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Horace Walpole

Traduttore: M. Praz
Collana: I grandi romanzi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 167 p. , Brossura
  • EAN: 9788817015592

Recensioni dei clienti

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    MarinaStomeo

    14/06/2013 21.26.30

    Ho letto questo libro per obbligo scolastico e mi aspettavo qualcosa di molto diverso: fantasmi, omicidi, apparizioni e sparizioni in ogni pagina del libro (è il primo romanzo gotico che leggo), le mie aspettative sono state parzialmente deluse, non mi aspettavo una storia d'amore, tuttavia ho terminato il libro in 3-4 ore. Non fa paura, il mistero c'è, ma fa solo venire voglia di continuare a leggere. Alcune parole sono un po' "arcaiche" e alcuni passi leggermente intricati (a volte non si capisce di chi si stia parlando) senza però avere contenuti filosofici. Le prime 46 pagine sono occupate da bibliografia, giudizi critici, un paio di immagini e ben 2 prefazioni, la lettura del romanzo si riduce quindi a poco più di 120 pagine. Libro che comunque consiglio di leggere poiché considerato come uno dei primi, se non il primo romanzo gotico mai scritto. Buona lettura!

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    Renzo Montagnoli

    28/08/2009 09.54.37

    Al di là della vicenda della paternità questo romanzo, che non potrà mai essere ricordato come un capolavoro della letteratura, presenta tuttavia caratteristiche peculiari tali che ne decretano la doverosa memoria, trattandosi del primo libro di genere gotico. Si rilevano infatti quelle caratteristiche di mistero, di passioni occulte, di incombenza della morte, del realizzarsi di antiche profezie, di personaggi del tutto straordinari e immaginari, che uniti a un’atmosfera cupa, di tensione psicologica, costituiscono gli elementi basilari per opere successive, senz’altro di maggior pregio, quali, una per tutte, Frankenstein di Mary Shelley. Non è che allora il romanzo di Walpole meriti di essere letto solo in considerazione delle sue caratteristiche innovative? Purtroppo devo rispondere che l’opera non presenta altri particolari elementi di valore, perché i personaggi appaiono degli stereotipi, tutti buoni o tutti cattivi, per non parlare della trama in cui i dialoghi sono avulsi dalla tensione che è invece presente, anche se assai contenuta. C’è da considerare peraltro l’epoca, il modo elaborato di scrivere e di parlare, che toglie quell’indispensabile senso di immediatezza e di logicità di comportamento in protagonisti sottoposti a prove naturali e sovrannaturali tali da impedire loro qualsiasi forma di reazione calma e ponderata. Sono in ogni caso dell’idea, che, pur con i suoi limiti stilistici, ancor oggi possa costituire una gradevole lettura per gli appassionati degli amori impossibili e delle storie a lieto fine, dove a trionfare è sempre il bene, anche e soprattutto grazie all’elemento soprannaturale.

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    Paolo

    23/07/2008 08.43.55

    Romanzo gotico, che non si può giudicare con il metro usato per quelli moderni. Pur non essendo un capolavoro non può mancare nella libreria degli appassionati del genere.

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    Antonio

    27/11/2007 14.27.53

    Il primo terzo del romanzo è intrigante, ma poi si perde, a mio avviso, in dialoghi prolissi ed appesantiti da un linguaggio troppo lontano dal lettore d'oggi, diventando a tratti noioso. Privo di descrizioni, il Castello di Otranto poggia su superstizioni e credenze che oggi suscitano ilarità e non la paura che dovrebbe, invece, infondere nel lettore (moderno). Una lettura evitabile se non costituisse il primo esempio di romanzo gotico da cui attingerà la letteratura europea.

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