Editore: Bompiani
Collana: Vintage
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 451 p., Brossura
  • EAN: 9788845277368
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Premio Strega 2006

«Ormai è il mondo, stellina, a non essere normale. Polimeri, ormoni, telefonini, benzodiazepine, debiti, carrelli del supermercato, ordinazioni al ristorante, negozi di occhiali, A è innamorato di B ma B non è innamorato di A, i soldi finiscono sempre rubati, ogni morte ha un colpevole. Ecco cos’è il mondo. Non è più normale.»

Chiara è la volontà di far emergere, in un calmo caos, le tante riflessioni di un uomo in un momento cruciale della vita: la morte improvvisa della compagna e la responsabilità nei confronti della figlia di dieci anni, colpita con lui da quell’evento tragico e destabilizzante. Tutte le principali situazioni narrate ruotano intorno a un unico luogo fisico, l’automobile parcheggiata davanti alla scuola della bambina, il tempo abbracciato occupa tre stagioni, l’estate (momento in cui avviene la morte di Lara, la compagna di Pietro, il protagonista); l’autunno che rappresenta il periodo in cui si rompono gli equilibri preesistenti e la riflessione tocca tutti gli aspetti della vita presente e passata; l’inverno come momento della verità e della purificazione, come necessità di nuova ricomposizione dopo la frattura.

Il romanzo si apre con una scena piena di movimento (in opposizione quasi all’immobilità successiva): un drammatico salvataggio in mare compiuto dal protagonista e dal fratello Carlo proprio in contemporanea alla improvvisa morte di Lara, unica testimone la piccola Claudia, tragedia di cui Pietro saprà solo al ritorno a casa.

Non è il dolore (e Pietro non riesce a spiegarsi questa mancanza) a dominare l’animo dell’uomo, ma un turbamento profondo, come se fosse necessaria un’interruzione, una pausa, un cambiamento: apparentemente è la preoccupazione per la bambina (equilibrata, saggia, positiva) a spingere il padre a modificare la sua vita, a lasciare l’ufficio e a chiudersi nell’auto parcheggiata davanti alla scuola, facendo trascorrere in quel luogo i giorni e i mesi, in realtà questa scelta risponde a un bisogno tutto egoistico di interrompere un vita di cui solo in quel momento l’uomo sente la totale insufficienza e la mancanza di senso.

L’automobile diventa l’ufficio, la casa e il luogo della riflessione. Là riceve colleghi, superiori e amici, là rilegge la sua relazione con Lara, ripensa a lei, cerca di entrarne in contatto telepatico attraverso la musica, riesamina i rapporti professionali sconvolti anch’essi da una fusione industriale, da licenziamenti e dimissioni, da promesse di promozione (rifiutate) e da confidenze di uomini potenti.

Intorno a quell’auto ruota un’umanità malata, sofferente che usa l’abitacolo come una specie di confessionale. Davanti al potente di turno che racconta un aspetto drammaticamente privato della sua esperienza umana, Pietro dice: «ora soffre veramente: anche lui come tutti gli altri che sono venuti qui, alla fine mi scarica davanti un formidabile fiotto di dolore. Questo posto è davvero prodigioso: un muro del pianto senza il muro. Milano è una città sacra e se nessuno lo sa…».

Proprio in questo caos esperienziale, in questo tentativo di rompere le regole dell’efficienza e della produttività, si inserisce in conclusione la voce della bambina, pragmatica e matura come solo i bambini sanno essere, e da lei parte una richiesta di normalità, l’esigenza di ridare un ordine, magari diverso, alle loro vite, l’urgenza di sentirsi appoggiata al padre e non suo rifugio o alibi.

La sicurezza narrativa di Veronesi in questo romanzo è notevole, così come la capacità di descrivere tipi umani molto diversi tra loro, senza rabbia e senza pietà, ma anche senza compiacimenti psicologici, vedendoli tutti funzionali al percorso del suo protagonista. Ottima anche la capacità di presentare i bambini (bellissimo il silenzioso rapporto tra Pietro e il piccolo bimbo down), la loro ingenua crudeltà e la meno giustificabile crudeltà o ottusità dei genitori. Un libro che di certo è segno di una ricca esperienza umana e di notevole maturità letteraria.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

PRIMA PARTE

1

– Là! – dico. Abbiamo appena fatto surf, io e Carlo. Surf: come vent’anni fa. Ci siamo fatto prestare le tavole da due pischelli e ci siamo buttati tra le onde alte, lunghe, così insolite nel Tirreno che ha bagnato tutta la nostra vita. Carlo più aggressivo e spericolato, ululante, tatuato, obsoleto, col capello lungo al vento e l’orecchino che sbriluccicava al sole; io più prudente e stilista, più diligente e controllato, più mimetizzato , come sempre.. la sua famigerata classe beat e il mio vecchio understatement su due tavole che filavano al sole, e i nostri due mondi che tornavano a duellare come ai tempi dei formidabili scazzi giovanili – ribellione contro sovversione –, quando volavano le sedie, mica scherzi. Non che si sia dato spettacolo, visto che è già tanto se siamo riusciti a non cadere dalle tavole; o meglio: abbiamo dato lo spettacolo di chi è stato giovane anche lui, e per un breve periodo ha creduto che certe forze potessero veramente prevalere, e in quel periodo ha imparato a fare un sacco di cose che in seguito si sono rivelate sovranamente inutili, tipo suonare le congas, o rotolare una moneta tra le dita come David Hemmings in Blow Up, o rallentare il battito cardiaco per simulare un attacco di bradicardia e venire riformati al servizio militare, o ballare lo ska, o rollare le canne con una mano sola, o tirare con l’arco, o la meditazione trascendentale, o, per l’appunto, il surf. I due pischelli non potevano capire, Lara e Claudia erano già tornate a casa, Nina 2004 è partita stamattina presto (Carlo cambia fidanzata ogni anno, e così io e Lara abbiamo cominciato a millesimarle): non c’era nessuno a goderselo, è stato uno spettacolino tra noi due, uno di quei giochi che hanno senso solo tra fratelli, perché un fratello è il testimone di un’inviolabilità che da un certo momento in poi nessun altro è più disposto a riconoscerti.
– Là! – dico all’improvviso.
Poi ci siamo sdraiati sulla sabbia ad asciugarci, ebeti di fatica, con gli occhi chiusi e il vento che ci arruffava i peli del petto, e siamo rimasti in silenzio, a rilassarci. D’un tratto però mi sono accorto che per godere di quella pace stavamo trascurando qualcosa che da un po’ aveva cominciato a segnalarsi con una propria rumorosa urgenza: grida. Mi sono tirato su a sedere, immediatamente imitato da Carlo.
– Là! – dico all’improvviso, indicando un gruppo di persone molto agitate, un centinaio di metri sopravvento.
Ci alziamo di scatto, i muscoli ancora caldi per la lunga cavalcata tra le onde, e ci dirigiamo di corsa verso quella piccola folla. Lasciamo lì telefonini, occhiali, soldi, tutto: improvvisamente non esiste più nient’altro che quel crocchio e quelle grida. Si fanno senza pensare, certe cose.
Il tempo che segue è una specie di fulminea sequenza medianica, senza altra sensazione che quella di essere tutt’uno con mio fratello: le domande su cosa sia successo, il vecchio esanime sul bagnasciuga, l’uomo dai capelli biondi che cerca di rianimarlo, la disperazione di due bambini che gridano “Mamma!”, i volti smarriti delle persone che indicano il mare, le due testoline perse tra le onde, e nessuno che agisce. In quella stasi frenetica si staglia lo sguardo azzurro di Carlo, intenso, carico di una formidabile energia cinetica: quello sguardo dice che per qualche indiscutibile ragione tocca a noi andare a salvare quei due poveretti, e che in realtà è come se l’avessimo già fatto, sì, è come se fosse già tutto finito, e noi due fratelli fossimo già gli eroi di quella marmaglia di sconosciuti, perché siamo creature acquatiche straordinarie, noi, siamo tritoni, e per salvare vite umane possiamo domare le onde con la stessa naturalezza con cui le abbiamo domate per divertirci sulle tavole da surf, e lì attorno altra gente in grado di farlo non ce n’è.
Entriamo in acqua correndo, e ci trasciniamo fin dove frangono le prime onde. Lì ci imbattiamo in uno strano uomo, allampanato e rosso di capelli, intento a gettare goffamente verso il largo una cima cortissima, mentre le persone da salvare distano perlomeno trenta metri. Gli passiamo accanto di slancio, lui ci guarda con occhi che non dimenticherò mai – gli occhi di chi lascia morire la gente – e con voce vigliacca, degna di quegli occhi, tenta di dissuaderci: “Non andate”, sibila, “Rischiate di rimanerci anche voi”. “Ma vaffanculo”, è la risposta di Carlo un attimo prima di tuffarsi sotto un’onda e cominciare a nuotare. Io faccio altrettanto, e, nuotando, vedo in controluce le ombre nere dei muggini filare orizzontalmente lungo il muro verde che si forma ogni volta che un’onda verde si alza per poi schiantarsi sopra di me: quei pesci fanno il surf, si divertono, come noi pochi minuti fa.

Recensioni dei clienti

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    kate

    10/10/2017 11:01:22

    Romanzo scritto molto bene, con un linguaggio incalzante ed avvincente. Pur partendo da un'idea molto originale, i contenuti non sono altrettanto avvincenti, per cui sono andata avanti nella lettura con la speranza di un colpo di scena che non ci sarà.....

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    Angelo Cennamo

    31/10/2016 19:07:22

    Alla soglia dei 40 anni, Pietro Paladini e' un manager di successo, così autorevole e cazzuto da potersi concedere il lusso di non lavorare, per rimanere accampato giornate intere davanti alla scuola di sua figlia. Su quella panchina, nel caos gioioso nel quale i bambini trascinano i loro genitori al suono dell'ultima campanella, la vita di Pietro entra in una fase di stand-by. In questo strano luogo, Pietro riceve amici, familiari e colleghi di lavoro. Un modo come un altro per elaborare il lutto che lo ha improvvisamente colpito e per risvegliare la sua coscienza di uomo. Una storia ricca di poesia e di riflessioni, raccontata con ironia dal più americano degli scrittori italiani. Ci vuole talento per scrivere con leggerezza.

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    Dario

    20/10/2014 14:07:37

    Pietro Paladini decide, dopo un evento che gli sconvolge la vita, di passare le sue giornate fuori dalla scuola della figlia di 10 anni, in attesa della fine delle lezioni. Dal suo punto di osservazione 'privilegiato' si accorge di essere all'interno di una piccola oasi di pace nella solita caotica Milano e inizia ad incontrare amici, colleghi, parenti e anche sconosciuti, tutti immancabilmente desiderosi di raccontare a Pietro i lati oscuri delle proprie vite fatte per lo più di difficoltà e sofferenza. Pietro invece non soffre, e ne avrebbe tutto il diritto, osserva, riflette, assorbe e forse perde di vista i suoi reali obbiettivi fino a quando la figlia, con la sua innocenza e sincerità, gli fa aprire gli occhi. Da quel momento, proprio dove il libro finisce, lui inizia a soffrire. Ottima lettura. Idea di partenza originale sviluppata in modo interessante attraverso uno stile di scrittura solido e profondo che prende in esame una galleria di personaggi quasi tragicomici nei loro comportamenti sopra le righe. Questo è un romanzo che stimola il piacere della lettura, puro, semplice, senza l'urgenza del colpo di scena o la necessità di un ritmo serrato che consuma le pagine. Bello, mi ha fatto emozionare, riflettere, godere di fronte alla bellezza descrittiva di alcune scene e spesso mi ha strappato un sorriso grazie al sottile humour che si respira tra le pagine.

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    Alessandra

    28/07/2014 15:04:34

    Noioso. Ho veramente fatto fatica a finirlo. Non solo, cosa che odio fare, ho saltato le pagine riguardanti la fusione. Promettente all'inizio. Deludente nel finale. Il sentimento non irrompe mai. Sono d'accordo con Liliana di Trieste sull'inquietante totale mancanza di qualsiasi manifestazione di dolore da parte della figlia.

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    RoxY

    24/02/2014 18:37:17

    Un libro che mi ha riempita di pregiudizi nei confronti degli autori italiani, ma soprattutto mi ha fatto odiare questo autore. Storia banale, noiosa, insensata e volgare a mio avviso.. non concedo il bis, non darò un'altra possibilità a Sandro Veronesi. Ok, non sono nessuno per giudicare ma se è vero che ognuno ha i suoi gusti.. questo libro non rientra nei miei..

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    carlo

    05/07/2013 15:45:06

    un piccolo capolavoro....quasi una rarità per uno scrittore italiano.... ho letto recensioni che parlano di un libro noioso...chi lo definisce volgare....forse costoro dovrebbero capire che leggendo fabio volo, armony o l'ignorante di turno, non sono in grado di poter dare un giudizio oggettivo su un "vero" libro....leggere non significa acculturarsi.....bisogna vedere cosa si legge..!!!

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    Daniele D'Agostino

    28/02/2013 13:26:59

    Ottimo libro, buona descrizione dei fatti, molto realista, a tratti crudo e dtato di un sottile humour. Una bella scoperta.

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    Diego

    15/09/2012 18:15:17

    In linea con le attese. Da un libro che si intitola Caos calmo non si può certo pretendere molta dinamicità, anche se l'inizio è davvero avvincente ed è forse per questo che, prima di metà libro ci si sente un po' delusi visto che succede gran poco... da lì in poi però si capisce l'intento del romanzo e ci sono alcuni spunti di riflessione interessanti. Il punto forte è sicuramente l'analisi profonda nei pensieri e nel modo di essere di Pietro, il punto debole la storia un po' surreale. Adatto a persone calme...

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    maria

    07/09/2012 09:28:51

    orribilmente volgare volgarmente orribile

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    puzzailsignorvincenzo

    13/03/2011 22:16:05

    Un bellissimo libro, assolutamente da leggere, ben scritto, coinvolgente, originale.

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    grif

    14/01/2011 23:01:03

    L'immobilismo "dinamico" in cui è sprofondato Pietro smuove pensieri, genera incontri, attiva speculazioni che ravvivano questo piacevole libro. Un periodo sabbatico di introspezione e di valorizzazione dell'essere padre che pare un lusso riservato alle classi più agiate. Con un piccolo sisma erotico verso la fine.

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    occhiot3rzo

    06/01/2011 00:57:32

    Rimango sempre sconcertato, dopo aver finito un libro, dai giudizi che vengono lasciati. Ho sentito certe stroncature che a mio giudizio non rispecchiano neanche una lettura attenta ma una svogliata ricerca di emozioni da cinepanettone. Leggere Caos Calmo che è un romanzo introspettivo che parla di vicende umane come il lutto, il possibile licenziamento, il rapporto padre e figlia e dire che è noioso... che non si riesce a terminare... a mio giudizio vuol dire che certa gente deve per forza dire qualcosa. A mio giudizio è un'opera interessante, scritto in modo originale e che, a contrario di quanto letto finora, riesce a tramettere delle immagini che spingono a riflettere.

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    Valeria

    22/11/2010 15:31:14

    Bruttino il libro, orripilante il film! Mio Dio, Nanni Moretti che parla francese! Per non parlare della scena di sesso: bisognerebbe impedirgliele per decreto governativo, le scene di sesso a Nanni Moretti. Roba da rimanere frigide a vita. Mi si è aggricciata la pelle. Uno scrittore decisamente sopravvalutato. Il premio strega, addirittura!! Maddai.

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    Sergio

    08/06/2010 09:04:12

    Libro profondamente noioso al limite del non senso

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    Bernard Dino

    24/08/2009 13:22:40

    Che cosa mi resta di questo libro dopo quattro anni? Resta un protagonista che quando leggevo aveva il faccione di Veronesi ed ora che scrivo ha quello di Nanni Moretti. E poi resta il motto iniziale "Gli altri pensano a noi infinitamente meno di quanto crediamo". Non ho capito che cosa c'entra con la storia, però da allora è diventato un mio cavallo di battaglia...

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    marco

    26/04/2009 19:28:18

    Bel libro, scritto bene con buoni spunti. Mi piace il modo in cui descrive i fatti, la psicologia dei personaggi e soprattutto i pensieri del protagonista; la storia a volte un po' lenta, ma interessante con alcuni punti di riflessione. Un voto in meno per la parte finale, non mi è piaciuta, però sono contento di averlo letto.

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    marco

    06/03/2009 10:46:03

    questo romanzo non può non dividere. O lo ami o lo odi. Io credo sia uno dei più bei romanzi che ho mai letto. E' qualcosa che ti entra dentro nel profondo e che ti cambia. Credo sia giusta l'osservazione che ho letto in uno dei tanti commenti: per apprezzarlo devi essere il tipo di persona che ha deciso di fermarsi e guardarsi dentro. Allora anche la lentezza e l'apparente assurdità della trama assumono un senso profondo. Un capolavoro

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    Elisa

    26/01/2009 12:23:21

    Ho letto molti commenti negativi, eppure a me questo romanzo è piaciuto molto. L'ho cominciato sul volo palermo- Torino e mi ha subito conquistata. E' una storia molto "cervellotica", un'indagine sulla mente dei personaggi piuttosto che sulle azioni; conocordo con chi ha criticato la pretenziosità, effettivamente a volte certi giri di parole e ragionamenti inchiodano la lettura, anzichè incantare. Credo comunque sia un buon libro.

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    mafalda

    16/12/2008 09:10:11

    Non sono riuscita a finirlo. Noioso, presuntuoso spocchioso. Approfondimento psicologico da manuale, secondo me una mera operazione commerciale.

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    alessandro p

    08/12/2008 11:04:13

    ...il mio primo libro di sandro veronesi e devo dire che è solo il suo modo di scrivere che apprezzo ma non il messaggio che avrebbe dovuto lasciare questo romanzo, a tratti lento, noioso e privo di forti emozioni, il tutto tradito forse da un inizio intrigante che lascia delle aspettative deluse da una parte centrale che non decolla e un finale inesistente..... Detto da un "pensatore" come me molto simile al protagonista... MEDIOCRE.

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