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Curatore: R. Cassanelli
Traduttore: P. Sanvito, R. Cassanelli
Editore: Jaca Book
Anno edizione: 1995
Pagine: 352 p. , ill.
  • EAN: 9788816601710

scheda di Crivello, F., L'Indice 1996, n. 3

La realizzazione di edifici religiosi e civili ha rappresentato nel medioevo un impegno costante e sempre rinnovato per conservare e accrescere il prestigio di istituzioni e città. Intorno a questo notevole sforzo è sorta una cospicua letteratura artistica che, a partire dal secolo scorso con Ruskin, ha riflettuto sull'organizzazione del cantiere medievale attraverso lo studio storico-artistico, tecnico-costruttivo e sociale. In questo filone si colloca il recente volume Cantieri medievali, dal quale sono stati intenzionalmente esclusi i grandi avvenimenti gotici dell'×le-de-France, privilegiando imprese diverse, cronologicamente distribuite dall'età romanica alle soglie dell'età moderna. Il libro, coordinato da Roberto Cassanelli, si apre con un saggio di Dieter Kimpel ("L'attività costruttiva nel medioevo: strutture e trasformazioni") che, tratteggiando l'evoluzione dell'attività costruttiva nel medioevo, evidenzia il passaggio, avvenuto nella seconda metà del XII secolo in Francia settentrionale, dalle tecniche costruttive romaniche a quelle gotiche, caratterizzate dalla razionalizzazione dello schema di apparecchiatura muraria e dalla conseguente produzione seriale dei conci. Il volume prosegue con saggi di autori diversi per formazione e metodo; ogni saggio è dedicato a un cantiere, analizzato ora per le tecniche costruttive impiegatevi, ora per gli aspetti eminentemente storico-artistici, o ancora per quelli archeologici, storici e documentari. Dalla diversità dei problemi affrontati si ricava una visione articolata e complessa del significato di cantiere medievale che, dal momento in cui si concretizza la volontà di dare inizio alla nuova fabbrica secondo un programma costruttivo e con l'impiego di precise tecniche, investe necessariamente problemi di storia sociale ed economica.
La nozione di cantiere medievale risulta, in questa più ampia visione, accresciuta, estendendosi a tutte le realizzazioni che lo riguardano: dal suo imprescindibile completamento plastico e pittorico all'allestimento degli arredi e dei manoscritti liturgici. Per questa pluralità di aspetti la basilica di Montecassino, alla quale è dedicato il saggio di Maria Andaloro ("Montecassino: memoria di una fabbrica perduta"), restituisce nella sua articolazione, attraverso le testimonianze delle fonti che gli studi di Herbert Bloch hanno rivivificato, l'organizzazione del cantiere della più prestigiosa basilica monastica dell'Occidente latino. Della grandiosa riedificazione avviata nel 1066 sappiamo che l'idea ebbe probabilmente origine quando l'abate Desiderio, osservando nel 1065 le porte di bronzo e agemine del duomo di Amalfi, desiderò averne di simili a Montecassino. Di qui l'idea del totale rinnovamento, della ricerca a Roma di materiale di spoglio da reimpiegare; quindi la richiesta di maestranze bizantine per l'esecuzione di mosaici e l'acquisto di arredi direttamente a Costantinopoli. Infine l'esecuzione di manoscritti miniati e decorati che costituirono per Desiderio, come dimostra la scena di dedica del Lezionario Vat. Lat. 1202 (f. 2) in cui egli offre a san Benedetto "cum domibus miros... plures libros", parte inscindibile del cantiere e per noi le uniche testimonianze dirette della splendida rinascita di Montecassino.