio al disastro della seconda guerra mondiale.
Un grande poema epico che vuole raccontare la storia d'Italia, Canale Mussolini, attraverso le vicende degli umili, episodi drammatici e altri comici, i grandi eventi della Storia, parti meno conosciute e le origini e le contraddizioni di un popolo. Alcuni episodi, alcuni racconti tra i più marginali rispetto alla Storia resteranno a lungo nella memoria e nella mente dei lettori per intensità, forza e per il carico di pietas, come il crudo assassinio di un prete ribelle di Comacchio, o la morte accidentale di un bambino caduto dal treno verso la terra promessa. Inoltre alcuni intenti, proprio di ritorno e di retro-analisi sul fascismo, sembrano comuni alle ultime opere dei migliori registi italiani, come il Vincere di Bellocchio e Le rose del deserto di Monicelli. I modelli dichiarati di Pennacchi sono noti: Il mulino del Po di Bacchelli per la tematica contadina, I promessi sposi di Manzoni per la commistione tra storie e Storia, La geografia di Strabone per la curiosità topografica, La vita di Cellini per la scelta di uno stile spumeggiante e, perché no, l'Eneide di Virgilio per l'avventura, le guerre e l'esodo. Il limite, ma anche il punto di forza di questo romanzo, è la commistione di generi tanto in una narrazione confidenziale, da filò (il racconto nella tradizione veneta in una comunità contadina dopo il lavoro), quanto molto interessante, linguisticamente, nel recupero del dialetto dei primi coloni che ormai si parla solo nei borghi dell'Agro. Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. In questo senso assume un valore fondamentale la cartina, nel retro copertina, che illustra il prima e il dopo della palude, che è inevitabile consultare durante le spiegazioni tecniche sulla bonifica.
Pennacchi, dopo un fondamentale libro di formazione, Il fasciocomunista (Mondadori, 2003), sugli anni politici sessanta e settanta su un tema tabù come il neofascismo, dopo i racconti sulla sua esperienza in fabbrica, Shaw 150 (Mondadori, 2007), e molti altri libri di cui si ricorda solo un thriller horror proprio su Latina, Palude (Donzelli, 1995), si conferma un grande scrittore alla sua opera più importante, anche per il contributo alla costruzione di una memoria collettiva.
Nicola Villa
  • Antonio Pennacchi Cover

    Operaio in fabbrica a turni di notte fino a cinquant'anni, ha pubblicato tre romanzi con Donzelli: Mammut (1994), Palude (1995) e Una nuvola rossa (1998). Per Mondadori ha pubblicato Il fasciocomunista (2003, premio Napoli) da cui è stato tratto il film Mio fratello è figlio unico e Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni (2006). È autore anche di Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (Laterza 2008). Nel 2010 ha vinto il Premio Strega con il romanzo Canale Mussolini edito da Mondadori, che nel 2011 ha ripubblicato anche il suo romanzo d'esordio, Mammut. Sempre per Mondadori esce nel 2015 Canale Mussolini. Parte seconda.Collabora a «Limes»; suoi scritti sono apparsi su «Nuovi Argomenti», «Micromega» e... Approfondisci
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