Categorie

Mauro Corona

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Pagine: 411 p. , Rilegato

72° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788804590712
Usato su Libraccio.it € 10,80

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Renzo Montagnoli

    24/04/2014 08.10.14

    L'esistenza tribolata del boscaiolo Santo Corona e di tutti i boscaioli assume i toni di un'epopea, in quattrocento pagine che si divorano e che si vorrebbe che non finissero mai. La vicenda è ricca di colpi di scena, ma ciò che più conta è la caratterizzazione esemplare del protagonista e dei comprimari, ognuno ben definito nella sua personalità fatta di pregi e di debolezze. Sono uomini scolpiti nel legno, in quello stesso legno che faticando e rischiando tagliano nei boschi, sono uomini che amano, gioiscono, piangono, sono preda dell'odio e vittime dell'amore, sono uomini veri che è sempre più difficile incontrare. E su tutto la natura, a volte dolce, altre feroce, come sempre; in essa figura la coralità dei personaggi, perché se è vero che si parla quasi sempre di Santo Corona, cosa sarebbe lui se accanto non avesse uomini come Augusto Peron, Franz Keil, o donne come Giovanna e Paula, tanto per citarne solo alcuni? Infatti i caratteri dei comprimari servono bene a evidenziare quello del protagonista, un uomo teso a raggiungere una posizione di privilegio, a far soldi, tanti soldi, sacrificando a questo effimero scopo perfino la sua esistenza e accorgendosi da vecchio di non aver vissuto. Le scene del bosco d'inverno o in autunno, il lavoro delle squadre di boscaioli, le bevute all'osteria, perfino le unioni carnali senza un vero amore che contraddistinguono Santo Corona sono una serie di quadri dipinti con le parole. In alcuni casi, lasciando libero sfogo alla mia fantasia, mi sono sentito perfino di fare un paragone fra certe immagini così stupendamente descritte e le pellicole cinesi del grande regista Zhang Ymou, in primis La foresta dei pugnali volanti, ma anche Lanterne rosse, Hero e La città proibita. Infatti, ho riscontrato la stessa capacità di ricreare un'atmosfera che si potrebbe senz'altro definire magica. Mi sembra superfluo aggiungere che la lettura di Il canto delle manére è senz'altro raccomandata.

  • User Icon

    Giacomo Crescini

    12/11/2013 17.00.00

    Bellissimo libro di Corona: ben scritto, personaggi ben delineati e soprattutto una storia ricca e che cattura. Proseguiro' nella mia lettura di tutti i libri scritti da Corona, il prossima sarà Storia di neve

  • User Icon

    Tiziana

    01/04/2012 14.42.14

    ottimo, impeccabile come sempre. prosa e poesia fuse nel suo stile aspro, graffiante eppure così dolce e melodioso. all'inizio infastidisce un po' l'utilizzo della coniugazione di tutti i verbi in terza persona singolare, ma poi ci si abitua e tutto diventa scorrevole, semplice e convincente. personaggi e scenari sono delineati magistralmente, col tocco magico di un sapiente conoscitore della vita, dei suoi limiti e delle sue infinite risorse, di animi umani e di Natura; una Natura in cui Corona ci fa immergere entusiasti e intimoriti, incoscienti e guardinghi al tempo stesso. commovente. Corona è un Maestro e a ogni libro gli sono sempre più grata per tutto ciò che imparo e provo interiormente

  • User Icon

    Fabio F

    09/07/2011 08.41.32

    Lo scrivere e l'ambientazione sono familiari. I monti e boschi di Erto sono oramai una costante che però crea confidenza nella lettura, ti fa sentire parte di qualcosa. Come un racconto davanti al camino d'inverno scorre la vita di Santo, nonostante il nome una vita maledetta. UN racconto di quando il tempo non aveva dimensione, di quando le stagioni si susseguivano una uguale alle altre, tagliando un bosco dietro l'altro. Un bel racconto con bei personaggi autentici. Se si è in grado di apprezzare la molteplicità di dettagli con cui Corona descrive correttamente l'attività dei boscaioli avremo da questo libro una piacevolissima sensazione di autenticità.

  • User Icon

    gibi

    14/01/2011 17.21.15

    Altro grande libro di Corona, scritto a suo modo e che va letto tenendo conto di ciò che lui è. Questo lo dico per chi si lamente dei suoi "dialettismi"... non c'è niente di più vero del fatto che lui scrive come parla, e di conseguenza scrive com'è lui, grezzo ma sensibilissimo, ruvido e aspro ma poetico e malinconico. Cosa vi aspettavate da lui, che fosse un fine filologo/linguista? E ai furlans/belumat che scrivono: in effetti anche io mi rendo conto che alcuni dei termini che usa sono molto più da alta marca trevigiana (di dove sono io) che friulani o bellunesi... boh...

  • User Icon

    Marco Tolotti

    01/11/2010 22.00.30

    Un'altra ottima "fatica" di Mauro Corona. I suoi libri ti fanno vivere la montagna ed i boschi, la vita e le fatiche, le storie e le conflittualità fra le persone di montagna. Un libro che consiglio, non fatevi ingannare però dalla volutamente sgrammaticata grammatica. Buona lettura

  • User Icon

    simona

    23/09/2010 15.55.17

    Sono daccordissimo con Stive, adoro Mauro Corona e anche io ho letto parecchi suoi libri,IL CANTO delle Manere mi e' piaciuto tanto.Io ho avuto la fortuna a maggio di poterlo conoscere di persona ad Erto e vi posso dire che e' un personaggio !! MI ha autografato L'OMBRA DEL BASTONE altro bellisimo libro . Consiglio i suoi libri a chi vuole conoscere la vita vera delle montagne e dei suoi abitanti.

  • User Icon

    steve

    08/09/2010 21.16.51

    Come sempre un buon libro!! Mauro Corona e le sue montagne danno un senso di genuinità e allo stesso di crudezza della vita allietando il lettore! Personalmente adoro questo scrittore; ho letto molti altri suoi libri, e 'Il canto delle manere' mi ha ricordato un po 'L' ombra del bastone', il quale a mio avviso è l opera editoriale di Corona piu riuscita in assoluto! Consiglio ovviamente questo libro a tutti! E' un ottimo romanzo . 4 stelle ciao a tutti

  • User Icon

    Claudio Mazzarol

    30/08/2010 16.29.08

    Stupenda opera dove fantasia, immaginazione, leggenda e realtà si fondono in una atmosfera che inchioda il lettore, portandolo con intensa curiosità fino alla conclusione. Tre sono i grossi interrogativi che ci si pone, cercando di prevederne l'epilogo. Il primo, se otterrà conferma il proposito di vendetta (giustizia) manifestato da Sante lungo il suo errare per terre lontane dalle sue natie. Sicuramente quello dall'esito più scontato. Il secondo riguardante il possibile ritrovamento di una pace interiore e una serenità sentimentale, che lascia incertezza fino alla fine. Il terzo inerente l'esito del processo per chi come Sante è chiamato a rispondere per aver nel corso della propria esistenza, calpestato irriverentemente senza rispetto la natura e l'ambiente, in nome di vile dio danaro. Romanzo esaltante, crudo, diretto, forte nei contenuti. Sicuramente poco disponibile nell'attribuire un diverso, più generoso e migliore ruolo alle donne che in esso sono presenti. Ma come ben sappiamo l'autore si pone in un contesto quasi misogeno nei confronti del gentil sesso. NON comprendo affatto le note negative che altri hanno inserito, ritenendole gratuitamente fatte.

  • User Icon

    caterina

    17/05/2010 10.47.59

    Sublimi le metafore. Notevole l'apertura oltre Erto alla ricerca di una catarsi che non avverrà.

  • User Icon

    MauroB

    08/05/2010 12.12.28

    La storia è molto bella,peccato che il libro è scritto in maniera molto sgrammaticata,lo so che l'autore lo fa apposta a scrivere così.Avrei espresso un voto più alto se fosse stato scritto in modo "normale".Comunque da leggere...

  • User Icon

    Annapanna

    27/04/2010 09.50.07

    Anche per me è stato il primo libro letto di questo autore che mi hanno presentato personalmente. Il libro è scorrevole e si legge facilmente. E' la storia di Santo e della sua scure, la manéra. Emozionante a tratti e anche piacevole. Lo consigli per "conoscere" i boschi e le sensazioni e le emozioni della vita da boscaiolo.

  • User Icon

    Davide Zerbini

    24/02/2010 09.34.22

    Un romanzo magnifico. E' il primo libro di corona che leggo e trovo che sia intenso come pochi. Una storia la cui narrazione si sviluppa tra minimalista ed epico, raccontata in un linguaggio incisivo e interessante, che accompagna il lettore in una dimensione diversa dalla propria. Elementi disseminati quà e là anticipano lo sviluppo della storia e la rendono più avvincente, oltre che ricca di riflessioni e spunti sul tempo e sulla vita. Finale non banale.

  • User Icon

    valeria

    23/02/2010 15.56.11

    E' un libro dolcissimo, pieno di poesia. La violenza che vi è contenuta è quella che può capitare nella vita. Nulla di scandaloso. Il linguaggio misto tra italiano e dialetto dopo le prime righe risulta piacevole e rende bene l'atmosfera del tempo. bello! mi è piaciuto molto.

  • User Icon

    Ugo Bernes

    11/02/2010 14.40.54

    Proseguendo l'itinerario iniziato con " L'ombra del bastone", Mauro Corona cerca di proporre dei testi scritti in maniera "popolare", cioè con un italiano infarcito di dialettismi, fatto stilisticamente non presente se non sporadicamente nei suoi libri precedenti. Non so chi glielo abbia proposto, questo stilnovo, ma al lettore risulta fastidioso, falsamente popolareggiante, soprattutto per tutti quei verbi che si fermano al singolare e ignorano il plurale. Il tutto sa di artificioso, falsamente semplice, e secondo me non giova affatto all'autore. E disturba il lettore, che per giunta si vede riproporre all'infinito fatti e situazioni già letti nei volumi precedenti. Mi pare che la vena di Mauro si stia ormai esaurendo, e che tante, troppe cose suonino forzate e poco spontanee, anche se nelle interviste l'autore afferma di esser stato poco spontaneo nei primi libri, e del tutto spontaneo negli ultimi: mi pare vero proprio l'inverso! Ho letto tutte le opere di Corona, con grande gusto e soddisfazione, ma sono rimasto molto deluso proprio dagli ultimi tre libri. Speriamo si fermi qui, e continui invece con le sue geniali sculture...

  • User Icon

    Roberto

    14/01/2010 20.26.17

    Nel nostro dialetto l'ascia viene chiamata manara, e non manera (cos'é una mano nera?). Un romanzo, se tale è lecito definirlo, disastroso da ogni angolazione lo si valuti(della grammatica, dello stile, della trama ecc.). Se la Mondadori pubblica questa roba qui siamo proprio messi male in Italia oppure sono io a non capire nulla di arte e letteratura? Siccome io sono l'unico, o quasi, ad esprimere un giudizio controcorrente devo, mio malgrado, ritenere valida la seconda ipotesi e dar ragione alla Mondadori la quale fa giustamente i propri interessi.

  • User Icon

    Roberto Resemini

    13/01/2010 17.14.06

    Nel leggere quel linguaggio sgrammaticato e inventato che nelle valli friulane e bellunesi non esiste ne mai è esistito mi si torcono le budella. L'uso smodato del singolare in certi punti riduce i dialoghi ad una macchietta del negro Zumbon : " NOI TUTI ADESSO VA A OSTERIA E BEVE BUON VINO E DOPO CANTA". Dalla descrizione della faida tra boscaioli sembra che l'azione si svolga in Sicilia. I precedenti romanzi erano migliori. Stavolta frut, atu pisat fora de l'urinal".

  • User Icon

    Peter

    06/01/2010 18.38.42

    Straordinario. Il più bello di tutti. Nonostante sia scritto nel solito italiano grezzo è veramente profondo, di cultura e commovente. La capicità di Corona di caratterizzare i personaggi è unica, ha un'incredibile dote di analizzare gli stati d'animo e di trasportare il lettore nel clima antico e duro in cui si ambienta la storia. Ci sei dentro, partecipi ti fai cullare..

  • User Icon

    Roberto Carriero

    05/01/2010 18.57.41

    Era tempo che non incontravo una lettura così intensa. L'ho ricevuto in regalo e l'ho bevuto tutto d'un fiato: una felice sorpresa perché non conoscevo l'autore. Questo romanzo condensa una sapienza umana proveniente da un passato che oggi diamo per perduto, ma non è soltanto il buon frutto della tradizione o di un culto del tempo che fu. Di che cosa parla? Di epica! La comprensione che Corona trasmette è quella di gente che ha vissuto davvero, persone che sono state eroi del proprio tempo. Dell'epica c'è tutto. La statura eroica dei personaggi della storia è nel plot, irredimibile come il destino di tanti non eroi, ma tanto più pregnante nei caratteri forti. La trama degli intrecci personali e delle vicende collettive si staglia sullo sfondo della Storia europea a cavallo dei secoli e delle nazioni. La forza narrativa è quella cruda di ritmi cantati, in una lingua aderente alle carni dell'uomo e alle linfe di Madre Natura. La verità sta nella coerenza che lega gravemente le fortune dei personaggi, avviluppati al quadro rappresentativo dal plasma del loro genio, delle loro passioni e della loro forza vitale. La violenza, l'amore, la fratellanza, l'odio, l'estasi, la crudeltà, la generosità. Il tradimento. La fedeltà al proprio destino vince anche chi vìola l'Amore e la Terra. Il canto delle manere è mitopoiesi di "appena ieri", perciò rivela al nostro esangue e disorientato mondo del terziario avanzato in crisi i segreti delle radici che ancora ci nutrono e muovono. Perché se gli togli la natura "anche gli alberi ha gambe" e cadono sugli uomini. Un testo felice. Ineffabile è la fortuna della letteratura.

  • User Icon

    Leandro

    04/01/2010 20.37.22

    Ancora una perla preziosa nell’inestimabile collana dei libri di Mauro Corona, che ho avuto il piacere di conoscere durante un viaggio in treno un paio di mesi fa. Non concordo con l’appunto di volgarità e di sgrammaticatura rivoltogli da un altro lettore. Le azioni, i comportamenti, i sentimenti, i rapporti fra uomo e donna, le soluzioni sbrigative - talvolta tragiche - delle controversie, la cosiddetta “morale” ricalcano la dura quotidianità dei paesi montani di un secolo fa e tali e quali Corona li ha narrati. Ci si spaccava la schiena sul lavoro, quasi nessuno sapeva leggere e scrivere, grado di acculturamento vicino allo zero, vigeva la sola legge dell’“occhio per occhio, dente per dente”: credo proprio che, da uomini “civilizzati” (il virgolettato è d’obbligo) del 2010, non abbiamo i titoli di indignarci per quella che per la povera gente era la sola vita possibile, non conoscendone altra al di fuori di pochi chilometri quadrati e della cerchia di qualche centinaio di compaesani. Ben altre volgarità, per di più gratuite, ci vengono propinate dagli odierni mezzi di comunicazione. Parimenti aderente a quell’epoca e a quel mondo è la forma rudimentale della narrazione e dei dialoghi: di certo i boscaioli friulani di inizio Novecento parlavano così e non in italiano accademico. Trovo anzi che quella modalità espressiva sia il fiore all’occhiello di quell’amalgama di fattori vincenti con cui il libro inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina. Lunga vita a Mauro e alla sua straordinaria capacità di affabulatore.

Vedi tutte le 24 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione