Carognate, cazzate e consigli - Maria Turchetto - copertina

Carognate, cazzate e consigli

Maria Turchetto

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Editore: Spartaco
Collana: Il risveglio
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 novembre 2005
Pagine: 167 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788887583557
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Politica, religione, cultura "alta" e "bassa": sono i temi che Maria Turchetto affronta con tono scanzonato e sarcastico negli articoli raccolti in questo libro. Le "carognate" sono le cattivissime recensioni scritte per il Vernacoliere. Nel mirino finiscono, tra gli altri, Magdi Allam, Enzo Biagi, Massimo Cacciari, Carlo Maria Martini, Gianni Vattimo e Karol Wojtyla... Nelle "cazzate" viene affrontato il tema della musica leggera, da Gianna Nannini ai Beatles, da Vasco Rossi (che fa "sballare") a Francesco Guccini (che fa "appallare"). Si chiude con i "consigli", legati alla cronaca politica (a cominciare dal leghismo), e con la Lettera di una vecchiaccia alle brave ragazze scritta alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita.


Maria Turchetto raccoglie in questo libretto lettere e articoli in parte inediti in parte già ospitati dal "Vernacoliere" e dalla rivista "L'Ateo", distribuendoli nelle tre sezioni del titolo. Le carognate, per lo più recensioni critiche, hanno bersagli noti e ben scelti: le analisi rozze di certo giornalismo nostrano, il libero sproloquio filosofico senza rigore (l'Ermeneutica degli Sproloqui Oscuri), l'invadenza, l'oscurantismo e le insidiose astuzie dialettiche della chiesa cattolica. Le critiche dell'autrice risultano efficaci e divertenti perché affrontano il nemico (l'autore e il testo) sul suo stesso terreno: lo prendono sul serio e ne seguono in modo serrato i ragionamenti, traendone le logiche conclusioni. Se la condotta non proprio irreprensibile della signora Sobha (faceva la prostituta) è alla base delle carneficine del suo figliolo (Saddam Hussein), la stessa chiave psicoanalitica di interpretazione storica scelta da Magdi Allam potrebbe aprire un nuovo fecondo filone di ricerca sulle mamme di noti e più remoti stragisti (Hitler, Ivan il Terribile, Attila), ma la più recente storia irachena potrebbe anche far sorgere qualche dubbio sulla condotta della signora Barbara Bush: forse "ha qualcosina da rimproverarsi?".
A Cacciari, che in un trialogo con se stesso, uno e trino, continua in modo ingarbugliato a domandarsi da dove viene, Maria Turchetto, usando frasi estrapolate dal libro medesimo e ricucite con sapiente ironia, suggerisce, al di là dei fumosi vagheggiamenti filosofici, il luogo reale (e anatomico) da cui ogni creatura umana proviene. Alto e basso, sublime e triviale, etereo e carnale rapidamente alternati, producono effetti esilaranti e la concretezza delle parole viene usata per smascherarne la retorica: il dramma di Gianni Vattimo, che tutto può filosoficamente contemplare, tranne la sua mancata ricandidatura a Strasburgo, viene condensato in un titolo: Il pensiero è debole, ma la faccia è di bronzo. A Joseph Ratzinger, "il più furbo dei cardinali", fa modestamente notare che non ci si può attribuire una matrice illuminista, se parallelamente si apre la caccia alla ricerca dei miracoli del defunto Wojtyla: si rischia di diventare schizofrenici e davvero poco credibili. E neppure lui, che pure è diventato papa, può sottrarsi a una scelta necessaria: stare con la filosofia razionale "che fa tanto fino e accredita nei salotti buoni", oppure inseguire miracoli, lacrime di madonne, guarigioni e reliquie taumaturgiche "che piacciono tanto al popolo e servono pure a raccattare qualche quattrino".
Parole libere, dai toni inusuali, che pochi si sognerebbero oggi di usare così disinvoltamente in pubblico. Eppure, a ben pensarci, non c'è nulla di straordinario: semplicemente la coerenza di chi crede che sia bene tenere accesi i lumi (e non solo i ceri) e che alle proprie private convinzioni debbano seguire parole e atteggiamenti congrui. Dalle cose serie, trattate in modo faceto, si può quindi passare a cose per loro natura dilettevoli (la musica leggera, le canzoni) e trattarle con divertita serietà. Così per comparare Guccini e Vasco Rossi – cui è capitato di cantare l'analoga vicenda di uno che nella vita non ha combinato un gran che, ne è deluso, e nel frattempo è pure invecchiato – vengono messe a confronto la metrica e l'efficacia poetica dei versi. Il primo fa sfoggio di cultura e finisce per essere "manierato e artificioso" (i tuoi fantasmi giovanili / corron dietro a delle Silvie beffeggianti). Il secondo è autentico nella sua semplicità istintiva (la voglia di vivere quella voglia che c'era allora chissà dov'è), lascia stare le metafore, e colpisce nel segno, cioè comunica ed emoziona. Non si possono non menzionare infine le deliziose vignette disseminate dall'autrice nel testo: sono popolate da uomini segaligni strangolati da seni giunonici di donne che li invitano a baciarle, papi burloni che cucinano misteri per gli sprovveduti e un D'Alema inebetito che al ricorrente invito a dire qualcosa di sinistra risponde trasognato "Babordo!".
  Tiziana Magone
 
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