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Charles Dickens

Traduttore: A. Negro
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 824 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806181529

Recensioni dei clienti

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    Pasquale

    09/11/2011 11.44.04

    Una galleria unica di personaggi dà vita ad una trama così ricca di accadimenti che tiene incollato il lettore,senza annoiarlo,in una lunga maratona letteraria. Charles Dickens ha il merito di creare uno splendido romanzo che parte come un innocuo "legal thriller" e corona in un pregevole "sensation novel". Se la Noia comparisse tra le innumerevoli pagine di questo prolifico scrittore,sarebbe davvero la fine della letteratura!

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    P.G.

    23/01/2011 17.14.46

    Difficile giudicare questo romanzo, senza lasciarsi influenzare da chi lo ha scritto. Come è possibile valutarlo, senza pensare che l'autore è lo stesso del "David Copperfield", del "Circolo Pickwick", di "Grandi speranze" e soprattutto, a mio modesto avviso, di "Tempi difficili"? Eppure, dopo una lunga, lenta (troppo lenta) lettura, si resta come spiazzati, in mezzo al guado, impossibilitati a raggiungere questa o l'atra sponda. L'impressione generale è quella di una storia "non risolta", un po' forzata, che cerca e ricerca continuamente la sua "anima", fino a perdersi in questo o quel corpo (personaggio), senza mai trovare la giusta ispirazione. Romanzo "nero"? Romanzo "giallo"? Romanzo "rosa"? O semplice denuncia sociale? Difficile dare una risposta, quando Dickens non sembra metterci il cuore. Forse esagero, ma "Casa desolata", tra i tanti, troppi (in questo caso) romanzi che ho letto, non si può certo ritenere "necessario", soprattutto per chi ami profondamente la letteratura. Peccato.

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    Paolo Giuseppe Mazzarello

    01/09/2008 15.31.21

    Un'abitazione siffatta tanto all'inizio del romanzo quanto alla sua fine.Esther nasce proprio male. Illegittima, viene accolta in casa dal tutore Jarndyce. Questi ne fà la governante, sembra addirittura volerla sposare salvo dirottarla in extremis in moglie al medico filantropo Woodcourt. Siamo in piena rivoluzione industriale, ma questa trama è congelata nel passato delle idee. Il sistema delle dipendenze affettive è sostenuto da una forza unificatrice dalle conseguenze ben conosciute. Molti si trovano fuori posto senza per questo rendere traballante il ruolo ricoperto. Il ruolo assorbe anche l'individuo privo di attitudine e preparazione specifica. Il beneficio è tutto del ruolo e non dell'interprete. Mi è stata fatta notare la ritrosia a parlare di un personaggio, il ragazzo povero Jo, vulgo Pellaccia. Per lui non valgono le considerazioni generali sugli altri. Il suo ruolo è quello proprio e lo svolge per intero anche se difetta un pò di forze. Questo "kid" vive da solo, con il supporto saltuario ma non irrilevante di un copista che muore per overdose di oppio. A causa di quest'ultimo è coinvolto nei risvolti "gialli" della vicenda. Interrogato, rievoca il buon cuore dello scomparso che onestamente riconosceva di non essere sempre in grado di provvedere al giovane amico. Jo vorrebbe dire ancora qualcosa al copista e non trova altri che il "club man" ad accogliere la sua deposizione. Costretto dalla "mafia" a tenere la bocca chiusa ed a tenersi alla larga, non vuole più essere accudito da una specie di madre adottiva fragile. Dovrà andare incontro da solo all'epilogo, imparando in extremis qualche parola del "Padre Nostro". Tale personaggio si troverebbe a suo agio con l'autore del quale sentiamo una grande mancanza, e cioè Dostoevskij. Le risorse mobilitate dai suoi personaggi fanno venire una gran voglia di applicarle a questi qui. La grande madre Russia ed il grande Regno Unito hanno bisogno una dell'altro. Alla fine forse il titolo potremo cambiarlo e questa casa si meriterà un altro aggettivo.

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    Stefania

    29/12/2007 22.42.45

    Tra capolavori come David Copperfield,Grandi speranze,Oliver Twist,Hard times,Little Dorrit,e Casa desolata corre un baratro inspiegabile,quasi come se non fossero stati scritti dallo stesso autore.Intrecci complicati ed intricati fino all'estremo,disperdono il senso della storia,impedendo al lettore di seguire per bene le vicende dei protagonisti,i personaggi cosiddetti "minori" che in tutti i romanzi di D. rappresentano una piacevole,ironica digressione, in questo caso sono disturbanti.Riguardo alla protagonista-narratrice,Esther,l'autore eccedendo nello sforzo di fornirla di tutte le virtù proprie di una fanciulla per bene dell'epoca, la rende involontariamente, ingenua e goffa.Come testimoniato dall'episodio in cui la giovane decide eroicamente di portare "conforto morale" ad ammalati di vaiolo,contagiandosi e rischiando di contagiare familiari ed altre mille persone. E che dire dell'episodio in cui la protagonista accetta una proposta di matrimonio, dando parola d'onore,salvo poi all'ultima pagina rimangiarsela senza tanti problemi,piantando l'unico che in tutta la vita le aveva voluto bene, per un partito più giovane e prestante.Se vi era della volontà di fare dell'ironia da parte di Dickens,questa ricade ,involontariamente suppongo, sulla protagonista.Romanzo irrisolto,come lo è anche la descrizione delle lungaggini giudiziarie inglesi.

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    Ardid79

    23/11/2007 22.51.59

    forse il romanzo di Dickens piu' umoristico ed ironico che abbia mai letto. Una lunghissima satira sociale ed insieme anticipazione dei romanzi gialli, Dickens mostra come al solito di conoscere magnificamente la natura umana. Sembra che crei dei personaggi eccessivamente strutturati come tipi fissi..in realta' gioca al di sopra di questi ricreando infinite sfumature. Sono soddisfattissima!

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    Roberta

    31/07/2007 09.31.56

    Da appassionata di Dickens non posso che dare un buon voto a questo racconto anche se il Circolo Pickwick mi ha entusiasmato di piu'. Con questo libro credo che l'autore voglia farci conoscere la poca chiarezza del sistema giuridico inglese anche se verso la fine diventa una detective story con l'apparizione dell'ispettore Bucket che dipana i misteri della storia.

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