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Grazia Deledda

Curatore: B. Rombi
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 3
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: XXVIII-215 p. , Brossura
  • EAN: 9788811365518

Recensioni dei clienti

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    Elisabetta

    02/08/2015 15.04.28

    Si dice che Grazia Deledda si ispirasse a Verga, il mio scrittore italiano prediletto, e forse è per questo che, sul piano stilistico, è la mia scrittrice italiana preferita. Ha un linguaggio talmente delicato e poetico da incantarmi, sebbene io non ami in particolar modo le trame dei suoi romanzi. Sia 'Canne al Vento' che 'L'edera' sono profondamente tristi, oserei dire angoscianti ed è per questo che, nonostante io la consideri una grandissima scrittrice, sono sempre portata a rimandare la lettura dei suoi libri. Se avete la capacità di non farvi troppo coinvolgere, allora leggetela perché ne vale la pena, altrimenti lasciate perdere...

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    Angelo

    24/09/2013 12.41.45

    Quando uscì questo testo, il grande Attilio Momigliano ne tessé gli elogi scomodando addirittura il Dostoevskij dei "Karamazov". Non per infangare la memoria del critico, ma non ho ravvisato un tale spessore nel romanzo della Deledda. Meritano, a mio avviso, le descrizioni del paesaggio sardo, queste piante "magiche" che sembrano quasi sostituirsi al tessuto dialogico del testo. Il resto, tuttavia, passa in secondo piano, in un romanzo che di eclatante ha ben poco.

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    MM

    07/01/2010 19.29.56

    A me questo libro non è piaciuto per niente: il ritmo è lentissimo e la narrazione è estremamente pesante. Inoltre da un certo punto in poi la storia diventa un continuo piagnisteo. Poi soltanto noia e ancora noia.

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    Diego

    29/10/2008 14.18.02

    Sicuramente un libro da leggere e da tenere nella libreria. Scorrevole, piacevole romanzo di ottima fattura per chi legge per il gusto di leggere.

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    sara

    15/02/2008 11.11.36

    Mi è piaciuto molto questo testo. Letterariamente molto diverso dalla narrativa contemporanea e forse un pò appesantito dalla descrizione dei paesaggi, è un viaggio attraverso la fragilità umana che diventa forza nel momento in cui si accetta pienamente il senso di colpa e ci si vuole salvare attraverso l'espiazione.é un'umanità in balia del destino,in cui le convenzioni e le convinzioni valgono più delle scelte e del libero arbitrio, il tutto descritto con una vena di lirismo: SIAMO PROPRIO COME LE CANNE AL VENTO.SIAMO CANNE E LA SORTE è IL VENTO.

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    sdazio

    07/05/2007 14.53.59

    Ho faticato parecchio ad entrare nella musicalità di questo libro, ma poi via via che la vicenda prendeva forma è stato bello lasciarsi suggestionare dalle descrizioni del paesaggio; l’occhio della scrittrice si è fatto mio e i sentimenti hanno colorato il cielo, la terra, la vegetazione, o forse è la Sardegna che trasmette sentimenti colorati? Un libro che suggestiona appunto: pagina dopo pagina cresce l’empatia verso la gente che in esse rivive, recintata in un linguaggio rindondante e delicato. Si arriva ad amare il garzone, il libertino, la vergine aristocratica; ognuno dei quali naufraga nella propria infelicità fin che rimane schiavo del proprio vizio. È servendo con lealtà e dignità il proprio destino che si raggiungerà la serenità.

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    Federica

    05/02/2007 11.16.51

    Ops....viste le recensioni forse non l'ho capito....a me non è piaciuto per niente. L'ho trovato soporifero....

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    ginevra

    08/01/2007 15.58.02

    ..una sardegna che ama i suoi abitanti e mai li lascia aridi di calore.."canne al vento" come "cime tempestose"..scenario differente, ma stessa passione trasmessa.Favoloso!

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    Claudio ROE

    13/11/2004 11.21.08

    Da non perdere... intenso, coinvolgente, vi immergerete in una realtà completamente diversa, non tanto rispetto ai nostri giorni (ovvio!) ma quanto rispetto all'Italia di inizio '900. Perchè in fondo la Sardegna è sempre stata un mondo a sè, e come tale ha saputo affondare delle radici proprie, con una cultura profondamente emotiva e "mitica". E chi meglio della Deledda avrebbe potuto raccontarcela...

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    Duncan

    27/07/2004 17.42.45

    Il libro mi è sembrato molto bello, ben scritto, e con una grande capacità evocativa dei paesaggi e dei ritmi di vita della Sardegna. La storia narrata è triste, ma di una tristezza 'lirica', che comunica insieme angoscia, malinconia e bellezza del vivere. Nel complesso lo reputo da non perdere.

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