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Il casellante

Andrea Camilleri

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 26 giugno 2008
Pagine: 143 p., Brossura
  • EAN: 9788838923029
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Gaia la libraia

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"Camilleri è il cronista - sottolinea S. S. Nigro - il favolista e il mitografo della comunità vigatese. Racconta di Minica e di suo marito. Della loro modesta vita nella solitaria casetta gialla, accanto a un pozzo e a un ulivo saraceno: in un paesaggio arcigno, blandito dal vicino mare e dalla luce". Siamo in Sicilia, tra Vigata e Castelvetrano negli ultimi anni del fascismo. Lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa fare il casellante è un privilegio non da poco: una casa, il pozzo, uno stipendio sicuro, ma la zona, alla vigilia dello sbarco alleato, si va animando di un via vai di militari e i fascisti, quasi presagendo la fine imminente, si fanno più sfrontati. A Nino Zarcuto, "trentino, beddro picciotto" è toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si è sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Il lavoro è poco, quindi c'è tempo per l'orto e per andare ogni tanto in paese dove Nino, appassionato di mandolino, può anche dilettarsi con l'amico Totò in qualche serenata improvvisata. Poi una notte, mentre Nino è in carcere, colpevole di avere ridotto le canzoni fasciste a marce e mazurche con chitarra e mandolino, un evento sconvolgente travolge la vita di Minica. Un romanzo in cui mito e storia si intrecciano in quello che Camilleri definisce il secondo romanzo - dopo "Maruzza Musumeci" di una "trilogia della metamorfosi".
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    Anto_Leone

    25/03/2021 11:09:46

    Forse il più bello della trilogia delle metamorfosi: nonostante gli altri avessero un "qualcosa in più" che non so definire, questo, nella sua semplicità e nella sua incisività mi ha lasciato un segno indelebile. Consigliatissimo!

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    Towandaaa

    29/01/2020 14:03:22

    Un avvio decisamente vivace, con una serie di quadretti che ruotano attorno alla storia di una piccola linea ferroviaria e che sono davvero curiosi (ma per niente improbabili, almeno nei piccoli centri e in altri tempi). E poi un cambio di tono, che si fa cupo progressivamente: preoccupazione, amarezza, breve momento di sollievo che sembra lì apposta per rendere ancora più dura la tragedia che incombe, finale che dona ai protagonisti una meritata ricompensa, pur se scaturita da un dramma altrui. La storia di Nino e Minica non è solo storia della ricerca di una paternità e maternità, ma è anche e soprattutto storia di un profondo amore coniugale, incondizionato, messo alla prova da eventi drammatici dai quali esce ancora più forte. 

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    angelo

    24/09/2019 16:53:43

    Ingredienti: un casellante siciliano che non riesce ad avere figli, la vita negli anni ’40 tra soprusi dei fascisti e bombardamenti degli alleati, una moglie che perde il senno dopo una violenza carnale, una riscrittura moderna delle metamorfosi della Grecia antica. Consigliato: a chi non riesce a dare frutti pur avendo tanta vitalità, a chi sa trasmettere il piacere della lettura col gusto del narrare.

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    Elena

    04/08/2019 15:40:07

    La seconda guerra mondiale in Sicilia vista da un casello ferroviario.L'ottusità del fascismo,il dramma e la rinascita.Camilleri racconta la forza e la dedizione di Nino per sua moglie quando la loro tranquilla vita coniugale viene scossa da un evento talmente terrificante da far desiderare a Minica di essere altro,trasformarsi in un albero da frutto per recuperare un senso d'esistere che l'esperienza drammatica vissuta le ha tolto.Dal dolore della guerra rinascerà anche la gioia inaspettata.Tra i tre libri sulle metamorfosi di Camilleri questo è senza dubbio il più commovente e coinvolgente di tutti.Probabilmente la ragione risiede nella sua capacità di trasmettere l'importanza della resilienza,affrontare il dolore senza lasciare che cambi il tuo modo di essere ed i tuoi rapporti anche quando sembra aver raso al suolo tutto.L'ennesima grandissima lezione di umanità del Maestro.

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    Philo

    19/06/2019 09:29:43

    un Camilleri diverso, drammatico. bel libro come al solito.

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    Carlo

    02/02/2015 19:59:38

    È il primo libro che leggo di Camilleri. Dopo le prime perplesse difficoltà per la lingua siciliana, mi sono adattato ad essa e pian piano la lettura è scorsa più veloce. Fino all'epilogo, a sorpresa. Un libro amaro, ben scritto e profondo.

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    gino

    22/06/2014 18:30:47

    Dopo avere letto ' Il casellante' non si puo' fare altro che ringraziare Camilleri sempre bravo con le storie di Montalbano ma veramente grande in questo caso.

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    ANTONELLA

    07/02/2014 16:12:00

    Poetico e struggente in altre parole Magnifico. Assolutamente da leggere.

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    Tiziana

    23/10/2013 20:03:14

    Storia amara, ma profonda e ben espressa; il tocco del Camilleri romanziere è delicato, ma non superficiale, incisivo, ma mai invadente. Uno sguardo fermo e disincantato che coglie sfumature e dettagli con efficacia e tenerezza cruda, non crudele.

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    Michele

    17/07/2013 19:41:39

    bellissimo libro, Camilleri ha inventato il commissario montalbano, ma il meglio di sé lo da in questi libri....

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    giorgio g

    31/10/2012 16:23:32

    Ancora una prova d'autore dell'inossidabile Camilleri che ci trasporta su una linea ferroviaria a scartamento ridotto come ce n'erano molte in Sicilia e ci narra una godibilissima storia di un casellante (più che una storia è una favola che richiama "Maruzza Musumeci") in periodo fascista (e qui ci sono le rimembranze de "Il gran circo Taddei e altre storie di Vigata"). Un romanzo breve, una lettura affascinante, da fare tutta d'un fiato, rammaricandosi che sia finita così presto.

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    Maurizio Ciarlatani

    17/09/2012 16:54:31

    Mi era sfuggito sino ad ora, ma cosa mi sarei perso a non leggerlo ! Poesia e dramma, amore e odio, si fondono e si alternano in un lavoro degno del grande Camilleri. Minica che vuol diventare albero, Nino, mite eppure spietato, Ingargiola, che rappresenta da solo tutta l'idiozia dell'essere fascista, sono personaggi che solo Camilleri poteva inventare. Il finale poi è di grande poesia.

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    Roberto Dal Bianco

    24/08/2011 18:50:52

    Quando leggo Camilleri è come se lui fosse lì davanti a me e mi raccontasse la storia. Io e lui seduti a un tavolo di osteria, con mezzo litro di rosso davanti e la sua voce-esportazioni senza filtro- voce narrante.Confesso che qualche vocabolo me lo perdo ma le sue doti di autentico affabulatore felliano non possono che farmi "vedere i personaggi" e "vivere i loro stati d'animo". Unico e irripetibile.

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    Maunakea

    24/02/2011 21:16:49

    Il primo della trilogia sulla Metamorfosi (anche se i libri non hanno nulla in comune a parte l'idea di base e sono leggibili separatamente), storia molto bella, che si legge rapidamente. Forse non il libro che consiglierei a chi non ha mai letto Camilleri, ma piacevole.

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    Mafuni

    24/07/2010 13:33:27

    Di una dolcezza infinita; un'insegnamento sul valore dell'amore.

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    rosanna

    14/07/2010 13:28:13

    La trama, i personaggi, i luoghi, le divagazioni, evocano "riflessioni" a più livelli; la narrazione è come uno specchio d'acqua: superficie che rispecchia e riverbera, trasparenza che si lascia attraversare e trasporta lo sguardo nelle profondità... Non si resta spettatori, il narratore ci accompagna dentro al racconto, come "affatati". Così, ad un certo punto, appare naturale vedere un uomo annaffiare i piedi interrati della moglie. Dal momento in cui l'uomo si rassegna e smette di contrastare la moglie che si crede albero, il racconto accede al divino, alla fiaba, alla verità dell'amore... per la vita. Senza chiedersi quale medicina curerebbe il delirio di lei, suo marito la cura come una pianta e così riesce a farle accettare anche il cibo. Perchè più importante del far valere l'esame di realtà con la sua ragionevolezza, è che Minica viva, in qualunque forma sia. Una speranza che la bellezza sopravviva, al di là di ciò che le brutture e l'ottusità della violenza possono farci presagire.

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    Leonello Vesentini

    26/11/2009 01:33:34

    Bel racconto. Buon ritmo e tanta emotività. Insomma quasi perfetto.

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    Mirko

    09/07/2009 00:10:00

    E' in assoluto un capolavoro di sentimenti...violenza....e amore....MAGNIFICO

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    Giacomo

    02/05/2009 13:50:49

    Camilleri non riesce a deludere! Commovente mai banale con i soliti suoi personaggi nei quali molto facilmente ci si può riconoscere. Anche questo da non perdere.

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    Stefano

    20/04/2009 18:20:11

    Meraviglioso, emozionante, da leggere in un fiato.

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    Francesco

    31/03/2009 15:20:47

    Senza fiato, senza parole! BELLISSIMO!

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    Patty

    28/01/2009 10:54:19

    Un romanzo dal quale è impossibile staccarsi fino alla fine. Una fiaba struggente, emozionante, commovente che nasce da un sentimento dolcissimo:il desiderio di maternità. Una lettura che entra nell'anima e vi si affonda per sempre. Vivamente consigliato a chi ama provare emozioni forti leggendo un buon libro. Grazie Camilleri!

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    Silvia

    13/12/2008 05:29:49

    Una favola bellissima.

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    diablo

    20/11/2008 16:12:20

    bellissimo, toccante, si sente che chi scrive non ha 26 anni e non un fisico, la scrittura vibra, e le emozioni sono vere

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    valerio

    03/11/2008 13:53:29

    Libro che si legge in un fiato. Storiella carina e poetica, di personaggi semplici e ingenui. Il Maestro si conferma un grande incantatore di lettori.

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    annarita

    26/10/2008 15:32:16

    Mi sono emozionata a leggere questo libro. Di una dolcezza disarmante. Bellissimo!!!!! Libro assolutamente da consigliare.

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    Giancarlo

    30/09/2008 16:51:59

    Il primo libro di Andrea Camilleri che leggo, al di fuori della serie del Commissario Montalbano. Una bellissima sorpresa!

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    valeria gigliello

    29/09/2008 17:03:43

    Un inno struggente alla maternità o meglio al desiderio di maternità, che è tanto più emozionante se a scrivere è un uomo. Una storia triste e lieta insieme, che ci consegna, insieme al tailleur grigio, un nuovo filone di Camilleri: nè commissario Montalbano, né (quella che io chiamo) serie storica, ma racconti che esplorano con delicatezza i sentimenti umani nelle loro pieghe più intime e dolorose. Per me, che credo di aver letto quasi tutto di Camilleri, "Il casellante" resta un racconto insuperabile!!!

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    Susy

    25/09/2008 13:00:33

    Bellissimo, da leggere tutto d'un fiato, amaro ma di una tenerezza disarmante

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    NADIA3

    19/09/2008 14:59:33

    Un piccolo racconto triste e crudele,non eccellente come al solito, ma comunque intenso.Un affresco su un periodo di storia buio ma che in fondo fa solo da contorno visto che i violenti sono sempre esistiti e sempre esisteranno.Una storia d'amore semplice e pura forse un pò affrettato il finale ma va bene cosi',il Maestro è sempre un grande!

Vedi tutte le 49 recensioni cliente

Sulla linea a scartamento ridotto delle Ferrovie dello Stato che costeggia il mare a sud di Porto Empedocle passano solo due treni al giorno, quello che va da Vigàta a Castelvetrano e l'altro che fa il percorso inverso. I due treni si incrociano ogni giorno a Sicudiana, ed è lì, stretto tra la campagna e la spiaggia, schiacciato sul binario, che sta il casello di Nino Zarcuto. La casa è piccola, la cucina al piano terra e la camera da letto al piano alto, più un orticello coltivato e il pozzo dell'acqua, ma Minica, la giovane moglie del casellante, la fa brillare come una bomboniera. La vita è semplice in quelle casette di campagna: alzare il passaggio a livello le rare volte che ai treni civili si aggiunge qualche convoglio militare, curare l'orto e gli animali e magari, qualche volta, ci scappa pure una suonata dal barbiere del paese insieme all'amico Totò, uno alla chitarra e l'altro al mandolino, giusto per guadagnare cinque lire.
Ma nel 1942 la vita non è vita in Italia e sulle coste siciliane, c'è la guerra, gli alleati bombardano, il Genio civile fortifica, costruisce bunker per avvistare gli aerei nemici, e soprattutto il gerarca fascista, don Ingargiola, controlla che nessuno offenda l'onore del Duce. Un nuovo ordine promana dalla capitale, un ordine che la Sicilia non conosce, abituati come sono i siciliani a obbedire agli uomini d'onore e non all'onore delle divise. è come se la vita si fosse fermata, si fosse arresa di fronte a troppe cose che non può capire: le bombe, i soldati con l'accento italiano, gli aerei che volano sul mare lasciando scie luminose come i fuochi della festa del santo patrono. La violenza bestiale e la miseria nera, le spie, i "quaquaraquà", non possono entrare nella vita della povera gente come se niente fosse, la sconvolgono piuttosto, la rivoluzionano.
Minica è così, come assente, dopo aver visto con i propri occhi la tragedia. Non vive, si limita a vegetare, addirittura a un certo punto si crede albero e inizia a innaffiarsi i piedi piantati nella terra. Aspetta la metamorfosi, il giorno in cui le spunteranno le radici e inizierà finalmente a dare i suoi frutti. Una trasformazione come quella che raccontavano gli antichi, come quella di Niobe che diventa sasso, o Dafne che assume le sembianze di un cespuglio di alloro, una metamorfosi che Nino segue con pazienza e amore, e che alla fine i suoi frutti li darà veramente.
Una storia commovente, carica di magia e di suggestioni, piena della leggerezza dei sentimenti genuini ma anche di profonde considerazioni legate ad un mondo perduto. Una suggestione che si riverbera nelle parole usate da Camilleri, una lingua antica eppure viva, un dialetto così estraneo eppure così comprensibile, che rimanda suoni, pensieri, colori legati alla casa di ognuno di noi. Il maestro siciliano ci regala una nuova favola in grado di attraversare i confini del tempo, coinvolgendoci in una storia che lascia i panni della vicenda per assurgere al ruolo di parabola universale.

  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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